Dea Saraswati,
bella come la luna del colore del gelsomino,
ghirlanda pura e bianca come gocce di fresca rugiada,
vestita di bianche vesti radiose,
tu che tra le tue splendide braccia tieni il veena,
che hai per trono un bianco loto,
circondata e rispettata da tutti gli Dei, proteggimi.
Rimuovi completamente da me la negligenza, la lentezza e l’ignoranza.
La festa di Diwali – o festa della luce- è dedicata a Lakshmi, Dea della prosperità, e Navaratri a Durga, dea della forza e del potere; Vasanti Panchami è invece dedicata a Saraswati, Dea della conoscenza e del sapere. Saraswati rappresenta le tre vie del sapere e della consapevolezza. E’ la madre dei Veda e con un canto a lei dedicato, chiamato ‘Saraswati Vandana’, spesso si aprono e si concludono le lezioni vediche.
La festività si celebra ogni anno durante il quinto giorno della quindicina chiara del mese lunare di Magha, nel giorno detto ‘Vasant Panchami’.
Saraswati, Dea della conoscenza, dell’arte e della musica è figlia di Shiva e di Durga. Si deve a lei il dono agli uomini della parola, della saggezza e della conoscenza. E’ rappresentata con quattro braccia che simboleggiano i quattro aspetti dell’apprendimento umano: mente, intelletto, attenzione ed ego. Reca in una mano le sacre Scritture e un loto – simbolo della vera conoscenza – in un’altra. Con le altre due mani suona la musica dell’amore e della vita con uno trumento a corde chiamato veena. Veste di bianco – simbolo di purezza – e cavalca un cigno bianco che rappresenta il Sattwa Guna, ovvero la purezza e la discriminazione filosofica. Continua a leggere »
Una volta, quando Sri Ramana si trovava presso lo Sriramanasramam, Sri Paramacharya (Sri Chandrasekharendra Saraswati Swamigal) mandò una coppia e il loro bambino di dieci anni, affetto da una malattia mentale, a Tiruvannamali perchè il bambino restasse con Sri Ramana almeno dieci giorni, e vi ricevesse delle cure. La coppia proveniva da Nellore aveva ricevuto il darshan di Sri Paramacharya. Seguirono le sue indicazioni e si recarono a Tiruvannamalai per incontrare Bhagavn Sri Ramana.
Alla vista del bambino Sri Ramana esordì gioviale: “Ebbene, io sono un pazzo proprio come te!”. Nel giro di tre giorni il bambino era ritornato in salute, e dopo essere rimasti per i dieci giorni previsti, i genitori ritornarono da Sri Maha Periyaval per confermare la guarigione del bambino.
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Sri Maha Periyaval, all’età di 87 anni, voleva immergersi nelle acque del fiume Krishna presso la località di Vijayawada. Allora Sri Jayendra Saraswathi Swamigal disse al Maha Periyaval che l’acqua era troppo fredda (era tarda sera) e che avrebbe potuto fare le sue abluzioni in acque più temperate di quelle del fiume. Sri Paramacharya rispose, indicando le mani e il resto: “Se questo corpo non può fare il bagno e compiere l’Abhishekam a Shiva, allora non ha più scopo di esistere”. Sentite queste parole, Sri Jayendra Saraswathi Swamigal fece silenzio.
Matri Vani (From “In Association with Sri Ma Anandamayi” volume 2)
Sri Hari Prasanna Mukherjee: Ma, spesso dobbiamo ammettere di agire in preda agli istinti, lo si voglia a no. Qual è il rimedio per questo?
MA: Sì, la mente a volte è soggiogata dagli istinti a dispetto di se stessa. Come primo rimedio, si deve prevedere la soggezione della mente. Ma quando si è agitati si deve dedicare cura particolare a prevedere e risolvere il problema.
Hari Babu: Ma le buone idee e le capacità non sono di alcun aiuto fino a quando si è nel giogo del passato.
MA: Si educano i bambini anche contro la loro volontà. Anche in questo caso utilizzeremo un metodo del genere. I bambini non desiderano studiare. Sono completamente assorbiti dal gioco e non dagli studi. Nel loro caso, non aspetterete che essi abbiano terminato di giocare o abbandonato il fascino per i giochi prima di intraprendere la loro istruzione. Come si educano i bambini con determinazione, nonostante la loro preferenza per i giochi, così è con le pratiche religiose. “Anche dopo essere nato come un essere umano – un raro dono di Dio, i miei giorni trascorrono via a non fare niente. Io non sono dunque in grado di realizzare Dio e devo sottostare alle sofferenze, finendo per cadere più e più volte nel ciclo della nascita e della morte ….” Rimuginando questo pensiero, si potrebbe afferrare il sapore del Nome Divino. Tutto mira alla gioia e alla pace. Ma la pace perfetta non può essere afferrata tra gli oggetti del mondo. La mente si sposta senza sosta da un oggetto all’altro. Anche questo è un tentativo per raggiungere la gioia e la pace. La mente è alla ricerca di oggetti mondani, come il denaro, il rispetto, la fama e simili, nella speranza di ottenere gioia e pace. Ma questi stralci di gioia imperfetta non possono rendere felici. Occorre la perfetta letizia. La mente è inquieta perché non la afferra. Allora io dico: si offra buon cibo per la mente. Il Kirtan, la meditazione, la ripetizione di un nome divino sono cibo per la mente.
Se queste istanze sono stabilmente assorbite dalla mente, la mente raggiungerà la pace. Quant’altro viene offerto per la mente non può placarla, perché sono gli oggetti del mondo che hanno la proprietà di mantenere il desiderio interminabilmente. Solo l’acquisizione della ricchezza suprema, che è Brahma-Vidya (la conoscenza di Dio), disintegra il desiderio completamente. Questa ricchezza stabilisce un uomo sulla base spaziosa della sua vera natura. Impegnati nella sadhana, non si deve cedere alla disperazione. La mente deve essere sempre incoraggiata con il pensiero che se anche un ignorante può diventare un grande studioso attraverso l’impegno, perché non dovrei essere io in grado di raggiungere Brahma, se questo è il mio impegno?
La Devi Mahatmya è una raccolta di 700 Sloka (versetti) su Shri Durga dal Markanedeya Purana.
Navaratri è celebrato quattro volte all’anno. L’ Ashada Navaratri, lo Sharada Navaratri, il Maha Navaratri ed il Vasantha Navaratri. Di questi, gli Sharada Navaratri del mese di Puratashi ed il Vasantha Navaratri del Vasantha kala sono molto importanti. Se ci si riferisce all’agni purana, allora è detto che il Puratashi e Panguni (nei mesi Tamil) i.e. Asvin e Chaitra sono come le due mascelle del Dio Yama (Dio della morte). Se si vuole scappare dalla bocca di Yama si dovrebbe celebrare Navaratri in queste due occasioni. Un’analogia simile è presentata nel Devi Bhagavatam. Il Devi Bhagavatam parla anche in dettaglio su come si dovrebbero osservare i digiuni, e su come si deve meditare in questi giorni. Secondo la leggenda, Durga sedette sulla punta di un ago per nove giorni, mentre facendo penitenza per distruggere il cattivo demone Mahisha. Nei primi tre giorni meditò come Se Stessa, i successivi tre giorni come Mahalakshmi e gli ultimi tre giorni come Sarasvati. Questo significa procedere da tamsik, a rajasik a satvik ed eventualmente ottenere la liberazione. Il decimo giorno durante Sharada Navaratri è chiamato vijayadashami per significare la vittoria nel giorno di dashami. Comunque, è una vecchia tradizione leggere il devi-bhagavatam o la Devi Mahatmya (Durga Saptashati, 700 versi su Durga) durante questo periodo. Il Devi Bhagavatam nota che Rama meditò e digiunò per nove giorni dopo che Sita fu rapita da Ravana. Ci sono numerosi altri esempi su come la lettura del Durga Saptashati riesca ad esaudire le preghiere della gente. Continua a leggere »
Le nove dee del Navaratri sono chiamate collettivamente Navdurga e sono tramandate nel Devi Mahatmya e nel Durga Saptashati. Le nove dee venerate in ciascuno dei nove giorni di Navratri sono incarnazioni della Shakti Divina. I loro nomi sono: Shailaputri, Brahmacharini, Chandraghanta, Kushmanda, Skanda Mata, Katyayani, Kala Ratri (Kaalratri), Maha Gowri e Siddhidayini.
Maa Shailaputri – La Dea del primo giorno di Navratri
“Shail” significa montagna e “Putri” figlia. E’ conosciuta anche come Parvati o Hemavati.
Shailaputri si crede fosse la reincarnazione di Sati, la figlia di Daksha e moglie di Shiva. Alla sua reincarnazione divenne Parvati, figlia dell’Himalaya e in seguito moglie di Shiva. E una delle principali forme della Shakti e strettamente associata a Shiva. Continua a leggere »
[Dal sito del Gruppo Vedantalila di Torino. Traduzione a cura di Amanzio Bori]
Nel corso di tutta la vita cerchiamo di ottenere molte cose. Ma ahimè, non tutto e non sempre va come desideriamo. Così, si crea una specie di ironia della sorte tra quanto è desiderato e quanto è ottenuto. E tuttavia c’è un significato creativo in quanto ci accade. Attraverso le prove e gli errori, le esperienze e i fallimenti, le disillusioni e le lezioni, siamo guidati a desiderare quello stato supremo in non c’è spazio per l’ironia della sorte. E’ lo stato più elevato che si possa ottenere nel corso della vita.
L’amore del divino non può mai dare dispiacere a quelli che l’ottengono. Narada, il grande maestro della Bhakti dice: “La bhakti è quella cosa attraverso la cui realizzazione si diventa perfetti, immortali e completamente soddisfatti”.
Non è per desiderio verso la soddisfazione mondana che il devoto ama il Divino. Per il devoto sincero, la Bhakti è la vera finalità. Egli ama il Divino per amore dell’amore. Nondimeno, si può dire che un tale amore ha come corollario uno stato di perfezione, di immortalità e di soddisfazione indescrivibile.
Shri Ramakrishna dice: “La Bhakti è l’unica cosa essenziale. La migliore via per il mondo d’oggi è la Bhakti yoga, la via della Bhakti prescritta da Narada. La Bhakti yoga è la religione per questa epoca”. Intuendo che queste affermazioni richiedono un spiegazione, Shri Ramakrishna aggiunge:
“Ma questo non significa che l’adoratore del Divino raggiungerà una meta e il filosofo e il lavoratore un’altra. Ciò significa che se una persona cerca la conoscenza di Brahman, può raggiungere Questo seguendo la via della devozione. Il Divino, che ama il suo devoto, può dargli la conoscenza di Brahman se egli ( il devoto) lo desidera”.
La concezione di Shri Ramakrishna della devozione e della conoscenza è un po’ differente dalle concezioni tradizionali, appartenendo le une alla dualità, l’altra alla non dualità. L’aver realizzato che Brahman e Shakti (il potere di Brahman) sono identiche, è in perfetta correlazione con i suoi insegnamenti che Bhakti e Jnana sono il dritto e il rovescio dello stesso capo. Egli dice infatti: “La conoscenza e l’amore del divino sono una cosa sola. Non c’è differenza tra la conoscenza pura e l’amore puro”. La prova che non c’è differenza tra la conoscenza pura e l’amore puro può essere largamente percepita nella devozione di Shri Ramakrishna e in quella di Swami Vivekananda. Continua a leggere »
Matru devo bhava. Onora la madre come dio. (Taittirya Upanishad)
Jay Mata,
ci hai tratto dal ventre scuro dell’indeterminato, dove eravamo nascosti e fagocitati, in mezzo alle ombre, miscuglio di sogni, idee e ricordi, senza nome, come morti.
Jay Mata,
il braccio possente che ci ha tratti e tenuti stretti, donando la prima e l’ultima sensazione di esistere, abbraccio che è essere, e unione che sempre ricercheremo, per trovare chi siamo, se mai siamo.
Jay Mata,
che ci hai sognati per prima, che hai accolto il nostro sogno di essere, che l’hai coltivato e hai dato ad esso il limite per cui non è stato vano, non illusione, ma conoscenza.
Jay Mata,
che ci hai contagiato la tua follia, la sfida alle determinate cose, verso l’impossibile che è amore e sogno più grande; scelta senza scelta di piena liberazione, incondizionata.
Jay Mata,
che sei velo trasparentissimo e fragile, con cui hai coperto le nostre ferite, eppure che si frange in un soffio, perchè è lieve, sospiro, solo tensione leggera e fiducia.
Jay Mata,
che lievemente come sei apparsa rientri nel pieno e incondizionato, senza frizione, umilmente, mentre noi guardiamo nello stupore che tutto avvolge.
Jay Mata,
che trascendi ogni cosa, mentre governi tra le cose la vita degli esseri che ti sono affidati, la sorte, la verità, la chiarezza del cuore.
Jay Mata,
che scacciavi i fantasmi dai nostri sogni, dal buio e dalla malattia, che sei l’unica perdita che abbiamo pianto, ogni volta che abbiamo pianto, temendo di essere soli.
Jay Mata,
che ritorni, che ritorni, che ritorni.