Il fiume, la stella, il solstizio.

Avanti al Solstizio d’Estate, che dicevano gli antichi è la porta degli uomini, della incarnazione terrena, c’è una lenta avanzata del cielo e della terra verso un punto culminante, epifanico, dove si accordano terra e cielo, formando una sola realtà che è allegoria e dato vivente, matrice di questo discendere nella materia viva. Attorno al tempo del Solstizio si alza in cielo la stella Sirio. Prima del Solstizio, dal cielo discende il fiume Ganga (Ganga Dussera, che si celebra a metà giugno), chiamato a lavare e custodire le ceneri degli uomini. E mentre discende dal cielo un fiume, attenuato dalle trecce di Shiva, fino a riempire la grande pianura gangetica, spandendo la vita nel Nord dell’India, un altro fiume sale, in Egitto, seguendo il corso della Stella, attorno alla quale altri mondi scandivano il loro calendario, e il Nilo prendeva corpo, cresceva, esondava, diventava Madre fertile e benedizione divina. Alla foce, entrambi i fiumi manifestano la forma benedetta della grande Madre Nera, Kali e Iside, del cupo colore del limo trasportato dai flutti. Datrice di vita, signora dei morti, signora degli dei, regina, guerriera, consolatrice, protettrice delle puerpere e dei fanciulli, nemica dei demoni, signora degli animali selvatici. Questo è il momento in cui il nettare benedetto inonda i campi rendendoli fertili, e accorda immortalità a chi si lascia incenerire nel fuoco del Dharma. La porta degli uomini è perciò il Dharma, e l’origine del Dharma è la Compassione. La Dea ascolta la preghiera dei suoi figli e concede loro Continua a Leggere →

La violenza e l’anima

In tutto il dibattito a proposito di un “problema culturale”, alla base dei fatti di crescente violenza diffusa, si sente sempre auspicare un rafforzamento dei metodi di controllo che a questo problema culturale hanno contribuito sistematicamente: istituzioni, scuola, psicologia. A volte con dolo, a volte per inadeguatezza. Se qualcuno proponesse di cambiare il paradigma, come la vera psicologia insegna, non riceverebbe la minima attenzione. Perciò restano misteriosamente esclusi, perfino dalle ipotesi, gli strumenti che favorirebbero una vera risoluzione dei conflitti. La filosofia della conoscenza di sé, la spiritualità del mondo classico e orientale, la meditazione e lo yoga. Questi strumenti l’umanità ha tramandato allo scopo di gestire il conflitto, la complessità della vita, il paradosso. La spiritualità orientale, che mira alla vera emancipazione dell’individuo, nonostante un radicamento nella nostra cultura che data già dall’inizio del secolo scorso, resta un elemento marginale, spesso ridicolizzato, o al limite decorativo, che molti coltivano senza esporsi. Noi siamo “santoni”, noi facciamo il “lavaggio del cervello” (che sarebbe invece davvero auspicabile), siamo newager, cialtroni pericolosi, o donne in crisi di mezza età. In questa emarginazione della vera conoscenza, della buona scuola di vita, è da individuare il germe della violenza crescente intorno a noi: perché è il disconoscimento sistematico di se stessi e dei propri autentici bisogni. Non si può tacere l’importanza dell’estetica, la cui banalizzazione, e la violenza esplicita e implicita, rispecchiano aridità intellettuale e spirituale. Perciò non si tratta solo di portare e diffondere yoga, meditazione e filosofia realizzativa, ma anche la tradizione Continua a Leggere →

Sita Navami

Nella visione Indiana gran parte del mito si snoda nel gioco della coppia sacra, che rappresenta non solo il femminile e il maschile, ma ogni polarità fisica o filosofica, fino a quella ultima tra individuato e assoluto, e più in generale tra immanente e trascendente, tra materia e coscienza. Una di queste allegorie è nella vicenda di Sita e Rama, la coppia nata per essere unita, e che deve attraversare il dramma della separazione e patire la lotta per riunificarsi, come lo spirito umano. A giocare contro l’unità dell’essere, è il demone Ravana, immensamente potente perché estremamente devoto, ma corrotto da desideri insaziabili. Ravana rapisce Sita e la trasporta a Lanka, dove si trova il suo regno. Il regno di Ravana è il paese del lusso e dell’accumulo di ogni ricchezza. La descrizione del Ramayana include palazzi, giardini, padiglioni, carri giganteschi, migliaia di concubine e ogni inimmaginabile sfarzo. Il palazzo reale ci viene mostrato di notte (visto con gli occhi di Hanuman), immerso in un sonno profondo, incosciente, alcolico. E Sita, mentre è rinchiusa in quel mondo di eccessi, cade in uno stato di abbattimento e di depressione, tanto da essere evitata perfino da Ravana, che l’aveva tanto desiderata. Vive circondata da esseri mostruosi, suoi carcerieri, che anche quando dimostrano qualche pietà per lei, nulla possono fare per aiutarla, oppressi dalla loro condizione di dipendenza. Solo la scimmia Hanuman riesce a raggiungerla e a recarle la speranza del prossimo arrivo di Rama, per liberarla. Hanuman, indifferente alle lusinghe della ricchezza, Continua a Leggere →

Hanuman Jayanthi

…Quindi Shiva, prendendo la forma del vento, fece nascere la scimmia Hanuman, per sostenere Rama nella sua battaglia e condurlo alla completa vittoria. Mentre gli uomini si mantenevano nelle città ancora apparentemente sicure, attendendo il ritorno del Re, il signore Rama vagava nella foresta, finchè con l’inganno gli fu sottratta l’amata Sita. Costretto a riscattare la sposa, si preparò alla guerra contro i demoni che stavano assediando il Dharma. E se gli uomini scompaiono dal racconto dopo poche pagine, il Ramayana fa agire invece il paesaggio, la natura, gli animali e tutti gli esseri come altrettanti protagonisti del racconto. Ma Hanuman è molto lontano dalla secondarietà in cui abbiamo confinato il mondo animale. Di Hanuman immediatamente colpiva la straordinaria eloquenza, con cui subito manifestò la propria natura divina. Hanuman era un soldato, ma prima ancora un abile ed erudito diplomatico e stratega. Nel corso della storia ebbe molte occasioni per dimostrare poteri soprannaturali e forza senza pari. La sua figura è il modello e l’ispirazione di ogni vero devoto e dei grandi santi. Purezza, fine intelletto, e assoluta devozione, sono le doti che Dio stesso ha infuso nell’animale, scegliendolo, per raggiungere risultati straordinari. Così che infine ad Hanuman fu concessa l’immortalità e dominio sulle potenze celesti. Jay Sri Ram! Jay Hanuman!    

Madre Natura, Padre Oceano

La Natura è il Sacro, la Natura è il luogo in cui si manifesta la Grazia, e non il suo opposto. Il più grave errore compiuto dalla tradizione cristiana è stato definire la Natura come cosa inerte e inanimata, a disposizione per lo sfruttamento indiscriminato, a beneficio dell’uomo soltanto, unico destinatario della salvezza. Una salvezza senza luogo, che non ha luogo, non accade. Alla Natura si contrapponeva la Grazia, e poi la Ragione, inaugurando una serie di dicotomie e di oppressioni che hanno inquinato il mondo e la mente per millenni, portando in un tempo brevissimo alla distruzione di ciò che era cresciuto, si era evoluto e consolidato in milioni di anni. Con la scomparsa della Natura sono scomparsi gli Dei. La Natura privata di anima è la Natura non più abitata dalla spiritualità immanente e disconosciuta nella sua – e nostra – condizione divina. Nella Natura abitano tutti i mondi, quelli visibile e quelli invisibili, i mondi soprasensibili e sottili. Gli antichi vedevano il Mare come la dimora di Dei potenti e ultraterreni e infine come il luogo in cui le anime si tuffavano, quando lasciavano il corpo. Nell’Oceano vanno le anime dei trapassati, come illustra la pittura tombale greca detta “Del Tuffatore”, il cui balzo elegante conduce alla dimora perenne. Sotto il Mare abita Plutone, signore dell’Ade e di tutte le ricchezze terrene, insieme alla sua sposa Persefone, che riporta il grano a crescere nei campi ogni anno. Poiché le anime che scorrono oltre la vita del mondo Continua a Leggere →

Rama Navami

Oggi è Rama Navami, la Nascita di Rama, il grande Eroe divino dell’India. Rama il salvatore del Dharma, l’uomo ideale, il paradigma delle virtù e dell’eroica vicenda spirituale umana. La nascita di Rama cade al termine delle Nove Notti (Navaratri) dedicate al culto primaverile della Madre Divina che, come nove mesi virtuali, partoriscono infine il Figlio Divino. La figura e la storia di Rama, offrono una rappresentazione che si presta a molti livelli di lettura, da quello religioso popolare, profondamente radicato nella tradizione e nell’identità indiana, alla lettura psicologica dell’archetipo universale dell’eroe, di cui riunisce in essenza i migliori caratteri distintivi, fino alla “favola” gnostica, che percorre la discesa e il riscatto dell’anima. Tutti questi livelli sono fluidi e ampiamente noti. E’ Dio stesso a incarnarsi nel principe Rama per salvare il Dharma dalle forze demoniache che lo minacciano. Dio che incarnandosi affronta l’esilio nella foresta, che si vede separato dalla sua amata sposa, rapita dal re dei demoni nemici, che piange e si dispera, che si deve alleare in una straordinaria fratellanza con le scimmie e gli altri animali della foresta, per poter affrontare il nemico, ritrovare l’amata e compiere il proprio destino. Infine la chiusura della storia è dolce e amara, che quando ogni cosa è compiuta e tutto è realizzato, altresì ogni cosa è sacrificata e tutto ritorna all’Origine da cui era scaturito. Perciò quando un uomo muore lo si saluta gridando: il viaggio di Rama è compiuto! Oggi il Grande Viaggio ricomincia…. Sia lode a Rama. Continua a Leggere →

Figli della Terra e del Cielo stellato

I versi delle Lamine Orfiche sono sempre stati per me un fortissimo richiamo. Mi sembrano, irrazionalmente, gli esempi di poesia più pura ed elevata:anelito, paesaggio interiore e invocazione, in brevi, scarne ed esatte parole. Hanno il richiamo di un paesaggio noto, la presenza rassicurante di un mondo segreto e accogliente, di un grembo perenne, del fresco delle acque di fonte. Il contenuto di questi versi era per gli iniziati la cosa più importante da sapere, il viatico essenziale per il viaggio ultramondano e la migliore certezza durante la vita terrena. Si sente quasi il dovere di impararli a memoria, serbarli come una luce indefettibile, si vorrebbe avere al possibilità di tramandarli con ragione ai cari che lasciano questo mondo, e in fondo è quello che vorremmo dire loro, e che gli avremmo detto. Se solo la conoscenza che ha guidato i nostri antenati del IV sec non fosse giunta a noi, proprio come da un altro mondo, a frammenti e briciole, cancellata dalla maggior ragione di nuovi culti, e in parte assorbita da essi, ma resa vana. Nelle lamine orfiche si riassume la conoscenza iniziatica, o gnosi, fissata nell’esperienza ultima e inappellabile della morte: non è luogo di argomentazioni logiche o religiose, è il punto dove ogni sovrapposizione che copriva la verità decade e il paesaggio si fa essenziale, pericoloso e crepuscolare. Un cipresso bianco, una fonte, due spiriti guardiani misericordiosi, la presenza numinosa di un Madre divina, tomba e grembo, memoria e salvezza. Con queste conoscenze oggettive gli iniziati Continua a Leggere →

Guru Purnima

Nel calendario tradizionale indiano, il Plenilunio del mese di Ashada segna la celebrazione di Guru Purnima, il momento in cui si onorano coloro che sono o sono stati le nostre guide e i nostri maestri. La relazione con il proprio mentore è considerata una delle relazioni fondamentali e più significative della vita. Il termine Guru viene spesso tradotto con “maestro”, ma la traduzione letterale suonerebbe come “colui che disperde le tenebre”. Perciò questo plenilunio particolarmente luminoso ha il potere di indicare, per analogia, la possibilità di illuminare le zone ancora oscure e sopite della nostra coscienza, di disporci all’ascolto profondo e di affinare la nostra capacità di discernimento, di guidarci al risveglio . La conoscenza che si onora con il Guru non è di tipo ordinario, non è la variegata conoscenza mondana che si accumula come un capitale, da spendere poi nel mondo per soddisfare l’ego, l’avidità o le necessità della vita ordinaria. La vicinanza con il Guru ci illumina sulla nostra vera natura, su ciò che veramente siamo e sempre siamo stati, come coscienza, satvica, pura, innocente, esatta, presente. Solo con il servizio al Guru la personalità di purifica delle scorie del mondo e della mente, e da questa coscienza illuminata, umile e generosa, può discendere la possibilità di compiere un’opera utile all’umanità e al mondo e degna di essere ricordata. In una delle sue incarnazioni terrene, Vishnu nacque nel giorno di Guru Purnima nelle vesti del Saggio Vyasa (letteralmente “lo Scrittore”), colui che diede al mondo la trascrizione della conoscenza dei Veda, Continua a Leggere →

La visione tradizionale

Chi appartiene a una linea tradizionale trasmette quella visione dell’Essere che ha riconosciuto negli insegnamenti ricevuti e con la propria realizzazione. Nella visione tradizionale, il senso non è rivelato una volta per tutte, ma conosciuto attraverso un percorso fatto di storie, allegorie, meditazioni ed esperienze dirette. La dottrina con cui il Principio è tramandato nelle Scritture, è fondamento; “Quello che si può descrivere solo per negazione e che è conosciuto nelle Scritture” (Shankara): le scritture del Dharma sono testimonianza di una conoscenza diretta, che è il fondamento di quello che viene tramandato. Tutti gli elementi sono importanti, ma ciò che è qualificante del cammino spirituale è l’esperienza diretta e quindi la sua realizzazione. La Realizzazione del Sé, propriamente detta, riguarda la pura coscienza dell’Essere, non duale e senza altri attributi, e la stabilizzazione del proprio cosciente in questa realtà assoluta. La prevaricazione di chi dovrebbe rivelare qualcosa a un ascoltatore ignaro, destinatario di una salvezza che si manifesta altrove, è estranea a questo orizzonte. In ciascuno abita lo stesso Essere senza tempo che si cerca di realizzare, e non di manipolare secondo un’ideologia o la tendenza del momento. D’altra parte, la maturità è tutto: aspettative ingenue, superficialità, delusioni, non dipendono da chi ne diventa oggetto, ma devono aiutare a maturare chi le sperimenta. Se il seme sarà giunto a maturazione si verificherà un riconoscimento, come di un volto caro, come di qualcosa di lungamente atteso, come la porta di casa dopo un viaggio faticoso. Ma meglio ancora, si dirà: questo Continua a Leggere →