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Perchè non adoriamo la Madre?

Posted by Beatrice on March 26, 2008

Sebbene il contatto con le tradizioni orientali abbia trasportato fino in occidente una certa visione mistica e trascendente del femminile, il contagio ha toccato soltanto un livello superficiale, intellettualistico o sentimentale. Una parte dei ricercatori, con sincerità, avverte che il nostro sentimento nei confronti di una Madre Divina non riesce a superare il dubbio, addirittura lo stallo, per cui verso l’elemento duale, che contraddistingue una diade divina e sperimentale, tra divino e naturale, trascendente e formale, non può stabilirsi con facilità un continuo, o un riconoscimento di identità. Anche per le donne che cercano con interesse le figure che hanno incarnato in forme femminili il Maestro e il Divino c’è fortemente il desiderio di incontrare la differenza di genere, o di “polarità”, come la chiamano altri, che però non può superare la separazione, perchè sembra appunto fondarsi su di essa. Al fine, occorre chiarire che anche la posizione di certi studi tradizionali, in occidente, ha forzato la contrapposizione con esiti errati, per adeguare le dottrine mistiche dell’oriente a certa filosofia decadente, con il risultato di un pateracchio idealista in salsa sanscrita, piuttosto che un Vedanta in lingua occidentale.

Ma è della nostra esperienza quotidiana, e di questo invece vorrei parlare, il blocco emozionale/spirituale che ci impedisce di cogliere l’aspetto femminile della divinità, così come tramandato dai sanscriti, e di re-integrarlo – insieme alla nostra vita – nell’ unicità divina. Noi non amiamo la vita. Per noi vivere è manipolare, trasformare, violentare e infine consumare completamente la vita. Possiamo anche dichiarare di difenderla o di curarla, ma mai ci verrà in mente che la vita non necessita affatto della nostra attivazione nei suoi confronti. Che essa sia giusto un’immagine degna della nostra più spassionata e semplice contemplazione. Continua a leggere »

Yochai Benkler – La ricchezza della rete

Posted by Beatrice on January 29, 2008

<<Il libro di Yochai Benkler La ricchezza della rete pone al centro dell’attenzione l’emergere e il consolidarsi, in seguito alla larghissima diffusione e alla relativa economicità dei mezzi necessari a produrre informazione, di un’economia dell’informazione in rete alternativa alla tradizionale economia dell’informazione industriale. Ciò che caratterizza questa nuova fase, si afferma fin dalle prime pagine del testo, «è che azioni individuali decentrate – cioè le nuove e rilevanti condotte cooperative coordinate per mezzo di meccanismi non commerciali radicalmente distribuiti, che non dipendono da strategie proprietarie – giocano un ruolo molto più grande di quanto non fosse, o avrebbe mai potuto essere, nell’economia dell’informazione industriale. Catalizzatori di questo cambiamento sono l’affermarsi della tecnologia di fabbricazione dei calcolatori e dei suoi effetti a catena attraverso le tecnologie di comunicazione e storaggio di informazione … La terza novità, che per gli osservatori è forse la più radicale, più nuova e più difficile da comprendere, è l’affermarsi di grandi progetti cooperativi su larga scala dediti alla produzione orizzontale di informazione, conoscenza e cultura. Essi sono esemplificati dall’emergere del free software e del software open source. Ci stiamo accorgendo che questo modello non vale solo per il cuore delle nostre piattaforme software, ma si sta espandendo in tutti i settori dell’informazione e della produzione culturale … dalla produzione peer-to-peer di enciclopedie, alle news e agli editoriali fino all’intrattenimento immersivo». Continua a leggere »

Come finisce l’anno 2007

Posted by Beatrice on December 29, 2007

E’ l’anno in cui, con la prudenza dei numeri, si è sentito parlare di “femminicidio”, dell’inquietante frequenza con cui le donne cadono vittime di fatti criminosi. E’ stato ancora un anno di guerra nelle nazioni “liberate” dalle milizie dell’assolutismo democratico. E’ stato l’anno dei Rom, che hanno visto le ruspe, e sono diventati sinonimo e capro espiatorio della mancanza di politiche e di responsabilità italiane su cittadinanza, lavoro, e pace. E infine Benazir Bhutto, donna dichiaratamente democratica, in un Paese dove questa è un’appartenenza sospetta, l’”uomo degli americani”, muore, predestinata. Nonostante la condanna unanime che proviene dagli ambienti istituzionali di tutto il mondo, c’è freddezza, banalità: perchè l’ideologia che ha armato il killer pakistano ha persuaso già ad oriente e ad occidente, che nel gioco della politica mondiale non c’è più posto per la Persona.

La Non-Persona avanza in una scia di sangue, si riconosce nella propria capacità di distruggere e di seminare lutto ed eccitazione (prendo in prestito il termine trovato dal bravo Genna per definire A.Hitler).; che colpisca una donna innamorata dei suoi gatti, una studentessa universitaria brillante, una leader politica cinquantenne che cercava un difficile progresso. Sembra l’elenco di altrettante debolezze, alla luce di dell’opinione di quelli che la rassegnazione al male rende baldanzosi, come profeti dell’inesorabile sconfitta della Persona… Occorre iniziare l’anno chiedendosi Chi viene ucciso. E sempre chiedersi Chi siamo.

Penso che tragicamente alcune donne abbiano assimilato l’ideale di essere e di dover essere quel futuro di giustizia, di solidarietà e di amore che si insegnò loro ad essere anni addietro, quando la “differenza” aveva caratteristiche di responsabilità individuale e di spiritualità vissuta. Che a molti livelli, dall’amore per gli animali, alla capacità di relazione con gli altri, alla volontà di scelte politiche equilibrate, si sia espresso, senza rumore, questo ideale. Per quanto queste donne abbiano anche accettato il silenzio, per quante umiliazioni abbiano ingoiato senza farne tragedie, sebbene le scelte di valore le abbiano spesso tenute lontane dalla fama o dal potere, la loro presenza diventa improvvisamente abbastanza ingombrante da richiedere un’esecuzione, con l’inganno, casalinga o in grande stile. Così che si possa continuare ad esaltare un futuro tetro di vendetta politica, di dittature tecnocratiche e nostalgie senza tradizione, di vanità belliche e bellicose, e idiozie da ragazzi vecchi, innamorati del proprio vuoto e armati di odio contro chi vive una inspiegabile pienezza, razionale e reale. Continua a leggere »

P.P.Pasolini su A.K. Coomaraswamy in “Pagine corsare”

Posted by Beatrice on December 26, 2007

A. K. Coomaraswamy: induismo e buddismo

di Pier Paolo Pasolini – 23 settembre 1973 -da Descrizioni di descrizioni, a cura di G. Chiarcossi, Garzanti, Milano 1996

Ho già avuto occasione di dire, a proposito di un libriccino di storie Zen pubblicato da Adelphi, che conosco male le religioni orientali, specie quella indiana, di cui molti in questi anni possiedono qualche nozione, se queste religioni hanno avuto un momento di moda specie tra i giovani. Dicevo di non amare allargamenti culturali di carattere sottoculturale, e che una infarinatura dovuta alla conoscenza di qualche opera divulgativa o di qualche testo tradotto mi pareva una degradazione. Ciò non toglie che il mio interesse per la «storia delle religioni» (a questo proposito segnalo al lettore la mia ultima lettura, un legnoso ma notevole volume del marxista George Thomson su I primi filosofi, pubblicato da Vallecchi), mi spinga ogni tanto a leggere anche opere di carattere direttamente religioso.

Ananda Coomaraswamy che ha scritto una specie di sinossi dell’induismo e del buddismo è infatti uno storico (soprattutto dell’arte religiosa indù), ma è anche un credente. La sua sinossi è dunque apostolica. Egli si rivolge con grande cura al lettore occidentale, riferendosi con precisione filologica ai testi di cui cita parole, frasi o frammenti, dandone anche sempre, tra parentesi, il testo in lingua originale; non solo, ma fornendo anche l’analogo concetto in quella lingua universale della filosofia che è il greco di Platone, oppure addirittura citando testi mistici occidentali (esprimenti sempre analoghi concetti, soprattutto Meister Eckhart, e, con grande pertinenza, il Dante del Purgatorio e del Paradiso). L’educazione inglese di Ananda Coomaraswamy gli consente di avere quel distacco dalla materia (in cui peraltro crede) e quella capacità di chiarezza sintetica e razionale, il cui risultato è di compendiare in un libriccino di 170 pagine stampate larghe, millenni di pensiero religioso.

Ciò che mi ha colpito forse più di tutto in questo straordinario compendio (che mi ha molto emozionato) è un elemento finora trascurato della filosofia indiana, cioè il suo momento pragmatico che è invece conosciuto a fondo e capito ancora più a fondo: così a fondo da risultare addirittura «behavioristico»! Certe affermazioni dei testi religiosi indiani coincidono perfettamente con certe affermazioni del «behaviorismo» (a proposito di cui consiglio, ancora, al lettore un esemplare irritante e affascinante, Oltre la libertà e la dignità, di B. F. Skinner, Mondadori). Continua a leggere »