Nag Panchami, la festa dedicata ai serpenti. La vita primordiale e il demone benevolo degli antichi.

Nag Panchami è il giorno in cui gli hindu di India e Nepal celebrano i cobra, offrendo loro latte e rituali, al fine di garantirsi la buona sorte e protezione dagli attacchi dei serpenti e da ogni sorta di pericoli. Nel giorno di Nag Panchami, in India e Nepal i serpenti si avvicinano ai luoghi dedicati, e bevono il latte che viene loro offerto. E’ un’immagine forte, paradossale, in cui il nutrimento eccellente, purezza e antidoto, è dato in pasto al nemico naturale, all’avvelenatore. I serpenti accettano l’offerta, bevono il latte, si placano e poi spariscono di nuovo nel loro mondo segreto. La loro condizione tra gli esseri spirituali è ambigua e molto antica, presente in tutte le culture tradizionali, da epoche molto precedenti all’avvento delle cosiddette religioni. Non esiste un gruppo umano che non abbia osservato il serpente e non ne abbia interpretato la presenza come condizione vivente addirittura precedente alla propria. La stessa Bibbia si apre e si chiude con la vicenda umana segnata dalla sfida lanciata dal serpente, per poi concludersi con la sua sconfitta sotto il piede santo della Madre, durante l’Apocalisse. A questo punto la condizione del rettile è già una espressione definita, con uno statuto morale, che ne riduce il potere e lo definisce, per annientarlo. Cosa stanno facendo, invece, gli uomini che avvicinano i serpenti con rispetto e con le offerte? A chi si stanno rivolgendo? I Naga, nella cultura indiana, sono esseri semi-divini, la cui natura è molto simile a quella che Continua a Leggere →

Vesak Purnima, Guru Gorakhnath Jayanti

I Nath Yogi credono che Goraksh Nath fosse molto più di un Guru umano, e ne tramandano la nascita soprannaturale e l’accertata immortalità. Si racconta che vivesse ancor prima della Creazione, e poi attraverso tutti i quattro Yuga e che viva ancora adesso, sebbene invisibile. Testimonianze tradizionali riportano di incontri con personalità vissute in epoche molto distanti tra loro, in un arco di tempo impossibile per l’essere umano ordinario. Egli è descritto come sfondo invisibile e potere ispiratore dietro la manifestazione di molti santi, in diversi periodi della storia. Kabir, Guru Nanak, Guga Pir, Raja Bhartrihari e molti altri sono tradizionalmente considerati eredi diretti. Secondo le leggende Gorakhnath non era legato a un corpo fisico, ed era in grado di lasciare facilmente il proprio corpo per entrare in altri corpi, o di crearne eventualmente altri, anche più di uno, a suo piacimento e che pertanto sia immortale. I Nath ritengono che sia ancora vivo e appaia in luoghi diversi, quando si renda necessario proteggere Dharma. Nonostante questa profonda convinzione e la verità tramandata, si usa celebrare il Jayanti di Gorakhnath nel giorno di Vesak Purnima, il plenilunio di maggio, per ricordare il suo passaggio nel mondo come Guru fondatore e ispiratore degli insegnamenti che, in forme differenti e attraverso molti linguaggi, sono tutt’oggi le pratiche del Sanathana Dharma e del cammino spirituale degli Yogi. [Qui la storia e la leggenda di guru Gorakhnath e dell’origine del Nath Sampradaya: http://www.visionaire.org/adi-nath-matsyendra-nath-e-goraksh-nath-l-origine-della-tradizione-nath] Ma che cos’è lo yoga? E’ spiegato in realtà in termini Continua a Leggere →

Sita Navami

Nella visione Indiana gran parte del mito si snoda nel gioco della coppia sacra, che rappresenta non solo il femminile e il maschile, ma ogni polarità fisica o filosofica, fino a quella ultima tra individuato e assoluto, e più in generale tra immanente e trascendente, tra materia e coscienza. Una di queste allegorie è nella vicenda di Sita e Rama, la coppia nata per essere unita, e che deve attraversare il dramma della separazione e patire la lotta per riunificarsi, come lo spirito umano. A giocare contro l’unità dell’essere, è il demone Ravana, immensamente potente perché estremamente devoto, ma corrotto da desideri insaziabili. Ravana rapisce Sita e la trasporta a Lanka, dove si trova il suo regno. Il regno di Ravana è il paese del lusso e dell’accumulo di ogni ricchezza. La descrizione del Ramayana include palazzi, giardini, padiglioni, carri giganteschi, migliaia di concubine e ogni inimmaginabile sfarzo. Il palazzo reale ci viene mostrato di notte (visto con gli occhi di Hanuman), immerso in un sonno profondo, incosciente, alcolico. E Sita, mentre è rinchiusa in quel mondo di eccessi, cade in uno stato di abbattimento e di depressione, tanto da essere evitata perfino da Ravana, che l’aveva tanto desiderata. Vive circondata da esseri mostruosi, suoi carcerieri, che anche quando dimostrano qualche pietà per lei, nulla possono fare per aiutarla, oppressi dalla loro condizione di dipendenza. Solo la scimmia Hanuman riesce a raggiungerla e a recarle la speranza del prossimo arrivo di Rama, per liberarla. Hanuman, indifferente alle lusinghe della ricchezza, Continua a Leggere →

Hanuman Jayanthi

…Quindi Shiva, prendendo la forma del vento, fece nascere la scimmia Hanuman, per sostenere Rama nella sua battaglia e condurlo alla completa vittoria. Mentre gli uomini si mantenevano nelle città ancora apparentemente sicure, attendendo il ritorno del Re, il signore Rama vagava nella foresta, finchè con l’inganno gli fu sottratta l’amata Sita. Costretto a riscattare la sposa, si preparò alla guerra contro i demoni che stavano assediando il Dharma. E se gli uomini scompaiono dal racconto dopo poche pagine, il Ramayana fa agire invece il paesaggio, la natura, gli animali e tutti gli esseri come altrettanti protagonisti del racconto. Ma Hanuman è molto lontano dalla secondarietà in cui abbiamo confinato il mondo animale. Di Hanuman immediatamente colpiva la straordinaria eloquenza, con cui subito manifestò la propria natura divina. Hanuman era un soldato, ma prima ancora un abile ed erudito diplomatico e stratega. Nel corso della storia ebbe molte occasioni per dimostrare poteri soprannaturali e forza senza pari. La sua figura è il modello e l’ispirazione di ogni vero devoto e dei grandi santi. Purezza, fine intelletto, e assoluta devozione, sono le doti che Dio stesso ha infuso nell’animale, scegliendolo, per raggiungere risultati straordinari. Così che infine ad Hanuman fu concessa l’immortalità e dominio sulle potenze celesti. Jay Sri Ram! Jay Hanuman!    

Rama Navami

Oggi è Rama Navami, la Nascita di Rama, il grande Eroe divino dell’India. Rama il salvatore del Dharma, l’uomo ideale, il paradigma delle virtù e dell’eroica vicenda spirituale umana. La nascita di Rama cade al termine delle Nove Notti (Navaratri) dedicate al culto primaverile della Madre Divina che, come nove mesi virtuali, partoriscono infine il Figlio Divino. La figura e la storia di Rama, offrono una rappresentazione che si presta a molti livelli di lettura, da quello religioso popolare, profondamente radicato nella tradizione e nell’identità indiana, alla lettura psicologica dell’archetipo universale dell’eroe, di cui riunisce in essenza i migliori caratteri distintivi, fino alla “favola” gnostica, che percorre la discesa e il riscatto dell’anima. Tutti questi livelli sono fluidi e ampiamente noti. E’ Dio stesso a incarnarsi nel principe Rama per salvare il Dharma dalle forze demoniache che lo minacciano. Dio che incarnandosi affronta l’esilio nella foresta, che si vede separato dalla sua amata sposa, rapita dal re dei demoni nemici, che piange e si dispera, che si deve alleare in una straordinaria fratellanza con le scimmie e gli altri animali della foresta, per poter affrontare il nemico, ritrovare l’amata e compiere il proprio destino. Infine la chiusura della storia è dolce e amara, che quando ogni cosa è compiuta e tutto è realizzato, altresì ogni cosa è sacrificata e tutto ritorna all’Origine da cui era scaturito. Perciò quando un uomo muore lo si saluta gridando: il viaggio di Rama è compiuto! Oggi il Grande Viaggio ricomincia…. Sia lode a Rama. Continua a Leggere →

Chaitra Navaratri 2016

Felice Navaratri a tutti. Che sia un tempo di ispirazione e di visione, tempo di risoluzione degli errori e di chiarezza interiore e manifesta. La Madre divina ispira e insegna, mostra la giusta via e la purezza della vita, chiama alla liberazione dalle cattive abitudini, dall’inerzia e dall’ignoranza. Abita sempre presso ciascuno dei Suoi figli, in qualcuna delle Sue innumerevoli forme, tanto che, infine, ci sembrerà assurdo non averla riconosciuta e seguita fin dall’inizio, con stupore e commozione. Per chi la vede e per chi ancora non la vede, i Suoi Mille Nomi, letti e ripetuti, guidano al riconoscimento e alla percezione della pervasività della Sua maestria gentile, che cavalca il leone, irradiando benevolenza e grazia. Jay Ma. Adesh. [Scarica il testo del Lalitha Sahasranama in PDF]    

Maha Shivaratri

Molte storie leggendarie sono legate alla fondazione della festività di Shivaratri. Ogni mese, il tredicesimo giorno di luna calante si calcola un periodo detto Pradosha, in cui Shiva manifesta la danza cosmica Tandava dinanzi agli Dei, riuniti per ringraziarlo dell’aver salvato il mondo dal veleno prodotto dalla loro goffa ricerca di immortalità. Shiva si manifesta perciò come Colui che è capace di salvare il mondo dagli effetti nefasti dei desideri mortali, quelli che vedono collaborare e contrapporsi Dei e Asura, volontà e pulsioni, generando pericoli ancora più letali. Chi riconosce questa dinamica si rivolge a Shiva, come fecero gli Dei, come unica via di soluzione delle dinamiche psichiche. E Shiva è colui che assorbe (beve) il veleno prodotto dai desideri e ne neutralizza gli effetti. Egli è perciò il Benevolo. Nella Sua pace si risolvono volontà, pulsioni, morte, individualità, e solo la danza cosmica dispiega l’esistente, perfetto e impersonale. Ogni anno uno di questi periodi di grazia è ritenuto il più santo. E’ la vigilia della Luna Nuova di Febbraio/Marzo, quando la vita sta per nascere ciclicamente di nuovo, mentre si trova nella sua fase latente, ancora oscura. Il Mahamrityunjaya Mantra, che si trova nel Rudra Namakam, dice di Shiva:”Tu che sei il profumo che fa sbocciare i fiori”. Il profumo è un elemento sottile, imprendibile, che accompagna lo sbocciare dei fiori, ma che in forma latente precede la fioritura, come un’ebrezza, energia senza causa apparente, primordiale, e che informa improvvisamente ogni essere, chiamando ad aprirsi, ad alzarsi, a rivolgersi Continua a Leggere →

[7.3.2016] MAHA SHIVARATRI

“Mi inchino a te, che hai la forma del vasto spazio! Tu che hai assunto la forma di un eremita dai capelli intrecciati e con il bastone tra le mani, il ventre magro e la ciotola delle elemosine… Mi prostro a te che hai forma di Brahmacharin. Tu che porti il tridente, tu che sei il signore degli esseri celesti, tu che hai tre occhi, tu che sei lo spirito supremo. Il tuo corpo è sempre imbiancato di ceneri e l’emblema fallico è sempre rivolto verso l’alto. Mi inchino a te, che hai la forma di Rudra! La mezza luna adorna la tua fronte. Indossi un serpente come sacro cordone che avvolge il tuo collo. Tu brandisci l’arco pinaka e il tridente. Mi inchino a te, che hai la forma della Ferocia. Tu sei l’anima di tutte le creature. Tu sei il creatore e il distruttore di tutte le creature. Tu sei senza ira, senza inimicizia, senza attaccamento. Mi inchino a te che hai la forma della Pace!” [Mahabharata – Santi Parva, XLVIII] Il termine sanscrito Shivaratri significa ‘La notte di Shiva’. L’Essere Supremo, l’Assoluto, è identificato nella sua condizione primordiale come suprema Oscurità, a causa dell’eccesso di luce. Se guardiamo al sole per qualche istante ad occhi aperti e poi guardiamo altrove, vediamo solo oscurità. Il sole ci ha abbagliati talmente che tutto appare buio. La Primordiale condizione cosmica della volontà creatrice di Dio, prima della creazione – uno stato apparentemente simile al buio o alla notte – è Continua a Leggere →

Makar Sankranti

Oggi gli Hindu hanno celebrato Makar Sankranti, l’ingresso del Sole nel segno del Capricorno, secondo l’astrologia indiana. E’ un giorno dedicato alle purificazioni e alle iniziazioni, che può essere visto come l’inizio del tempo ordinario. Spesso si sente associare il significato di Makar Sankranti al Solstizio invernale, ma sembra più adatto, se dobbiamo trovare una corrispondenza occidentale, associarlo al significato tradizionale dell’Epifania, che nell’antichità manifestava la nascita di Aion, il tempo, e che segna perciò la ripresa dell’anno, dopo la sosta del Sole nel punto più buio dell’inverno, che ha ispirato a guardare al trascendente. Quindi il Sole ritorna oggi a illuminare il divenire, ospite nella dimora di Saturno, che è signore del tempo e delle prove della vita, e insieme danno inizio all’avvicendarsi dei giorni e delle opere umane.