Posted by Beatrice on July 10, 2008
La progressiva ascesa dell’India a protagonista della scena mondiale, in termini che sarebbero stati impensabili solo qualche decennio fa, ci costringe a riconsiderare l’immagine che l’Occidente se ne è costruito in più di due millenni. Immagine prestigiosa, forse, ma anche duramente riduttiva, di luogo privilegiato di saperi occulti, di estasi e ascesi o, di converso, di favolose ricchezze e morbidi piaceri. Più che dedicarsi alla conoscenza dell’India, l’Occidente ha preferito sognarla: una conseguenza fra le tante è che al pensiero dell’India, pur unanimemente celebrato come la sede della più alta sapienza, non è stato concesso nemmeno un posticino d’angolo nel gran teatro delle storie della filosofia. Il volume presenta il pensiero dell’India premoderna innanzitutto delineando i parametri culturali in cui si è sviluppato e all’interno dei quali deve essere letto, associato spesso con l’esperienza religiosa ma anche essenzialmente autonomo da essa, talvolta diverso nelle forme e negli esiti ma più spesso strettamente affiancato al pensiero occidentale, di certo mai “alieno”.
«Un compendio sempre approfondito e basato su competenze di prima mano e allo stesso tempo un’originale visione dell’intero campo. Lo definirei il miglior sguardo d’insieme moderno sulla filosofia dell’India, condotto a un livello di penetrazione straordinariamente alto», Ernst Steinkellner, Università di Vienna, Accademia Austriaca delle Scienze
Raffaele Torella, Il pensiero dell’India: un’introduzione, Carocci Editore, Roma 2008, pp. 224
Posted by Beatrice on June 23, 2008

Posted by Beatrice on June 6, 2008
<<“Non si rifiuterà mai con troppa forza una certa interpretazione blasfema dei primi capitoli della Genesi che trasforma il comandamento d’amore di Dio in un perentorio invito a esercitare la tirannia. Secondo l’intera tradizione giudaico-cristiana, Dio non ha conferito all’uomo un potere arbitrario e oppressivo, ma gli ha chiesto di comportarsi con paterna sollecitudine, la quale deve estendersi dall’atomo alla stella, passando attraverso le piante e gli animali”. Gli autori ricordano che nel racconto del Paradiso terrestre Dio ha fatto dell’uomo il giardiniere e il pastore dell’universo. Le creature che non si divorano fra di loro si scambiano calore e protezione. E’ il peccato che introduce violenza e dissonanza, schiavitù e assassinio, cioè la legge della giungla. Il libro cita i numerosi passi biblici volti a lodare la gloria di Dio nel creato; e passando al nuovo Testamento dice che “Marco è l’unico a specificare che la salvezza unisce Cristo in tutte le creature”. Ma sottolinea qualche cosa di importante: “Andate in tutto il mondo – ha scritto Marco, riportando l’esortazione di Gesù agli apostoli – e predicate il Vangelo a ogni creatura”, non “a tutte le nazioni”, come Matteo e Luca. Con Paolo la dimensione cosmica della salvezza è più esplicita: gli autori citano il passo famoso: “sappiamo bene, infatti, che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo”. Continua a leggere »
Posted by Beatrice on May 26, 2008
di Gustavo Zagrebelsky * da: accademiadellacrusca.it
Lo spirito del dialogo e le sue parole. La democrazia è discussione, ragionare insieme; è, per ricorrere a un’espressione antica secondo l’uso socratico, filologia non misologia [1]. Chi odia i discorsi, alla persuasione preferisce l’imposizione. Juan Donoso Cortés, nel suo Saggio sul cattolicesimo, il liberalismo e il socialismo (1850) parla spregiativamente dei parlamenti come luoghi in cui la borghesia mostra la sua intima e corrotta natura di clasa discutidora e propugna non il governo del popolo ma la teocrazia, il governo di Dio e dei suoi rappresentanti con i quali c’è poco da discutere. Invece, maestro insuperabile dell’arte del dialogo, cioè della filologia che conviene alla democrazia, è certo Socrate, a cui si deve la denuncia di due opposti pericoli. Vi sono – dice – ‘persone affatto incolte’, che ‘amano spuntarla a ogni costo’, anche a costo di persistere nell’errore e di trascinare altri nell’errore. Vi sono poi però anche coloro che ‘passano il tempo nel disputare il pro e il contro, e finiscono per credersi divenuti i più sapienti di tutti per aver compreso essi soli che, sia nelle cose sia nei ragionamenti, non c’è nulla di sano o di saldo, ma tutto […] va su e giù, senza rimanere fermo in nessun punto neppure un istante’. Dobbiamo guardarci dall’uno e dall’altro pericolo e non lasciarci penetrare nell’animo né dalla tentazione della nostra verità acquisita una volta per tutte, né ‘dal sospetto che nel ragionare non vi sia nulla di integro’. Continua a leggere »
Posted by Beatrice on March 26, 2008
Il Silenzio
Quando anche si smette di parlare, l’attività della mente prosegue. Il silenzio è comunque un supporto importante per il controllo della mente. Più la mente si concentra nel profondo, più la sua attività si riduce in proporzione, finché si giunge alla percezione che Colui che provvede a tutto si occuperà di aggiustare ogni cosa.
Quando la mente è agitata da pensieri mondani, il beneficio procurato dall’astensione dalle parole è perduto. Quando la mente è fissa su Dio evolve rapidamente e insieme si conseguono la purezza del corpo e della mente. Permettere al pensiero di soffermarsi sugli oggetti dei sensi è uno spreco di energie.
Concentrando la mente sul pensiero di Dio tutti i nodi che formano il senso dell’io vengono presto risolti e si realizza ciò che deve essere realizzato.
Dire che “Egli è conosciuto mediante il silenzio” non è del tutto corretto, poiché la Conoscenza suprema non avviene “per mezzo” alcuno. La suprema Conoscenza rivela sé stessa. Le tecniche e le discipline sono utili a sollevare il “velo”. Continua a leggere »
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La prima parola che un essere umano pronuncia nell’infanzia è “Maa”. La nostra prima relazione con il mondo si instaura attraverso la madre. Ella è l’incarnazione dell’amore, della tenerezza, della sicurezza e della tranquillità, ed è l’origine del nutrimento. Per un bambino lei è Dio.
Le culture delle origini si spinsero a trasformare il concetto in quello di Essere Cosmico, Madre di tutti gli esseri, che nutre e cura tutti. Perciò il concetto di divino come Madre è antico come la vita stessa.
Lei è il grembo eterno di tutte le creature, umane e animali. Ogni volta che vediamo l’amore materno, negli animali come negli uomini, possiamo riconoscervi il riflesso dell’amore della Madre divina per la sua creatura. Lei ci ha donato la vita, e lei può liberarci dall’esistenza mondana.
Nel suo aspetto trascendentale è Para Brahma Swaroopini, la forma del Para Brahman o Assoluto. Essi non possono esistere separatamente, uno senza l’altro, come la dinamo e la batteria.
Il Brahman Assoluto è impossibile da pensare o immaginare. Tutto ciò che possiamo apprendere con i sensi o con la mente non è altro che manifestazione della Madre. Tutte le forme intelligibili sono forme della Dea.
Nell’essenza la sua natura è Nirguna, o priva di attributi, ma quando manifesta l’universo è Saguna, o dotata di attributi. E’ Mula Prakriti, ovvero la forma originaria della natura.
Lei è il punto centrale dell’energia, la sorgente primaria di tutti i campi, che la scienza occidentale lentamente sta trovando – il campo gravitazionale, il campo elettromagnetico, il punto zero. Perciò è detta Parashakti o energia suprema. Sebbene Einstein non conosceva la Madre Divina, ne percepiva il potere e diceva: “Il campo è la sola realtà”.
Mataji Vanamali

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“Sampatkaraani sakalendriya-nandanaani Saamraajya-daana-vibhavaani
saroruhaakshi Tvad-vandanaani duritoddharano-dyataani Maameva maatah
anisam kalayantu maanye”
Oh Madre, dagli occhi belli come fiori di loto e degna di devozione, fai che l’obbedienza che ti porgiamo, obbedienza cui accordi la tua benevolenza, che appaga i sensi (Idriya), che può donarci un impero, che rimuove peccati e impurità, posa sempre essere con me.
Questi versi sono dello Kanakadhaaraastava di Sri Shankara Bhagavatpada. Da studente Sri shankara li pronunciò procurando una pioggia d’oro a favore di una donna del popolo che non aveva da offrirgli alcuna elemosina che un piccolo frutto. La parte significativa dei versi è nella richiesta formulata da Sri Shankara che Vandana (l’obbedienza) offerta allo scopo di sradicare il peccato (duritoddharana) mai abbandoni il devoto, ma con lui rimanga sempre (maameva anisam kalayantu). Solo l’obbedienza è mia proprietà – la madre è anche colei che accorda i beni posseduti – e che essa rimanga sempre mia, dice. La forza di questo sentimento è che la Madre, nella sua compassione, aiuti il devoto a restare saldo nella Vandana, nell’obbedienza a Lei. Il solo metodo per purificarsi di ogni colpa è prostrarsi con pentimento ai piedi della Madre Divina. Dunque, abbandoniamoci ai piedi della Madre Divina per trovare pace e felicità.

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Prendete per esempio un albero di mele. Il melo offre i suoi frutti agli altri e nulla prende per sé. Il senso della sua vita è il bene degli altri esseri. Ugualmente, il fiume. Tutti possono andarci e bagnarvisi. Il fiume laverà la sporcizia da chiunque, senza chiedere nulla in cambio. Volontariamente accetta tutte le impurità e restituisce purezza, sacrificando tutto per gli altri.
Figli, ogni oggetto di questo mondo ci insegna il sacrificio. Se osservate da vicino, trovate che tutta la vita è un sacrificio. La vita di ciascuno è una storia di sacrificio. Il marito si sacrifica per la moglie e la moglie si sacrifica per il marito, la madre per i figli e i figli per la famiglia.
Ciascuno di noi sta sacrificando la propria vita in un modo o nell’altro. Ma ciascuno di noi è limitato al proprio piccolo mondo. Senza sacrificio non c’è alcun mondo. Sacrificare tutto per il bene del mondo è il più grande sacrificio.
Il nostro piccolo mondo deve evolversi fino a diventare l’intero universo. Mentre cresce, vedremo lentamente i nostri problemi dissolversi in esso.
Amma Mata Amritanandamayi

(immagine: Giovanni fattori: Contadina nel bosco.)