Ishavasya Upanishad

OM! Quello è infinito, questo è infinito
Da quell’infinito proviene questo infinito
Sottraendo questo infinito a quell’infinito
Ciò che resta è infinito. OM! Pace, pace, pace!

1. Tutto ciò che esiste è pieno di Dio, tutto ciò che si muove nell’universo ritorna all’Assoluto. Rinuncia ad ogni possesso illusorio per godere di questa realtà; non desiderare i beni ambìti dagli uomini.

2. Compiendo il proprio lavoro si può vivere cent’anni. Così è, poichè il lavoro non abbandona mai l’uomo.

3. In mondi senza sole, avvolti nelle tenebre, vanno coloro che uccidono il proprio Spirito.

4. [Egli, il Signore, è] Uno e immobile, più rapido del pensiero, tanto che neppure gli Dei lo raggiungono, e il suo passo sempre ci precede. Restando fermo, supera tutti quelli che lo rincorrono. Così il Signore sostiene tutto l’esistente.

5. Quello si muove ed è fermo; è vicino eppure lontano; Esso è all’interno ed è all’esterno di tutto.

6. Colui che vede il Sé in tutti gli esseri, e tutti gli esseri nel Sé, non commette alcun errore.

7. Come si potrebbe illudere o rattristare colui che conosce un solo Essere a fondamento di tutti gli esseri e del divenire?

8. Egli è al di là del mondo limitato; è illuminato, incorporeo, perfetto, puro, invulnerabile, senza traccia di malvagità. E’ dunque il Veggente, il Conoscitore, Quello che origina ogni cosa, nato da Sé stesso, l’Assoluto che ha ordinato ogni esistente secondo la natura che gli è propria, fin dal Principio.

9. Vanno alle tenebre coloro che persistono nell’ignoranza, e in tenebre ancora più fitte coloro che si compiacciono della sola conoscenza.

10. E’ differente ciò che si ottiene con l’ignoranza e ciò che si ottiene con la conoscenza; così ci hanno tramandato i saggi.

11. Colui che riconosce entrambe, ignoranza e conoscenza, se con l’ignoranza ha attraversato la morte, con la conoscenza raggiunge l’immortalità

12. Vanno alle tenebre coloro ricercano la non-nascita, e in tenebre ancora più fitte coloro che ricercano la nascita.

13. E’ differente ciò che si ottiene con la nascita e ciò che si ottiene con la non-nascita; così ci hanno tramandato i saggi.

14. Colui che riconosce entrambe, nascita e dissoluzione della nascita, se con la dissoluzione ha superato la morte, con la nascita giunge all’immortalità.

15. Il volto della Verità è nascosto da una maschera d’oro; rimuovilo, oh Conoscitore, perché trionfi la verità, perché sia veduto.

16. O Conoscitore, o Veggente, o Ordinatore, Sole Illuminante, o Padre delle creature, apri i tuoi raggi divini, trattieni il tuo ardore, affinché io possa conoscere il tuo volto benedetto. L’essere luminoso che abita in te, quello io sono.

17. Il respiro ritorna al Prana immortale che sostiene tutti i viventi, e di questo corpo resteranno solo ceneri. OM! Oh Anima ricorda, ricorda quanto è stato fatto. Oh Anima ricorda, ricorda quanto è stato fatto!

18. Oh Agni, conoscitore di tutto il creato, guidaci sul sentiero della felicità; distoglici dall’attrazione del peccato. E te saluteremo con offerte e osservanza.

Om.

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Sulla recitazione quotidiana del Savitri, o Gayatri Mantra, come tramandata dalle Leggi di Manu

Manusmrti II: 74-107

74. Si pronunci la sillaba Om all’inizio e alla fine della lettura dei Veda, poiché ogni lettura che non sia preceduta da AUM si cancella a poco a poco e quella che non ne sia seguita non lascia tracce nello spirito.

75. Seduti su steli di erba di Kusa con le punte rivolte a est, purificato dalla Pavitras (erba Kusa) e santificato da tre controlli del respiro (pranayama), si è degni di pronunciare la sillaba Om.

76. Prajapati (il signore delle creature) estrasse dai tre Veda il suono A, U, e M, e le tre grandi invocazioni Bhuh, Bhuvah, Svah.

77. Inoltre dai tre Veda Prajapati, che abita nel più alto dei cieli (Parameshthin), estrasse i versi sacri a Savitri (Gayatri Mantra), che iniziano con la parola tad, un piede da ciascuno.

78. Un Brahmana, istruito nei Veda, che recita al crepuscolo del mattino e della sera la sillaba e il verso, preceduta dal Vyahritis, guadagna tutto il merito che la recita dei Veda conferisce.

79. Un uomo nato due volte che ogni giorno ripete la triplice invocazione mille volte, in un luogo appartato, verrà liberato dopo un mese anche da grandi colpe, come un serpente dalla pelle.

80. Un Brahmana, uno Kshatriya o Vaisya che trascuri la preghiera e l’esecuzione appropriata dei riti prescritti, sarà disprezzato dagli uomini virtuosi.

81. Sappiate che le tre Mahavyahritis (grandi invocazioni) sono imperiture, e preceduta dalla sillaba Om, e seguite dai tre piedi del Savitri (Gayatri Mantra) sono il portale dei Veda e la soglia dell’unione con il Brahman.

82. Colui che recita ogni giorno questo verso per tre anni, dopo la morte perverrà al Brahman supremo, libero come l’aria, e dotato di una forma eterea.

83. Il monosillabo (Om) è il Brahman supremo, le tre regolazioni del respiro sono la suprema forma di austerità, ma niente supera la Savitri : la verità è preferibile al silenzio.

84. Tutti i riti stabiliti dai Veda, le oblazioni nel fuoco e gli altri sacrifici passeranno, ma è certo che la sillaba (Om) non si corrompe, poichè è manifestazione di Brahman e del Signore delle creature (Prajapati).

85. Un’offerta di preghiere a bassa voce è dieci volte più efficace di un sacrificio svolto secondo le regole, la preghiera impercettibile la supera di cento volte, e quella mentale di un migliaio di volte.

86. I quattro Pakayagnas (riti domestici) e i sacrifici stabiliti dai Veda sono tutti insieme inferiori a un sedicesimo dell’offerta che consiste nella preghiera a bassa voce.

87. Ma, indubbiamente, un Brahmana raggiunge il massimo traguardo con il solo mormorio delle preghiere, sia che esegua altri riti o che li eviti, se è amico di tutte le creature, tale è dichiarato essere un vero Brahmana.

88. Un uomo saggio dovrebbe sforzarsi di controllare i suoi organi di senso, attratti dai seducenti oggetti sensuali, come un auriga i suoi cavalli.

89. Organi che i saggi nell’antichità hanno definito essere undici, e si elencano come segue:

90. L’orecchio, la pelle, gli occhi, la lingua e il naso come quinto, l’ano, l’organo della generazione, mani e piedi, e la voce, definito come il decimo.

91. Cinque di loro, l’orecchio e il resto, in base al loro ordine, si chiamano organi di senso, e cinque di loro, l’ano e il resto, gli organi di azione.

92. Sappiate che l’organo interno, la mente (manas) è l’undicesimo, che per la sua natura partecipa dell’intelligenza e dell’azione, e quando la mente è controllata, gli oragani di entrambe le categorie dei sensi sono completamente dominati.

93. A causa dell’attaccamento degli organi al piacere, un uomo senza dubbio accumulerà delle colpe, ma imponendosi di mantenere su di essi il completo controllo, otterrà successo in tutti i suoi scopi.

94. Il desiderio non si estingue con il godimento di oggetti desiderati, ma diventa sempre più forte come un fuoco alimentato con burro chiarificato.

95. Se si confrontano colui che tende a ottenere tutti i piaceri sensuali e colui che vuole rinunciarvi completamente, la rinuncia ad ogni piacere è di gran lunga superiore rispetto alla soddisfazione dei desideri.

96. Quegli organi che sono fortemente attaccati ai piaceri sensuali, non sono efficacemente controllati con la sola astinenza, ma devono essere educati con una costante ricerca della conoscenza.

97. Né lo studio dei dei Veda, né la carità, né sacrifici, né le osservanze, né l’austerità, possono procurare avanzamento spirituale a un uomo dal cuore è corrotto.

98. Si può affermare di avere il controllo dei sensi, quando nel sentire, toccare e vedere, quando si assaggia o si odora qualsiasi cosa non insorgono piacere né replusione.

99. Ma quando uno solo fra tutti gli organi sfugge al controllo, la saggezza sfugge con esso, come l’acqua da un vaso bucato.

100. Se si sono controllati gli organi e la mente, egli possono attendere tutte le proprie occupazioni e ricercare la realizzazione dei propri obiettivi, senza sottoporre il suo corpo alla pratica dello Yoga.

101. Durante il crepuscolo mattutino, si ripeta il Savitri  restando in piedi fino a quando il sole sorge, e lo si reciti seduti alla sera fino a quando le costellazioni si possono vedere distintamente.

102. Colui che si alza nel crepuscolo mattutino mormorando il Savitri, elimina ogni colpa contratta durante la notte, chi lo recita seduto, la sera, distrugge i peccati commessi durante il giorno.

103. Ma chi non compie alcuna adorazione in piedi al mattino, né seduto la sera, è escluso, proprio come un Sudra, da tutti i doveri e i diritti di un nato-due-volte.

104. Colui che vuole studiare i testi sacri può ritirandosi nella foresta, e controllando i suoi organi e concentrando la sua mente, recitare il Savitri in prossimità di un corso d’acqua.

105. Per lo studio dei trattati supplementari dei Veda, e per la ripetizione quotidiana dei Veda, non si devono considerare giorni di sospensione (proibiti), come anche per i testi sacri che accompagnano l’offerta nel fuoco.

106. Non ci sono giorni proibiti per la recita quotidiana, dal momento che viene dichiarato essere Brahmasattra l’oblazione della Sacra Scrittura, ed è meritoria anche quando i fenomeni naturali richiedono una temporanea sospensione della lettura dei Veda.

107. Colui che, puro e controllato nei suoi organi, per un anno recita quotidianamente il Veda secondo la regola quotidiana eleva le sue offerte di latte, burro chiarificato e miele agli Dei e ai Mani cui sono destinate.

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Etteilla: 1788, il primo mazzo di Tarocchi divinatori

Etteilla (1738-91) (pseudonimo di Jean-Baptiste Alliette), è stato un occultista francese, il cui ruolo fu fondamentale nello sviluppo dei Tarocchi esoterici. Fu il primo, grazie alle sue pubblicazioni, a diffondere al livello popolare l’arte della divinazione con i Tarocchi e a stabilire le connessioni tra i Tarocchi, l’Astrologia, gli Elementi naturali. Il suo fu il primo mazzo di Tarocchi disegnato per la pratica divinatoria.

§§§

Nel 1781 il pastore protestante svizzero Antoine Court, rinominatosi Court de Gébelin, teorizza nel suo poderoso lavoro intitolato “Le monde primitif” la tesi che i Tarocchi discendano da un antico libro sapienziale Egizio. Nessuna prova conforta questa tesi, ma nella grande entusiastica risposta che seguì questa pubblicazione, emerse un altro trattato: Manière de se récréer avec le jeu de cartes nommées Tarots (1785) di Jean-Baptiste Alliette, o Etteilla. Si tratta del primo libro che propone la divinazione per mezzo dei Tarocchi. Nel libro, Etteilla dichiara tra l’altro di essere stato iniziato alla cartomanzia nel 1751, molto prima della comparsa del lavoro di Court de Gebelin.

Intorno al 1788 Etteilla pubblica il primo mazzo di Tarocchi dedicato esplicitamente allo studio dell’esoterismo e alle sue pratiche, inclusa la divinazione. Tutti i mazzi precedenti, infatti, fino al Tarocco di Marsiglia, erano disegnati principalmente per il gioco.

Etteilla dichiarava di recuperare la finalità originaria, stabilita dagli antichi Egizi, nel leggendario “Libro di Thoth”, le cui pagine contengono i segreti della creazione del mondo e del destino umano. Esso era stato ideato, affermava il cartomante, durante un convegno di maghi presieduto da Ermete Trismegisto, nel 2170 a.C. Nel corso dei millenni, a dire di Etteilla, le figure dei Tarocchi erano state completamente stravolte, per cui egli stesso volle ripristinare il loro aspetto originario (o presunto tale) e intorno al 1788 fece stampare un nuovo mazzo che intitolò Livre de Thoth, ou Jeu di 78 Tarots Egyptièns, che include la sua rielaborazione degli Arcani Maggiori e Minori, una introduzione allo studio dei Quattro Elementi e dell’Astrologia.

Di quell’opera sono rimaste soltanto quattro figure delle virtù cardinali (Forza, Giustizia, Prudenza e Temperanza), riprodotte a scopo talismanico nei suoi libri, e 30 carte conservate in una collezione privata di Parigi. In compenso si conosce una versione completa realizzata nel 1804 da un allievo di Etteilla, Melchior Montmignon D’Odoucet, chiamata Grande Etteilla. Da quelle 78 carte presero vita numerose varianti, più o meno fedeli all’originale.

Tra le versioni più affascinanti spicca il Grande Jeu de l’Oracle des Dames, definito dagli specialisti “Grande Etteilla III”, stampato verso il 1865 dall’editore parigino Grimaud.

[Mazzo Grimaud 1890]

Jean-Baptiste Alliette era nato a Parigi nel 1738 da una famiglia di commercianti. I documenti sulla sua vita sono scarsi e poco esaustivi, e non sappiamo nulla della sua giovinezza. Lo stile dei suoi scritti suggerisce che abbia ricevuto un’educazione modesta e che sia stato, per molti aspetti, autodidatta; Continua a Leggere →

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Le disegnatrici dei Tarocchi esoterici del ‘900:Lady Frieda Harris, Thoth Tarot

Lady Frieda Harris (1877-1962) fu artista e illustratrice, nota per aver disegnato The Thoth Tarot (The Crowley Deck). Moglie di un deputato del Parlamento britannico, Sir Percy Alfred Harris, era sessantenne quando fu incaricata dall’occultista Aleister Crowley di creare le illustrazioni per un mazzo di Tarocchi. Il “mazzo di Tarocchi” doveva riportare la revisione operata da Crowley alla numerazione e ai nomi tradizionali, come Thelema lo era della personale interpretazione di Crowley degli insegnamenti esoterici antichi e moderni. Harris era già un’artista conosciuta ed era membro una società teosofica nota come Co-Masonry. Dopo aver incontrato Crowley nel 1937, divenne presto sua discepola e iniziò a lavorare al disegno dei Tarocchi. Si dice che la progettazione durò circa tre mesi, mentre l’esecuzione si svolse in ben cinque anni. Durante questi anni Harris lavorò letteralmente sotto le bombe, che piovevano attorno alla sua casa, creando anche otto versioni della stessa carta, fino al risultato desiderato. Harris organizzò e probabilmente sovvenzionò una serie di mostre dei suoi disegni e un’edizione di 200 copie del libro. E questa fu la sola edizione che vide la luce durante il corso della sua vita e di Crowley.

I disegni originali dei Tarocchi sono conservati negli archivi del Warburg Institute di Londra. La scarsa qualità dei materiali disponibili durante il periodo più acceso della Seconda Guerra Mondiale è la causa del fragile stato di conservazione delle tavole, e della necessità che si operi presto un restauro.

Crowley fu molto soddisfatto del lavoro della Harris, che ricoprì di lodi, sebbene assegnasse a se stesso il maggior merito nella creazione. Nonostante amasse tingersi i capelli rosso fiammante, Harris evitava i riflettori e preferiva restare anonima, rendendo perciò più facile a Crowley attribuirsi l’opera. Dopo la creazione dei Tarocchi l’amicizia tra Harris e Crowley conobbe periodi alterni, ma sostanzialmente si mantenne salda. Crowley era probabilmente una persona difficile, ma Harris era forte abbastanza da allontanarsi dai suoi accessi caratteriali. Nel corso degli anni, tuttavia, continuò ad assistere Crowley finanziariamente e fu infine uno dei suoi esecutori testamentari. Continua a Leggere →

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Le disegnatrici dei Tarocchi esoterici del ‘900: Pamela Colman-Smith, Rider-Waite Tarot

Pamela Colman-Smith (16 febbraio 1878—18 settembre 1951) fu artista, illustratrice e scrittrice. E’ conosciuta principalmente per aver disegnato i Tarocchi divinatori ‘The original Rider-Waite Tarot Deck’ (1909), su commissione dello stesso Arthur Edward Waite, certamente il mazzo di Tarocchi più celebre del ‘900.

Pamela era nata in Inghilterra nel febbraio 1878, a Plimco, nel Middlesex. Era figlia di un mercante americano, originario di Brooklyn, Charles Edward Smith e della moglie jamaicana Corinne Colman. I genitori erano seguaci della filosofia di Emanuel Swedenborg ed entrambi provenivano da famiglie di artisti e letterati. Grazie all’impiego del padre presso la West India Improvement Company, la famiglia spesso trascorreva periodi alterni a tra Londra, Kingston in Jamaica e Brooklyn, New York.

La madre morì quando Pamela aveva solo 10 anni e, spesso separata dal padre a causa del lavoro, fu presa sotto l’ala protettrice del Lyceum Theatre di Londra, diretto da Ellen Terry e Henry Irving. Trascorse la prima adolescenza viaggiando con la compagnia teatrale, che influenzò molto le sue scelte atristiche succesive. A 15 anni Pamela si trasferì a Brooklyn con il padre e frequentò il nuovo ‘Pratt Institute’, dove studiò arte sotto la guida del celebre artista e docente Arthur Wesley Dow, diplomandosi quattro anni dopo.

Nel giugno 1899 Pamela rientrò a Londra e incominciò a lavorare, ottenendo una certa fama di scrittrice e illustratrice. I suoi primi libri pubblicati furono raccolte illustrate di fiabe jamaicane, tra cui Annancy Stories (1902), su una figura tipica del folklore africano, Anansi il Ragno. Come scrittrice pubblicata e artista, Pamela ebbe accesso ai circoli letterari di Londra e fu presentata al poeta William Butler Yeats. Nel 1903 illustrava alcuni suoi lavori e Yeats decise di introdurla nell’Hermetic Order of the Golden Dawn, sebbene al tempo fosse in procinto una scissione all’interno dell’Ordine. Qui conobbe Arthur Edward Waite. Continua a Leggere →

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Rudrashtakam di Goswami Tulsidas (Rudra Ashtakam)

Namaa miisha mishaana-nirvaana rupam
vibhum vyaapakam brahma-veda-svaroopam
nijam nirgunam nirvikalpam niriham
chidaakaasha maakaasha-vaasam bhaje ham

Saluto il Signore dell’Universo, la cui forma è Liberazione
Colui che tutto pervade, il Signore potente, il Brahman dei Veda.
Io adoro Colui che risplende della propria gloria, privo di attributi,
immutabile, scevro dai desideri, Colui che risiede nel cuore della coscienza. (1)

niraakaara monkaara-moolam turiiyam
giraa gnaana gotiita miisham giriisham
karaalam mahaa-kaala-kaalam krpaalam
gunaagaara samsara paaram nato ham

Saluto il Senza Forma, origine dell’Omkara (Aum),
Colui che trascende gli stati della coscienza, oltre la parola e la comprensione;
Il Signore delle montagne, il Divoratore della morte,
il Compassionevole, la cui dimora è oltre l’universo. (2)

tushaa raadri-sankaasha-gauram gabhiram
manobhuta-koti prabha sri sariram
sphuran mauli-kallolini-charu-ganga
lasad-bhaala-balendu kanthe bhujangaa

Adoro Colui la la cui immagine è bianca come neve,
che risplende della luce di milioni di stelle,
dalla sua testa sgorga il fiume Gange
la sua fronte è coronata dalla luna crescente,
il suo collo adorno di una ghirlanda di serpenti. (3)

chalatkundalam bhru sunetram visalam
prasannaa-nanam nila-kantham dayaalam
mrgadhisa charmaambaram mundamaalam
priyam sankaram sarvanaatham bhajaami

Adoro Colui che indossa orecchini scintillanti,
il Compassionevole dagli occhi grandi e il volto felice,
la sua gola è blu, il corpo vestito dalla pelle del leone e una ghirlanda dei teschi.
O amato Shankara, Signore di tutto, io Ti adoro. (4)

pracandam prakrstam pragalbham paresham
akhandam ajam bhaanukoti-prakaasam
trayah-shula-nirmulanam shula-paanim
bhaje ham bhavaani-patim bhaava-gamyam

Adoro il Signore di Bhavani, il Terribile, il Luminoso, l’Invisibile
la cui luce supera milioni di soli,
Colui che impugna il Tridente, Colui che sradica la triplice sofferenza,
Colui che si può conoscere solo per Amore divino. (5)

kalaatitata-kalyaana-kalpanta-kaari
sadaa sajjanaa-nanda-daataa purarih
chidaananda-sandoha-mohaapahaari
prasida praslda prabho manmathaarih

O Indivisibile, O Benevolo, o Risolutore delle rinascite,
O Tripurari, Tu sei la fonte della gioia dei puri di cuore,
O Dissolutore dell’illusione, immagine di coscienza e beatitudine,
sii propizio, sii benevolo, Signore, Vincitore dei desideri (6).

na yaavad umaanaatha-paadaaravindam
bhajantiha loke parevaa naraanam
na taavat-sukham shaanti-santaapa-naasham
praslda prabho sarva bhutaa-dhivaasam

Chi non adora i piedi del Signore di Uma non trova felicità,
non ha pace e non conosce liberazione dalla sofferenza,
non in questo mondo, non nel mondo successivo;
o Signore che abiti nel cuore di tutti gli esseri, sii benevolo. (7)

na janaami yogam japam naiva pujam
nato ham sadaa sarvadaa sambhu tubhyam
jaraa janma-duhkhaugha taatapya maanam
prabho paahi apan-namaamisha shambho

Io non conosco lo yoga, i nomi divini, i rituali, o Signore,
ma sempre e senza sosta mi inchino a Te, o Shambo!
Afflitto come sono dall’età, dalla nascita e dalle altre miserie
mi inchino a Te, o Signore, proteggimi! O Shambo! mi inchino a te. (8)

Traduzione: Beatrice Polidori, Shivaratri 2010

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Il significato di Navaratri – Festa In onore della Madre Divina

27 marzo – 3 aprile 2009 Chaitra Navratri

La Durga Puja o Navaratri (significato letterale: nove notti) é la più grande festa Indù durante la quale si adora Dio sia nella forma del Padre che della Madre. Questa festa è celebrata due volte all’anno, in primavera e in autunno. Il Rama-Navaratri di primavera è celebrato durante la luna nuova di Chaitra (aprile/maggio) e il Durga-Navaratri d’autunno durante la luna nuova d’Ashwin (settembre/ottobre). L’inizio dell’estate e dell’inverno sono due congiunzioni molto importanti di influenze climatiche e astrali. I corpi e gli spiriti subiscono un notevole cambiamento a causa delle modificazioni della natura e sono anche momenti consacrati al culto della Madre.

La celebrazione dura nove giorni in onore delle nove manifestazioni di Durga. Si commemora la Vittoria di Durga su Mahishasura, il demone a testa di bufalo. Ma per il ricercatore spirituale (sadhaka) sulla via della sadhana, la divisione di Navaratri In serie di tre giorni dedicati al culto di differenti aspetti della Dea Suprema evidenzia gli stadi dell’evoluzione dell’uomo dalla condizione di Jiva (stato di individualità) alla condizione di Shiva (stato della realizzazione di Dio). I primi tre giorni sono dedicati a Kali, dea della distruzione e della ricreazione e consorte di Shiva. Noi preghiamo Kali di distruggere tutte le nostre mancanze e di annullare gli istinti animali che si manifestano nella nostra natura. Lei é anche il potere che protegge la nostra sadhana dalle facili distrazioni e dai numerosi ostacoli. Questi tre giorni sono un periodo di purificazione per abbandonare tutto ciò tutto ciò che non é voluto nel nostro cammino. L’equivalente delle “pulizie di primavera” per far posto al nuovo. Così i primi tre giorni caratterizzano Il primo stadio della distruzione delle impurità, ci aiutano nel nostro sforzo di essere determinati e rafforzano la nostra lotta nell’estirpare le tendenze negative del nostro spirito. Continua a Leggere →

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Storia del verme (dal Mahabharata)

Yudhishthira disse:

Quelli che, volendo o no, resteranno uccisi in questa grande convocazione di battaglia, quale ventre raggiungeranno rinascendo? Dimmi di questo, O nonno. Abbandonare il respiro della vita nella grande battaglia è un dolore per gli uomini. Mi rendo conto, O conoscitore del diritto, che l’abbandono del respiro è molto difficile da affrontare, sia nella ricchezza che nella povertà, sia nella fortuna che nella sfortuna. La causa di questo, vorrei che tu mi spiegassi, perché credo che tu sia onnisciente.

Bhishma disse:

Per quale causa gli esseri respiranti nati in questo mondo di trasmigrazione, sia nella ricchezza o nella povertà, sia nella fortuna o nella sfortuna, O signore della terra: per quale causa si deliziano dell’esistenza, questo ascolta da me. Hai ben ponderato la giusta domanda, Yudhishthira! A proposito di questo, ti racconterò quanto è successo una volta, O sovrano degli uomini: la conversazione del Nato sull’Isola, Vyasa e un verme, O Yudhisthira.
Una volta, il saggio Nero, il Nato sull’Isola, il somigliante a Brahma, mentre camminava, vide un verme che correva rapidamente davanti a un carro.
Il Conoscitore delle vie di tutti gli esseri, conoscitore della voce di tutti gli esseri incarnati, conoscitore di tutto, lui, avendo guardato in tutte le direzioni, parlò al verme: <O verme, sembri spaventato, e vedo che sei di fretta. Dove corri? Dimmi! Da dove viene la tua paura?> Continua a Leggere →

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