Vesak Purnima, Guru Gorakhnath Jayanti

I Nath Yogi credono che Goraksh Nath fosse molto più di un Guru umano, e ne tramandano la nascita soprannaturale e l’accertata immortalità. Si racconta che vivesse ancor prima della Creazione, e poi attraverso tutti i quattro Yuga e che viva ancora adesso, sebbene invisibile. Testimonianze tradizionali riportano di incontri con personalità vissute in epoche molto distanti tra loro, in un arco di tempo impossibile per l’essere umano ordinario. Egli è descritto come sfondo invisibile e potere ispiratore dietro la manifestazione di molti santi, in diversi periodi della storia. Kabir, Guru Nanak, Guga Pir, Raja Bhartrihari e molti altri sono tradizionalmente considerati eredi diretti. Secondo le leggende Gorakhnath non era legato a un corpo fisico, ed era in grado di lasciare facilmente il proprio corpo per entrare in altri corpi, o di crearne eventualmente altri, anche più di uno, a suo piacimento e che pertanto sia immortale. I Nath ritengono che sia ancora vivo e appaia in luoghi diversi, quando si renda necessario proteggere Dharma. Nonostante questa profonda convinzione e la verità tramandata, si usa celebrare il Jayanti di Gorakhnath nel giorno di Vesak Purnima, il plenilunio di maggio, per ricordare il suo passaggio nel mondo come Guru fondatore e ispiratore degli insegnamenti che, in forme differenti e attraverso molti linguaggi, sono tutt’oggi le pratiche del Sanathana Dharma e del cammino spirituale degli Yogi. [Qui la storia e la leggenda di guru Gorakhnath e dell’origine del Nath Sampradaya: http://www.visionaire.org/adi-nath-matsyendra-nath-e-goraksh-nath-l-origine-della-tradizione-nath] Ma che cos’è lo yoga? E’ spiegato in realtà in termini Continua a Leggere →

Adesh Guruji Yogi Krishnanath

Sono arrivata al Kalimandir il 31 dicembre del 2011. A differenza di qualsiasi altro luogo su questa terra, lì sono entrata accolta da sorella e perciò sono rimasta da figlia. Non è questo il momento di spiegare perché e come inizia il mio percorso nel Sanathana Dharma. Oggi devo raccontare chi è Yogi Krishnanath, che domani mattina subirà un processo penale, a Roma, come un Socrate dei nostri giorni. Avrei voluto avere più tempo, perché solo il tempo permetterebbe di trasporre e descrivere a parole quello che si è ricevuto nei fatti, con poche parole. Altri maestri sanno spiegare concetti e nozioni, ma lasciano il cuore dei loro allievi immutato e arido. Ecco, qualcosa che davvero sposta Krishnanath al di sopra di ogni esperienza convenzionale è la sua naturale capacità di arrivare al cuore delle persone e trasformare un adulto, già indurito dalla vita, dal cinismo e dalla mentalità del secolo, in un discepolo, cioè in un figlio spirituale, una creatura di Dio. La spiritualità indiana è il percorso che purifica la coscienza da ciò che impedisce di realizzare la propria vera natura. Ironicamente, dato il contesto in cui scrivo queste righe, la nostra vita media è condizionata da tante dipendenze di cui non sappiamo liberarci e nemmeno riusciamo a definire. Uno stile di vita che non ci appartiene, i luoghi comuni che impongono giudizi e svalutazioni, i consumi compulsivi, i rapporti insignificanti, la violenza nascosta ma diffusa, l’egoismo, la solitudine. Su questi temi si possono fare molte argute conversazioni, Continua a Leggere →

Adi Nath, Matsyendra Nath e Goraksh Nath. L’origine della tradizione Nath.

 Amar Katha Una volta Parvati chiese al suo consorte, il Signore Shiva: “O il più grande degli Dei, tu indossi attorno al collo una ghirlanda di teschi umani. Puoi spiegarmi perché lo fai e a chi sono appartenuti?”. Con un sorriso, il Signore degli Yogi rispose: “Tutti appartenevano a te nelle tue vite precedenti, e li indosso perché mi ricordano dei momenti felici.” Parvati fu molto stupita di questa risposta. Era chiaramente turbata: “Tu sei una persona senza cuore! Sono stata la tua amata compagna, vita dopo vita, e tu che sei immortale hai collezionato i miei teschi e li hai messi intorno al collo senza pietà? Questo è dunque il tuo amore!”. Era molto arrabbiata con Shiva. Come al solito rimanendo tranquillo, il Signore degli Yogi rispose con un sorriso gentile: “Mia cara, non è colpa mia se sei morta e nata molte volte, dipende solo da te. Poiché non sei a conoscenza dell’Amar Katha (Dottrina dell’Immortalità), il tuo destino può essere solo questo. Solo chi sa può diventare immortale. L’Amar Katha è il più grande segreto e il mistero di questo mondo, e il solo modo per ottenere l’immortalità”. Dopo che ebbe finito di parlare, Parvati esclamò:”Dovresti subito insegnarmi questo Amar Katha, così diventerò immortale come te e non morirò più.” Era furiosa come non mai. Shiva sorrise dolcemente e disse: “Che cosa meravigliosa! Sai, Parvati, di volta in volta, nelle tue vite precedenti, hai chiesto la stessa cosa. E ogni volta che cercavo di raccontarti questo Katha Continua a Leggere →

Ramakrishna e la Visione di Kali. L’Estasi divina.

LA PRIMA VISIONE DI KALI […] E, in effetti, ben presto scoprì che strana Dea aveva scelto di servire. A poco a poco divenne sempre più avvinto nella rete della sua presenza cosmica. Se per l’ignorante Ella è l’immagine della distruzione,(Ramakrishna) in lei trovò la benevola, amorevole Madre. Il Suo collo è ornato da una ghirlanda di teste, i suoi fianchi da una cintura di braccia umane, le Sue mani reggono armi mortali, i suoi occhi lanciano fiamme,  ma Ramakrishna sentiva nel Suo respiro il  confortante tocco di un tenero amore, e vide in lei il seme dell’immortalità. (Kali) Si innalza sul petto del suo consorte, Siva, perché Lei è Shakti, la Potenza inseparabile dall’Assoluto. E’ circondata da sciacalli e altre creature abiette, gli abitanti dei campi di cremazione. Ma non è la Realtà Ultima superiore alla santità e all’empietà? La Dea sembra ubriaca, sotto l’effetto del vino. Ma chi avrebbe creato questo mondo pazzo se non sotto l’influenza di una ebbrezza divina ? E’ il simbolo più alto di tutte le forze della natura, la sintesi delle loro antinomie, l’ultima Divinità, in forma di donna. Lei divenne per Sri Ramakrishna l’unica Realtà, e il mondo divenne un’ombra inconsistente. Al suo culto dedicò la sua anima. Davanti a lui fu il portale trasparente dell’ineffabile realtà. Il culto nel tempio intensificava il desiderio di Sri Ramakrishna di una visione vivente della Madre dell’Universo. Cominciò a passare in meditazione il tempo non  impiegato nel servizio del tempio, e per questo scopo scelse un luogo estremamente solitario. Una giungla profonda, fitta Continua a Leggere →

La Madre Universale, di Sri Sitaramdas Omkarnath

La Madre Divina non è lontana. Ella risiede sempre nel profondo del vostro cuore. E’ lei l’occhio dei vostri occhi, l’orecchio delle vostre orecchie, la parola delle vostre parole e la vita della vostra vita. La Madre Divina racchiude in sé l’intero universo ed esiste all’interno e all’esterno di ogni essere animato o inanimato. Nello stato Senza Forma (Nirguna) è il Padre; nello stato Con Forma (Saguna) è la Madre. Se sei amato dalla Madre, perché piangere? Basta immaginare di essere seduti sulle ginocchia della Madre, mentre ci stringe con dieci braccia. Invece, se si trascorre la vita guardando di fronte (all’esterno), si è spaventati e si piange alla vista del dolore e della malattia, della povertà e del bisogno che nuotano come squali affamati nell’oceano della vita. Si guardi per un attimo all’indietro (all’interno); osservate su quali ginocchia state seduti; chi vi tiene tra le sue braccia. Riportate all’interno i sensi che si proiettano all’esterno e osservate come la Madre vi protegga in ogni momento. Asciugate le vostre lacrime, scacciatele. Dite soltanto Durga, Durga, Durga. Chiunque abbia preso rifugio nella Madre, ha conquistato la pace perfetta ed eterna. Pensate a Ramprasad, Kamlakanta, Vamakshepa, Ramakrishna Paramhamsa – tutti loro hanno ottenuto la Sua visione (Darshan). Anche nella nostra epoca la Madre si manifesta. Appare agli occhi di chi la chiama con autentica devozione (Bhakti) e con umiltà. Anche se non avete fede, chiamate la Madre. Se la chiamerete, la vostra fede gradualmente si accrescerà. Se non potete rivolgervi a lei Continua a Leggere →

Sri Adi Shankaracharya, scritti sull’OM Pranava

“Om è usato come un mezzo per la meditazione sul Brahman. Le scritture infatti dicono, ‘Questo è il miglior mezzo (per la realizzazione del Brahman) e il più elevato.’ ” “‘Ci si dovrebbe concentrare sul Sé, pronunciando Om.’ ‘Si dovrebbe meditare sull’Essere Supremo solo attraverso la sillaba Om.’ ‘Medita il Sé con l’aiuto della sillaba Om.’ E così via. Anche se i termini Brahman, Atman, ecc sono nomi di Brahman, dall’autorità delle Scritture sappiamo che Om è il suo appellativo più intimo. Quindi è il mezzo migliore per la realizzazione del Brahman.” (Shankara, Commento alla Brihadaranyaka Upanishad) “E’ (dato) quindi in due modi, come simbolo e come nome. Come simbolo: così come l’immagine di Vishnu o di qualsiasi altro dio è considerata identica allo stesso dio (a scopo di culto), così l’Om deve essere considerato come Brahman. (Perché?) Perché Brahman è soddisfatto di chi usa l’Om come un mezzo, perché la Scrittura dice: ‘Questo è il miglior mezzo e il più elevato. Chi conosce questo mezzo ottiene la felicità nel mondo di Brahman [Hiranyagarbha]. ‘ “Il Sé Supremo, essendo al di là della portata degli occhi e degli altri organi, non può essere percepito senza un supporto, pertanto l’aspirante si concentri con fede, devozione e rapimento profondo sulla sillaba Om, come altre persone usano sovrapporre Vishnu alle immagini di pietra, ecc, ove hanno scolpito i suoi lineamenti. Sia del Brahman incondizionato o del Brahman condizionato, la sillaba Om diventa il mezzo per la realizzazione. Per un’altra scrittura si ha infatti: Continua a Leggere →

Ashta Dasa Shakti Pitha Stotram (attribuito a Sri Adi Shankara): Inno dei diciotto Shakti Pitha

Sati era la figlia di Daksha, un potente tra i grandi esseri divini. Segretamente, il suo cuore adorava Shiva. Quandio suo padre convocò lo Swayamvara per scegliere tra i giovani principi e gli Dei un marito per Sati, non invitò Shiva, che conduceva vita da asceta e aveva fama di selvaggio. Sati prese allora la corona di fiori destinata al prescelto e lanciandola in aria gridò a Shiva di prenderla lui. E Shiva improvvisamante comparve nel mezzo del ricevimento coronato della ghirlanda lanciata dalla giovane Sati. Al padre Daksha non restò che acconsentire alle nozze. Ma un giorno Daksha volle organizzare un sacrificio solenne, cui chiamare tutti gli dei e i potenti, e dove espressamente vietò l’ingresso a Shiva. Per l’umiliazione immensa Sati si diede alle fiamme riuscendo a produrre da sé il fuoco dell’autocombustione e morì sotto gli occhi del padre. Narada recò la terribile notizia a Shiva. Appreso l’accaduto, Shiva si precipitò sul lugo, ma non più in tempo per salvare Sati. Tagliò la testa di Daksha e poi raccolse il corpo si Sati, portandolo via. Era furioso e pazzo di dolore. Per placare la sua rabbia, Vishnu tagliò in 18 pezzi il corpo di Sati, che caddero in altrettanti diverse località dell’India. Questi luoghi, che divennero santuari di adorazione perenne e di Grazia, sono chiamati Shakti Pitha. Alcune tradizioni tramandano l’esitenza di 108 Pitha, altre di soli 4; questo Stotra, attribuito a Sri Adi Shankaracharya elenca i tradizionali 18 Shakti Pitha e i nomi delle dee che Continua a Leggere →

Sri Adi Shankaracharya, Preghiera del mattino

Praatah smaranam – Preghiera del mattino Praatah-smaraami hrudi samsphuradaatma-tatwam Satchit-sukham Paramahamsa-gatim tureeyam Yatswapna-jaagara-sushapti-mavaiti nityam Tadbrahma nishkalamaham na cha bhoota-samghah Medito al mattino il Sé che risplende nel cuore, che è essere-coscienza-beatitudine, che è il fine supremo della vita umana, chiamato il ‘Quarto’ perché è al di là dei tre stati di coscienza: veglia, sogno e sonno profondo, e che di tutti è il testimone immobile. Io sono quel Brahman, che è indivisibile e non si forma per aggregato degli elementi naturali. Praatar-bhajaami manasaam vachasaamahamyam Vaacho vibhaamti nikhilaa yadanugrahena Yanneti-neti-vachaner-nigamaa-avocham tam Devadeva-Maja-machyuta-maahuragrayam Medito al mattino l’Essere supremo splendente di cui parlano i Veda, il non nato, immutabile, supremo, inaccessibile alla mente, inattingibile alla parola, ma per la cui benedizione è data la facoltà del linguaggio, e che è descritto nelle Upanishad dalle parole ‘non questo, non quello’. Praatar-namaami tamasah-paramarka-Varnam Poornam sanaatanapadam purushottamaakhyam Yasminnidam jagadasesha-masesha-moorthim Rajwaam bhujamgama iva praati-bhaasitam vai Medito al mattino l’Infinito, l’Essere eterno che è conosciuto come il Supremo Purusha, che è oltre le tenebre dell’ignoranza, che risplende come il sole, che è fondamento di tutto e su cui questo universo appare, proprio come una corda appare come un serpente. Slokatraya-midam punyam lokatraya-vibhooshanam Pratah-kaale pathedyasthu sa jachchet-paramam padam Iti-Srimat Sankara-Bhagavadpaada virachitam Parabrahmanamha-praataha-smarana stotram sampoornam Colui che legge ogni mattina questa triade di versi santi, onorati nel triplice mondo, realizza lo stato supremo della liberazione. Questi versi furono scritti da Sri Adi Shnakaracharya Bhagavadpaada per la lode e la meditazione del Brahman supremo.

Ramana Maharshi: Undici Versi in lode di Sri Arunachala

[La mattina del 1 Settembre 1896, (il giovanissimo Ramana) salì sul treno per Tiruvannamalai. Il viaggio fu molto breve. Sceso dal treno, si affrettò a raggiungere il grande tempio di Arunachaleswara. Tutte le porte erano aperte – anche le porte del santuario interno. Il tempio era vuoto, non vi erano persone – neanche i sacerdoti. Venkataraman entrò nel sancta sanctorum, e davanti a Padre Arunachaleswara provò la grande estasi e la gioia indicibile. Il viaggio epico era finito. La nave era approdata al porto sana e salva. (Fonte: Ramanasramam] Gli “Undici Versi” sono tra le poche poesie del Maharshi che sono state scritte spontaneamente, senza alcuna richiesta, come egli stesso ebbe a dire in proposito: “Le sole poesie che sono venute a me spontaneamente e mi costringevano, per così dire,  a scrivere, senza che nessuno mi invitasse a farlo, sono gli Undici Versi in lode di Sri Arunachala e le Otto Strofe in lode di Sri Arunachala. Le parole di apertura degli Undici Versi vennero una mattina, e cercavo di reprimerle dicendo: “Che ci posso fare con queste parole?”,  ma non si quietarono, finché composi una canzone per trascriverle; tutte le altre parole scorrevano facilmente, senza alcuno sforzo. Le strofe rimanenti, tranne due, sono state composte allo stesso modo.”] 1. Oh Amore che hai il profilo di Arunachala! Ora che per Tua grazia mi hai sostenuto mi dico, cosa sarebbe stato di me se non ti fossi manifestato, e se struggendomi di nostalgia di Te fossi stato lasciato, perduto, nelle tenebre Continua a Leggere →