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L’abbraccio lontano

Posted by beatrice on March 27, 2010

Cosa direi delle braccia
quasi alzate al cielo
per l’abbraccio più alto e sicuro -

se tu non mi lasci parola
e sono senza paura e sola
lieta del profumo del dolce

e del gocciolio invisibile di nettare
nel solco che segnava l’assenza
e attendeva ossigeno di verità -
per guarire. Come pelle nuova, vita nuova.

E se non ci saranno altre notti
abbiamo camminato tanto nell’ombra
che basterà per sempre -

anche se svanisse il ricordo
vivremmo perchè si è richiuso il dolore
baciato il nostro strappo con lingua fresca

saliva profumata di luce e di noi
e quel leggero sospiro che oggi ci avvolge
come un saluto – conosci te stesso.
Da ora quasi non saremo.

Non da che la verità è nata e poi con fiducia
e la spavalda leggerezza dell’immortale ha guarito -
e senza il dolore non vi è più alcun io.

(27 marzo 2010)

La maschera d’oro

Posted by beatrice on September 4, 2009

Questa estate sono rimasta a lungo in mare a osservare il riflesso del sole sulla superficie dell’acqua. L’ho seguito camminandolo e immergendomici. Dunque, la luce poggia sull’acqua.
Non ricordo nulla delle varie cose che emergevano alla coscienza in relazione a questo primordiale fenomeno. Erono tutte splendide, spledidamente fugaci ed eterne, o almeno mi pare.
Quindi, lì, decisi che quella sarebbe stata l’illustrazione dell’Ishavasya Upanishad, e questo perchè a riva leggevo questo libro con il comento di Shankara, che peraltro è molto lontano da quello di Aurobindo che associai alla mia traduzione su Visionaire. E in un tempo infinito affiancherò un estratto del commento shankariano a quello aurobindiano già scritto – in un tempo infinito, o umanamente infinito.

E questi versi, che nella tradizione vedica sono recitati dal figlio maggiore di un defunto durante la cerimonia funebre, che sono probabilmente tra i più potenti ed elegiaci di sempre. Cullandomi in mare li ripetevo in un personale commiato senza fine.

«Il volto della Verità è nascosto da una maschera d’oro; rimuovilo, o Conoscitore, perché trionfi la verità, perché sia veduto.
O Conoscitore, o Veggente, o Ordinatore, Sole Illuminante, o Padre delle creature, apri i tuoi raggi divini, innalza la tua luce, affinché io possa conoscere il tuo volto benedetto, cui io appartengo. Quello io sono, quello io sono.
Il Respiro che sostiene gli esseri è vita immortale, ma di questo corpo resteranno solo ceneri. OM! O Anima viandante ricorda, ricorda quanto è stato fatto. O Anima viandante ricorda, ricorda quanto è stato fatto!»

Ecco perciò l’illustrazione che volevo accompagnare all’Upanishad.

Atharva-Veda XI, 5. Inno al Sole, principio primordiale e discepolo divino.

Posted by Beatrice on February 2, 2009

Il Brahmacharin (studente dei Veda) nel suo cammino accorda i due emisferi del globo; in lui gli Dei conoscono l’armonia. Lui possiede il cielo e la terra, lui riempie il cuore del Maestro di ascesi e di amore.

Gli antenati, gli spiriti e gli Dei seguono uno ad uno i passi del Brahmacharin; i Gandharva lo seguono in seimilatrecentotrentatrè. Lui riempie il cuore di ognuno di loro di immaginazione creativa.

Quando il Maestro accetta il Brahmacharin come discepolo, lo tiene come un feto dentro di sé. Lo porta per tre notti nel suo grembo e quando nasce gli Dei gli si radunano attorno per vederlo.

Questa terra è il primo ramo secco che brucerà nel suo fuoco, il cielo è il secondo, e il terzo l’atmosfera. Il Brahmacharin riempirà i mondi con il suo incendio, con la sua austerità, con l’ascesi e l’energia creatrice.

Prima della potenza spirituale nasce il Brahmacharin, vestito di calore ardente, nasce dal potere creativo. Da lui nascono gli ordini bramanici e il Brahma supremo, da lui gli Dei e l’immortalità.

Il Brahmacharin avanza, circondato dalle fiamme, avvolto nella la pelle di un’antilope nera, consacrato, con la sua lunga barba. Nell’arco di un giorno passa dal mare d’oriente al settentrione, unendo i mondi e conferendogli forma.

Il Brahmacharin, generati il brahma, le acque, il mondo, il Supremo Signore (Prajapati) e l’Essere (Virâg), divenuto l’embrione nel grembo dell’Immortalità, lo abbandonò e divenne Indra, che sconfisse gli Asura.

Dunque il Maestro gli mostrò le due sfere del mondo, l’estesa e la profonda, la terra e il cielo. Il Brahmacharin le vegliò nell’ascesi: in lui gli Dei conobbero l’armonia. Continua a leggere »

Atharva Veda XII, 1. Inno alla Terra.

Posted by Beatrice on January 29, 2009

La verità, la sublimità, l’ordine universale, la rettitudine, la sacralità, il fervore dell’ascesi, la gioia spirituale, il sacrificio – sostengono la Terra. Che essa, Signora di ciò che è e di ciò che sarà, ci riservi un orizzonte sconfinato.

La Terra adorna di vette, di crinali e di vaste pianure, che genera le piante dalle potenti virtù, libera dai legami che opprimono gli uomini, si apra al nostro sguardo, pronta ad accoglierci.

La Terra su cui scorrono il mare, i fiumi e tutte le acque, sulla quale sbocciano le messi e i popoli, su cui abita tutto ciò che respira e si muove, ci conceda di dissetarci per primi.

La Terra cui appartengono le quattro regioni dello spazio, su cui crescono i raccolti e i popoli, che sostiene tutto ciò che respira e si muove, ci conceda vacche e prosperità.

La Terra dove nacquero i primi uomini, dove gli Dei sconfissero i demoni, possa offrirci mucche, cavalli, volatili e fortuna.

La Terra che sostiene tutti, che nutre di abbondanza, il fondamento, il ristoro materno di tutti gli esseri viventi, colei che preserva il fuoco di Agni, la compagna di Indra il toro, ci conceda il privilegio dei suoi beni.

La vasta Terra, sempre sorvegliata dagli Dei insonni, ci allatti con miele prezioso, ci asperga di limpida gloria.

La Terra che fu acqua sulla superficie dell’oceano cosmico, che i saggi veggenti scoprirono con il loro acume, il cui cuore risiede nel cielo supremo, l’immortale, ammantata di verità, ci accordi lucidità e rettitudine, perché possiamo governare.

La Terra su cui le acque ancelle scorrono insieme, giorno e notte, senza sosta, versi per noi il latte in torrenti copiosi, e ci bagni di gloria.

La Terra misurata dai passi degli Asvin, su cui ha camminato Vishnu, che Indra, signore potente, ha eletto sua compagna; da lei, la madre, sgorghi il latte per me, suo figlio.

Le cime innevate dei monti e le tue foreste, o Terra, ci siano gentili. La scura, la nera, la rossa e multicolore, la solida Terra, protetta da Indra, intatta e incorrotta, è lei la Terra delle mie radici. Continua a leggere »