La violenza e l’anima

In tutto il dibattito a proposito di un “problema culturale”, alla base dei fatti di crescente violenza diffusa, si sente sempre auspicare un rafforzamento dei metodi di controllo che a questo problema culturale hanno contribuito sistematicamente: istituzioni, scuola, psicologia. A volte con dolo, a volte per inadeguatezza. Se qualcuno proponesse di cambiare il paradigma, come la vera psicologia insegna, non riceverebbe la minima attenzione. Perciò restano misteriosamente esclusi, perfino dalle ipotesi, gli strumenti che favorirebbero una vera risoluzione dei conflitti. La filosofia della conoscenza di sé, la spiritualità del mondo classico e orientale, la meditazione e lo yoga. Questi strumenti l’umanità ha tramandato allo scopo di gestire il conflitto, la complessità della vita, il paradosso.

La spiritualità orientale, che mira alla vera emancipazione dell’individuo, nonostante un radicamento nella nostra cultura che data già dall’inizio del secolo scorso, resta un elemento marginale, spesso ridicolizzato, o al limite decorativo, che molti coltivano senza esporsi. Noi siamo “santoni”, noi facciamo il “lavaggio del cervello” (che sarebbe invece davvero auspicabile), siamo newager, cialtroni pericolosi, o donne in crisi di mezza età. In questa emarginazione della vera conoscenza, della buona scuola di vita, è da individuare il germe della violenza crescente intorno a noi: perché è il disconoscimento sistematico di se stessi e dei propri autentici bisogni.

Non si può tacere l’importanza dell’estetica, la cui banalizzazione, e la violenza esplicita e implicita, rispecchiano aridità intellettuale e spirituale. Perciò non si tratta solo di portare e diffondere yoga, meditazione e filosofia realizzativa, ma anche la tradizione musicale e artistica che è stata la via spirituale dell’Occidente. Perché occorre possedere strumenti di espressione efficaci, saper leggere le proprie emozioni e la realtà del mondo, e agire creativamente, di conseguenza. Senza una pratica, non c’è evoluzione. Invece la nostra enorme eredità culturale è anche questa avvilita a ingombrante patrimonio, che deve diventare redditizio, musealizzato, sempre più turistico e somigliante a Disneyland, piuttosto che al respiro della nostra anima.

Anima, certo, quella cosa dubbia che ci intimavano di custodire, a rischio di perdita e di dannazione eterna. Forse finalmente diventa chiaro il significato di questi ammonimenti a lungo considerati inutili e mistificatorii. Quando poi le parole ci sfuggono di mano e chiamiamo un assassino “animale”, mostro, orco, ecc., non facciamo altro che additare l’anima, proprio dove ci colpisce la sua assenza, la sua definitiva perdita. L’anima, che di solito si preferisce ignorare, di cui nessuno conosce la natura, e nessuno vuole sentire parlare.

Infine, per non restare nel vago, si può ricordare che nella spiritualità si trovano i lineamenti della comunità ideale, quella degli uomini liberi e non violenti. Dove si è chiamati al dono, all’ascolto, al rispetto, all’umiltà, all’autocontrollo, alla contemplazione del divino in tutti gli esseri viventi. Eccoci quindi davanti al vero cambiamento di paradigma, nonché a una considerevole porzione di ciò che appare più ridicolo, se non rischioso e discutibile. Liberi di accantonare la questione come utopistica, fintanto che si può credere, ragionevolmente, di poter risolvere i problemi urgenti e più critici con altri mezzi. Eppure, ognuno di noi, fino a un certo punto della sua vita, ha avuto ben chiaro quale fosse la cosa giusta. Anche in questo caso, cancellare la moralità autentica e spontanea che ciascuno apprende dalla propria madre, è una scelta ben precisa. Come una scelta molto strategica potrebbe essere quella di recuperarla e decidere di riaffermarla apertamente.

 

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Madre Natura, Padre Oceano

La Natura è il Sacro, la Natura è il luogo in cui si manifesta la Grazia, e non il suo opposto. Il più grave errore compiuto dalla tradizione cristiana è stato definire la Natura come cosa inerte e inanimata, a disposizione per lo sfruttamento indiscriminato, a beneficio dell’uomo soltanto, unico destinatario della salvezza. Una salvezza senza luogo, che non ha luogo, non accade. Alla Natura si contrapponeva la Grazia, e poi la Ragione, inaugurando una serie di dicotomie e di oppressioni che hanno inquinato il mondo e la mente per millenni, portando in un tempo brevissimo alla distruzione di ciò che era cresciuto, si era evoluto e consolidato in milioni di anni. Con la scomparsa della Natura sono scomparsi gli Dei. La Natura privata di anima è la Natura non più abitata dalla spiritualità immanente e disconosciuta nella sua – e nostra – condizione divina.

Nella Natura abitano tutti i mondi, quelli visibile e quelli invisibili, i mondi soprasensibili e sottili. Gli antichi vedevano il Mare come la dimora di Dei potenti e ultraterreni e infine come il luogo in cui le anime si tuffavano, quando lasciavano il corpo. Nell’Oceano vanno le anime dei trapassati, come illustra la pittura tombale greca detta “Del Tuffatore”, il cui balzo elegante conduce alla dimora perenne. Sotto il Mare abita Plutone, signore dell’Ade e di tutte le ricchezze terrene, insieme alla sua sposa Persefone, che riporta il grano a crescere nei campi ogni anno. Poiché le anime che scorrono oltre la vita del mondo sono come semi che cadono nel profondo, per germogliare la vita futura. Dal mare ritornava Dioniso, periodicamente, per sciogliere gli uomini e le donne dai legami e dagli obblighi che li associavano, regalando a tutti un periodo di vita divina, per il tempo delle sue feste sfrenate. Dall’Oceano proviene la vita e nell’Oceano è custodito il Nettare dell’Immortalità, dicono i Purana. All’Oceano portano i fiumi spirituali della tradizione Indiana, come altrettanti affluenti, mentre le ceneri dei mortali viaggiano nel Fiume Sacro, che è madre e tomba, fino a all’Oceano infinito dove troveranno l’unità indifferenziata con il Principio originario, universale.

(Pensate anche a questo, oggi, fino alle 23, e agite di conseguenza.)

PaestumTaucher

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Avviso ai Lettori

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In fede,
Beatrice Polidori (Udai Nath)

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Cento giorni con Sri Vidya

A partire da questa sera – per proseguire per 100 giorni – sulla Pagina Facebook di Visionaire.org saranno pubblicati i cento versi del Soundarya Lahari di Sri Adi Shankara, commentati da Sri Chandrasekharendra e illustrati con gli Yantra tradizionali di buon augurio, per conoscere i benefici associati alla ripetizione e alla meditazione dei mantra del Soundarya Lahari. Ognuno dei versi è un mantra, la cui ripetizione, insieme alla visualizzazione del simbolo, reca benefici pratici e spirituali.

Per 100 giorni, saranno pubblicati i versi del Soundarya Lahari per gli iscritti alla pagina Facebook di Visionaire.org. Successivamente, il lavoro intero sarà raccolto e reso disponibile sul sito.

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Su Visionaire.org: Sri Adi Shankaracharya, Soundarya Lahari – L’Onda Della Bellezza

“Il Signore Shiva poté creare questo mondo grazie alla Shakti,
senza di Essa nulla potrebbe muoversi,
e come potrebbe dunque colui che non ha meriti
cantare le tue lodi e ricevere la grazia della devozione
oh mia Dea, venerata nella triplice forma.”

Su Visionaire.org:

Sri Adi Shankaracharya: Soundarya Lahari, L’Onda Della Bellezza

Traduzione integrale, con testo sanscrito e nota introduttiva di Sri Chandrasekharendra Saraswati Swamigal

“L’Assoluto è senza forma, ma l’energia è femminile. Quando l’energia prende forma, è chiamata Madre. Madre è la potenza in movimento, che solleva in onde le acque calme dell’Assoluto.” Swami Vivekananda

“Non c’è Shiva senza Shakti o Shakti senza Shiva. I due, per loro stessa natura, sono uno. Ciascuno di essi è coscienza e beatitudine.” Arthur Avalon

“Shakti è l’energia primordiale latente, indifferenziata e auto-cosciente, che tutto pervade, che si manifesta per creare l’universo dopo il diluvio o la grande dissoluzione (Mahapralaya). Questa Shakti non è diversa dalla coscienza (Cit), il loro rapporto è di inseparabile unità (Avinabhava Sambandha) come tra il fuoco e il calore, un soggetto e le sue caratteristiche, la parola e significato ecc. In altre parole, uno non esiste senza l’altra.” Sri Chandrasekharendra Saraswati Swamigal

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Altre novità nella Newsletter di Novembre 2011.

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