108 Nomi di Shiva

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OM SHIVAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio Benevolo (Shiva)

OM MAHESHVARAYA NAMAHA
Mi inchino al Grande Dio Shiva

OM SHAMBHAVE NAMAHA
Mi inchino al Dio della Felicità

OM PINAKINE NAMAHA
Mi inchino al guardiano del Dharma

OM SHASHISHEKHARAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che porta la luna crescente tra i capelli

OM VAMADEVAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che sostiene l’esistente

OM VIRUPAKSHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dalla forma perfetta

OM KAPARDINE NAMAHA
Mi inchino al Dio dai capelli intrecciati

OM NILALOHITAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio splendente come il sole a mezzogiorno

OM SHANKARAYA NAMAHA
Mi inchino all’origine di ogni Bene

OM SHULAPANAYE NAMAHA
Mi inchino al Dio che brandisce il tridente

OM KHATVANGINE NAMAHA
Mi inchino al Dio che porta il bastone nodoso

OM VISHNUVALLABHAYA NAMAHA
Mi inchino a Shiva, adorato da Vishnu

OM SHIPIVISHTAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che emana la luce

OM AMBIKANATHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che è il Signore di Ambika

OM SHRIKANTAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dalla gola blu

OM BHAKTAVATSALAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che ama i suoi devoti

OM BHAVAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che è l’esistente

OM SARVAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che è la totalità

OM TRILOKESHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dei tre mondi

OM SHITAKANTHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dal collo bianco

OM SHIVAPRIYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che è amato da Parvati

OM UGRAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dal carattere terribile

OM KAPALINE NAMAHA
Mi inchino al Dio che beve nel teschio

OM KAMARAYE NAMAHA
Mi inchino al Dio che vince le passioni

OM ANDHAKASURA SUDANAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che ha ucciso il demone Andhaka

OM GANGADHARAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che porta il fiume Gange tra i capelli

OM LALATAKSHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che gioca con la creazione

OM KALAKALAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio della liberazione dalla morte

OM KRIPANIDHAYE NAMAHA
Mi inchino al Dio che è la grazia suprema

OM BHIMAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dalla forza straordinaria

OM PARASHU HASTAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che tiene un’ascia tra le mani

OM MRIGAPANAYAE NAMAHA
Mi inchino al Dio che custodisce le creature

OM JATADHARAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che porta le trecce dei rinuncianti

OM KAILASAVASINE NAMAHA
Mi inchino al Dio che vive sul monte Kailash

OM KAVACHINE NAMAHA
Mi inchino al Dio che protegge

OM KATHORAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che fa crescere ogni cosa

OM TRIPURANTAKAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che distrusse le tre città dei demoni

OM VRISHANKAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che ha il simbolo del toro (Nandi)

OM VRISHABHARUDHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che cavalca il toro

OM BHASMODDHULITA VIGRAHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio ricoperto di cenere

OM SAMAPRIYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che ama il canto

OM SVARAMAYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che crea con il suono

OM TRAYIMURTAYE NAMAHA
Mi inchino al Dio che è adorato nelle tre forme divine

OM ANISHVARAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio indiscusso

OM SARVAGYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che conosce ogni cosa

OM PARAMATMANE NAMAHA
Mi inchino al Sè Supremo

OM SOMASURAGNI LOCHANAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che è la luce del sole, del fuoco e della luna

OM HAVISHE NAMAHA
Mi inchino al Dio che riceve le offerte di burro chiarificato

OM YAGYAMAYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che ha stabilito i riti

OM SOMAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio (che è la luce) lunare

OM PANCHAVAKTRAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio delle cinque azioni

OM SADASHIVAYA NAMAHA
Mi inchino allo Shiva primordiale

OM VISHVESHVARAYA NAMAHA
Mi inchino al Signore del cosmo

OM VIRABHADRAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dalle gesta eroiche

OM GANANATHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dei Gana

OM PRAJAPATAYE NAMAHA
Mi inchino al Creatore primordiale

OM HIRANYARETASE NAMAHA
Mi inchino al Dio che guida le anime elette

OM DURDHARSHAYA NAMAHA
Mi inchino all’essere indefettibile

OM GIRISHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio delle montagne

OM GIRISHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dell’Himalaya

OM ANAGHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che non incute timore

OM BUJANGABHUSHANAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio coronato di serpenti

OM BHARGAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che purifica dalle colpe

OM GIRIDHANVANE NAMAHA
Mi inchino al Dio che ha per arma la montagna

OM GIRIPRIYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che ama la montagna

OM KRITTIVASASE NAMAHA
Mi inchino al Dio che si nasconde con la pelle di elefante

OM PURARATAYE NAMAHA
Mi inchino al Dio delle selve

OM BHAGAVATE NAMAHA
Mi inchino al Dio Supremo

OM PRAMATHADHIPAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che è servito dai genii

OM MRITUNJAYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che vince la morte

OM SUKSHMATANAVE NAMAHA
Mi inchino al Dio più sottile del sottile

OM JAGADVYAPINE NAMAHA
Mi inchino al Dio che permea tutto il mondo

OM JAGADGURAVE NAMAHA
Mi inchino al Dio maestro di tutti i mondi

OM VYOMAKESHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio i cui capelli riempiono la volta celeste

OM MAHASENAJANAKAYA NAMAHA
Mi inchino al padre di Kartikkeya

OM CHARUVIKRAMAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che protegge i pellegrini in cammino

OM RUDRAYA NAMAHA
Mi inchino a Rudra, che piange la sofferenza dei suoi devoti

OM BHUTAPATAYE NAMAHA
Mi inchino al Signore dei demoni i dei fantasmi

OM STHANAVE NAMAHA
Mi inchino al Dio immobile

OM AHIRBUDHNYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio della Kundalini

OM DIGAMBARAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio vestito di cielo

OM ASHTAMURTAYE NAMAHA
Mi inchino al Dio dalle otto forme

OM ANEKATMANE NAMAHA
Mi inchino al Dio che è l’anima universale

OM SATVIKAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che è pura energia

OM SHUDDHA VIGRAHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio situato oltre il dubbio e oltre i conflitti

OM SHASHVATAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio eterno e senza fine

OM KHANDAPARASHAVE NAMAHA
Mi inchino al Dio che spezza con l’ascia

OM AJAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio senza legami

OM PAPAVIMOCHAKAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che spezza le catene

OM MRIDAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio della terra

OM PASHUPATAYE NAMAHA
Mi inchino al Dio degli animali e di tutti i viventi

OM DEVAYA NAMAHA
Mi inchino al Signore degli Dei

OM MAHADEVAYA NAMAHA
Mi inchino al più grande degli Dei

OM AVYAYAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che non muta

OM HARAYE NAMAHA
Mi inchino al Dio che è detto Hari (Vishnu)

OM PASHUDANTABHIDE NAMAHA
Mi inchino al Dio che colpì l’occhio di Bhaga

OM AVYAGRAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che è quieto e immobile

OM DAKSHADHVARAHARAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che distrusse il sacrificio di Daksha

OM HARAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che riassorbe il cosmo

OM BHAGANETRABHIDE NAMAHA
Mi inchino al Dio che punì Pushan

OM AVYAKTAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio invisibile

OM SAHASRAKSHAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio dalle forme illimitate

OM SAHASRAPADE NAMAHA
Mi inchino al Dio che abita e si muove in tutto

OM APAVARGAPRADAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che dà e toglie ogni cosa

OM ANANTAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che non ha fine

OM TARAKAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio che libera l’umanità

OM PARAMESHVARAYA NAMAHA
Mi inchino al Dio Supremo

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La figura di Ganesha e il rito di iniziazione. Lo smembramento e l’integrazione.

Ganesha è il Dio dalla testa di elefante. Egli è colui che viene adorato per primo. I suoi nomi sono invocati all’inizio di ogni opera per assicurarsi la riuscita, e prima di incominciare qualsiasi tipo di culto.

Ganesha è immagine del primo “Shabda” (AUM) o vibrazione che si manifestò al principio dell’Universo. Perciò è associato al “principio”, come il “Signore dell’Inizio.”

Ganesha o Ganapati è un Dio molto popolare in India come il distruttore degli ostacoli. La gente lo invoca chiedendo siddhi, successo nelle imprese, e buddhi, intelligenza. Egli è invocato prima di incominciare ogni impresa. E’ anche il patrono di istruzione, conoscenza e saggezza, letteratura e arti.

La storia della nascita di Ganesha è riportata dallo Shiva Purana. La Dea Parvati si stava accingendo a fare un bagno al fiume, e aveva modellato la figura di un ragazzo dalla sporcizia prelevata dal proprio corpo: quando l’immagine prese vita, chiese al giovane di fare la guardia mentre lei faceva il bagno. Nel frattempo Shiva ritornava da Parvati, e trovava con lei un giovane sconosciuto, che gli impediva di passare. Infuriato, Shiva mozzò la testa del ragazzo, e Parvati ne fu profondamente addolorata. Per rimediare, Shiva mandò allora i suoi demoni (Gana) a prendere la testa di chiunque fosse sorpreso a dormire con il capo rivolto a nord. I Gana trovarono un elefante addormentato e riportarono dunque la sua testa. Shiva pose il capo mastodontico dell’elefante sul corpo del ragazzo e lo fece così rivivere. Shiva nominò il ragazzo Ganapati, comandante dell’esercito dei demoni, e gli concesse la prerogativa che chiunque avrebbe dovuto adorarlo prima di iniziare qualsiasi impresa.

Tra le figure che abitano il mondo archetipo, il novizio, l’iniziato, il principiante, addentrandosi nel percorso spirituale, indossa una maschera e si avventura nel labirinto o nel percorso della conoscenza. Il cappuccio, la tonsura, una esclusione del volto umano precedono il momento dell’incontro con la presenza divina, al suo inizio. Il candidato si spoglia della propria identità di nascita e si offre ignoto all’ignoto, straniero in territorio sconosciuto, alla ricerca del Supremo. Così si incomincia la grande impresa della conoscenza sacra.

Una maschera rappresentava Dioniso durante i Misteri. Veniva appesa a un palo, decorato con un mantello e rami di edera. Indicava perciò la presenza e l’assenza, il limite: che oltre la rappresentazione fittizia della maschera vi è solo il senza-forma, l’asse stesso del cosmo, immobile e silenzioso. La maschera manifestava l’ambiguità di Dioniso, la sua onnipotente presenza e la sua radicale assenza, rivelando la specificità di Dioniso, il “dio dell’alterità”. La maschera è un volto e nasconde il vero volto, è figura di persona e rinuncia alla persona, nasconde e manifesta. Paradosso che, per i seguaci del culto dionisiaco, era proprio lo sguardo della maschera, lo sguardo di Dioniso, capace di indurre la trance, o l’entusiasmo, la possessione divina. Guardare i grandi occhi cavi e spalancati della maschera del dio era la chiave per perdersi nel suo enigma.

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Scrive Walter Otto: “Dioniso è il dio che sopraggiunge, enigmatico nello sguardo che sconvolge. Suo simbolo è la maschera, che presso tutti i popoli sta a significare l’immediata presenza di uno spirito misterioso. Egli stesso è venerato come maschera. Il suo sguardo toglie il respiro, confonde, annienta equilibrio e misura. L’uomo è colpito da follia: può essere la follia beatificante, che rapisce in ineffabili stati di trance, che libera dal peso della terra, che danza e che canta; e può essere la follia oscura, dilacerante, apportatrice di morte.” Nella teofania della maschera Dioniso manifestava l’essenza insita nel concetto stesso di divinità, quella di essere Altro dall’uomo. Egli, per antonomasia, egli era il “dio-altro”, il “dio straniero” venuto da un altrove immaginario, non geografico. Era presente, al tempo stesso, sia fuori sia dentro le città. Con l’alterità del suo sguardo l’adepto stabiliva una relazione asimmetrica, mutando il proprio stato di coscienza: usciva da se stesso (èkstasis), annullando temporaneamente la propria individualità (aphànisis: “sparizione”, “invisibilità”), e, mediante l’estesìa, introiettava il dio in uno stato entusiastico di possessione.[*]

Un altro giovane dio e Figlio, nato dalla Vergine, dal Medio Oriente giungerà a conquistare tutto l’Occidente. La sua vicenda assumerà il titolo di Persona e Volto forse più di ogni altro, e si ritroverà appeso al Legno, asse del mondo, durante la sua rappresentazione sacra della morte e della rinascita. Per l’Occidente, questo figlio della Vergine, diventerà l’unico Dio.

Anche Ganesha nasce dalla sola Madre, è figlio della Natura soltanto, e con la Madre trascorre una prima infanzia sulla riva di un fiume. E’ un bambino come ogni altro, un semplice e bellissimo figlio della polvere e del sudore di madre natura. Proprio così dice il mito, letteralmente: Ganesha nasce dal sudore e dalla polvere sulla pelle di Parvati, quindi è prodotto della materia di scarto, la materia primordiale, la sozzura con cui l’iniziato deve produrre l’oro filosofale. Finché per l’incontro fortuito con Shiva la sua testa umana cade, mozzata da un impeto d’ira del dio. Le suppliche della Madre convincono Shiva a restituirgli salva la vita, ma la sua testa è ormai perduta, e deve essere sostituita in fretta con quella di un elefante. Ecco apparire il fanciullo divino dalla testa elefantina. Adesso che la sua vita è stata spezzata e restituita dalla grazia di Shiva, egli è figlio non più della Natura, ma del Mahadeva, ed è diventato un dio egli stesso.

Con lo smembramento della testa, Shiva compie un’azione iniziatica, cuore dei riti di passaggio, del motivo del “fanciullo divino”, in cui un fanciullo prodigioso è trasformato in dio: trasforma la semplice creatura, concepita solo dalla materia di scarto della natura, in una personificazione divina. A subire lo stesso destino nella mitologia greca è Dioniso, ancora neonato, ancora creatura ibrida tra il divino padre Zeus e la madre umana Semele; o quando ancora prima, nel mito cretese, Dioniso era l’oscura figura del serpente Zagreus, che viveva nascosto in una grotta. La dea Hera, gelosa del figlio di Zeus, concepito nel tradimento (sozzura/degradazione), inviò i Titani, con i volti sbiancati di cenere, per ucciderlo e farlo a pezzi. Una dea pietosa – Atena, Rea o Demetra – ne salvò il cuore ancora palpitante in un cofanetto, mentre le ossa e il cranio furono sepolte a Delfi. Zeus inghiottì il cuore di Dioniso, che era stato preservato dall’amore della Dea compassionevole, e rigenerò Zagrèus, che prese il nome di Iacco (Iakchos) o Bacco; oppure, secondo un altra versione, il cuore intatto fu dato a Semele affinché generasse un secondo Dioniso. Da questo evento, a Dioniso fu attribuito il titolo di “nato due volte”. Questo attributo è, ed è sempre stato, quello che contraddistingue l’iniziato, il “nato due volte”, rinato una seconda volta nella/per la grazia divina. Bacco non era solo il nome personale del dio, che meglio è detto appunto Dioniso, ma indicava altresì colui che è nato due volte, che è stato iniziato secondo i misteri di Dioniso. Celebre la frase di Platone: “molti agitano il tirso, ma pochi sono i Bacchi”, cioè i veri iniziati. La stessa radice etimologica lega, secondo Alain Danielou, i termini Bacco e Bhakta, la forma mistica di devozione che infine cancella ogni dualità tra l’uomo e il divino.

Allo smembramento rituale si sottopongono anche i monaci tibetani nel rituale del Chod (letteralmente: “taglio”), le cui origini sono probabilmente pre-buddhiste e sciamaniche. Il candidato viene portato dal maestro in un luogo isolato, tra le montagne, e abbandonato, talvolta legato a un palo sacrificale o a una roccia. Alexandra David Neel, definisce il Chod “una specie di mistero macabro rappresentato da un solo attore: l’officiante”. Preceduto da diversi gradi di purificazione, il rituale raggiunge il suo scopo quando il novizio, prostrato e isolato da tutto, deve affrontare i demoni, da lui stesso invocati mediante canti e suoni appropriati, e invitarli a divorare il suo stesso corpo.
Durante la pratica, l’anima del praticante è visualizzata al centro del cuore, custodita da una divinità, solitamente femminile, mentre il corpo fisico è osservato come morto. In questo stato meditativo, l’iniziato separa la consapevolezza di sé dal corpo, mentre la coscienza viene custodita dalla divinità femminile. La divinità recide il cranio e quindi riduce il corpo in pezzi, mettendo la carne, il sangue, e le ossa dentro il cranio, in cui si ciberanno gli esseri immateriali, chiamati a partecipare del rito.

Il rituale ha lo scopo dichiarato di portare l’iniziato a sperimentare un radicale distacco dall’identificazione con il corpo e con le istanze psichiche, e permettergli di realizzare un profondo stato di non dualità e compassione universale.

L’immagine mentale della Dakini Nera, custode della coscienza/cuore dell’officiante, che sovrasta il cadavere del corpo fisico, richiama l’immagine di Kali, la tagliatrice di teste, che troneggia sul corpo di Shiva, apparentemente morto. La dea che recide, che istruisce il rito (come Hera nel mito dionisiaco) e la Dea che protegge, sono infine due momenti della stessa funzione: madre-matrigna e custode-maestra, tabernacolo del cuore sacro dell’iniziato – o Maria tabernacolo di Dio, diranno i cattolici, preposta alla conservazione del corpo e sangue del Figlio, che i devoti sono chiamati a dividere (smembrare) e mangiare.

Se quindi nella pratica comune, la figura di Ganesha presiede l’inizio di tutto, se si trova sulla porta delle case e degli esercizi commerciali, se è invocato all’inizio di ogni rituale devozionale, come prima immagine a cui rendere omaggio, il luogo di Ganesha è proprio situato sulla soglia, poiché egli E’ la soglia. Come la sillaba Aum, è il principio di ogni cosa, l’inizio del cammino sacro, indicando la postura mentale e spirituale con cui l’impresa che desideriamo compiere avrà successo: il sacrificio di sé, l’abbandono di ogni attaccamento e di ogni egoismo, e un saldo e cruciale affidamento della propria salvezza e continuità cosciente alla Madre divina, che custodirà il cuore del suo figlio/devoto, fino al compimento della trasformazione. Ogni opera e ogni impresa sono quindi benedette da Ganesha in quanto altrettante prove iniziatiche e occasioni di evoluzione e trasformazione spirituale, cui ostacoli saranno altrettanti mezzi di elevazione, e saranno efficacemente superati. Benedette da questo simbolo, le opere porteranno conoscenza e ricchezza, rappresentate dalla particolare cura che Ganesha riserva all’apprendimento, attività di ogni novizio, e ai molti doni che ne riceve, i dolciumi che sempre accompagnano la gioviale figura elefantina.

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Ganesha diviene così signore e comandante dei demoni, dei desideri che muovono l’uomo comune e che lo sottopongono alle prove della vita. Al termine delle celebrazioni per Ganesha incomincia il periodo autunnale di celebrazione dei defunti, secondo il calendario Hindu, detto Pritu Paksha. Durante i quattordici giorni della luna calante, si ricordano gli antenati invocando per loro l’elevazione ai mondi celesti e offrendo elemosina e cibo ai poveri o ai templi che ne ridistribuiranno, perché è si ritiene di offrirli così alle anime dei trapassati. Sembra quindi di riprendere nei fatti quello che l’immagine sacra aveva riassunto: il devoto è chiamato a smembrare una parte dei propri beni materiali – il nutrimento del corpo – in favore dei demoni che, in senso lato, abitano il mondo ancestrale. Le anime e le istanze da cui ereditiamo un debito karmico che muove, nel bene e nel male, i nostri progetti di vita, i successi e gli insuccessi, chiedono di dividere con noi il cibo, che si plachi la loro fame. Nel corso della vita, grazie al nostro lavoro e alla cura dei legami famigliari, presenti e passati, al nutrimento che dividiamo con essi, diventiamo consapevoli delle componenti ereditarie, e delle lunghe catene karmiche che ci legano a questo mondo, e grazie alla compassione, infine, liberati.
Al termine di Pritu Paksha, che si conclude con la Luna Nuova (Amavasya), incomincia il periodo di Navaratri, le nove notti dedicate al culto della Madre divina. Come nella favola dell’Asino d’oro di Apuleio, al termine delle sue fatiche l’iniziato può vedere direttamente la grande Dea e intonare le Sue lodi, risanato e in piena coscienza. Nella fiaba di Apuleio, Lucio perde finalmente la testa di asino, che gli era stata imposta da un incantesimo all’inizio della vicenda iniziatica, per ritrovare la sua forma umana: lo smembramento rituale è concluso, l’unità dell’iniziato è ritrovata. Finisce qui la vicenda dell’Eroe, nell’unità dell’essere, liberato dai demoni e dall’ignoranza, in adorazione dalla Madre universale.

Se il Navaratri primaverile finisce con la nascita di Rama (Ram Navami), simmetricamente inverso, quello autunnale è preceduto dalla nascita del figlio/iniziato Ganesha, per terminare con la celebrazione di Durga, la vittoriosa, l’inaccessibile, colei che mette fine alle sofferenze.  Dopo lo smembramento, l’integrazione, dopo la separazione e discriminazione, la compassione e l’integrazione nell’unità non duale.

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Approfondimenti:

[*] LO SGUARDO DI DIONISO E L’ENTHOUSIASMÒS DIONISIACO di Filippo Sciacca:
http://linguaggidipsiche.it/onewebmedia/Sguardo%20di%20Dioniso%20e%20enthousiasm%C3%B2s%20dionisiaco.pdf

MASCHERA E DAIMON di Giuseppe Lampis:
http://www.atopon.it/maschera-e-daimon/

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Chaitra Navaratri 2016

Felice Navaratri a tutti. Che sia un tempo di ispirazione e di visione, tempo di risoluzione degli errori e di chiarezza interiore e manifesta. La Madre divina ispira e insegna, mostra la giusta via e la purezza della vita, chiama alla liberazione dalle cattive abitudini, dall’inerzia e dall’ignoranza. Abita sempre presso ciascuno dei Suoi figli, in qualcuna delle Sue innumerevoli forme, tanto che, infine, ci sembrerà assurdo non averla riconosciuta e seguita fin dall’inizio, con stupore e commozione. Per chi la vede e per chi ancora non la vede, i Suoi Mille Nomi, letti e ripetuti, guidano al riconoscimento e alla percezione della pervasività della Sua maestria gentile, che cavalca il leone, irradiando benevolenza e grazia. Jay Ma. Adesh.
[Scarica il testo del Lalitha Sahasranama in PDF]

durga 2016

 

 

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Lalitha Sahasranamam, versi 881 – 1000

881. Om Yagna Priya Namah – Lei che ama il fuoco del sacrificio.
882. Om Yagna Karthree Namah – Lei che è l’officiante del sacrificio.
883. Om Yajamàna Swaroopini Namah – Lei che è l’offerta al fuoco sacrificale.
884. Om Dharma Dhara Namah – Lei che è la base del Dharma (legge che regola i sacrifici e le altre istruzioni religiose).
885. Om Dhanadyaksha Namah – Lei che regola le offerte.
886. Om Dhanadhanya Vivardhani Namah – Lei che fa crescere la ricchezza e il grano.
887. Om Vipra Priya Namah – Lei che ama coloro che studiano i Veda.
888. Om Vipra Roopa Namah – Lei è chi studia e recita i Veda.
889. Om Viswa Brhamana Karini Namah – Lei che fa ruotare l’universo.
890. Om Viswa Grasa Namah – Lei che divora l’universo.

891. Om Vidhrumabha Namah – Lei che ha il colore del corallo.
892. Om Vaishnavi Namah – Lei che è il potere di Vishnu.
893. Om Vishnu Roopini Namah – Lei che è la forma di Vishnu.
894. Om Ayoni Namah – Lei che non ha una causa o che non è nata da grembo femminile.
895. Om Yoni Nilaya Namah – Lei che è la causa e il grembo di tutto.
896. Om Kootastha Namah – Lei che è il meccanismo di fondo dell’universo.
897. Om Kula Roopini Namah – Lei che è personificazione della stirpe e delle sue tradizioni.
898. Om Veera Goshti Priya Namah – Lei che ama la compagnia degli eroi.
899. Om Veera Namah – Lei che è l’eroismo (il valore personale, il vigore, la virilità: “vir”).
900. Om Naish Karmya Namah – Lei che non ha attaccamento all’azione.

901. Om Nadha Roopini Namah – Lei che è la forma del suono.
902. Om Vignana Kalana Namah – Lei che conosce il Brahman direttamente.
903. Om Kalya Namah – Lei che è abile in tutte le arti.
904. Om Vidhagdha Namah – Lei che è abile.
905. Om Baindavasana Namah – Lei che siede al centro del loto dai mille petali.
906. Om Tathwadhika Namah – Lei che è al di sopra di ogni categoria metafisica (Tattwa).
907. Om Tatwa Mayee Namah – Lei che è la quintessenza delle categorie metafisiche.
908. Om Tatwa Martha Swaroopini Namah – Lei che è personificazione di questo e quello (indica il significato dell’affermazione vedantica “Tu sei Quello”, come già descritto, la Dea è il Brahman Supremo, “Quello”, così come il Jivatman, l’ente incarnato, questo o “tu”).
909. Om Sama Gana Priya Namah – Lei che ama il canto del Sama (Sama Veda).
910. Om Soumya Namah – Lei che è pacifica, o che è bella come la Luna.

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