Amrta Darshan
Posted by Beatrice on October 8, 2008
Secondo gli uomini gli esseri sono mortali. Lo sono ancora di più i deboli, i solitari, gli sterili, i celibi e le nubili. Secondo gli uomini, i testimoni sono presenze accidentali sul luogo di un delitto che è un fatto compiuto, e alternativamente può essere o meno rivelato, e ne sono dei complici o degli osservatori inattendibili e fallaci. Sono sempre sostanzialmente scomodi e dubitabili.
Con questa idea di laicità liscia e indisturbata il secolo breve li ha praticamente aboliti. Perciò ci sembra di vederne l’ombra sul muro, ci sembra di percepirne il dolore e quella potenza ci fa pensare alla disperazione. Si sono invertiti gli attributi, perchè ciò che è potente diventa disperato, ciò che è lucido è folle, ciò che ha osservato tutto e conosce tutto è solo. Siamo noi l’ombra sul muro, è il nostro silenzio ammutolito nella ricerca tossica della felicità. Preferiamo morire che soffrire. Diventiamo ombre, scompare la nostra narrazione, l’io che non teme di conoscere la verità su tutto.
Alcuni di noi scontano di essere nati sulla soglia, per aver conosciuto i vecchi testimoni, averne ricevuto la parola e ascoltato i racconti e poi per aver vegliato la loro morte fisica. Ci dicono, o ci diranno, che siamo toccati da una sorta di malocchio dell’anima, che è proprio così, un occhio anomalo, che viene trasmesso per via immateriale, che restituisce un quadro affatto idilliaco e per nulla conciliante della storia e del mondo e poi, per esteso, dello spirito. Perchè ovunque poseremo lo sguardo, poseremo anche un occhio differente, l’occhio del testimone, quello che non ha filtri, quello che non ha intenzione di proteggersi, che non è mai d’accordo, che discrimina e che discrimina perchè ama. E non dovrebbe mai tacere.
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