Adi Shankaracharya, componimenti brevi per Aspiranti e Sadhaka.

In occasione di Vasant Panchami, festività Hindu che celebra Saraswati, dea della conoscenza e dell’apprendimento, e  poiché questo è il giorno più propizio per incominciare un nuovo percorso o per rinnovare i vecchi impegni in materia di studio e di conoscenza,  raccogliamo i componimenti brevi di Shankara dedicati agli studenti e agli aspiranti.

Bhaja Govindam
1. Cerca Govinda! Cerca Govinda! Oh ignorante, quando la morte verrà, le regole della grammatica, che oggi cerchi affannosamente di padroneggiare, non ti daranno la salvezza.
2. Oh sciocco! Abbandona il tuo insaziabile desiderio di ricchezze terrene; sii mite e sviluppa serenità e contentezza. Sii soddisfatto e felice di ciò che guadagni col sudore della tua fronte e di quanto il destino ti darà in sorte.
3. Sedotto dalle grazie fisiche delle donne non abbandonarti ai sensi; il corpo è soltanto un ammasso di carne, non dimenticarlo mai.
4. La goccia d’acqua sulla foglia del loto è tremula e instabile. Così è la vita, sempre nell’incertezza. Il corpo è sempre ghermito dalla malattia, che potrebbe inghiottirlo in qualsiasi momento. [Leggi tutto]

Sadhana Panchakam, Istruzioni agli aspiranti
1. Studia le Scritture ogni giorno. Osserva i doveri prescritti in esse. Attraverso di essi onora Dio. Distogli la mente dal desiderare i frutti delle azioni. Evita tutte le azioni peccaminose. Considera la felicità mondana come fonte di dolore. Sviluppa amore verso il Sé. Abbandona la tua casa il prima possibile.
2. Cerca la compagnia di uomini pii. Sviluppa una salda fede in Dio. Con determinazione ricerca la pace della mente e prosegui il cammino. Abbandona in primo luogo le azioni egoistiche. Avvicina quindi un saggio versato nelle Scritture. Venera ogni giorno i suoi sandali. Prega per la conoscenza del Brahman, come espresso dalla sacra sillaba ‘”AUM”. Ascolta le sentenze filosofiche delle Upanisad.
3. Esplora il significato dei Mantra del Vedanta. Prendi rifugio nelle visioni tramandate nei Veda. Mantieniti distante dalle discussioni inutili. Rifletti sulle conclusioni logiche accettate dai Veda. Assumi l’attitudine di colui che sa:”Io sono Brahman”. Abbandona totalmente l’orgoglio. Smetti di pensare il corpo come il Sé. Non discutere con gli eruditi. [Leggi tutto]

Praatah smaranam – Preghiera del mattino
Medito al mattino il Sé che risplende nel cuore, che è essere-coscienza-beatitudine, che è il fine supremo della vita umana, chiamato il ‘Quarto’ perché è al di là dei tre stati di coscienza: veglia, sogno e sonno profondo, e che di tutti è il testimone immobile. Io sono quel Brahman, che è indivisibile e non si forma per aggregato degli elementi naturali.
Medito al mattino l’Essere supremo splendente di cui parlano i Veda, il non nato, immutabile, supremo, inaccessibile alla mente, inattingibile alla parola, ma per la cui benedizione è data la facoltà del linguaggio, e che è descritto nelle Upanishad dalle parole ‘non questo, non quello’.
Medito al mattino l’Infinito, l’Essere eterno che è conosciuto come il Supremo Purusha, che è oltre le tenebre dell’ignoranza, che risplende come il sole, che è fondamento di tutto e su cui questo universo appare, proprio come una corda appare come un serpente. [Leggi tutto]

Nirvana Shatkam, sei strofe sul Nirvana [ShivoHam]
Io non sono la mente, né l’intelligenza,
Non l’individuo, né il pensiero con i suoi sensi,
Né sono la terra o il cielo o l’aria o la luce,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura coscienza e beatitudine.
Non sono il respiro, né i cinque soffi,
Non sono i sette elementi, né i cinque involucri,
Non sono la voce o le mani o piedi o gli altri organi,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura coscienza e beatitudine.
Non conosco ostilità o amicizia,
Né vigore, né desiderio di competizione,
Non ho doveri, né beni, non cerco la passione o la salvezza,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura coscienza e beatitudine. [Leggi tutto]

Nirguna Manasa Puja. L’adorazione dell’Essere Senza Attributi.
Il discepolo disse:
1. All’indivisibile Satcitananda la cui natura è incondizionata e che è conosciuto anche come lo stato non-duale, come è dovuta l’adorazione?
2. Quali sono le invocazioni (avahana) della Pienezza e la posizione (asana) di Ciò che Tutto supporta? Come lavare i Suoi piedi (padya), offrire dell’acqua (arghya) e come prenderne un sorso (achamana) davanti al limpido e puro Uno?
3. Come si procederà all’abluzione (snana) per l’Immacolato e alla vestizione (vasa) per il ventre dell’universo? Quale cordone brahmanico (upavita) per Colui che è senza ascendenti o casta?
4. Come offriremo la pasta di sandalo (gandha) a Quello che nulla attacca, e fiori a Colui che è senza odore? Quale sarà il gioiello per l’Indifferenziato? Quale l’ornamento per Colui che non ha forma?
5. A cosa servirà l’incenso a Colui che è senza macchia, o la lampada (dipa) per il Testimone di tutto? Quale offerta di cibo (naivedyam) per Colui che è sazio della Sua Beatitudine? [Leggi tutto]

Inno a Dakshinamurti
Io leverò le lodi di Dakshinamurti, il bel giovane che istruiva nella conoscenza del Parabrahman col silenzio; colui che era circondato dai saggi venerabili come dai giovani discepoli, tutti assorti nella stabile meditazione del Brahman; colui che è il Maestro supremo; colui che unendo pollice e indice mostrò l’unione dell’anima con l’assoluto, colui il cui volto risplende nella beatitudine del Sé.
[1] Colui che a causa della sua illusione vede, come nei sogni, l’universo esistente al suo esterno, come una città veduta allo specchio, mentre esso è verosimilmente in lui; colui che con il risveglio non percepirà che se stesso, senza secondo, a quel Maestro incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.
[2] Colui che come un mago, uno yogi dai poteri straordinari, manifesta di sua volontà questo universo a partire dal principio indifferenziato, che come il germoglio latente nel seme si svilupperà nelle varie condizioni di spazio e di tempo indotte dall’illusione, a quel Maestro incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto.
[3] Quella luce reale che illumina gli oggetti non reali; colui che direttamente ha risvegliato i suoi devoti prounciando il detto “Tu sei Quello”, impedendogli col risveglio di ricadere nella acque del Samsara, a quel Maestro incarnato, il Signore che guarda a sud, io offro il mio saluto. [Leggi tutto]

Gurvastakam
Il corpo e la consorte mostrano la loro bellezza. La gloria è variegata e attraente. La ricchezza è gloriosa quanto il Monte Meru. Ma se non ho la devozione interiore ai piedi del Guru, che farò, che farò, che farò?
La consorte, la ricchezza, i figli e i nipoti, la casa, i parenti, tutto ciò si avvicenda nell’esistenza. Ma se non ho la devozione interiore ai piedi del Guru, che farò, che farò, che farò?
I Veda in sei parti, la conoscenza di ogni trattato, e il talento e l’abilità poetica riempiono la bocca. Comporrò allora una bella prosa o poesia. Ma se non ho la devozione interiore ai piedi del Guru, che farò, che farò, che farò?
Nei paesi stranieri si può guadagnare rispetto. Nel proprio paese, essere un nobile. Tutto ciò rientra nel meccanismo dei doveri, nient’altro. Ma se non ho la devozione interiore ai piedi del Guru, che farò, che farò, che farò? Il rispetto e la venerazione si rivolgono anche ai re nelle occasioni ufficiali. Ma se non ho la devozione interiore ai piedi del Guru, che farò, che farò, che farò?
La mia fama può raggiungere tutte le regioni, se offro con generosità. Grazie alle mie mani, tutti gli oggetti del mondo sono disponibili. Ma se non ho la devozione interiore ai piedi del Guru, che farò, che farò, che farò? [Leggi tutto]

Shiva manasa Puja, l’adorazione mentale di Shiva.
Ti offro un trono immaginario adorno di preziosi,
un bagno d’acqua raccolta dalle nevi dell’Himalaya,
paramenti di seta da indossare, e gioielli preziosi a profusione,
Ti offro muschio e sandalo, fiori di melo e gelsomino,
E la lampada rituale, e questi doni li offro attraverso l’occhio della mente,
Oh Dio misericordioso e Signore di tutti gli esseri,
Accetta la mia offerta e concedimi la Tua benedizione.
Ti offro ghee e dolci prelibati nel vaso d’oro dalle nove gemme preziose,
Ti offro piatti di cagliata e latte, banane, verdure, acqua e foglie di betel,
Ti offro la canfora ardente e campanelli tintinnanti,
Questi doni nella mia mente sono offerti con devozione assoluta a Te,
Signore, ti prego accettali e accordami la tua benedizione. [Leggi tutto]

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Sri Adi Shankaracharya, scritti sull’OM Pranava

“Om è usato come un mezzo per la meditazione sul Brahman. Le scritture infatti dicono, ‘Questo è il miglior mezzo (per la realizzazione del Brahman) e il più elevato.’ ”

“‘Ci si dovrebbe concentrare sul Sé, pronunciando Om.’ ‘Si dovrebbe meditare sull’Essere Supremo solo attraverso la sillaba Om.’ ‘Medita il Sé con l’aiuto della sillaba Om.’ E così via. Anche se i termini Brahman, Atman, ecc sono nomi di Brahman, dall’autorità delle Scritture sappiamo che Om è il suo appellativo più intimo. Quindi è il mezzo migliore per la realizzazione del Brahman.” (Shankara, Commento alla Brihadaranyaka Upanishad)

“E’ (dato) quindi in due modi, come simbolo e come nome. Come simbolo: così come l’immagine di Vishnu o di qualsiasi altro dio è considerata identica allo stesso dio (a scopo di culto), così l’Om deve essere considerato come Brahman. (Perché?) Perché Brahman è soddisfatto di chi usa l’Om come un mezzo, perché la Scrittura dice: ‘Questo è il miglior mezzo e il più elevato. Chi conosce questo mezzo ottiene la felicità nel mondo di Brahman [Hiranyagarbha]. ‘

“Il Sé Supremo, essendo al di là della portata degli occhi e degli altri organi, non può essere percepito senza un supporto, pertanto l’aspirante si concentri con fede, devozione e rapimento profondo sulla sillaba Om, come altre persone usano sovrapporre Vishnu alle immagini di pietra, ecc, ove hanno scolpito i suoi lineamenti. Sia del Brahman incondizionato o del Brahman condizionato, la sillaba Om diventa il mezzo per la realizzazione. Per un’altra scrittura si ha infatti: ‘La sillaba Om è il Brahman superiore e inferiore.’

“[Om] è il Veda, (perciò) attraverso di esso si conosce ciò che deve essere conosciuto.’ Om è (l’essenza dei) ‘Veda’ o il nome di Brahman. Attraverso di esso l’aspirante realizza ciò che deve essere conosciuto: il Brahman, che è l’oggetto indicato o designato con tale nome. Di conseguenza ‘i Brahmana sanno’ che è i Veda: significa che Om è notoriamente mezzo per la realizzazione del Brahman. Om è dato come simbolo di Brahman, perché è collegato a ‘Brahman’ nella frase, ‘Om è Brahman.’ Viene poi lodato come i Veda, poiché i Veda sono Om: provengono infatti interamente da esso e sono costituiti da esso; questo Om si differenzia poi in Rig, Yaju, e Sama, ecc. Pertanto l’Om, quale espressione principale, dovrebbe essere usato come mezzo di auto-realizzazione. Utilizzare l’Om per la realizzazione, equivale a usare i Veda per intero.”(Shankara, Commento alla Brihadaranyaka Upanishad)

“Si dovrebbe meditare sulla sillaba Om, che è l’Udgitha. Questa sillaba, Om, come nome della Realtà Suprema, è il più vicino a Lui, e quando viene utilizzato Egli diventa sicuramente amichevole come un uomo diventa tale quando lo si chiama con il nome che preferisce. E ‘un simbolo [indicatore] del Sé Supremo (Paramatma). Così è noto attraverso le Upanishad che l’Om, come nome e come simbolo, detiene la posizione più alta tra i mezzi per la meditazione del Sé Supremo. E la sua posizione più alta è conosciuta anche per essere pronunciato all’inizio e alla fine della ripetizione dei nomi sacri, dei riti, dello studio (delle scritture), ecc. Pertanto la sillaba Om è da meditare nella sua forma sonora. Ovvero, si dovrebbe concentrare la propria mente sull’Om quale parte di riti e simbolo della Realtà Suprema.

“La sillaba Om è l’essenza più intima di tutte le essenze. L’Om è supremo in quanto simbolo del Sé Supremo. È valido adorarlo come il Sé Supremo. E’ ammesso al posto del Sé Supremo in quanto può essere adorato come il Sé Supremo.

“È ben noto che Om ha la qualità di realizzare tutti i desideri.

“Colui che medita l’Om viene in possesso delle sue qualità. Colui che medita l’Om possiede la qualità di soddisfare i desideri di altri. Il significato è che a lui viene accordato il risultato (del suo impegno), come già detto, in conformità con il testo vedico: ‘Egli assume infine la forma di ciò su cui ha meditato’ [Mandala Brahmana].

“Om possiede anche la qualità della prosperità. Colui che medita l’Om, come segno di prosperità, diventa dotato di quella qualità.

“Dunque, poiché l’Om deve essere meditato, è così lodato. Con l’Om si ottiene la conoscenza dei tre Veda. I riti vedici sono dedicati al culto dell’Om perché è simbolo del Sé Supremo. Il culto di questo [Om] è sicuramente il culto del Sé supremo.

“L’Om possiede le qualità di essere la quintessenza, la soddisfazione dei desideri, la prosperità.

“Perché Om è il simbolo del Sé Supremo è causa dell’immortalità.

“L’anima, quando si allontana dal corpo, va verso l’alto con la meditazione sul Sé per mezzo dell’Om, come ha fatto in vita.” (Shankara, Commento alla Chandogya Upanishad)

“Meditando sull’Om si è venerati nel mondo di Brahman. Si afferma qui: Colui che si è identificato con Brahman, diventa venerabile come Brahman “(Shankara, Commento alla Katha Upanishad).

“Così come l’arco è la causa per cui la freccia colpisce il bersaglio, così l’Om è l’arco che porta l’anima a realizzare l’Immutabile. L’anima, quando è purificata dalla ripetizione dell’Om, si stabilisce saldamente nel Brahman, grazie all’Om, senza alcun ostacolo, come una freccia scagliata da un arco colpisce il bersaglio. “(Shankara, Commento al Mundaka Upanishad)

“Om è essenzialmente identico al Sé. E il Supremo Brahman è Om. Om è il supremo e il Brahman inferiore, in virtù del suo essere un mezzo per il raggiungimento del Brahman.”(Shankara, Commento al Mandukya Upanishad)

“Quando la sillaba Om è conosciuta, non resta altro a cui pensare, che sia utile al piano visibile o all’invisibile, perché tutti i desideri sono soddisfatti.

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Sri Adi Shankaracharya, Preghiera del mattino

Praatah smaranam – Preghiera del mattino

Praatah-smaraami hrudi samsphuradaatma-tatwam
Satchit-sukham Paramahamsa-gatim tureeyam
Yatswapna-jaagara-sushapti-mavaiti nityam
Tadbrahma nishkalamaham na cha bhoota-samghah

Medito al mattino il Sé che risplende nel cuore, che è essere-coscienza-beatitudine, che è il fine supremo della vita umana, chiamato il ‘Quarto’ perché è al di là dei tre stati di coscienza: veglia, sogno e sonno profondo, e che di tutti è il testimone immobile. Io sono quel Brahman, che è indivisibile e non si forma per aggregato degli elementi naturali.

Praatar-bhajaami manasaam vachasaamahamyam
Vaacho vibhaamti nikhilaa yadanugrahena
Yanneti-neti-vachaner-nigamaa-avocham
tam Devadeva-Maja-machyuta-maahuragrayam

Medito al mattino l’Essere supremo splendente di cui parlano i Veda, il non nato, immutabile, supremo, inaccessibile alla mente, inattingibile alla parola, ma per la cui benedizione è data la facoltà del linguaggio, e che è descritto nelle Upanishad dalle parole ‘non questo, non quello’.

Praatar-namaami tamasah-paramarka-Varnam
Poornam sanaatanapadam purushottamaakhyam
Yasminnidam jagadasesha-masesha-moorthim
Rajwaam bhujamgama iva praati-bhaasitam vai

Medito al mattino l’Infinito, l’Essere eterno che è conosciuto come il Supremo Purusha, che è oltre le tenebre dell’ignoranza, che risplende come il sole, che è fondamento di tutto e su cui questo universo appare, proprio come una corda appare come un serpente.

Slokatraya-midam punyam lokatraya-vibhooshanam
Pratah-kaale pathedyasthu sa jachchet-paramam padam
Iti-Srimat Sankara-Bhagavadpaada virachitam
Parabrahmanamha-praataha-smarana stotram sampoornam

Colui che legge ogni mattina questa triade di versi santi, onorati nel triplice mondo, realizza lo stato supremo della liberazione. Questi versi furono scritti da Sri Adi Shnakaracharya Bhagavadpaada per la lode e la meditazione del Brahman supremo.

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Cento giorni con Sri Vidya

A partire da questa sera – per proseguire per 100 giorni – sulla Pagina Facebook di Visionaire.org saranno pubblicati i cento versi del Soundarya Lahari di Sri Adi Shankara, commentati da Sri Chandrasekharendra e illustrati con gli Yantra tradizionali di buon augurio, per conoscere i benefici associati alla ripetizione e alla meditazione dei mantra del Soundarya Lahari. Ognuno dei versi è un mantra, la cui ripetizione, insieme alla visualizzazione del simbolo, reca benefici pratici e spirituali.

Per 100 giorni, saranno pubblicati i versi del Soundarya Lahari per gli iscritti alla pagina Facebook di Visionaire.org. Successivamente, il lavoro intero sarà raccolto e reso disponibile sul sito.

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Su Visionaire.org: Sri Adi Shankaracharya, Soundarya Lahari – L’Onda Della Bellezza

“Il Signore Shiva poté creare questo mondo grazie alla Shakti,
senza di Essa nulla potrebbe muoversi,
e come potrebbe dunque colui che non ha meriti
cantare le tue lodi e ricevere la grazia della devozione
oh mia Dea, venerata nella triplice forma.”

Su Visionaire.org:

Sri Adi Shankaracharya: Soundarya Lahari, L’Onda Della Bellezza

Traduzione integrale, con testo sanscrito e nota introduttiva di Sri Chandrasekharendra Saraswati Swamigal

“L’Assoluto è senza forma, ma l’energia è femminile. Quando l’energia prende forma, è chiamata Madre. Madre è la potenza in movimento, che solleva in onde le acque calme dell’Assoluto.” Swami Vivekananda

“Non c’è Shiva senza Shakti o Shakti senza Shiva. I due, per loro stessa natura, sono uno. Ciascuno di essi è coscienza e beatitudine.” Arthur Avalon

“Shakti è l’energia primordiale latente, indifferenziata e auto-cosciente, che tutto pervade, che si manifesta per creare l’universo dopo il diluvio o la grande dissoluzione (Mahapralaya). Questa Shakti non è diversa dalla coscienza (Cit), il loro rapporto è di inseparabile unità (Avinabhava Sambandha) come tra il fuoco e il calore, un soggetto e le sue caratteristiche, la parola e significato ecc. In altre parole, uno non esiste senza l’altra.” Sri Chandrasekharendra Saraswati Swamigal

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Altre novità nella Newsletter di Novembre 2011.

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Sri Adi Shankaracharya: Sundarya Lahari – Prossimamente su Visionaire.org

1
Shivah shakthya yukto yadi bhavati shaktah prabhavitum
Na chedevam devo na khalu kusalah spanditumapi;
Atas tvam aradhyam Hari-Hara-Virinchadibhir api
Pranantum stotum vaa katham akrta-punyah prabhavati

Il Signore Shiva poté creare questo mondo grazie alla Shakti,
senza di Essa nulla potrebbe muoversi, e come potrebbe dunque
colui che non compie atti pii, colui che non canta le tue lodi
essere adatto a ricevere la grazia della devozione
oh mia Dea, venerata nella triplice forma.

2
Taniyamsam pamsum tava carana-pankeruha-bhavam
Virincih sanchinvan virachayati lokan avikalam;
Vahaty evam Shaurih katham api sahasrena shirasaam
Harah samksudy’ainam bhajati bhajati bhasito’ddhalama-vidhim.

Brahma, il creatore delle origini, raccolse un grano di polvere dai tuoi piedi
e ne fece questo mondo, e il grande Adisesha dalle mille teste
raccolse un grano di polvere dai tuoi piedi con grande fatica,
ne prese Rudra il Signore e lo trasformò nelle sacre ceneri con cui si asperse.

3
Avidyanam antas-timira-mihira-dweeppa-nagari
Jadanam chaitanya-stabaka-makaranda-sruti jhari
Daridranam cinta-mani-gunanika janma-jaladhau
Nimadhanam damshtra mura-ripu-varahasya bhavati.

La polvere sotto i tuoi piedi, o grande Dea, è come la città del sole nascente
dove l’oscurità è dissolta dalla mente anche del più ignorante e sfortunato,
è il miele che sgorga dal calice del fiore della vita, a nutrire chi è lento e stupido,
è la pietra filosofale, trovata dal più povero degli uomini,
è come un dente di Vishnu, nella forma del cinghile Varaha, che fece emergere la terra
per coloro che annegavano nell’oceano della vita.

4
Tvad anyah paanibhyam abhaya-varado daivataganah
Tvam eka n’aivasi prakatita-var’abhityabhinaya;
Bhayat tratum datum phalam api cha vancha samadhikam
Saranye lokanam tava hi charanaveva nipunav.

Oh Rifugio del mondo, sebbene tutti gli dei offrano protezione e doni
solo Tu, oh Madre, hai protezioni e doni superiori ai desideri
e i tuoi piedi benedetti bastano a cancellare la paura e offrire doni impensati.

5
Haris tvam aradhya pranata-jana-saubhagya-jananim
Pura nari bhutva Pura-ripum api ksobham anayat;
Smaro’pi tvam natva rati-nayana-lehyena vapusha
Muninam apyantah prabhavati hi mohaya mahatam.

Tu che dispensi ogni bene a chi si china ai tuoi piedi
sei stata adorata da Vishnu, che prese forma di donna
e fece innamorare di sé il distruttore delle tre città.
Il Signore dell’amore, Manmatha, dopo averti adorata,
creò la passione, e la propagò anche nella mente dei più saggi,
prendendo ispirazione dagli occhi dell’amata Rathi.

6
Dhanun paushpam maurvi madhu-kara-mayi pancha visikha
Vasantaha samanto Malaya-marud ayodhana-rathah;
Tatha’py ekah sarvam Himagiri-suthe kam api kripaam
Apangat te labdhva jagadidam Anango vijayate

Oh figlia delle montagne di ghiaccio,
grazie al tuo sguardo l’amore vince il mondo
e con il suo arco di fiori e di api, con cinque frecce fiorite,
la primavera guiderà il suo carro sospinto dal vento.

7
Kvanat-kanchi-dama kari-kalabha-kumbha-stana-nata
Pariksheena madhye parinata-sarachandra-vadana;
Dhanur banan pasam srinim api dadhana karatalaii
Purastad astam noh Pura-mathitur aho-purushika.

Vieni a noi e rivelati, Dea bellissima, adorna della cinta d’oro
dai campanellini trillanti e dai seni rotondi e prosperosi,
bella e sottile come la luna autunnale, con l’arco e le frecce
il pungolo e il cappio, amata dal gran Dio che distrusse le città dei demoni.

8
Sudha-sindhor madhye sura-vitapi-vati parivrte
Mani-dweepe nipo’pavana-vathi chintamani-grhe;
Shivaakare manche Parama-Shiva-paryanka-nilayam
Bhajanti tvam dhanyah katichana chid-ananda-laharim.

Nell’oceano del nettare, nell’isola delle gemme
circondata da alberi di doni, nel giardino delle delizie
nella casa del pensiero adamantino, è seduta in grembo al grande Shiva
colei che è onda di coscienza e beatitudine
la verità venerata dai più santi tra i santi.

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Versi tratti da Sri Adi Shankaracharya: Sundaya Lahari.

Traduzione di Beatrice Polidori.
Prossimamente su Visionaire.org

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Adi Shankaracharya: Nirvana Shatkam, sei strofe sul Nirvana [ShivoHam]

Mano budhyahankara chithaa ninaham,
Na cha srothra jihwe na cha graana nethrer,
Na cha vyoma bhoomir na thejo na vayu,
Chidananada Roopa Shivoham, Shivoham.

Io non sono la mente, né l’intelligenza,
Non l’individuo, né il pensiero con i suoi sensi,
Né sono la terra o il cielo o l’aria o la luce,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura coscienza e beatitudine.

Na cha praana sangno na vai pancha vaayuh,
Na vaa saptha dhathur na va pancha kosa,
Na vak pani padam na chopastha payu,
Chidananada Roopa Shivoham, Shivoham.

Non sono il respiro, né i cinque soffi,
Non sono i sette elementi, né i cinque involucri,
Non sono la voce o le mani o piedi o gli altri organi,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura coscienza e beatitudine.

Na me dwesha raghou na me lobha mohou,
Madho naiva me naiva matsarya bhava,
Na dharmo na cha artha na kamo na moksha,
Chidananada Roopa Shivoham, Shivoham.

Non conosco ostilità o amicizia,
Né vigore, né desiderio di competizione,
Non ho doveri, né beni, non cerco la passione o la salvezza,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura coscienza e beatitudine.

Na punyam na paapam na soukhyam na dukham,
Na manthro na theertham na veda na yagna,
Aham bhojanam naiva bhojyam na bhoktha,
Chidananada Roopa Shivoham, Shivoham.

Non ho meriti o demeriti, piacere o dolore,
Non pratico i mantra, le abluzioni, i Veda, il sacrificio,
Io non sono il cibo, né il consumatore di cibo,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura coscienza e beatitudine.

Na mruthyur na sankha na me jathi bhedha,
Pitha naiva me naiva matha na janma,
Na bhandhur na mithram gurur naiva sishyah,
Chidananada Roopa Shivoham, Shivoham.

Non conosco la morte, il dubbio, la distinzione di casta,
Non ho né padre, né madre, né nascita alcuna,
Non ho parenti, amici, maestri o discepoli,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura coscienza e beatitudine.

Aham nirvi kalpo nirakara roopo,
Vibhuthwascha sarvathra sarvendriyanaam,
Na chaa sangatham naiva mukthir na meyah
Chidananada Roopa Shivoham, Shivoham.

Io sono oltre il mutamento, privo di qualità e di forma,
Io contengo tutte le forme, e sono imprendibile agli organi di senso,
Io sono sempre equanime, oltre la liberazione e la schiavitù,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura coscienza e beatitudine.

[traduzione: Beatrice Polidori]

[immagine: Dioniso bambino, Museo di Malaga]

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Adi Sankaracharya: Shiva Manasa Puja, l’adorazione mentale di Shiva.

Rathnai Kalpitham asanam, Himajalai snanam cha divyambaram,
Naana rathna vibhooshitham mruga madha modhanvitham Chandanam,
Jathi champaka bilwa pathra rachitham, pushpam cha doopam thathaa,
Deepam deva dayanithe pasupathe, hrud kalpyatham gruhyatham.

Ti offro un trono immaginario adorno di preziosi,
un bagno d’acqua raccolta dalle nevi dell’Himalaya,
paramenti di seta da indossare, e gioielli preziosi a profusione,
Ti offro muschio e sandalo, fiori di melo e gelsomino,
E la lampada rituale, e questi doni li offro attraverso l’occhio della mente,
Oh Dio misericordioso e Signore di tutti gli esseri,
Accetta la mia offerta e concedimi la Tua benedizione.

Souvarne nava rathna Ganda Rachithe, pathre Grutham Payasam,
Bakshyam pancha vidam Payo dadhiyutham, rambha phalam panakam,
Saaka namayutham jalam ruchikaram, karpoora gandojwalam,
Thamboolam manasa maya virachitham Bhakthyo prabho sweekuru

Ti offro ghee e dolci prelibati nel vaso d’oro dalle nove gemme preziose,
Ti offro piatti di cagliata e latte, banane, verdure, acqua e foglie di betel,
Ti offro la canfora ardente e campanelli tintinnanti,
Questi doni nella mia mente sono offerti con devozione assoluta a Te,
Signore, ti prego accettali e accordami la tua benedizione.

Chathram Chamarayoryugam vyajanagam, chaa darshakam nirmalam,
Veena bheri mrudanga kahala kala geetha nruthyam thada,
Sasthangam pranthi sthuthir bahu vidha, hyethat samastham maya,
Sankalpena samapitham thava vibho , poojam gruhana prabho.

Ti offro un altare e ventagli decorati, uno specchio lucente,
Ti offro Veena, timpani, Mrudanga e un tamburo gigante,
Ti offro canti, balli e profondi inchini, inni e preghiere,
Tutti questi doni ti offro, mio Signore, mentalmente
e ti prego di accettare questa mia adorazione.

Aathma thwam Girija Mathi sahacharaa, prana sarreram gruham,
Pooja theey vishayopa bhoga rachana, nidhra samadhi sthithi,
Sanchara padayo pradakshina vidhi, , sthothrani sarva giraa,
Yadyath karma karomi thathad akhilam, shambho thavaradhanam.

La mia anima è il tuo tempio, mio Signore
Le mie opere sono i tuoi servitori, il mio corpo è la tua casa
Gli oggetti dei miei sensi sono offerti a Te,
Il mio sonno è meditazione nel silenzio di Te,
Tutti i miei passi sono sono compiuti attorno a Te,
Ciò che le mie parole dicono è preghiera che dedico a Te,
Signore,  e tutto quello che  faccio è per devozione a Te.

Kara charana krutham vaak kayajam karmajam vaa,
Sravana nayanajam vaa maanasam vaa aparadham,
Vihithamavihitham vaa sarva methath Kshamaswa,
Jaya Jaya katunabdhe sri Mahadeva Shambho.

Oh Signore perdona tutto ciò che ho compiuto
Con le opere, con le parole, con il corpo
con l’udito, la vista, o con la mente,
ciò che è legittimo e ciò che non lo è stato,
Oh Benevolo, Oceano di Misericordia, sia lode
al più grande degli Dei, al Benevolo.

[traduzione di Beatrice Polidori, immagine: Thirunakkara Shiva Temple]

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Shankaracharya: Matrupanchakam, cinque strofe di compianto per la propria madre

Adi Sankara Bhagavatpada nacque a Kalady in Kerala in una famiglia Namboodiri. Sua madre si chiamava Aryamba e suo padre morì molto presto. Quando decise di prendere il Sanyasa contro la volontà della madre, riuscì a convincerla a una condizione, che egli sarebbe stato presente accanto a lei sul letto di morte, e che avrebbe compiuto personalmente le sue esequie. Sankara prese quindi il Sanyasa. Si trovava a Sringeri, quando si rese conto che sua madre era prossima alla morte e con il potere accordatogli da Dio la raggiunse immediatamente. Fu vicino a sua madre al momento della morte e compì tutte le cerimonie funebri. Fu in questo frangente che scrisse i cinque sloka a lei dedicati. E’ forse l’unica poesia che ha scritto che non esprima lodi e devozione a Dio e non spieghi la sua filosofia.

La madre è stata esaltata come una forma di Dio in diversi passaggi nei Purana, così come Dio è stato rappresentato come un figlio abbracciato alla madre. Lei è Dhatree (Colei che porta il bambino), Janani (Colei che dà alla luce il bambino), Ambaa (Colei che nutre il corpo del bambino) e Veerasu (Colei che farà di lui un eroe), Shusroo (Colei che si prende cura di lui). Ma Sankara in questa poesia non tratta né di Dio in forma di madre, né della madre nella forma di Dio. Egli lamenta la perdita della donna che era sua madre e sottolinea come la sua coscienza sia tormentata per non essere in grado di fare il dovere di un figlio.

aasthaam tavaddeyam prasoothi samaye durvara soola vyadha,
nairuchyam thanu soshanam malamayee sayya cha samvatsaree,
ekasyapi na garbha bara bharana klesasya yasya kshmo dhathum,
nishkruthi munnathopi thanaya tasya janyai nama.

Oh madre mia,
A denti stretti hai sopportato il dolore straziante
Quando sono nato da te,
Hai condiviso con me il tuo letto, che io sporcavo, per un anno intero,
E il tuo corpo diventava emaciato e dolente
Durante i nove mesi in cui mi hai sostenuto,
Per tutto questo, in cambio, Oh mamma cara,
Non potrò ricompensarti, nemmeno con la mia grandezza.

gurukulamupasruthya swapnakaale thu drushtwa,
yathi samuchitha vesham praarudho maam twamuchai
gurukulamadha sarva prarudathe samaksham
sapadhi charanayosthe mathurasthu pranaama.

Vestito in un abito da sanyasin, in sogno
Mi hai visto presso la scuola del mio maestro,
E piangendo, ti sei precipitata là,
Per coprirmi di baci e di coccole, Oh!
Anche i maestri e gli altri studenti piangevano commossi,
E cosa potevo fare, se non cadere ai tuoi piedi,
E offrirti il mio saluto.

ambethi thathethi shivethi tasmin,
prasoothikale yadavocha uchai,
krishnethi govinda hare mukunde tyaho,
janye rachito ayamanjali.

Oh madre mia,
Piangendo gridavi di di dolore,
Mentre duramente lavoravi,
“Oh madre, o padre,
Oh Dio Shiva, Oh Signore di tutto, Krishna,
Govinda, Oh Hari e Mukunda ”
Ma in cambio, Oh mia cara madre.
Che posso darti, se non umili inchini.

na dattam mathasthe marana samaye thoyamapi vaa,
swadhaa vaa no dheyaa maranadivase sraadha vidhina
na japtho mathasthe marana samaye tharaka manu,
akale samprapthe mayi kuru dhayaam matharathulaam .

Non ti ho dato l’acqua al momento della tua morte,
Né ho offerto oblazioni per aiutare tuo cammino oltre la morte,
E nemmeno ho cantato il nome di Rama al tuo orecchio,
Oh Madre suprema, perdonami per questi errori con compassione,
Perché io sono arrivato troppo tardi per compiere tutto questo.

mukthaa manisthvam, nayanam mamethi,
rajethi jeevethi chiram sthutha thwam,
ithyuktha vathya vaachi mathaa,
dadamyaham thandulamesh shulkam.

Lunga vita,
Oh, mia perla,
Oh mio gioiello,
Oh luce dei miei occhi,
Oh mio caro principe,
E oh anima della mia anima,
Così mi chiamavi, tu a me,
Ma in cambio di tutto ciò,
Oh mia cara madre,
Ho solo una manciata di riso secco
Da porgere alle tue labbra.

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