subscribe to the RSS Feed

Isavasya Upanishad (o Isha Upanishad) su Visionaire.org

Posted by Beatrice on December 4, 2008

Al principio è posta alla base l’idea che uno Spirito, unico e stabile, dimori e governi l’universo mobile e le sue forme. Su questo concetto si fonda la regola di una vita divina destinata all’uomo – il godimento di tutto nella rinuncia a tutto, per mezzo dell’esclusione del desiderio.
Un ulteriore principio che informa l’Isha Upanishad è la coincidenza senza compromessi degli opposti irriducibili. Il pensiero successivo prenderà una serie di termini – il Mondo, la Fruizione, l’Azione, la Molteplicità, la Nascita, l’Ignoranza – e riserverà loro una posizione sempre più negativa, esaltando invece le posizioni opposte: Dio, Rinuncia, Quietismo, Uno, Cessazione delle rinascite, Conoscenza. Questa Upanishad cerca invece di gestire i due capi del nodo, di scioglierli e posizionarli alla giusta distanza tra loro, in uno spazio che è insieme ordine e relazione. Non subordina e non qualifica alcuno degli estremi, ma ne rileva piuttosto la reciproca dipendenza.
La rinuncia è una scelta estrema, ma anche il possesso/godimento dei beni deve rappresentare una condotta integrale. L’azione deve essere incondizionata e generosa, ma anche la libertà dello spirito dalle opere deve essere assoluta. L’Unità perfetta e assoluta è l’obiettivo da raggiungere, ma l’assolutezza deve essere portata al massimo livello con l’inclusione della intera molteplicità dei fenomeni.

Indirizzo: http://www.visionaire.org/Isha/intro.html

Raffaele Torella, Il pensiero dell’India: un’introduzione

Posted by Beatrice on July 10, 2008

La progressiva ascesa dell’India a protagonista della scena mondiale, in termini che sarebbero stati impensabili solo qualche decennio fa, ci costringe a riconsiderare l’immagine che l’Occidente se ne è costruito in più di due millenni. Immagine prestigiosa, forse, ma anche duramente riduttiva, di luogo privilegiato di saperi occulti, di estasi e ascesi o, di converso, di favolose ricchezze e morbidi piaceri. Più che dedicarsi alla conoscenza dell’India, l’Occidente ha preferito sognarla: una conseguenza fra le tante è che al pensiero dell’India, pur unanimemente celebrato come la sede della più alta sapienza, non è stato concesso nemmeno un posticino d’angolo nel gran teatro delle storie della filosofia. Il volume presenta il pensiero dell’India premoderna innanzitutto delineando i parametri culturali in cui si è sviluppato e all’interno dei quali deve essere letto, associato spesso con l’esperienza religiosa ma anche essenzialmente autonomo da essa, talvolta diverso nelle forme e negli esiti ma più spesso strettamente affiancato al pensiero occidentale, di certo mai “alieno”.

«Un compendio sempre approfondito e basato su competenze di prima mano e allo stesso tempo un’originale visione dell’intero campo. Lo definirei il miglior sguardo d’insieme moderno sulla filosofia dell’India, condotto a un livello di penetrazione straordinariamente alto», Ernst Steinkellner, Università di Vienna, Accademia Austriaca delle Scienze

Raffaele Torella, Il pensiero dell’India: un’introduzione, Carocci Editore, Roma 2008, pp. 224

Turiya 2.0

Posted by Beatrice on June 23, 2008

H. e J. Bastare, Per un’ecologia cristiana.

Posted by Beatrice on June 6, 2008

<<“Non si rifiuterà mai con troppa forza una certa interpretazione blasfema dei primi capitoli della Genesi che trasforma il comandamento d’amore di Dio in un perentorio invito a esercitare la tirannia. Secondo l’intera tradizione giudaico-cristiana, Dio non ha conferito all’uomo un potere arbitrario e oppressivo, ma gli ha chiesto di comportarsi con paterna sollecitudine, la quale deve estendersi dall’atomo alla stella, passando attraverso le piante e gli animali”. Gli autori ricordano che nel racconto del Paradiso terrestre Dio ha fatto dell’uomo il giardiniere e il pastore dell’universo. Le creature che non si divorano fra di loro si scambiano calore e protezione. E’ il peccato che introduce violenza e dissonanza, schiavitù e assassinio, cioè la legge della giungla. Il libro cita i numerosi passi biblici volti a lodare la gloria di Dio nel creato; e passando al nuovo Testamento dice che “Marco è l’unico a specificare che la salvezza unisce Cristo in tutte le creature”. Ma sottolinea qualche cosa di importante: “Andate in tutto il mondo – ha scritto Marco, riportando l’esortazione di Gesù agli apostoli – e predicate il Vangelo a ogni creatura”, non “a tutte le nazioni”, come Matteo e Luca. Con Paolo la dimensione cosmica della salvezza è più esplicita: gli autori citano il passo famoso: “sappiamo bene, infatti, che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo”. Continua a leggere »