subscribe to the RSS Feed

Sulla meditazione

Posted by beatrice on December 10, 2009

I piani fisico, mentale, intellettuale e spirituale, devono essere ricondotti a un insieme armonico. La meditazione è la tecnica per trovare questa armonia. È la disciplina spirituale più elevata. Attraverso la meditazione si può incontrare l’esperienza della pace dentro e fuori di noi. Terminano i conflitti fra i desideri, le indecisioni sui compiti e lo stress nervoso. La mente è nella posizione di vedere la vita nel suo complesso. Ogni impegno si risolve con successo, poichè terminano le fluttuazioni mentali e la conseguente dispersione. E’ possibile perciò dirigere le proprie potenzialità, con una concentrazione che non incontri ostacoli.
Nessuno può mancare di osservare il risultato della concentrazione. I raggi del sole convergenti su un punto attraverso una lente focale bruciano la cosa su cui sono concentrati. Tutti coloro che hanno successo nelle professioni o nel sapere, lo devono alla capacità di concentrarsi su un solo punto. Occupare la mente in pensieri e problemi reca danno alla concentrazione e al rendimento. Una mente divisa ottiene risultati mediocri. Le Scritture hanno giustamente indicato che ogni uomo è un genio potenziale. La maggior parte di noi è in grado di utilizzare solo una parte insignificante delle potenzialità. Pertanto, le delusioni sono il nostro destino inevitabile. Abbiamo poteri illimitati che purtroppo non abbiamo imparato a conoscere e utilizzare. E’ una questione di ritrovare noi stessi.
Sotto la superficialità dei pensieri e dei comportamenti, resiste in noi la costante ricerca inconscia di un denominatore comune. Come un solo binario, su cui far scivolare tutti i diversi aspetti della nostra personalità senza problemi, rapidamente, e in perfetto equilibrio – per raggiungere l’esperienza della realtà.
La mente è sempre occupata da un oggetto o l’altro. Il flusso dei pensieri è incessante. Ovviamente, prima che la mente possa controllare se stessa e concentrarsi su qualcosa, deve essere coltivata. Nella meditazione la mente è condotta a ritirare la sua attenzione da tutti gli oggetti sensibili.
Con la pratica assidua la mente impara a pensare solo una cosa alla volta. La mente è davvero una forza da non sottovalutare, anzi potremmo considerarla invincibile. Dopo aver preso coscienza della propria vera natura, la mente non è più distirbata dai dolori passeggeri e dalle gioie effimere del mondo. La prosperità non la svaluta, l’avversità non la degrada. Proprio come le scoperte scientifiche di indistruttibilità della materia e dell’energia danno un nuovo significato agli oggetti, che sono una combinazione di entrambi, la realizzazione del Sat-Chit-Ananda da parte della mente-intelletto, attraverso la meditazione, schiude una nuova visione della vita e dei fenomeni del mondo, così che appaiono nella loro nudità, spogliati del loro potere di ingannare. Tutte le coperture si sollevano allo sguardo di una mente così stabilita nella pura coscienza, grazie la meditazione regolare. Spogliata di tutti i complessi, non sarà più assalita da dubbi e timori.

E che dire, dal punto di vista del mondo, cosa è necessario per giustificare la meditazione? La prova del budino è nell’assaggio. Iniziate la meditazione da ora in poi, e presto l’esperienza incomparabile dei doni che ricadranno su di voi, supererà la semplice logica.
Siate regolari. Siate sinceri. Siate puri. La meditazione non può mai fallire. Sarà sempre un successo.
La sincerità e la regolarità sono il segreto del successo nella meditazione. Il contatto con il guru e il costante studio delle scritture sono fattori che garantiscono il successo totale.

[Swami Chinmayananda]

Mumbay, 27 novembre

Posted by Beatrice on November 27, 2008

Quando in Nepal il sig. “Prachanga” vinse le elezioni dello scorso aprile, portando il Paese dalla monarchia a uno stato democratico a maggioranza “comunista”, un anziano – che come molti della sua generazione, nonostante una personalità notevole, deve definirsi “comunista” per possedere un’etica e un ideale – mi chiese: e l’India? In India, dissi io, esistono partiti di ispirazione comunista, in alcuni stati hanno la maggioranza, a livello centrale si assestano in percentuali “normali” e contrattano il proprio appoggio alle coalizioni di centro-sinistra. Perchè? Dice, perché secondo lui in India ci sono contraddizioni enormi, c’è troppa povertà, e potrebbe capitare che ne esca un Prachanga, che scoppi la rivoluzione. Giovane!! ah, sì, esistono da sempre i gruppi dei guerriglieri nella jungla, i Naxaliti, formazioni di vaga ispirazione maoista e dal misterioso rifornimento di armi: conquistano militarmente un po’ di villaggi, applicano una giustizia sommaria e plateale, ma di lì poi non si spostano, non prenderanno Nuova Dheli con metodi così primitivi, né gli interessa, sono i bulli della jungla, secondo me, e basta. L’anziano giovane si stupisce che la gente attenda con pazienza il proprio turno all’accesso alla ricchezza, ammassandosi alla rinfusa ai margini delle metropoli. Dico, vanno al cinema, canticchiano le canzoni alla moda, venerano i divi di Bolliwood, sperano in un futuro migliore. Non coglie il parallelo che molti vedono con il dopoguerra felice dell’Italia di qualche decennio fa. Non vede una felicità che non miri a un riscatto radicale e universale; quello che per molti è benessere, per altri è miseria, miseria morale prima che materiale, ma dove la povertà materiale deve essere il perno dell’equazione e della presa di coscienza.

Tra due ore prenderò il caffè con mio padre, che mi dirà: hai visto in India? Ho visto, sì. Eh? Il fatto di appartenere in maniera indipendente e testardissima a qualcosa denominato Induismo mi qualifica , purtroppo, come sostenitrice di un sistema politico ed economico che invece mi è completamente indifferente, come qualsiasi altro. Ma a questo punto per me è già la barriera visibilissima dell’impossibilità di comunicare. Non è riconoscibile, nella nostra disperata decadenza, una denominazione che non corrisponda a un’adesione politica e pseudo-ideale, che deve essere manifestata con la faziosità truculenta e identitaria della tifoseria, cui di solito la connotazione religiosa aggiunge caratteri di untuosità e senso di presunta giustizia. Fatico enormemente a sopportare questa attribuzione. L’occidente, il monoteismo, l’ambizione imperiale di ciascuna delle “grandi religioni” hanno ormai stabilito che solo questa pretesa megalomane e omicida è fede. A questa “fede” credono tutti, ecco come si spiega il presunto misticismo rimontante nel XXI secolo. Ma la povertà, la politica, le contraddizioni sociali – mi dicono le notizie di oggi – sono definitivamente lasciate fuori dalla porta. Il trionfo è dell’immagine, della sigla, dell’intelligence e della televisione. Continua a leggere »

La preghiera dell’Aspirante

Posted by Beatrice on July 27, 2008

Quando gli occhi sono aperti, vediamo cose, persone ed eventi. In tutte queste occasioni si manifestano le idee di “io” e di “mio” e le differenziazioni del “non io” e “non mio”. La mente può essere rivolta ancora di nuovo al Supremo con questa preghiera:

Signore, tu sei tutto questo. Tu sei colui che risplende come universo. Vedo te nei bambini e negli adulti, in me stesso e negli altri. Eppure, ogni volta, dimentico che tu sei tutto. A causa di questa dimenticanza divento arrogante e aggressivo, indifferente e irriverente. Se non sono consapevole del tuo sguardo che tutto vede, cado in errore e indulgo nella falsità. Signore, benedicimi. Apri l’occhio della mia saggezza. Quando i bambini giocano, che io possa vedere il tuo sguardo amorevole e attento negli occhi di ognuno. In ogni suono che vibra nelle mie orecchie, che io oda la dolcezza della tua voce. Invece di percepirmi come individuo, fai che prevalga la consapevolezza della totalità nella sua interezza. Che io possa sentirmi sempre in separabile dal tutto. Che questa preghiera riecheggi nell’orizzonte della mia mente. Aiutami a ripetere questo versi e andare sempre più a fondo nella prodigio del loro significato, e che io possa sentire la benedizione di questa comprensione unitiva. Aum…

(Guru Nitya Chaitanya Yati)

Perchè non adoriamo la Madre?

Posted by Beatrice on March 26, 2008

Sebbene il contatto con le tradizioni orientali abbia trasportato fino in occidente una certa visione mistica e trascendente del femminile, il contagio ha toccato soltanto un livello superficiale, intellettualistico o sentimentale. Una parte dei ricercatori, con sincerità, avverte che il nostro sentimento nei confronti di una Madre Divina non riesce a superare il dubbio, addirittura lo stallo, per cui verso l’elemento duale, che contraddistingue una diade divina e sperimentale, tra divino e naturale, trascendente e formale, non può stabilirsi con facilità un continuo, o un riconoscimento di identità. Anche per le donne che cercano con interesse le figure che hanno incarnato in forme femminili il Maestro e il Divino c’è fortemente il desiderio di incontrare la differenza di genere, o di “polarità”, come la chiamano altri, che però non può superare la separazione, perchè sembra appunto fondarsi su di essa. Al fine, occorre chiarire che anche la posizione di certi studi tradizionali, in occidente, ha forzato la contrapposizione con esiti errati, per adeguare le dottrine mistiche dell’oriente a certa filosofia decadente, con il risultato di un pateracchio idealista in salsa sanscrita, piuttosto che un Vedanta in lingua occidentale.

Ma è della nostra esperienza quotidiana, e di questo invece vorrei parlare, il blocco emozionale/spirituale che ci impedisce di cogliere l’aspetto femminile della divinità, così come tramandato dai sanscriti, e di re-integrarlo – insieme alla nostra vita – nell’ unicità divina. Noi non amiamo la vita. Per noi vivere è manipolare, trasformare, violentare e infine consumare completamente la vita. Possiamo anche dichiarare di difenderla o di curarla, ma mai ci verrà in mente che la vita non necessita affatto della nostra attivazione nei suoi confronti. Che essa sia giusto un’immagine degna della nostra più spassionata e semplice contemplazione. Continua a leggere »