Inno orfico al Sole e Gayatri Mantra

Felice Solstizio. Che il sole ritorni a illuminare la nostra mente e guidare la danza degli astri e degli dei. Così lo meditavano nell’antichità, dal Mediterraneo all’Indo, lo stesso divino vivificatore, il fuoco celeste e il fuoco dell’anima, ciò che lega l’alto e il basso, che è in ogni creatura, il dio veduto da tutti, che è forma di Shiva, dell’invisibile meditatore: “Colui […] che si osserva sorgere all’alba nella forma del Sole, che è veduto anche dagli uomini che portano al pascolo le vacche e dalle donne che trasportano l’acqua dal fiume e persino da tutti gli animali. Egli, che da tutti è veduto, ci accordi la felicità.”[Yajur Veda, Rudra Namakam]. Ci accordi la Sua visione.


Ascolta, beato, tu che hai l’eterno occhio che tutto vede,
Titano di luce d’oro, Iperione, luce del cielo,
da te stesso generato, instancabile, dolce vista dei viventi,
a destra genitore dell’aurora, a sinistra della notte,
che temperi le stagioni, danzando con piedi di quadrupede,
buon corridore, sibilante, fiammeggiante, splendente auriga,
che dirigi il cammino con i giri del rombo infinito,
per i più guida di cose belle, violento con gli empi,
dalla lira d’oro, che trascini la corsa armoniosa del cosmo,
che indichi le azioni buone, fanciullo che nutri le stagioni,
signore del cosmo, suonatore di siringa, dalla corsa di fuoco, ti volgi in cerchio,
portatore di luce, dalle forme cangianti, portatore di vita, fecondo Paian,
sempre giovane, incontaminato, padre del tempo, Zeus immortale,
sereno, luminoso per tutti, del cosmo l’occhio che per tutto circola,
che ti accendi e ti spegni di bei raggi splendenti,
indicatore di rettitudine, che ami i rivi, padrone del cosmo,
custode della lealtà, sempre supremo, per tutti d’aiuto,
occhio di rettitudine, luce di vita, o tu che spingi i cavalli,
che con la sferza sonora guidi la quadriga:
ascolta le parole, e agli iniziati mostra la vita soave.

[Da Inni Orfici ed. Lorenzo Valla trad. Gabriella Ricciardelli]

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Aum Bhur Bhuvah Svah
Tat Savitur Varenyam
Bhargo Devasya Dhimahi
Dhiyo Yo Nah Prachodayat
[Rg Veda 111,62,10 ]

Il Signore dei tre mondi
quel Sole invochiamo
il divino vivificatore, che guida gli astri e gli dei,
perché illumini la nostra mente.

“Gàyatri è un simbolo completo della luce. È certamente molto più dell’epifania della luce; è la luce stessa quando la recitazione è una vera preghiera, un’assimilazione e un’identificazione con ciò che si prega. Ogni verso sottolinea un aspetto della luce: lo splendore glorioso dell’Ultimo, la sua radiosità interna, cioè la luce increata (verso 1); la luce che crea, la luminosità comunicativa del Sole increato, Savitr, lo splendore del Dio vivente che illumina ogni cosa (verso 2); e, infine, l’incidenza della luce divina sui nostri esseri, e in particolar modo sulle nostre menti, rendendo noi stessi rifulgenti e trasmettitori della stessa rifulgenza e convertendoci in luce: luce da luce, splendore da splendore, uno con la sorgente della luce, non in una pesante identità ontologica, ma in una “luminosa” identità di luminosità, totalmente trasparente – àtman-brahman.

«Gàyatri, in verità, è questo intero universo, tutto ciò che è venuto in essere. E la Parola, in verità, è la Gàyatri, poiché la Parola canta e protegge questo intero universo che è venuto in essere» CU 111,12,1.

Anche la Maitrì-upanisad (VI,7) fa riferimento alla Gàyatri, spiegando il suo simbolismo verso per verso:

Quel glorioso splendore di Savitr: il Sole nei cieli è sicuramente Savitr. Egli è colui che deve essere cercato da chi è desideroso del Sé. Così affermano coloro che svelano la conoscenza di Brahman per noi.
Meditiamo sul divino Vivificatore: Savitr sicuramente è Dio. Perciò io medito su quello che è chiamato il suo splendore. Così affermano coloro che svelano la conoscenza di Brahman per noi.
Possa Egli illuminare le nostre menti: Mente sicuramente è intelligenza. Possa Egli insufflarla in noi. Così affermano coloro che svelano la conoscenza di Brahman per noi.

La stessa Upanisad (VI,34) ci introduce alla presenza di Savitr recitando l’inno seguente:

Il Cigno, l’aureo uccello che dimora sia nel cuore che nel Sole, l’uccello-tuffatore di gloriosa luce -a lui sacrifichiamo in questo fuoco.
La preghiera sarebbe pressoché nulla o semplicemente l’espressione dei nostri desideri rivolti a un ente più potente che già li conosce, se non consistesse in questo assumere, comprendere, persino diventare l’intera realtà; è una ricapitolazione, un riassumere tutto ciò che è nella mente e nel cuore, e anche nel corpo del devoto. La preghiera è partecipazione alla sistole e alla diastole dell’intero universo.
Ciò che la Gàyatri è, quello invero anche la terra è, poiché è sulla terra che questo intero universo si fonda; non si estende al di là di essa. Ciò che la terra è, quello invero è anche il corpo dell’uomo, poiché su di esso questi respiri vitali si fondano, essi non si estendono al di là di esso. Ciò che il corpo è nell’uomo, quello invero è anche il cuore dentro l’uomo, poiché su di esso questi respiri vitali si fondano; essi non si estendono al di là di esso. La Gàyatri ha quattro piedi ed è sestupla. Di questa un verso del Rg-veda dice: «Tale è la misura della sua grandezza, ma più grande ancora è l’Uomo». Tutti gli esseri formano un quarto di lui, tre quarti – l’immortale nel ciclo. Ciò che si chiama Brahman, quello invero è anche lo spazio fuori dell’uomo; ciò che è lo spazio fuori dell’uomo, quello invero è anche lo spazio entro l’uomo; ciò che è lo spazio entro l’uomo, quello invero è anche lo spazio entro il cuore. Quello è il pieno, l’immutabile. Chiunque conosca questo ottiene buona sorte, piena e immutabile. CU III, 12,2-9” [Raimon Panikkar]

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14 Gennaio, Makar Sankranti

Makar Sankranti è una festività tradizionale dell’India che segna il passaggio del Sole nel segno del Capricorno, il 14 Gennaio di ogni anno; è l’unica ricorrenza ad essere calcolata in base alla posizione del Sole e ad avere perciò una data relativamente fissa, variabile solo a intervalli millenari.
Il suo significato è molto simile al Solstizio invernale, come inteso nei paesi occidentali. Si ritiene che questo sia il passaggio in cui le giornate riprendono ad allungarsi, le temperature diventano più tiepide, e in cui ha inizio la Primavera; di conseguenza chiude un periodo considerato “infausto”, per dare inizio alla rinascita della natura e dello spirito. Questo inizio coincide con il passaggio del Sole nella dimora di Saturno, che nella mentalità Hindu ha una valenza particolarmente severa e malefica. Perciò è proprio nel momento che il sole illumina questa zona aspra che la vita può prendere inizio, incominciando dai raccolti e dalla vita animale. E’ una festa essenzialmente dedicata alla vita agricola e animale, alla vita intesa nel senso primario e cosmico. Il toro, come nell’antichità classica, viene preparato al “sacrificio”: adornato di stoffe colorate, campanelli e calzari, viene portato per le strade accompagnato da musiche e festeggiamenti, ma anzichè essere ucciso, la sera viene portato dove arde un fuoco e condotto con forza ad attraversare la barriera delle fiamme. Il toro, pronto per il sacrificio, attraversa le fiamme, indenne: la primavera ha inizio.

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NavaGraha Stotram – Inno ai Nove Pianeti astrologici.

1. Surya/Aditya (Sole)

Japaa Kusumasankasham Kasyapeyam Maha Dhyuthim
Tamognam Sarvapaapghnam Pranatosmi Divakaram

Il mio saluto è rivolto a Surya (Sole), il cui aspetto è del fiore di loto,
colui che è testimone di tutte le nostre azioni, colui che è precettore del mondo,
il distruttore delle tenebre, il distruttore dei mali.

2. Chandra (Luna)
Dadhi Shankha tushaa-raabham Khseero Darnava Sambhavam
Namaami Shashinam Somam Shambhor Mukuta Bhooshanam

Il mio saluto è rivolto a Chandra (Luna), nato dall’oceano di latte, che si manifestò dall’occhio del saggio Atri, e che è decorato con la figura di una lepre, l’astro che adorna la testa di Shiva.

3. Kuja/Mangala (Marte)
Dharanee garbha sambhootam ,Vidyut Kaanti Sama-prabham
Kumaram Shakti Hastam ,Tham Mangalaam Pranamamyamaham

Il mio saluto è rivolto a Kuja (Marte), nato dalla terra, che brilla come la folgore,
colui che è il giovane maschio, colui che brandisce la lancia (Shakti)

4. Budha (Mercurio)
Priyangukalika Shyaamam , RoopenaaPratimam Budham
Soumyam Soumya Guno Petham Tam Budham Pranamamyamham

Il mio saluto è rivolto a Budha (Mercurio), dal colore dello zafferano e dell’oro, la cui bellezza è senza eguali, gentile per natura, colui che è sempre positivo.

5. Guru (Giove)
Deva-naam cha Rishi Naam cha Gurum kaanchana sannibham,
Buddhi Bhootam Trilokesham Tam Namaami Brihaspatim

Il mio saluto è rivolto a Guru (Giove), maestro degli dei e dei saggi, il cui splendore è come quello dell’oro, la cui natura è puro intelletto, colui domina i tre mondi.

6. Shukra (Venere)
HimaKundha Mrina-laabham Daitya-naam Paramam Gurum
Sarv aShastra Pravaktaaram Bhargavam Pranamaamyamham

Il mio saluto è rivolto a Shukra (Venere), figlio del saggio Bhrigu, che splende come puro cristallo, che istruisce i demoni (Asura), che eccelle in tutte le scienze.

7. Sani (Saturno)
Neelanjanasamaabhasam Ravi Putram Yamaagrajam
Chaaya Marthanda Sambhootam Tam Namaami Shanaiswaram

Il mio saluto è rivolto a Sani (Saturno), dal colore del carbone, figlio del Sole, fratello maggiore di Yama (Signore della morte), che nacque dall’unione del Sole con la consorte Chaya.

8. Rahu
Ardha Kaayam Mahaa Veeryam Chandra- Aditya Vimardanam
Simhika Garbha Sambhootam Tam Rahum Pranamaamyaham

Il mio saluto è rivolto a Rahu, colui che possiede solo metà del corpo, il grande eroe, colui che può sfidare Sole e Luna, colui che è nato da Simhika.

9. Kethu
Palaasha Pushpa Sankaasham Tarakaa Graha Mastakam
Roudram Roudraa-tmakam Ghoram Tam Ketum Pranamaamya-ham

Il mio saluto è rivolto a Ketu, il cui aspetto è simile al fumo, signore delle stelle,  la cui visione è terribile, che è essenza del terrore. Continua a Leggere →

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Simbolismo dei Solstizi

di Enzo Barillà

Il dizionario della lingua italiana ci informa che la parola solstizio deriva dal latino solstitium, composto di sol “sole” e un corradicale di stare, sistere “fermarsi”. C’è quindi un chiaro riferimento alla stazione del sole lungo l’eclittica. Nel nostro emisfero, al solstizio d’estate l’astro viene a trovarsi alla sua massima declinazione nord (ovvero distanza rispetto all’equatore celeste) di 23½° circa, al solstizio d’inverno alla sua massima declinazione sud, sempre di 23½° circa. L’eclittica è il percorso apparente del sole nel corso dell’anno, e quando il cerchio dell’eclittica interseca l’equatore celeste nei suoi due punti, detti punto vernale (o punto gamma o primo punto dell’Ariete) e punto omega, nel nostro emisfero si verificano l’equinozio di primavera e l’equinozio d’autunno.
Quella fascia del cielo delimitata da 9° a nord e 9° a sud dell’eclittica viene detta Zodiaco. «Zodiaco viene dal greco zòdia, che vuol dire segni, e questa è l’etimologia suggerita da Tolomeo nel proemio del III libro della Tetràbiblos. “E lo chiamano per soprannome Circolo delle figure animate, scriveva nel III secolo a.C. Arato di Soli. Tuttavia alcuni testi greci mettono in relazione iltermine zodiakòs con zoè, vita, e diagò, conduco, dirigo, ossia: dirigere la vita.»
Riepilogo brevemente la dinamica del sole nel suo movimento apparente, come lo vediamo dal nostro punto d’osservazione terrestre.
«Il sole, quindi, nel suo moto apparente annuale, taglia l’equatore celeste, ossia la proiezione dell’equatore terrestre, il 21 marzo, equinozio di primavera. In seguito sale in declinazione rispetto all’asse equatoriale per culminare sull’emisfero nord il 21 giugno, solstizio d’estate, ridiscende poi sull’equatore il 21 settembre, equinozio d’autunno. In questo modo trascorre metà dell’anno solare e metà dello zodiaco. Questa metà, che va dall’inizio del segno dell’Ariete all’inizio del segno della Bilancia, viene percorsa dal sole nell’emisfero boreale, a nord dell’equatore; mentre la seconda metà, dall’inizio del segno della Bilancia a tutto il segno dei Pesci, viene percorsa dal sole nell’emisfero australe, a sud dell’equatore. Il ciclo annuale dello zodiaco ha un preciso riferimento simbolico nel ciclo giornaliero, che è alla base della conoscenza astrologica.»
Dal punto di vista astrologico, il Sole “entra” nel segno del Cancro al solstizio d’estate, e nel segno del Capricorno al solstizio d’inverno. Dopo questo primo approccio riguardante la “meccanica celeste”, un testo di Alfredo Cattabiani ci aiuterà ora a muovere i primi passi nel simbolismo. Scrive Cattabiani: «Per capire dunque il significato profondo della festa di San Giovanni Battista e delle sue usanze occorre riflettere sul simbolismo solstiziale. Ebbene, nella tradizione greca antica i due solstizi erano chiamati “porte”: “porta degli dèi” quello invernale, “porta degli uomini” quello estivo. Omero descriveva nell’Odissea (XIII, 109-112. Versione di Rosa Calzecchi Onesti) il misterioso antro nell’isola di Itaca, nel quale si aprivano due porte: “L’antro ha due porte, una da Borea, accessibile agli uomini; l’altra, dal Noto, è dei numi e per quella non passano uomini, degli immortali è la via.”» Il commento di Porfirio a questi versi oscuri lo si trova in L’antro delle ninfe laddove scrive:
«Dato che l’antro costituisce l’immagine e il simbolo del mondo, Numenio e Cronio suo compagno dicono che due sono nel cielo le estremità, delle quali una non è più meridionale del tropico invernale, e l’altra non è più settentrionale di quello estivo. Quello estivo poi è nel Cancro, mentre quello invernale è nel Capricorno. Ed essendo per noi vicinissimo alla terra il Cancro, a buona ragione (il suo segno) è attribuito alla Luna che è prossima alla terra. Mentre il Capricorno, essendo invisibile più del polo meridionale, è attribuito a quello che di gran lunga è il più lontano e alto di tutti (gli astri) vaganti, cioè a Kronos. … Coloro dunque che parlano delle cose divine ponevano essere due (il numero) di questi ingressi: Cancro e Capricorno; e Platone parla di due bocche. Di queste, il Cancro è quella per cui le anime discendono, ed il Capricorno quella per cui ascendono. Ma il Cancro è settentrionale e atto alla discesa, mentre il Capricorno è meridionale e atto all’ascesa. E le parti di Settentrione sono proprie alle anime che discendono verso la generazione. E rettamente gli ingressi dell’antro volti a Borea discendono per gli uomini, mentre le parti di Meridione non sono proprie agli dèi, ma a coloro che ascendono agli dèi. Per questa ragione (il poeta) dice via non propria agli dèi, ma agli immortali, comune anche alle anime che sono per sé o per essenza immortali.»

Alcuni pensieri di René Guénon, raccolti postumi in Simboli della Scienza sacra, ci aiuteranno ora a risolvere «un’apparente contraddizione, che è questa: il nord è designato come il punto più alto, e verso questo punto d’altronde è diretto il cammino ascendente del sole, mentre il suo cammino discendente è diretto verso sud, il quale appare così il punto più basso; ma, d’altra parte, il solstizio d’inverno, che corrisponde nell’anno al nord, e segna l’inizio del movimento ascendente, è in un certo senso il punto più basso, e il solstizio d’estate, che corrisponde al sud, e dove termina il movimento ascendente, è – sotto lo stesso profilo – il punto più alto, a partire dal quale comincerà quindi il movimento discendente, che terminerà al solstizio d’inverno. La soluzione di questa difficoltà risiede nella distinzione che è il caso di fare tra l’ordine “celeste”, cui appartiene il cammino del sole, e l’ordine “terrestre”, cui appartiene invece la successione delle stagioni; secondo la legge generale dell’analogia, questi due ordini devono, nella loro stessa correlazione, essere inversi l’uno dell’altro, di modo che quel che è più alto nell’uno divenga più basso nell’altro, e reciprocamente; ed è così che, secondo l’espressione ermetica della Tabula smaragdina, “ciò che è in alto (nell’ordine celeste) è come quello che è in basso (nell’ordine terrestre)”, o ancora, secondo il detto evangelico, “i primi (nell’ordine principale) sono gli ultimi (nell’ordine manifestato)”.
Guénon considera la questione non di poco conto, poiché – dopo poche pagine – sente la necessità di ribadire il concetto: «la porta solstiziale d’inverno, o il segno del Capricorno, corrisponde al nord nel ciclo annuale, ma al sud in relazione al cammino del sole nel cielo; così, la porta solstiziale d’estate, o il segno del Cancro, corrisponde al sud nel ciclo annuale, e al nord in relazione al cammino del sole.»
È sin troppo facile collegare il simbolismo delle due porte solstiziali al simbolismo di Giano (come ha fatto Cattabiani manifestamente attingendo a piene mani agli scritti di Guénon). Giano «ianitor che apre e chiude le porte (ianuae) del ciclo annuale con le chiavi che sono uno dei suoi principali attributi; e ricorderemo, a tale proposito, che la chiave è un simbolo “assiale”.» Ovidio in Fasti fa dire a Giano:
«Tutto ciò che tu ti vedi attorno, il cielo, il mare, le nubi, le terre, tutto è dalla mia mano chiuso e aperto a piacere. Io ho la padronanza dell’intero immenso mondo, a me solo è dato di sconvolgerne i cardini.» «Nume dalla doppia e, talvolta, anche quadrupla faccia, Giano era invocato con numerosi appellativi: Patulcius “che tutto apre” e Clusius “che tutto chiude”, Geminus “duplice” e Bifrons “bifronte”. Con queste caratteristiche Giano estendeva il suo dominio sulla duplice sfera delle entrate e delle uscite, in eterna conciliazione degli opposti: passato e futuro, avanti e indietro, interno e esterno, ecc. Giano esprime nettamente quel preciso momento di passaggio in cui passato e futuro coesistono nel presente; è dunque … anche un dio del tempo, un dio del sole che sorge e tramonta e che è quindi cosciente contemporaneamente – grazie alle sue due facce – della notte che si lascia alle spalle e del giorno a cui va incontro.» Continua a Leggere →

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Appunti su Plutone

[Idealmente e simbolicamente le valenze del pianeta Plutone si collegano alle figure di Persefone e Demetra e ai misteri della morte e della rinascita celebrati in Eleusi. E’ Plutone uno dei nomi del signore degli Inferi, il dio oscuro rapitore della Fanciulla.]

IL MITO E L’INFLUENZA DI PLUTONE NEI MODELLI COMPORTAMENTALI DELL’UOMO E DELLA DONNA
Margherita Fiorello

Se le dinamiche di un soggetto (o di un evento) sono frutto delle combinazioni alchemiche delle forze planetarie, spesso basta la coloritura di un aspetto o di un pianeta per segnare quell’evento o quel soggetto per molti anni, forse per la vita. Se questo è vero per qualunque pianeta, in special modo lo è per Plutone, il pianeta che è stato designato a rappresentare le forze ineludibili del destino e dell’inconscio.

Il fardello di Plutone non ha un peso leggero, soprattutto nella società che abbiamo costruito, nella quale sono centrali il successo e la realizzazione sociale, e dove non rimane spazio per chi non si adegua alle sue regole.

Plutone è invece certamente un outsider: nel mito esso viene descritto come una divinità potente che viveva isolata nel suo Regno e raramente si avventurava al di fuori, non senza aver indossato un elmo che lo rendeva invisibile; ed allo stesso modo chi vive sotto l’influenza del pianeta vive in un suo mondo, incurante delle pressioni della società, traendo forza della sua vita interiore e dalle immagini che egli filtra dal mondo esterno.

Spesso riconosciamo l’impronta di questo pianeta nelle persone che, volontariamente o meno, si ritirano in solitudine, lasciando dietro di sé famiglia, lavoro, affetti; uomini, cioè, senza ruolo sociale, senza “persona”, invisibili alla società cosi come lo era il dio della mitologia greca. Nelle carte di queste persone Plutone agisce, in un certo senso, come una forza esterna a cui essi cercano di ribellarsi, e più si ribellano, più vengono schiacciati dalla sua forza.

Una posizione preminente di Plutone nella carta, agli angoli od in aspetto con i luminari o i pianeti personali, ci può aprire la strada ad esperienze di questo tipo, dato che questi aspetti finiscono per rappresentare una sorta di discesa all’inferno, quella che i mistici chiamavano “la notte oscura dell’anima”. Continua a Leggere →

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Solstizio e notte di San Giovanni

“Mentre era impegnato in una battuta di caccia con i compagni [Empedotimo] si ritrovò improvvisamente solo, a mezzogiorno, in un luogo deserto e disse di essere stato testimone (in quel momento e in quel luogo) di un’epifania di Plutone e Persefone, che lo illuminò su come la luce ruoti ciclicamente intorno alle due divinità, e che con ciò realizzò l’intera verità a proposito delle (nostre) anime, in forma di visioni che osservò direttamente.”  Proclo (fr. 93)

Fin dall’antichità il cambio di direzione che il sole compie tra il 21 e il 22 giugno, riprendendo la sua corsa sull’orizzonte, è stato salutato come l’inizio di un nuovo periodo di vita. Questo giorno, detto solstizio estivo, è ancora oggi ricordato e atteso, in quanto primo giorno d’estate, ed è associato alla magica festa di San Giovanni Battista. Continua a Leggere →

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Plenilunio, Eclissi e Solstizio d’inverno

Una eclissi totale di Luna si verifica in prossimità del momento del solstizio d’inverno. Questo avviene nel punto più alto del cielo nello zodiaco per l’emisfero nord. Per la prima volta dopo 456 anni il solstizio di inverno coinciderà con un’eclissi totale di Luna. L’ultima volta si era verificato nel lontano 1554 e la prossima sarà  il 21 dicembre 2094.

L’eclisse si verificherà in Nakshatra o costellazione lunare di Mrigashira, testa dell’Antilope, che governa il  Soma, il nettare dell’immortalità mistico, che a sua volta si collega alle energie benefiche di Shiva come il Signore dell’immortalità. Mrigashira riguarda anche il chakra della corona o della sommità del capo, quindi è un momento in cui le energie dei chakra si concentrano al livello superiore.

Astronomicamente, la Luna piena sarà eclissata a nord di Orione, la costellazione che simboleggia il Soma, l’immortalità e il Sé cosmico (Purusha). E’ un momento estremamente importante per la sadhana e per la rettifica karmica della propria vita. La Luna sarà eclissata nella sua posizione più forte nel cielo, quando la sua luce è al suo massimo. In termini di Tantra Yoga indù e astrologia vedica, è un’importante occasione per trasformare l’energia lunare, il che significa trasformare la mente, il cuore e la natura emotiva. Si tratta di una speciale opportunità di connettersi con il Shakti della Dea, che si riferisce alla Luna. La Shakti è molto potente in questo momento. E’ il tempo adatto anche per relazionarsi con Shiva, Chandrasekara, Signore della Luna o Coronato dalla Luna.

La Luna Piena in Gemelli rispecchia le sue qualità di un segno mutevole d’Aria rivelando la profondità della trasformazione, nella direzione di una coscienza più alta, dell’ intelligenza creativa e comunicativa, attraverso la parola scritta e parlata. Mercurio, il pianeta che governa i Gemelli è attualmente retrogrado fino al 30 dicembre il che significa che interiorizza e intensifica le sue energie, mentre penalizza le manifestazioni esterne.

Il solstizio d’inverno aiuta a lavorare attraverso il buio: ogni antica tradizione e cultura ha celebrato il solstizio d’inverno, con rituali per il Sole, la Luna, la Madre Terra. Questa notte oscura dell’anima è sempre coronata con la visione di una nuova alba. Tutti gli elementi suggeriscono di approfittare di questo momento per approfondire la propria pratica spirituale e focalizzare gli obiettivi che meglio possono rappresentare una vera elevazione della nostra esperienza e una profonda e autentica rettifica del karma.

La coincidenza della Luna e del Sole avviene in questo caso mostrando la manifestazione riflessa, la nostra vita materale e psichica, coicidere fino a scomparire nell’abbraccio del Sole, riassorbire il proprio andamento erratico e ciclico, arrestarsi brevemente, come riconquistando la non separazione originaria, il buio iniziale, il silenzio immobile da cui ancora, domani scaturiranno le cose, la vita. Come desideriamo che rinasca il nostro cammino, il Sole invitto che domani sosta e riprende poi il suo viaggio verso la pienezza dell’anno?

Nel Samadhi si brucia il residuo del karma. Tutto l’abbandono e il silenzio di cui siamo capaci è l’antidoto più efficace al dolore che trasportiamo nel tempo. L’eternità brucia il tempo e i suoi contenuti, riprende o rettifica la storia che raccontiamo alla nostra mente e che la mente ripropone in forme vissute. La Luna si abbandona al Sole invisibile, la mente si eclissa davanti alla Verità, alla Coscienza pura e impersonale. E’ un momento di buio fecondo, che coicide con l’alba del giorno del solstizio, con l’avvento dell’anno nuovo. E’ la porta per chi desidera salire, nell’ascesi, verso una semplicità celeste e rarefatta, abbandonando una parte delle sollecitazioni dei sensi e del pensiero.

Un proposito silenzioso si fissi nel cuore, un ideale, una apparizione divina. Poi il silenzio si può fare ancora più profondo, dimenticando tutto e lentamente si accompagni la sua nascita con parole sacre, mantra, canti. Lasciamolo libero, accettiamolo. Osserviamo con stupore quello che verrà a partire dal suo silenzio originario. Così risaliremo al momento in cui si è originata ogni cosa, e un filo rosso riavvolgerà il tempo fuori dal labirinto anche domani, quando di nuovo credermo di esserci perduti.

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