P.P.Pasolini su A.K. Coomaraswamy in “Pagine corsare”
Posted by Beatrice on December 26, 2007
A. K. Coomaraswamy: induismo e buddismo
di Pier Paolo Pasolini – 23 settembre 1973 -da Descrizioni di descrizioni, a cura di G. Chiarcossi, Garzanti, Milano 1996
Ho già avuto occasione di dire, a proposito di un libriccino di storie Zen pubblicato da Adelphi, che conosco male le religioni orientali, specie quella indiana, di cui molti in questi anni possiedono qualche nozione, se queste religioni hanno avuto un momento di moda specie tra i giovani. Dicevo di non amare allargamenti culturali di carattere sottoculturale, e che una infarinatura dovuta alla conoscenza di qualche opera divulgativa o di qualche testo tradotto mi pareva una degradazione. Ciò non toglie che il mio interesse per la «storia delle religioni» (a questo proposito segnalo al lettore la mia ultima lettura, un legnoso ma notevole volume del marxista George Thomson su I primi filosofi, pubblicato da Vallecchi), mi spinga ogni tanto a leggere anche opere di carattere direttamente religioso.
Ananda Coomaraswamy che ha scritto una specie di sinossi dell’induismo e del buddismo è infatti uno storico (soprattutto dell’arte religiosa indù), ma è anche un credente. La sua sinossi è dunque apostolica. Egli si rivolge con grande cura al lettore occidentale, riferendosi con precisione filologica ai testi di cui cita parole, frasi o frammenti, dandone anche sempre, tra parentesi, il testo in lingua originale; non solo, ma fornendo anche l’analogo concetto in quella lingua universale della filosofia che è il greco di Platone, oppure addirittura citando testi mistici occidentali (esprimenti sempre analoghi concetti, soprattutto Meister Eckhart, e, con grande pertinenza, il Dante del Purgatorio e del Paradiso). L’educazione inglese di Ananda Coomaraswamy gli consente di avere quel distacco dalla materia (in cui peraltro crede) e quella capacità di chiarezza sintetica e razionale, il cui risultato è di compendiare in un libriccino di 170 pagine stampate larghe, millenni di pensiero religioso.
Ciò che mi ha colpito forse più di tutto in questo straordinario compendio (che mi ha molto emozionato) è un elemento finora trascurato della filosofia indiana, cioè il suo momento pragmatico che è invece conosciuto a fondo e capito ancora più a fondo: così a fondo da risultare addirittura «behavioristico»! Certe affermazioni dei testi religiosi indiani coincidono perfettamente con certe affermazioni del «behaviorismo» (a proposito di cui consiglio, ancora, al lettore un esemplare irritante e affascinante, Oltre la libertà e la dignità, di B. F. Skinner, Mondadori).
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