Posted by beatrice on November 7, 2011
“Il Signore Shiva poté creare questo mondo grazie alla Shakti,
senza di Essa nulla potrebbe muoversi,
e come potrebbe dunque colui che non ha meriti
cantare le tue lodi e ricevere la grazia della devozione
oh mia Dea, venerata nella triplice forma.”
Su Visionaire.org:
Sri Adi Shankaracharya: Soundarya Lahari, L’Onda Della Bellezza
Traduzione integrale, con testo sanscrito e nota introduttiva di Sri Chandrasekharendra Saraswati Swamigal
“L’Assoluto è senza forma, ma l’energia è femminile. Quando l’energia prende forma, è chiamata Madre. Madre è la potenza in movimento, che solleva in onde le acque calme dell’Assoluto.” Swami Vivekananda
“Non c’è Shiva senza Shakti o Shakti senza Shiva. I due, per loro stessa natura, sono uno. Ciascuno di essi è coscienza e beatitudine.” Arthur Avalon
“Shakti è l’energia primordiale latente, indifferenziata e auto-cosciente, che tutto pervade, che si manifesta per creare l’universo dopo il diluvio o la grande dissoluzione (Mahapralaya). Questa Shakti non è diversa dalla coscienza (Cit), il loro rapporto è di inseparabile unità (Avinabhava Sambandha) come tra il fuoco e il calore, un soggetto e le sue caratteristiche, la parola e significato ecc. In altre parole, uno non esiste senza l’altra.” Sri Chandrasekharendra Saraswati Swamigal
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Altre novità nella Newsletter di Novembre 2011.

Ramana Maharshi: Undici Versi in lode di Sri Arunachala
Posted by beatrice on October 16, 2011
[La mattina del 1 Settembre 1896, (il giovanissimo Ramana) salì sul treno per Tiruvannamalai. Il viaggio fu molto breve. Sceso dal treno, si affrettò a raggiungere il grande tempio di Arunachaleswara. Tutte le porte erano aperte - anche le porte del santuario interno. Il tempio era vuoto, non vi erano persone - neanche i sacerdoti. Venkataraman entrò nel sancta sanctorum, e davanti a Padre Arunachaleswara provò la grande estasi e la gioia indicibile. Il viaggio epico era finito. La nave era approdata al porto sana e salva. (Fonte: Ramanasramam]
Gli “Undici Versi” sono tra le poche poesie del Maharshi che sono state scritte spontaneamente, senza alcuna richiesta, come egli stesso ebbe a dire in proposito: “Le sole poesie che sono venute a me spontaneamente e mi costringevano, per così dire, a scrivere, senza che nessuno mi invitasse a farlo, sono gli Undici Versi in lode di Sri Arunachala e le Otto Strofe in lode di Sri Arunachala. Le parole di apertura degli Undici Versi vennero una mattina, e cercavo di reprimerle dicendo: “Che ci posso fare con queste parole?”, ma non si quietarono, finché composi una canzone per trascriverle; tutte le altre parole scorrevano facilmente, senza alcuno sforzo. Le strofe rimanenti, tranne due, sono state composte allo stesso modo.”]

1. Oh Amore che hai il profilo di Arunachala! Ora che per Tua grazia mi hai sostenuto mi dico, cosa sarebbe stato di me se non ti fossi manifestato, e se struggendomi di nostalgia di Te fossi stato lasciato, perduto, nelle tenebre del mondo? com’è il fiore di loto privato della vista del sole? Tu sei il sole dei soli, Tu hai accordato che la grazia sgorgasse abbondante e l’hai fatta fluire continua come un torrente.
2. Oh Arunachala, tu sei la forma stessa dell’amore! e io senza amore non penso che a Te, e mi sciolgo per te come cera sul fuoco. Forse l’amore ritornerebbe a Te, dopo avermi sostenuto e nutrito, se tu mi abbandonassi invece che riempirmi d’amore. O beatitudine che sorge dall’amore! O nettare che sgorga dal cuore del devoto! Oh mio rifugio celeste! Il tuo piacere è il mio, ed è la mia gioia, Oh Signore delle mia vita.
3. Arunachala tu sei il Signore! Mi hai chiamato a Te con le corde della Tua Grazia, che altrimenti nemmeno avrei potuto immaginarti, e poi hai deciso di uccidermi. E cosa ho fatto io per offenderti al punto di farti desistere dall’agire? Perchè mi tormenti così, lasciandomi sospeso tra la vita e la morte? Esaudisci i tuoi desideri e sii il solo a sopravvivere, Oh Signore!
4. Cosa ti ha fatto scegliere me, tra tutti gli esseri viventi, per salvarmi dalla triste desolazione del samsara e tenermi vicino ai tuoi piedi? Oh Signore, Oceano di Compassione! Il solo pensiero di te mi riempie di timore. Arunachala, che tu possa vivere a lungo! Mi inchino a Te e Ti benedico!
5. Signore! tu mi hai protetto ogni giorno e trattenuto ai tuoi piedi. Signore! Mi ha fatto restare con la testa china, muto come un’immagine, chiedendomi quale fosse la tua natura! Degnati di aiutare i miei sforzi, sono stanco, come un cervo che si dibatte nella rete. O Dio Arunachala! Quale sarà al tua volontà? Ma chi sono io per comprenderla?
6. Signore della mia vita! sono stato sempre ai tuoi piedi, come una rana sotto lo stelo del fiore di loto; trasformami in un’ape che può raccogliere il miele della Pura Coscienza dal fiore del cuore; che io possa così ottenere la Liberazione. Se perdessi la vita mentre ancora cerco di raggiungere il tuoi santi piedi, sarebbe per te un’ignominia, o montagna fimammegginate dai rossi raggi! O saggia infinitudine di grazia, più sottile dell’etere!
7. O Purissimo! Se i cinque elementi di etere, aria, fuoco, acqua e terra, e gli esseri viventi numerosi e ogni cosa manifesta sono niente altro che pura coscienza, che Tu sei, come potrei, io solo, essere separato da Te? Dal momento che Tu brilli nel cuore, una sola infinitudine, senza dualità, come posso essere distinto da questo tutto? Mostrati, poggia i Tuoi piedi di loto sulla testa del mio ego, al suo apparire, o Arunachala!
8. Tu hai distrutto la mia capacità di godere del mondo e ha fatto di me un incapace, questa condizione è miserabile e nessuno ne è felice; morire è preferibile a questa vita. O Sé supremo, che hai forma di una montagna, limpida cura per la follia mondana! Concedi a me, che invano impazzisco per Te, il rimedio sovrano di trovare rifugio ai tuo Piedi!
9. O Trascendente! Io sono il primo di coloro che non hanno la suprema saggezza di stringersi ai tuoi piedi in libertà dall’attaccamento. Fai che il mio fardello sia trasferito a Te e il mio libero arbitrio cancellato, poichè nulla può essere un peso per il Reggitore dell’Universo. Signore Supremo! Ho già conosciuto i frutti del portare il peso di questo mondo sulla testa, separato da Te. Arunachala, Supremo! Non pensarmi più lontano dai tuoi piedi!
10. Ho scoperto una cosa nuova! Questo monte, magnete attrattore di vite, arresta i movimenti di chiunque lo pensi, lo attira faccia a faccia a sé, lo trattiene immobile con sé, per nutrire la sua anima e maturarla. Quale meraviglia è questa? O anime diffidare di esso e vivete! Tale distruttore di vite è questa Arunachala, Colui che risplende nel Cuore!
11. Quanti altri sono stati rovinati, come me, per pensare questo monte come il Supremo. Disgustati da questa vita di miseria, cerchiamo un mezzo per lasciare il corpo. C’è sulla terra un rimedio raro che senza realmente uccidere, annienta chiunque pensi ad esso. Sappiate che non è altro che questo Arunachala.
[http://bhagavan-ramana.org/hymnstoarunachala.html]


Sri Adi Shankaracharya: Sundarya Lahari – Prossimamente su Visionaire.org
Posted by beatrice on
1
Shivah shakthya yukto yadi bhavati shaktah prabhavitum
Na chedevam devo na khalu kusalah spanditumapi;
Atas tvam aradhyam Hari-Hara-Virinchadibhir api
Pranantum stotum vaa katham akrta-punyah prabhavati
Il Signore Shiva poté creare questo mondo grazie alla Shakti,
senza di Essa nulla potrebbe muoversi, e come potrebbe dunque
colui che non compie atti pii, colui che non canta le tue lodi
essere adatto a ricevere la grazia della devozione
oh mia Dea, venerata nella triplice forma.
2
Taniyamsam pamsum tava carana-pankeruha-bhavam
Virincih sanchinvan virachayati lokan avikalam;
Vahaty evam Shaurih katham api sahasrena shirasaam
Harah samksudy’ainam bhajati bhajati bhasito’ddhalama-vidhim.
Brahma, il creatore delle origini, raccolse un grano di polvere dai tuoi piedi
e ne fece questo mondo, e il grande Adisesha dalle mille teste
raccolse un grano di polvere dai tuoi piedi con grande fatica,
ne prese Rudra il Signore e lo trasformò nelle sacre ceneri con cui si asperse.
3
Avidyanam antas-timira-mihira-dweeppa-nagari
Jadanam chaitanya-stabaka-makaranda-sruti jhari
Daridranam cinta-mani-gunanika janma-jaladhau
Nimadhanam damshtra mura-ripu-varahasya bhavati.
La polvere sotto i tuoi piedi, o grande Dea, è come la città del sole nascente
dove l’oscurità è dissolta dalla mente anche del più ignorante e sfortunato,
è il miele che sgorga dal calice del fiore della vita, a nutrire chi è lento e stupido,
è la pietra filosofale, trovata dal più povero degli uomini,
è come un dente di Vishnu, nella forma del cinghile Varaha, che fece emergere la terra
per coloro che annegavano nell’oceano della vita.
4
Tvad anyah paanibhyam abhaya-varado daivataganah
Tvam eka n’aivasi prakatita-var’abhityabhinaya;
Bhayat tratum datum phalam api cha vancha samadhikam
Saranye lokanam tava hi charanaveva nipunav.
Oh Rifugio del mondo, sebbene tutti gli dei offrano protezione e doni
solo Tu, oh Madre, hai protezioni e doni superiori ai desideri
e i tuoi piedi benedetti bastano a cancellare la paura e offrire doni impensati.
5
Haris tvam aradhya pranata-jana-saubhagya-jananim
Pura nari bhutva Pura-ripum api ksobham anayat;
Smaro’pi tvam natva rati-nayana-lehyena vapusha
Muninam apyantah prabhavati hi mohaya mahatam.
Tu che dispensi ogni bene a chi si china ai tuoi piedi
sei stata adorata da Vishnu, che prese forma di donna
e fece innamorare di sé il distruttore delle tre città.
Il Signore dell’amore, Manmatha, dopo averti adorata,
creò la passione, e la propagò anche nella mente dei più saggi,
prendendo ispirazione dagli occhi dell’amata Rathi.

6
Dhanun paushpam maurvi madhu-kara-mayi pancha visikha
Vasantaha samanto Malaya-marud ayodhana-rathah;
Tatha’py ekah sarvam Himagiri-suthe kam api kripaam
Apangat te labdhva jagadidam Anango vijayate
Oh figlia delle montagne di ghiaccio,
grazie al tuo sguardo l’amore vince il mondo
e con il suo arco di fiori e di api, con cinque frecce fiorite,
la primavera guiderà il suo carro sospinto dal vento.
7
Kvanat-kanchi-dama kari-kalabha-kumbha-stana-nata
Pariksheena madhye parinata-sarachandra-vadana;
Dhanur banan pasam srinim api dadhana karatalaii
Purastad astam noh Pura-mathitur aho-purushika.
Vieni a noi e rivelati, Dea bellissima, adorna della cinta d’oro
dai campanellini trillanti e dai seni rotondi e prosperosi,
bella e sottile come la luna autunnale, con l’arco e le frecce
il pungolo e il cappio, amata dal gran Dio che distrusse le città dei demoni.
8
Sudha-sindhor madhye sura-vitapi-vati parivrte
Mani-dweepe nipo’pavana-vathi chintamani-grhe;
Shivaakare manche Parama-Shiva-paryanka-nilayam
Bhajanti tvam dhanyah katichana chid-ananda-laharim.
Nell’oceano del nettare, nell’isola delle gemme
circondata da alberi di doni, nel giardino delle delizie
nella casa del pensiero adamantino, è seduta in grembo al grande Shiva
colei che è onda di coscienza e beatitudine
la verità venerata dai più santi tra i santi.
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Versi tratti da Sri Adi Shankaracharya: Sundaya Lahari.
Traduzione di Beatrice Polidori.
Prossimamente su Visionaire.org

Swami Vivekananda: al Parlamento mondiale delle religioni, Chicago 11 Settembre 1893
Posted by beatrice on September 10, 2011
Sorelle e Fratelli d’America,
Riempie il mio cuore di gioia indicibile alzarmi per rispondere al caloroso e cordiale benvenuto con cui ci avete accolto. Vi ringrazio a nome del più antico ordine di monaci nel mondo, vi ringrazio a nome della madre delle religioni, e vi ringrazio a nome di milioni e milioni di indù di tutte le classi e le sette.
Il mio grazie, anche, ad alcuni dei relatori di questa piattaforma che, riferendosi ai delegati provenienti dall’Oriente, hanno detto che questi uomini provenienti da lontane nazioni possono ben rivendicare l’onore di portare in altre terre l’idea di tolleranza. Sono orgoglioso di appartenere a una religione che ha insegnato al mondo la tolleranza e l’accettazione universale. Noi crediamo non solo nella tolleranza universale, ma accettiamo tutte le religioni come vere. Sono orgoglioso di appartenere a una nazione che ha ospitato i perseguitati e i profughi di tutte le religioni e di tutte le nazioni della terra. Sono orgoglioso di dirvi che abbiamo raccolto nel nostro seno il più puro ceppo di profughi Israeliti, che venne nel sud dell’India e vi si rifugiò nell’anno stesso in cui fu distrutto il loro tempio sacro dalla tirannide romana. Sono orgoglioso di appartenere alla religione che ha ospitato e continua a sostenere ciò che rimane della grande nazione zoroastriana. Citerò per voi, fratelli, poche righe di un inno che ricordo di aver ripetuto nella mia infanzia, e che è recitato ogni giorno da milioni di persone: “Come i fiumi sgorgano da diverse sorgenti e mescolano le loro acque nel mare, così, o Signore, gli uomini percorrono diversi cammini secondo le loro attitudini, e per quanto diversi appaiano, contorti o diritti, tutti portano a Te “.
La presente conferenza che è una delle più assemblee più autorevoli riunite, è di per sé una rivendicazione, una dichiarazione al mondo della straordinaria dottrina predicata nel Gita: “Chi cerca Me, in qualsiasi forma, io lo raggiungo; tutti gli uomini percorrono sentieri che infine portano a Me”. Settarismo, bigottismo, e il suo discendente orribile, il fanatismo, da tempo hanno oppresso questa bellissima terra. Hanno riempito la terra di violenza, l’hanno bagnata più volte con sangue umano, hanno distrutto civiltà e portato alla disperazione intere nazioni. Se non fosse stato per queste creazioni demoniache, la società umana sarebbe molto più avanzata di quanto non sia ora. Ma il loro tempo è venuto, e auspico vivamente che la campana suonata questa mattina in apertura della nostra conferenza sia la campana a morte del fanatismo, di tutte le persecuzioni perpetrate con la spada o con la penna, e di tutti i sentimenti non caritatevoli tra persone che dirigono il loro cammino verso la stessa meta.

[Apertura dell'intervento di Swami Vivekananda al Parlamento delle Religioni, l'11 settembre1893]
http://www.ramakrishnavivekananda.info/vivekananda/volume_1/vol_1_frame.htm
