Posted by beatrice on February 1, 2010
Un pomeriggio Bhole (Swami Rama) espresse il proprio stupore a Sombari Baba e gli chiese come fosse che il fuoco non lo bruciava. “Come potrebbe il fuoco bruciare se stesso?” rispose Sombari Baba “Il fuoco è me e io sono il fuoco.
Tutto l’universo è pervaso dal fuoco, e qualcosa va forse distrutto dal fuoco? Il fuoco è ciò che sostiene la vita. Solo quelli che ignorano la natura divina del fuoco ne sono impauriti.”
Bhole non capiva tutte le implicazioni del discorso di Sombari Baba, ma comprese che il fuoco è energia divina e incarna intelligenza, come noi. E riconobbe, almeno intellettualmente, che l’universo è interamente pervaso di fuoco, in forma di calore e luce, ma aveva difficoltà ad accettare l’affermazione di Sombari Baba “Il fuoco è me e io sono il fuoco”.
Sperando di capire in un secondo momento, Bhole pose un’altra domanda: “Perché i colori delle fiamme cambiano nel tempo?” Continua a leggere »
Posted by Beatrice on April 16, 2009
La giusta premessa che dovrei fare è ammettere di essere completamente incapace di svolgere con grazia la ricognizione della memoria che - per le ragioni che cercherò di spiegare - ho incominciato a fare.
La ragione principale è che al momento attuale io sono l’unica e l’ultima a ricordare le storie che mi sono state raccontate e che solo in parte, nella misura più fugace, benché più nitida, quella dell’infanzia, ho potuto brevemente condividere. Non ho conosciuto direttamente tutti i protagonisti delle vicende che abitano la mia memoria. Molti di essi sopravvivevano comunque alla loro uscita dal mondo grazie al continuo ricordo, non solo della persona come affetto, ma del lessico e dei particolari modi di dire e di fare, che erano altrettanti modi di intendere la vita e tracce inequivocabili di un intreccio improvviso di etnie e di nazionalità e di paesaggi, che per un periodo del secolo scorso ha composto una popolosa famiglia in un disegno surreale e talvolta tragico.
Alcuni anni fa, quando scomparve l’ultima protagonista e testimone diretta, da cui provengono una grossa parte delle storie che io ricordo e la loro pregnanza di presenze effettive, già all’uscita dalla funzione, ancora senza nemmeno la forza di dire grazie a tutti e arrivederci, alcuni mi si facevano incontro per chiedere che scrivessi quello che avevo ascoltato. Ma per gli anni che seguirono avevo la certezza che non ne sarei stata capace. La mia memoria non è della qualità di quella che fu della mia mentore. E per ragioni non futili, la mia è probabilmente destinata a scomparire rapidamente. A questa beffa ho cercato di non pensare, ma non posso non constatare; come non posso tirarmi fuori per incapacità tecnica, perché tutto questo - poi ho capito - non mi appartiene, non è pertinenza del mio orgoglio o delle mie competenze, se esistono.
C’è una scatola di fotografie, per ciascuna delle quali ho ricevuto in lunghe ripetizioni, la cognizione dei luoghi, delle origini, dei rapporti e perfino della provenienza di abiti o particolari, la lingua parlata e l’accento regionale, la collocazione nel quadro nel cosmo e nella storia del secolo, e tute le figure che non compaiono nel quadro ma ne costituiscono la radice e il retroscena. Ho libri stropicciati e consunti di argomento religioso, segnati, appuntati, ricolmi di immagini sacre che raccontano una storia che è ancora più intima e non viene mai raccontata, per pudore. E altri oggetti, per ora indicibili. Ma tutte queste cose non avevano e non sanno come trovare un filo conduttore, che per me era sempre stato il tavolo di formica azzurra della vecchia cucina, punto in cui tutte quelle linee eterogenee convergevano, nella narrazione semplice che viene dalla comunità e dall’esperienza. Continua a leggere »
Posted by Beatrice on February 8, 2009
Tutto si inscena sotto la volta ormai super-celeste del grande asfittico corpo dall’enigmatico nome di Eluana. Una donna morta diciassette anni fa, in un incidente stradale, il cui cadavere supportato dalle macchine vive per diventare il macroscopico feticcio prima della scienza medica compiacente e tronfia, e poi la volta stellare della rivoluzione conservatrice dentro cui si incammina l’Italia, riconoscendosi in quella sorte che è truffa, che è solo involucro insenziente, esposto per sempre a servire lo stupro, l’accanimento sul più debole, il destino di vivere senz’anima. Giacché la sua anima è già oltrepassata dallo stato di supernova, verso una galassia lontana, più grande dell’Orsa, quieta, attorno a cui gravitano con coerenza logica e armoniosa nuovi pianeti di vita senza nome.
Molto al di sotto del suo mistero, la tragica allegoria della battaglia sulle sue spoglie insepolte alza la cortina del sensazionalismo, di cui E. è vittima, momentanea, insieme a un invisibile moltitudine di reietti che cadranno da domani sotto la scure del terrore securtario. La debole coscienza civile, ancora incerta, ha scelto la vita della macchina, della risposta insensata, puramente reattiva. Insieme alla vita insenziente abbiamo deciso che le nostre strade saranno vigilate da sconosciuti, protetti da un diritto penale sempre più debole, che fermeranno donne e bambini, che li potranno controllare e vessare, denunciare e ricattare. Forse saranno i bambini afghani che sfuggono al doppio fuoco di talebani e alleati nascondendosi nelle stive o tra gli assi dei camion, che se non muoiono schiacciati, scendono a piedi lungo le nostre autostrade, camminando a ritroso fino al casello precedente, distrutti ma ancora vivi. O le donne che cercano di sottrarsi alla guerra che sta cancellando l’Africa, accanendosi soprattutto sui loro corpi, strappando e devastando la vita alla radice. Continua a leggere »
Posted by Beatrice on January 8, 2009
1. Scrivi quaderni segreti o fogli sparsi dattiloscritti, per il tuo piacere
2. Sii umile verso tutto, aperto e in ascolto
3. Cerca di non ubriacarti fuori casa
4. Innamorati della tua vita
5. Ciò che senti troverà la sua forma
6. Sii il folle asceta della mente
7. Affonda fino alle profondità che vuoi raggiungere
8. Scrivi ciò che vuoi dal fondo della mente, senza limiti
9. L’indicibile visione dell’individuo
10. Niente poesia, solo ciò che è
11. Gli spasmi visionari che vibrano nel petto
12. In trance, sogna gli oggetti che hai di fronte
13. Elimina ogni inibizione letteraria, grammaticale e sintattica
14. Come Proust, sii un vecchio consumatore di tempo
15. Racconta la vera storia del mondo, in un monologo interiore
16. Il centro dell’interesse è l’occhio interno all’occhio
17. Scrivi per il tuo ricordo e la tua sorpresa
18. Lavora intensamente con il terzo occhio, nuotando nel mare del linguaggio
19. Accetta la sconfitta
20. Credi nel profilo sacro della vita Continua a leggere »
Posted by Beatrice on May 26, 2008
di Gustavo Zagrebelsky * da: accademiadellacrusca.it
Lo spirito del dialogo e le sue parole. La democrazia è discussione, ragionare insieme; è, per ricorrere a un’espressione antica secondo l’uso socratico, filologia non misologia [1]. Chi odia i discorsi, alla persuasione preferisce l’imposizione. Juan Donoso Cortés, nel suo Saggio sul cattolicesimo, il liberalismo e il socialismo (1850) parla spregiativamente dei parlamenti come luoghi in cui la borghesia mostra la sua intima e corrotta natura di clasa discutidora e propugna non il governo del popolo ma la teocrazia, il governo di Dio e dei suoi rappresentanti con i quali c’è poco da discutere. Invece, maestro insuperabile dell’arte del dialogo, cioè della filologia che conviene alla democrazia, è certo Socrate, a cui si deve la denuncia di due opposti pericoli. Vi sono – dice - ‘persone affatto incolte’, che ‘amano spuntarla a ogni costo’, anche a costo di persistere nell’errore e di trascinare altri nell’errore. Vi sono poi però anche coloro che ‘passano il tempo nel disputare il pro e il contro, e finiscono per credersi divenuti i più sapienti di tutti per aver compreso essi soli che, sia nelle cose sia nei ragionamenti, non c’è nulla di sano o di saldo, ma tutto […] va su e giù, senza rimanere fermo in nessun punto neppure un istante’. Dobbiamo guardarci dall’uno e dall’altro pericolo e non lasciarci penetrare nell’animo né dalla tentazione della nostra verità acquisita una volta per tutte, né ‘dal sospetto che nel ragionare non vi sia nulla di integro’. Continua a leggere »
Posted by Beatrice on May 18, 2008
Ahmed Rhuhel in visita nelle Marche per raccontare l’orrore di Guantanamo
Rhuhel è uno dei tre cittadini britannici che è stato recluso per due anni senza accuse nel centro di detenzione di Guantanamo Bay, nell’ambito della cosiddetta ‘guerra al terrore’. Il ragazzo porterà la sua testimonianza giovedì 22 a Osimo e Ancona e venerdì 23 a Pesaro
Ahmed Rhuhel, uno dei tre giovani cittadini britannici recluso per due anni senza accuse nel centro di detenzione di Guantanamo Bay, nell’ambito della cosiddetta ‘guerra al terrore’ verrà in visita nelle Marche per portare la sua testimonianza nell’ambito della campagna di Amnesty International ‘Più diritti più sicurezza’.
Rhuhel sarà a Osimo e Ancona giovedì 22 maggio e a Pesaro venerdì 23. Giovedì mattina il giovane sarà all’Istituto Corridoni Campana di Osimo per raccontare agli studenti la sua vicenda, mentre nel pomeriggio incontrerà la cittadinanza ad Ancona, nella facoltà di Economia. Il giorno dopo a Pesaro l’ex detenuto incontrerà le scuole superiori (dopo la proiezione del film ”The road to Guantanamo’, ispirato alla sua storia e dei suoi due compagni) e in serata la cittadinanza. Continua a leggere »
Posted by Beatrice on April 12, 2008
E’ capitato in passato di avere notizie di persone prematuramente scomparse, la cui breve vita si sarebbe potuta riassumere come un sacrificio supremo, quello che in occidente si chiama “martirio”. Ma non ne ho scritto nulla, limitandomi a meditare tra me il segno luminoso e tragico del loro passaggio, perchè tali vicende erano private e diventavano pubbliche solo in relazione a un fatto di cronaca terribile, il cui uso pubblico sarebbe diventato strumentalizzazione. E in queste pagine l’etica conta. Ma il caso di Pippa Bacca è nato per essere arte, con la volontà di essere pubblico; anzi, l’arte lo è tanto poco, e tanto è ignorata, che la fine drammatica della sua vicenda è probabilmente dovuta alla solitudine e alla scarsità di mezzi che un’artista sopporta, ormai senza farci caso, per proseguire nel proprio progetto. Pippa parte sola, inizialmente in compagnia di una collega, da cui poi si separa per poter coprire in due un percorso più esteso. Probabilmente, come molti/e di noi, non è capace di misurare la solitudine enorme in cui è costretta a operare, e i pericoli che comporta, perchè la solitudine e la vulnerabilità sono patti diabolici cui non ci si può sottrarre se si intende fermamente compiere il proprio disegno, senza arrendersi in partenza.
E se non si vuole precipitare nella depressione, si è ormai digerito e dimenticato il problema odioso del giudizio e della condanna che irrevocabilmente il “mondo” (che è tutto fuorché chi lo abita) deve comminare a chiunque azzardi un’azione disinteressata e ispirata. Basti leggere i mostruosi commenti lasciati da emeriti sconosciuti sul Blog dedicato a Pippa, dove la famiglia, gli amici e lei stessa vengono giudicati e condannati con asprezza inusitata per aver osato interrompere lo schema consolidato e ferreo della paura e della sottomissione. Continua a leggere »
Posted by Beatrice on March 26, 2008
Prendete per esempio un albero di mele. Il melo offre i suoi frutti agli altri e nulla prende per sé. Il senso della sua vita è il bene degli altri esseri. Ugualmente, il fiume. Tutti possono andarci e bagnarvisi. Il fiume laverà la sporcizia da chiunque, senza chiedere nulla in cambio. Volontariamente accetta tutte le impurità e restituisce purezza, sacrificando tutto per gli altri.
Figli, ogni oggetto di questo mondo ci insegna il sacrificio. Se osservate da vicino, trovate che tutta la vita è un sacrificio. La vita di ciascuno è una storia di sacrificio. Il marito si sacrifica per la moglie e la moglie si sacrifica per il marito, la madre per i figli e i figli per la famiglia.
Ciascuno di noi sta sacrificando la propria vita in un modo o nell’altro. Ma ciascuno di noi è limitato al proprio piccolo mondo. Senza sacrificio non c’è alcun mondo. Sacrificare tutto per il bene del mondo è il più grande sacrificio.
Il nostro piccolo mondo deve evolversi fino a diventare l’intero universo. Mentre cresce, vedremo lentamente i nostri problemi dissolversi in esso.
Amma Mata Amritanandamayi

(immagine: Giovanni fattori: Contadina nel bosco.)
Posted by Beatrice on June 3, 2007
Se si vuole scrivere qualcosa di buono occorre andare a piedi. Per scrivere qualcosa di buono non si deve leggere più, si deve imparare ad ignorare le troppe espressioni rapide che si susseguono con falsa posizione di coscienza nel mondo vorace dei blog, dove si viene tentati dalla falsa democrazia della rete, apparecchiata per conquistare simpatie e preferenze con un fare salottiero. Stare lontani dall’ipocrisia pseudo democratica delle raccolte di firme, dei pareri arguti, delle allodole di partito, dalle polemiche e dalle promozioni generali e generazionali. Non ci si deve intrigare con i milanesi, con i professionisti, con gli emergenti, con gli opinionisti, con i famosi e nemmeno con quelli che credono di esserlo o pensano di diventarlo. Lasciar perdere chi adora l’idea di essere influente, per qualunque motivo, perchè vuole la propria schiavitù morale. Per fare qualcosa di buono bisogna essere saldamente coscienti di essere soli e mai volersi appoggiare ad altri. Uscire dall’abitacolo soffocante dell’egocentrismo alla moda e proseguire a piedi.
Io incomincio un blog quando già molti si stanno stancando e lamentano l’inconsistenza e l’inefficacia di questa scrittura ricreativa e narcisistica - che inizialmente ha conquistato troppa attenzione soprattutto tra chi, senza sapere nulla del web, ha avuto la possibilità di parteciparvi attivamente e un’illusione di comunicazione globale, di incontro e di scambio. La stanchezza la leggo nelle pagine di persone amiche, che si misero di buona volontà a cercare di mostrarsi e nascondersi, creando un piccolo universo di relazioni fittizie e interessate. Ho visto altre formule passare prima di questa, molto più aperte, collaborative e orizzontali veramente, che si sono tutte più o meno estinte. E quando ascoltavo una conferenza dove mi volevano spiegare il blog come una forma evoluta di socializzazione, trasecolavo. Il blog è l’involuzione, l’introversione della comunicazione sul web, quando già le vere comunità precedenti si sono sciolte o annichilite per litigiosità, mancanza di senso del gruppo, mancanza di rispetto dell’altro, e soprattutto per l’incompetenza sociale a gestire per la prima volta un potere reale, effettivo, di creare o distruggere la propria comunità e il suo naturale pluralismo. Questo è l’unico vero “messaggio” politico che abbiamo ricavato dalla nostra esperienza di gestione diretta di un sistema democratico a sola partecipazione, senza rappresentanti, organi, formazioni. Che non ne siamo stati capaci. Perciò quasi immediatamente, in pochi anni, la plancia dei comandi della comunicazione è passata in modalità verticale e in mani esperte.
Una delle cose da fare, per scrivere qualcosa di buono, è riuscire con le parole a trovare una soluzione semplice a un problema complesso. Vorrei perciò lasciare ad un seguito, se ci sarà, di analizzare nel dettaglio le tante piccole smanie che sono state catturate all’amo e deluse; ma vorrei anche avvertire, chi ancora ne fosse all’oscuro, di come la propria frustrazione narcisistica possa diventare strumento di persuasione e di inganno nelle mani di chi invece conosce molto bene il rapporto uno-a-molti, quello delle televisioni, della stampa, del potere in tutte le sue gradazioni. Le aspettative e le delusioni sono la più efficace formula di persuasione, perchè ci portano a rispecchiarci in un ideale che appare nostro e che non siamo.
Queste varie considerazioni mi sono saltate alla mente dopo che un malessere persistente aveva fatto seguito alla lettura di un blog influente, che in questi giorni cerca di promuovere una lista di candidati per un “nuovo” partito, appellandosi alla generazione scontenta ed esclusa, assai larga, che in qualche modo ci raccoglie tutti. Sebbene l’operazione non sia illegittima, qualche cosa di questa teoria di giovani, carini ed emergenti mi ha nauseato; probabilmente la pretesa che un’intera generazione, soltanto perchè variamente in possesso di un’istruzione, dovrebbe rispecchiarsi nelle ambizioni politiche di questi giovani vecchi. Ho avuto l’impressione di un gioco sporco, basato sull’autocommiserazione e sulla vanità, sul persuaderci che quelli siamo noi, senza portare alcuna proposta né contenuto. La lista dei bloggers, appunto.
Mentre riflettevo come reagire a questa farsa senza cadere nella perfidia gratuita, che sarebbe emersa in una prima stesura immediata, nella mente mi circolavano rimproveri a me medesima su quali debolezze emozionali mi spingano a leggere i blog “mondani”, cosa ci stessi cercando, cosa mi attragga, dove era finita la mia indipendenza, la mia maledetta indipendenza, se davvero ho imparato mai, in tutti questi anni di ricerca e di meditazione ad essere autonoma… ecc. Allora è scesa la frase che si legge nel titolo: “Uscire dall’abitacolo e proseguire a piedi” e in qualche modo, per grazia attiva o per associazione, mi è venuto in mente l’immenso Sri Chandrasekarendra, che viaggiò a piedi l’India in lungo e in largo, senza per questo voler rappresentare un messaggio politico, ma per semplice attitudine e obbedienza al voto di povertà e alla conoscenza. Per questo lo chiamavano “il Dio che cammina”. Nessuno di noi, probabilmente, raggiungerà quella vetta. Ma quella vetta è Liberazione in Vita, l’abbandono di ogni abitacolo e di ogni persuasione, la diretta esperienza della Verità.
Anche per scrivere qualcosa di buono bisogna imparare a proseguire a piedi. Forse allora, dopo, una vera comunità di coscienze potrà accadere.
