Posted by beatrice on February 11, 2010
Namaa miisha mishaana-nirvaana rupam
vibhum vyaapakam brahma-veda-svaroopam
nijam nirgunam nirvikalpam niriham
chidaakaasha maakaasha-vaasam bhaje ham
Saluto il Signore dell’Universo, la cui forma è Liberazione
Colui che tutto pervade, il Signore potente, il Brahman dei Veda.
Io adoro Colui che risplende della propria gloria, privo di attributi,
immutabile, scevro dai desideri, Colui che risiede nel cuore della coscienza. (1)
niraakaara monkaara-moolam turiiyam
giraa gnaana gotiita miisham giriisham
karaalam mahaa-kaala-kaalam krpaalam
gunaagaara samsara paaram nato ham
Saluto il Senza Forma, origine dell’Omkara (Aum),
Colui che trascende gli stati della coscienza, oltre la parola e la comprensione;
Il Signore delle montagne, il Divoratore della morte,
il Compassionevole, la cui dimora è oltre l’universo. (2)
tushaa raadri-sankaasha-gauram gabhiram
manobhuta-koti prabha sri sariram
sphuran mauli-kallolini-charu-ganga
lasad-bhaala-balendu kanthe bhujangaa
Adoro Colui la la cui immagine è bianca come neve,
che risplende della luce di milioni di stelle,
dalla sua testa sgorga il fiume Gange
la sua fronte è coronata dalla luna crescente,
il suo collo adorno di una ghirlanda di serpenti. (3)
chalatkundalam bhru sunetram visalam
prasannaa-nanam nila-kantham dayaalam
mrgadhisa charmaambaram mundamaalam
priyam sankaram sarvanaatham bhajaami
Adoro Colui che indossa orecchini scintillanti,
il Compassionevole dagli occhi grandi e il volto felice,
la sua gola è blu, il corpo vestito dalla pelle del leone e una ghirlanda dei teschi.
O amato Shankara, Signore di tutto, io Ti adoro. (4)
pracandam prakrstam pragalbham paresham
akhandam ajam bhaanukoti-prakaasam
trayah-shula-nirmulanam shula-paanim
bhaje ham bhavaani-patim bhaava-gamyam
Adoro il Signore di Bhavani, il Terribile, il Luminoso, l’Invisibile
la cui luce supera milioni di soli,
Colui che impugna il Tridente, Colui che sradica la triplice sofferenza,
Colui che si può conoscere solo per Amore divino. (5)
kalaatitata-kalyaana-kalpanta-kaari
sadaa sajjanaa-nanda-daataa purarih
chidaananda-sandoha-mohaapahaari
prasida praslda prabho manmathaarih
O Indivisibile, O Benevolo, o Risolutore delle rinascite,
O Tripurari, Tu sei la fonte della gioia dei puri di cuore,
O Dissolutore dell’illusione, immagine di coscienza e beatitudine,
sii propizio, sii benevolo, Signore, Vincitore dei desideri (6).
na yaavad umaanaatha-paadaaravindam
bhajantiha loke parevaa naraanam
na taavat-sukham shaanti-santaapa-naasham
praslda prabho sarva bhutaa-dhivaasam
Chi non adora i piedi del Signore di Uma non trova felicità,
non ha pace e non conosce liberazione dalla sofferenza,
non in questo mondo, non nel mondo successivo;
o Signore che abiti nel cuore di tutti gli esseri, sii benevolo. (7)
na janaami yogam japam naiva pujam
nato ham sadaa sarvadaa sambhu tubhyam
jaraa janma-duhkhaugha taatapya maanam
prabho paahi apan-namaamisha shambho
Io non conosco lo yoga, i nomi divini, i rituali, o Signore,
ma sempre e senza sosta mi inchino a Te, o Shambo!
Afflitto come sono dall’età, dalla nascita e dalle altre miserie
mi inchino a Te, o Signore, proteggimi! O Shambo! mi inchino a te. (8)

Traduzione: Beatrice Polidori, Shivaratri 2010
Posted by beatrice on August 20, 2009

«La ricerca disperata e initerrotta di un nuovo valore morale, di una nuova ragione del mondo, di una nuova spiegazione della vita, fa dunque di loro una tormentata generazione di mistici e di filosofi; alcuni sono cattolici, alcuni buddisti, tutti credono in Dio, nella vita, nella personalità umana, anche se a volte possono riuscire sconcertanti come Kerouac quando rispose al giornalista che gli chiedeva a chi si rivolgesse nelle sue preghiere:”Prego il mio fratellino morto, mio padre, Budda, Gesù Cristo, e la Vergine Maria”, soggiungendo poi:”Prego queste cinque persone”. (…)
E’ chiaro che per loro la contemplazione buddista, la ricerca della Verità, è solo un mezzo per estraniarsi dal mondo circostante in un supremo tentativo di realizzare se stessi e realizzare la propria personalità minacciata da un lato dal collettivismo della vita moderna e dall’altro all’insistente marcia della scienza verso forme che danno sempre meno importanza alla figura dell’uomo come “persona”. La contemplazione è un’esaltazione come un’altra: e si è visto che queti “mistici” sono atratti soprattutto dalle forme religiose che consentono un violento distacco dalla realtà terrena (non per niente i cattolici del gruppo sono devoti soprattutto a S. Teresa e cercano di riviverne le estasi e le visioni). (…)
E’ chiaro dunque che, mstici o anarchici, il loro problema è di carattere morale prima che estetico. In questo si riallacciano a una tradizione pragmatista tipicamente americana; ma anche se il loro intento estetico non ha ancora assunto lineamenti precisi, è facile intuire che da questa ricerca di un valore morale originario e intatto debbano passare alla scoperta di mezzi espressivi altrettanto primordiali e immediati. (…)
La chiave più facile, per ora, per capirli, è quella ell’intensità applicata a parole primordiali: fame, sete, padre, madre, figlio, amore; e altre che non posso ripetere perchè sono troppo vecchia per appartenere alla beat generation.»
Fernanda Pivano, ottobre 1958: postfazione a “Sulla strada” di J. Kerouac
[foto:Fernanda Pivano da bambina (Effigie), da IlSole24Ore]
Posted by Beatrice on July 26, 2009
Mi arriva da Facebook la notizia di questo progetto che vorrei sostenere e diffondere: http://www.ma-documentaryproject.com/
“We are currently looking to film interviews with people who knew Ma directly, or have been profoundly affected by her life and continuing presence.
In addition, we are looking for stories about Ma, photos, any existing film footage or audio of Ma herself. Any suggestions, questions, comments, or moral support are requested and encouraged.
Please email us at ma.documentary@gmail.com with photos or other media you are willing to contribute. You are also welcome to leave any comments on this blog, and become a fan of us on facebook.”
Jay Ma.
Posted by Beatrice on July 9, 2009
È dolorosissima l’odiosa stirpe femminile: ché quelle corrotte a quelle non abbattute hanno accomunato infamia e biasimo, e le malvagie alle non malvagie: peraltro, quanto alle nozze, non sembrano ragionar sanamente verso gli uomini. (frammento 493)
Qualsiasi giovane ha un padre scorbutico ed odioso in casa, acquista grandi mali. (frammento 500)
Figliolo, per certi uomini che hanno una vita breve essa è conforto, per altri un malo carico. (frammento 504)
da: “Melanippe incatenata”
Posted by Beatrice on June 5, 2009
Noi donne siamo una risorsa importante del Paese, dall’ambito familiare e sociale a quello professionale e istituzionale.
Siamo in prima linea nell’impegno quotidiano di cura e di lavoro che svolgiamo con dedizione, competenza e serietà. Eppure oggi le donne assurgono agli onori delle prime pagine dei media se sono compiacenti verso i “potenti” e asservite ad un modello mercificato e lesivo dell’identità femminile.
Se il presupposto è questo, per le donne italiane si prefigura un futuro difficile. Non solo per la crisi economica di cui pagano, più degli uomini, lo scotto nel mercato del lavoro, ma soprattutto per la strisciante corruzione che aleggia, che gioca sull’apparenza come primo requisito dell’affermarsi, falsifica la valorizzazione dei talenti e tradisce le persone.
Siamo alla vigilia delle elezioni europee e guardiamo all’Europa come allo spazio dove si può agire per cambiare questa mortificante situazione. Per portare avanti uno sviluppo personale e sociale basato sulle pari opportunità e sul merito.
Ma come arrivare a questo obiettivo se i contenuti, le candidate e i candidati per il Parlamento Europeo sono oscurati nei media, da un lato dai “finti candidati” che non andranno a Bruxelles e dall’altro dalla insopportabile telenovela che purtroppo riguarda la quarta carica dello Stato.
Se a questo si aggiunge il malizioso bizantinismo con cui sono applicate le regole per i passaggi televisivi, non stupisce la perdurante disinformazione dei cittadini sulle elezioni europee.
Non esiste il confronto tra opinioni diverse, non è permesso un incontro aperto: ma, ci domandiamo, l’Europa non è il nostro futuro? E le donne non hanno, come sempre, la responsabilità educativa nei confronti dei cittadini d’Europa? Continua a leggere »
Posted by Beatrice on December 4, 2008
Le anime, dunque, hanno innato dentro di sé il potere profetico. E anche se questo potere rimane oscuro e inattivo, esse tuttavia a volte fioriscono e si illuminano nei sogni, e alcune anche nell’ora della morte: forse perché in quel momento il corpo diventa puro, oppure perché acquista una particolare disposizione alla profezia. Allora l’attività razionale del pensiero si allontana e si libera dal presente, mentre l’anima si volge al carattere irrazionale e fantastico del futuro. Non è vero, come dice Euripide, che “ottimo indovino è colui che abilmente congettura”: certo, un uomo così è un saggio, che segue la parte razionale della sua anima, quella che lo conduce lungo la strada della verosimiglianza logica. Ma la facoltà profetica è come una tavoletta: priva di scrittura, di significati, di qualsiasi determinazione per se stessa, ma passibile di immaginifiche fantasie e di presentimenti. E si impossessa del futuro senza bisogno di tanti ragionamenti, soprattutto quando si sia staccata dalla realtà presente, in uno stato di estasi. Allora si verifica, attraverso una particolare disposizione del corpo che si adatta a tale trasformazione, quello che noi chiamiamo entusiasmo.
Ma io credo piuttosto che tra l’anima e l’afflato profetico si produca un rapporto di complementarità e di affinità simile a quello che lega la vista alla luce. L’occhio, che pure ha in sé la facoltà visiva, niente può senza luce; e così il potere profetico, che è la vista dell’anima, ha bisogno di qualcosa di affine che lo accenda e lo ecciti. Quasi tutti i nostri vecchi credevano che Apollo e il sole fossero un solo dio: ma quelli che conoscevano la bella, sapiente legge dell’analogia, e ad essa si attenevano, congetturarono che il rapporto tra l’attività del sole e la natura divina di Apollo fosse lo stesso che intercorre tra il corpo e l’anima, la vista e la mente, la luce e la verità. E sostennero che il sole è il prodotto, in eterno generato, del dio in eterno esistente. […] Ma quelli che li consideravano come un medesimo dio, hanno fatto bene a consacrare questo oracolo ad Apollo e alla Terra insieme: era il sole, secondo il loro pensiero, ad ingenerare nella terra la disposizione e la temperatura necessarie per la formazione delle esalazioni profetiche. Esiodo, molto meglio di tanti filosofi ha definito la terra “di tutte le cose fondamento incrollabile” e così la chiamiamo anche noi: eterna, anzi, e incorruttibile. Ma è naturale che i suoi poteri ora scompaiano, ora rinascano in un altro punto, spostando il loro flusso in zone diverse; e nel corso del tempo di tali cicli periodici si avvicendano, come possiamo accertare dalle loro manifestazioni. Laghi, fiumi e sorgenti termali, soprattutto, a volte si estinguono e scompaiono completamente; a volte, si può dire, fuggono via inghiottiti dalla terra, e poi col tempo ricompaiono di nuovo negli stessi posti, o tornano a scorrere lì vicino.
Indirizzo: http://www.visionaire.org/tarocchi/

Posted by Beatrice on
Al principio è posta alla base l’idea che uno Spirito, unico e stabile, dimori e governi l’universo mobile e le sue forme. Su questo concetto si fonda la regola di una vita divina destinata all’uomo – il godimento di tutto nella rinuncia a tutto, per mezzo dell’esclusione del desiderio.
Un ulteriore principio che informa l’Isha Upanishad è la coincidenza senza compromessi degli opposti irriducibili. Il pensiero successivo prenderà una serie di termini – il Mondo, la Fruizione, l’Azione, la Molteplicità, la Nascita, l’Ignoranza – e riserverà loro una posizione sempre più negativa, esaltando invece le posizioni opposte: Dio, Rinuncia, Quietismo, Uno, Cessazione delle rinascite, Conoscenza. Questa Upanishad cerca invece di gestire i due capi del nodo, di scioglierli e posizionarli alla giusta distanza tra loro, in uno spazio che è insieme ordine e relazione. Non subordina e non qualifica alcuno degli estremi, ma ne rileva piuttosto la reciproca dipendenza.
La rinuncia è una scelta estrema, ma anche il possesso/godimento dei beni deve rappresentare una condotta integrale. L’azione deve essere incondizionata e generosa, ma anche la libertà dello spirito dalle opere deve essere assoluta. L’Unità perfetta e assoluta è l’obiettivo da raggiungere, ma l’assolutezza deve essere portata al massimo livello con l’inclusione della intera molteplicità dei fenomeni.
Indirizzo: http://www.visionaire.org/Isha/intro.html

Posted by Beatrice on July 10, 2008
La progressiva ascesa dell’India a protagonista della scena mondiale, in termini che sarebbero stati impensabili solo qualche decennio fa, ci costringe a riconsiderare l’immagine che l’Occidente se ne è costruito in più di due millenni. Immagine prestigiosa, forse, ma anche duramente riduttiva, di luogo privilegiato di saperi occulti, di estasi e ascesi o, di converso, di favolose ricchezze e morbidi piaceri. Più che dedicarsi alla conoscenza dell’India, l’Occidente ha preferito sognarla: una conseguenza fra le tante è che al pensiero dell’India, pur unanimemente celebrato come la sede della più alta sapienza, non è stato concesso nemmeno un posticino d’angolo nel gran teatro delle storie della filosofia. Il volume presenta il pensiero dell’India premoderna innanzitutto delineando i parametri culturali in cui si è sviluppato e all’interno dei quali deve essere letto, associato spesso con l’esperienza religiosa ma anche essenzialmente autonomo da essa, talvolta diverso nelle forme e negli esiti ma più spesso strettamente affiancato al pensiero occidentale, di certo mai “alieno”.
«Un compendio sempre approfondito e basato su competenze di prima mano e allo stesso tempo un’originale visione dell’intero campo. Lo definirei il miglior sguardo d’insieme moderno sulla filosofia dell’India, condotto a un livello di penetrazione straordinariamente alto», Ernst Steinkellner, Università di Vienna, Accademia Austriaca delle Scienze
Raffaele Torella, Il pensiero dell’India: un’introduzione, Carocci Editore, Roma 2008, pp. 224
Posted by Beatrice on June 23, 2008

Posted by Beatrice on June 6, 2008
<<“Non si rifiuterà mai con troppa forza una certa interpretazione blasfema dei primi capitoli della Genesi che trasforma il comandamento d’amore di Dio in un perentorio invito a esercitare la tirannia. Secondo l’intera tradizione giudaico-cristiana, Dio non ha conferito all’uomo un potere arbitrario e oppressivo, ma gli ha chiesto di comportarsi con paterna sollecitudine, la quale deve estendersi dall’atomo alla stella, passando attraverso le piante e gli animali”. Gli autori ricordano che nel racconto del Paradiso terrestre Dio ha fatto dell’uomo il giardiniere e il pastore dell’universo. Le creature che non si divorano fra di loro si scambiano calore e protezione. E’ il peccato che introduce violenza e dissonanza, schiavitù e assassinio, cioè la legge della giungla. Il libro cita i numerosi passi biblici volti a lodare la gloria di Dio nel creato; e passando al nuovo Testamento dice che “Marco è l’unico a specificare che la salvezza unisce Cristo in tutte le creature”. Ma sottolinea qualche cosa di importante: “Andate in tutto il mondo – ha scritto Marco, riportando l’esortazione di Gesù agli apostoli – e predicate il Vangelo a ogni creatura”, non “a tutte le nazioni”, come Matteo e Luca. Con Paolo la dimensione cosmica della salvezza è più esplicita: gli autori citano il passo famoso: “sappiamo bene, infatti, che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo”. Continua a leggere »