Shiva e Shakti nel Siddha Siddhanta Paddhati

[da “Philosophy of Gorakhnath” di Akshaya Kumar Banerjea, Motilal Banarsidass Publishers]

[cap. VII]
Il Siddha-Yogi Sampradaya di Gorakhnath indica la Realtà Suprema trascendente come Shiva, e il Potere onnipervadente supremo, origine di tutto, come Shakti. Shiva con Shakti, eternamente ed essenzialmente immanente alla sua natura, o Shakti eternamente unita a Shiva, rappresentano, secondo questo Sampradaya, la Realtà Assoluta.
Nel Siddha-Siddhdnta-Paddhati, Yogi-Guru Gorakhnath ha descritto questa unione eterna ed essenziale tra Shiva e Shakti, il Supremo Spirito Trascendente e il Supremo Potere origine di tutto.

Shivasya abhyantare Shaktih Sakter abhyantare Shivah
Antaram naivajdnlyat candra-candrikayor iva.

“Shakti è immanente in Shiva, e Shiva è immanente in Shakti, dunque vedi che non vi è nessuna differenza tra i due, come tra la luna e la luce lunare”.

Nella metafora della luce lunare il Mahayogi concepisce la Luna che splende da sola e da se stessa, e la luce lunare come l’espressione della Luna sotto forma di raggi luminosi irradiati dal suo centro. Evidentemente in accordo con questa concezione della Luna non vi è alcuna differenza essenziale tra la Luna e la luce lunare, proprio come tra una fiamma luminosa e la luce diffusa da essa. La luce della Luna non ha esistenza a parte e indipendentemente dalla Luna, e anche la Luna, sebbene esista di per sé, non possiede nessuna manifestazione se non attraverso la luce lunare propria alla sua natura.
Allo stesso modo, dice Gorakhnath, Shiva è l’eterno e l’infinito (sopra il piano del tempo e dello spazio) Anima e sede di Shakti; Egli è, quindi, per così dire, Shakti nella più concentrata forma di consapevolezza autocosciente, trascendente e senza alcuna espressione o sviluppo nella forma di azioni o fenomeni; Shakti è quindi l’infinito ed eterno Potere dinamico inerente e pervadente la natura trascendente di Shiva, ed è la manifestazione di Shiva nella forma del continuo di evoluzione e involuzione del sistema cosmico.
Shiva può essere descritto come lo Spirito o Anima di Shakti, e Shakti come il corpo di Shiva, non essendoci essenzialmente alcuna differenza tra l’anima e il corpo, dal momento che il corpo non è altro che l’espressione dell’anima. Si può parlare di Shiva come Shakti sul piano trascendente e Shakti come Shiva sul piano fenomenico.
A parte e indipendentemente da Shiva, Shakti non avrebbe esistenza, e se invece Shakti fosse negata, Shiva non avrebbe espressione, non manifestazione e nemmeno personalità cosciente. È in virtù della sua Shakti che Shiva diventa Consapevole di Se stesso come onnipotente onnisciente e perfettamente beato, come Dio personale e come Creatore e Governatore e Gioiello (vertice) dell’ordine cosmico. Nella Sua natura trascendente, la sua Shakti è nascosta (avyaktd) in Lui, e nello sviluppo del sé cosmico della Shakti, Egli è presente all’interno (antaryami) della Shakti e in tutte le sue manifestazioni e splendide rappresentazioni fenomeniche. Nella sua espressione cosmica, Shiva sembra tenersi nascosto dietro le operazioni creative della sua Shakti e fruirne come l’Anima segreta dell’intero ordine; così nella sua natura trascendente supra-cosmica, Shakti rimane nascosta in Lui.

Gorakhnath dice in chiari termini,
Sivopi Shakti-rahitah saktah kartum na kincanaSwa-saktyd sahitah Sopi Sarvasya Abhdsako bhavet (SSPIV.13)

“Shiva, privo della Sua Potenza, non sarebbe in grado di fare nulla; ma con la sua Potenza Egli diventa l’assoluto rivelatore (creatore e illuminatore) di tutti gli ordini di esistenze”.

Si dice che Shiva, lo Spirito Supremo, non sperimenti se stesso come lo Spirito Supremo senza essere riflesso dalla Sua Shakti, che è lo specchio spirituale della sua natura. Continua quindi dicendo:

Ala eva parama-kdranam pararntswarah pardtparah Shivah, Swa-swarupatayd sarvatomukhah sarvdkdratayd sphuritum saknoti, Jiyatah Shaktimdn.

“Lo stesso Supremo Assoluto (trascendente al di sopra delle più alte realtà fenomeniche e al di sopra del tempo e dello spazio e dell’azione), Shiva, in virtù del Potere infinito inerente alla Sua natura, diventa la Causa Suprema di tutte le esistenze fenomeniche e il Supremo Iswara (Dio personale), e la sua personalità auto-luminosa e autosufficiente, senza esserne affetta, diventa multiforme (rivolgendosi a tutte le direzioni) e si manifesta nelle forme di tutti i tipi di fenomeni esistenti”

La capacità unica di Shiva (lo Spirito Supremo) di rimanere eternamente assorbito nel godimento della sua esistenza di luce e trascendenza senza differenze e senza eguali e allo stesso tempo di rivelare e godere di se stesso come il Dio personale che crea e governa e distrugge innumerevoli ordini di esistenze fenomeniche e inconsce, e di pervadere tutto come il sé interiore è, secondo il Siddha -Yogi, la sicura evidenza del Potere Infinito inerente alla Sua natura.

Iti atah Shaktimdn”: dunque deve possedere la Potenza, conclude il Siddha-Yogi Gorakhnath.

Inoltre afferma categoricamente:
Ata eva ekdkdrah ananta-Shaktimdn nijdnandatayd avasthitah apindndkdratwena bilasan swa-pratisthdm swayam eva bhajaii iti byavahdrah, Alupta-Shaktimdn nltyam sarvdktiratayd sphuran, punah swenaiva rupenaeka eva avasishyate. (SSP1V. 12)

“Quindi, Shiva, sebbene essenzialmente, dimori nella Sua natura perfettamente felice e senza macchia, grazie al Potere Infinito immanente in Lui, giocosamente (senza alcuno sforzo e per pienezza della Sua natura) si manifesta e si diverte in molteplici forme (ndndkdratwena bilasan), e quindi appare di fatto nei fenomeni duali del godimento e del piacere, creatore e creato, sostenitore e sostenuto, anima e corpo, il sé e le sue espressioni, ecc”.

Egli non abbandona mai la sua Shakti e la sua Shakti non è mai separata da Lui (aluptaShaktimdnnityam). Quindi, sebbene in virtù della Sua Shakti Egli eternamente (nel corso del tempo) si manifesti in tutti i tipi di forme, (sarvdkdratayd sphuran), Egli in sé stesso esiste eternamente (senza tempo) come Uno-senza-secondo (ekaeva avasishyate), come l’immutabile senza differenze, Realtà non- duale, Nirguna Brahma.
[…]
Quindi l’identità essenziale di Siva e Sakti è una verità fondante nella filosofia della scuola Siddha-Yogi. Sakti non è altro che Siva stesso, visto come manifestazione e fruitore di se stesso nel sistema cosmico spazio-temporale. Lo Spirito Supremo, Siva, è causa efficiente e materiale dell’universo, e in questo aspetto è chiamato Sakti.
Siva trascendente è l’anima del sistema cosmico e di tutti i diversi ordini di esistenze al suo interno; Siva dinamico, cioè Sakti, costituisce il corpo del sistema e tutti i singoli corpi al suo interno.
Siva è considerato il Padre e Sakti la Madre dell’universo, anche se non c’è essenzialmente alcuna distinzione tra il Padre e la Madre, e non c’è nessuna questione di genere sul piano divino. Siva come causa efficiente trascendente di tutte le realtà fenomeniche è concepito come il Padre, e Sakti come la causa dinamica materiale, che attivamente assume forme diverse, che le sostiene e le nutre, per poi di nuovo assimilarle in Se Stessa, è concepito come la Madre.
Siva risplende e regna come l’anima in tutto, e Sakti costruisce per lui il corpo, la vita, la mente e l’intelletto […] e i loro sviluppi. In questo ordine fenomenico di auto-manifestazione, Sakti ha una tendenza diversificante (prasarana) e una tendenza unificante (Sankocana). Lei diversifica l’Uno e unifica il molteplice. Crea molte esistenze dall’Esistenza, e di nuovo riporta all’Unità essenziale tutte le esistenze attraverso il processo di illuminazione. Materializza lo Spirito e di nuovo spiritualizza la materia. Abbraccia lo Spirito con vari tipi di corpi fisici, vitali e mentali, e campi di autoespressione e auto-godimento, e rivela il centro spirituale essenziale di tutti questi corpi e dell’intero campo del gioco cosmico. Dà finitezza all’Infinito e di nuovo mostra l’Uno Senza divenire nel divenire delle finitudini. Questo duplice gioco di Sakti è incessante.

[Cap IX]

Con la Sadhana, grazie al risveglio graduale di Shakti nel corpo-mente del discepolo, si ha la realizzazione della presenza di Shiva. Che Gorakhnath descrive in cinque realizzazioni di Dio:

Lo Spirito Assoluto conscio di se stesso come Uno, infinito ed eterno,  realizzato individualmente attraverso il risveglio del Shakti immanente nella sua natura è chiamato Para-Pinda (Organismo Supremo). Gorakhnath descrive questo Para-Pinda di Shiva, l’individualità spirituale autocosciente dello Spirito Assoluto, come costituito da cinque forme di coscienza spirituale, tutte illuminate allo stesso tempo senza sovrapporsi l’una all’altra, nella sua autocoscienza divina onnicomprenShiva. Queste cinque forme sono:

1.Aparamparatn  2.Paramapadam  3.Sunyam  4.Niranjancm  5.Paramdtmeti. (S.S.P.I. 17).

Il Maha-Yogi ha tentato di rendere un’immagine di ciascuno di essi intelligibile o almeno immaginabile ai comuni cercatori, descrivendoli in termini di concetti psicologici, sebbene fosse lui stesso consapevole dell’inadeguatezza di tali descrizioni.

1. Aparamparam. L’uno immutabile, coscienza trascendente autosufficiente, senza differenze, in cui non c’è traccia della minima distinzione tra lo Spirito e la Shakti. Questo si riferisce alla pura coscienza dello Spirito Assoluto, quando Shakti è completamente nascosta nella sua natura trascendente, cioè quando l’aspetto dinamico dello Spirito è completamente non manifesto. Nell’Autocoscienza personale di Para-Pinda Shiva, questo puro sé – nirvikalpa – senza oggetti né divenire – si mostra come il principale fattore costituente. (Essere senza attributi).

2. Parama-Padam. Questo si riferisce al sottile sviluppo dell’aspetto dinamico dello Spirito come Para-Shakti, quando nella Divina Coscienza c’è una sottile forma di consapevolezza di Lei. Lo Spirito quindi diventa Testimone della sua Shakti e da questo semplice atto di testimoniare (che però non è agire) si ispira il desiderio creativo. La Divina Coscienza nella forma di puro testimone disinteressato (detto quarto, Turya, nel vedanta) è spesso meditata dagli Yogi come l’Ideale Supremo (Parama-Pada) da realizzare attraverso la sadhana.

3. Sunya. La coscienza divina è qui nella forma di un puro sfondo vuoto o substrato della sua Shakti vibrante, ricco infinite potenzialità. Questo si riferisce allo stadio di sviluppo di Shakti come Apara-Shakti, in cui Shakti sembra vibrare per auto-espressione, e Shiva sembra nascondersi dietro la scena e diventare il Vuoto, dal punto di vista fenomenico, pur illuminando ed entusiasmando Shakti dall’interno come sua anima e Signore. Molti Yogi meditano e adorano Shiva, lo Spirito Assoluto, come Sunya, per essere completamente liberati dal senso di Io e mio. Sembrano praticare ciò che potrebbe essere chiamato autoannientamento per il fine della liberazione assoluta da ogni tipo di schiavitù e dolore.

4. Niranjana. Lo Spirito Assoluto che sperimenta Se stesso come puro Io – come il vero Sé, distinto e trascendente dalla Shakti. In questa forma della sua coscienza, l’ente è consapevole di Se stesso come il Veggente (Sakshi) del Suo stesso Potere evolutivo. La sua autocoscienza implica una dualità nella sua natura non duale, una sorta di relazione Dvaita-advaita, la consapevolezza di una sottile distinzione in se stesso come eternamente immutabile, puro testimone dei mutamenti. Sente dentro di sé le pulsazioni della sua natura dinamica e nello stesso tempo si sente assolutamente immobile e intatto e non influenzato da queste pulsazioni. Questa forma di coscienza rappresenta la realizzazione della pura coscienza dell’io che trascende ogni tipo di limitazione, impurità e schiavitù. Molti yogi meditano sullo Spirito Supremo come Niranjana in vista della realizzazione di questo stato perfettamente puro, libero e beato, conscio di se stesso.

5. La quinta forma della coscienza onnicomprensiva di Shiva è la consapevolezza di Sé come Paramatma, che significa Anima Universale, Anima e Signore della Divina Madre dell’universo, Kundalini-Shakti. Egli possiede un potere infinito, ricchezza infinita, infinito bontà, bellezza infinita, saggezza infinita, amore infinito, ecc., e sente dentro di sé un impulso gioioso a giocare con tutti questi elementi attraverso la sua Shakti, nell’infinita varietà di forme del sistema cosmico, in tempo e spazio e relatività. Come Paramatma Assoluto, lo Spirito è consapevole di se stesso e della sua Shakti come la più perfetta Personalità spirituale, godendo eternamente l’infinita ricchezza della propria natura, sia come coscienza trascendente che in quella individuata nei fenomeni manifesti.

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La contemplazione. Diwali 2017.

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I filosofi come Eraclito e Gaudapada paragonarono la condizione umana al sogno, quell’illusione, pesante come una schiavitù in catene, in cui la coscienza è imprigionata nel proprio mondo interno, in un mondo di fantasmi, di regole e di relazioni che la mente interpreta come reali, senza mai riuscire a percepire il proprio vero Sè, la sua condizione indipendente, autonoma da tutto, nascosta sotto il fragore della natura. Gaudapada spaccava il guscio con la sciabola: nessuno nasce, nessuno è mai nato. Strana affermazione, quando tutto ciò che vediamo nasce e muore, che non è fine a se stessa. Chi abita davvero la coscienza che assume di essere nata e di vivere in questa o quella situazione? Quando si può davvero affermare di avere visto nascere il senso dell'”io sono”? “Ham Sa – So Ham”, io sono, Quello io sono, ripete costantemente il respiro, 27.000 volte al giorno, in ogni essere vivente, dice Gorakhnath. Ogni creatura che vive e respira è sostenuta da questo mantra, è la sostanza fatta carne e coscienza di questo suono. Tutto ciò che vive, vive del proprio respiro, dell’essere in se stesso, il vivente, “io sono”. Quel respiro, il soffio, è il vero Sé, gli fanno eco le Upanishad. Niente altro ci è trasmesso in eredità dall’universo e dagli antenati, se non questo soffio che tutti attraversa indiscriminatamente. Senza giudizio, senza nessun legame, nemmeno a questo o a quel corpo, a questa o a quella nascita. Tutti i corpi li attraversa ugualmente, ripetendo lo stesso mantra, quelli liberi e quelli che, distratti dal mondo delle ombre mentali, non lo percepiscono, sopraffatti dal rumore della mente.

La prima cosa che si manifesta in una istruzione spirituale effettiva è la rinascita a questa nuova vita: Spirituale, significa che è la vita del soffio. Il Maestro, la Grazia, ti strappa dalle catene della nascita terrena e sociale, e rimette in piedi, libero, in una nuova vita che non ha inizio né fine, non essendo collocata in nessuna persona specifica, ma ugualmente presente in ogni dove. Lì puoi respirare. Respiri e osservi, osservi per la prima volta che quello che eri apparteneva al mondo dei morti, delle ombre, delle illusioni, dettate dalle infinite parole e formule vuote che hai registrato come realtà vere. Quello che sembrava la volontà di altre persone, è solo un continuo di suoni e opinioni e immagini parziali che risuonava attraverso le persone e le cose, come altrettanti strumenti attraversati dal vento, impauriti, a cui la mente dava una forma perché, non distaccandosene, ne era catturata. Si può riuscire a stare nell’onda e danzare, ma si può altrettanto facilmente cadere e annegare. Finché non si sale al di sopra del movimento ogni onda può essere fatale e noi troppo deboli per sollevarci con essa.

Dall’alto vediamo che non c’era nessuno, solo l’onda che creava i movimenti, le curve e i riflessi – di cui finalmente si può restare l’osservatore pacifico. Semplice osservatore. Ognuno di quelli che abbiamo incontrato era identico a questo noi stessi, puro essere, libero e innocente, sufficiente in se stesso, più o meno sbattuto dalla forza dell’onda che è la vita stessa, di solito inconsapevolmente, spesso in balia delle circostanze. Se lo vediamo, come noi stessi, nella sua natura ultima e originaria, creaturale, è innocente e puro. E separato il Se dal non-sé, da tutto ciò che non gli apparteneva, e distinguendo l’essere dal rumore delle relazioni e delle opinioni, non è altro che identico al proprio stesso io originario, infinite volte, e completamente privo di colpe, di meriti e di ogni idea o giustapposizione. Semplicemente non c’è qualcuno lì, c’è solo coscienza, e infinita compassione e amore e identità, e niente altro che commozione, come vedere la vita per la prima volta. (Così accade che siamo commossi nel vedere un animale, un cucciolo, un neonato, o che piangiamo di fronte alla morte di qualcuno, perché intuiamo per un attimo ciò che è, al di là delle sovrapposizioni, a mente spenta, direttamente con il cuore). Continua a Leggere →

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La violenza e l’anima

In tutto il dibattito a proposito di un “problema culturale”, alla base dei fatti di crescente violenza diffusa, si sente sempre auspicare un rafforzamento dei metodi di controllo che a questo problema culturale hanno contribuito sistematicamente: istituzioni, scuola, psicologia. A volte con dolo, a volte per inadeguatezza. Se qualcuno proponesse di cambiare il paradigma, come la vera psicologia insegna, non riceverebbe la minima attenzione. Perciò restano misteriosamente esclusi, perfino dalle ipotesi, gli strumenti che favorirebbero una vera risoluzione dei conflitti. La filosofia della conoscenza di sé, la spiritualità del mondo classico e orientale, la meditazione e lo yoga. Questi strumenti l’umanità ha tramandato allo scopo di gestire il conflitto, la complessità della vita, il paradosso.

La spiritualità orientale, che mira alla vera emancipazione dell’individuo, nonostante un radicamento nella nostra cultura che data già dall’inizio del secolo scorso, resta un elemento marginale, spesso ridicolizzato, o al limite decorativo, che molti coltivano senza esporsi. Noi siamo “santoni”, noi facciamo il “lavaggio del cervello” (che sarebbe invece davvero auspicabile), siamo newager, cialtroni pericolosi, o donne in crisi di mezza età. In questa emarginazione della vera conoscenza, della buona scuola di vita, è da individuare il germe della violenza crescente intorno a noi: perché è il disconoscimento sistematico di se stessi e dei propri autentici bisogni.

Non si può tacere l’importanza dell’estetica, la cui banalizzazione, e la violenza esplicita e implicita, rispecchiano aridità intellettuale e spirituale. Perciò non si tratta solo di portare e diffondere yoga, meditazione e filosofia realizzativa, ma anche la tradizione musicale e artistica che è stata la via spirituale dell’Occidente. Perché occorre possedere strumenti di espressione efficaci, saper leggere le proprie emozioni e la realtà del mondo, e agire creativamente, di conseguenza. Senza una pratica, non c’è evoluzione. Invece la nostra enorme eredità culturale è anche questa avvilita a ingombrante patrimonio, che deve diventare redditizio, musealizzato, sempre più turistico e somigliante a Disneyland, piuttosto che al respiro della nostra anima.

Anima, certo, quella cosa dubbia che ci intimavano di custodire, a rischio di perdita e di dannazione eterna. Forse finalmente diventa chiaro il significato di questi ammonimenti a lungo considerati inutili e mistificatorii. Quando poi le parole ci sfuggono di mano e chiamiamo un assassino “animale”, mostro, orco, ecc., non facciamo altro che additare l’anima, proprio dove ci colpisce la sua assenza, la sua definitiva perdita. L’anima, che di solito si preferisce ignorare, di cui nessuno conosce la natura, e nessuno vuole sentire parlare.

Infine, per non restare nel vago, si può ricordare che nella spiritualità si trovano i lineamenti della comunità ideale, quella degli uomini liberi e non violenti. Dove si è chiamati al dono, all’ascolto, al rispetto, all’umiltà, all’autocontrollo, alla contemplazione del divino in tutti gli esseri viventi. Eccoci quindi davanti al vero cambiamento di paradigma, nonché a una considerevole porzione di ciò che appare più ridicolo, se non rischioso e discutibile. Liberi di accantonare la questione come utopistica, fintanto che si può credere, ragionevolmente, di poter risolvere i problemi urgenti e più critici con altri mezzi. Eppure, ognuno di noi, fino a un certo punto della sua vita, ha avuto ben chiaro quale fosse la cosa giusta. Anche in questo caso, cancellare la moralità autentica e spontanea che ciascuno apprende dalla propria madre, è una scelta ben precisa. Come una scelta molto strategica potrebbe essere quella di recuperarla e decidere di riaffermarla apertamente.

 

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Madre Natura, Padre Oceano

La Natura è il Sacro, la Natura è il luogo in cui si manifesta la Grazia, e non il suo opposto. Il più grave errore compiuto dalla tradizione cristiana è stato definire la Natura come cosa inerte e inanimata, a disposizione per lo sfruttamento indiscriminato, a beneficio dell’uomo soltanto, unico destinatario della salvezza. Una salvezza senza luogo, che non ha luogo, non accade. Alla Natura si contrapponeva la Grazia, e poi la Ragione, inaugurando una serie di dicotomie e di oppressioni che hanno inquinato il mondo e la mente per millenni, portando in un tempo brevissimo alla distruzione di ciò che era cresciuto, si era evoluto e consolidato in milioni di anni. Con la scomparsa della Natura sono scomparsi gli Dei. La Natura privata di anima è la Natura non più abitata dalla spiritualità immanente e disconosciuta nella sua – e nostra – condizione divina.

Nella Natura abitano tutti i mondi, quelli visibile e quelli invisibili, i mondi soprasensibili e sottili. Gli antichi vedevano il Mare come la dimora di Dei potenti e ultraterreni e infine come il luogo in cui le anime si tuffavano, quando lasciavano il corpo. Nell’Oceano vanno le anime dei trapassati, come illustra la pittura tombale greca detta “Del Tuffatore”, il cui balzo elegante conduce alla dimora perenne. Sotto il Mare abita Plutone, signore dell’Ade e di tutte le ricchezze terrene, insieme alla sua sposa Persefone, che riporta il grano a crescere nei campi ogni anno. Poiché le anime che scorrono oltre la vita del mondo sono come semi che cadono nel profondo, per germogliare la vita futura. Dal mare ritornava Dioniso, periodicamente, per sciogliere gli uomini e le donne dai legami e dagli obblighi che li associavano, regalando a tutti un periodo di vita divina, per il tempo delle sue feste sfrenate. Dall’Oceano proviene la vita e nell’Oceano è custodito il Nettare dell’Immortalità, dicono i Purana. All’Oceano portano i fiumi spirituali della tradizione Indiana, come altrettanti affluenti, mentre le ceneri dei mortali viaggiano nel Fiume Sacro, che è madre e tomba, fino a all’Oceano infinito dove troveranno l’unità indifferenziata con il Principio originario, universale.

(Pensate anche a questo, oggi, fino alle 23, e agite di conseguenza.)

PaestumTaucher

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Avviso ai Lettori

A seguito della segnalazione di alcuni lettori, si dichiara che il sito Visionaire.org non è collegato ad alcuna Associazione e non ha mai autorizzato la ripubblicazione e la copia dei contenuti presenti sul sito, né dei testi né delle immagini. Qualsiasi copia diffusa al di fuori degli indirizzi www.visionaire.org e blog.visionaire.org, anche se destinata all’uso esclusivo di soci e iscritti a forum o associazioni, è perciò da considerarsi contraffatta. Si ricorda che non è richiesta alcuna adesione, associazione o iscrizione per la consultazione delle pagine di Visionaire.org. Si vuole inoltre invitare a diffidare di individui e gruppi che utilizzano abusivamente questi e altri contenuti, per finalità non conosciute e non condivise dagli autori.
In fede,
Beatrice Polidori (Udai Nath)

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Cento giorni con Sri Vidya

A partire da questa sera – per proseguire per 100 giorni – sulla Pagina Facebook di Visionaire.org saranno pubblicati i cento versi del Soundarya Lahari di Sri Adi Shankara, commentati da Sri Chandrasekharendra e illustrati con gli Yantra tradizionali di buon augurio, per conoscere i benefici associati alla ripetizione e alla meditazione dei mantra del Soundarya Lahari. Ognuno dei versi è un mantra, la cui ripetizione, insieme alla visualizzazione del simbolo, reca benefici pratici e spirituali.

Per 100 giorni, saranno pubblicati i versi del Soundarya Lahari per gli iscritti alla pagina Facebook di Visionaire.org. Successivamente, il lavoro intero sarà raccolto e reso disponibile sul sito.

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Su Visionaire.org: Sri Adi Shankaracharya, Soundarya Lahari – L’Onda Della Bellezza

“Il Signore Shiva poté creare questo mondo grazie alla Shakti,
senza di Essa nulla potrebbe muoversi,
e come potrebbe dunque colui che non ha meriti
cantare le tue lodi e ricevere la grazia della devozione
oh mia Dea, venerata nella triplice forma.”

Su Visionaire.org:

Sri Adi Shankaracharya: Soundarya Lahari, L’Onda Della Bellezza

Traduzione integrale, con testo sanscrito e nota introduttiva di Sri Chandrasekharendra Saraswati Swamigal

“L’Assoluto è senza forma, ma l’energia è femminile. Quando l’energia prende forma, è chiamata Madre. Madre è la potenza in movimento, che solleva in onde le acque calme dell’Assoluto.” Swami Vivekananda

“Non c’è Shiva senza Shakti o Shakti senza Shiva. I due, per loro stessa natura, sono uno. Ciascuno di essi è coscienza e beatitudine.” Arthur Avalon

“Shakti è l’energia primordiale latente, indifferenziata e auto-cosciente, che tutto pervade, che si manifesta per creare l’universo dopo il diluvio o la grande dissoluzione (Mahapralaya). Questa Shakti non è diversa dalla coscienza (Cit), il loro rapporto è di inseparabile unità (Avinabhava Sambandha) come tra il fuoco e il calore, un soggetto e le sue caratteristiche, la parola e significato ecc. In altre parole, uno non esiste senza l’altra.” Sri Chandrasekharendra Saraswati Swamigal

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Altre novità nella Newsletter di Novembre 2011.

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Sri Adi Shankaracharya: Sundarya Lahari – Prossimamente su Visionaire.org

1
Shivah shakthya yukto yadi bhavati shaktah prabhavitum
Na chedevam devo na khalu kusalah spanditumapi;
Atas tvam aradhyam Hari-Hara-Virinchadibhir api
Pranantum stotum vaa katham akrta-punyah prabhavati

Il Signore Shiva poté creare questo mondo grazie alla Shakti,
senza di Essa nulla potrebbe muoversi, e come potrebbe dunque
colui che non compie atti pii, colui che non canta le tue lodi
essere adatto a ricevere la grazia della devozione
oh mia Dea, venerata nella triplice forma.

2
Taniyamsam pamsum tava carana-pankeruha-bhavam
Virincih sanchinvan virachayati lokan avikalam;
Vahaty evam Shaurih katham api sahasrena shirasaam
Harah samksudy’ainam bhajati bhajati bhasito’ddhalama-vidhim.

Brahma, il creatore delle origini, raccolse un grano di polvere dai tuoi piedi
e ne fece questo mondo, e il grande Adisesha dalle mille teste
raccolse un grano di polvere dai tuoi piedi con grande fatica,
ne prese Rudra il Signore e lo trasformò nelle sacre ceneri con cui si asperse.

3
Avidyanam antas-timira-mihira-dweeppa-nagari
Jadanam chaitanya-stabaka-makaranda-sruti jhari
Daridranam cinta-mani-gunanika janma-jaladhau
Nimadhanam damshtra mura-ripu-varahasya bhavati.

La polvere sotto i tuoi piedi, o grande Dea, è come la città del sole nascente
dove l’oscurità è dissolta dalla mente anche del più ignorante e sfortunato,
è il miele che sgorga dal calice del fiore della vita, a nutrire chi è lento e stupido,
è la pietra filosofale, trovata dal più povero degli uomini,
è come un dente di Vishnu, nella forma del cinghile Varaha, che fece emergere la terra
per coloro che annegavano nell’oceano della vita.

4
Tvad anyah paanibhyam abhaya-varado daivataganah
Tvam eka n’aivasi prakatita-var’abhityabhinaya;
Bhayat tratum datum phalam api cha vancha samadhikam
Saranye lokanam tava hi charanaveva nipunav.

Oh Rifugio del mondo, sebbene tutti gli dei offrano protezione e doni
solo Tu, oh Madre, hai protezioni e doni superiori ai desideri
e i tuoi piedi benedetti bastano a cancellare la paura e offrire doni impensati.

5
Haris tvam aradhya pranata-jana-saubhagya-jananim
Pura nari bhutva Pura-ripum api ksobham anayat;
Smaro’pi tvam natva rati-nayana-lehyena vapusha
Muninam apyantah prabhavati hi mohaya mahatam.

Tu che dispensi ogni bene a chi si china ai tuoi piedi
sei stata adorata da Vishnu, che prese forma di donna
e fece innamorare di sé il distruttore delle tre città.
Il Signore dell’amore, Manmatha, dopo averti adorata,
creò la passione, e la propagò anche nella mente dei più saggi,
prendendo ispirazione dagli occhi dell’amata Rathi.

6
Dhanun paushpam maurvi madhu-kara-mayi pancha visikha
Vasantaha samanto Malaya-marud ayodhana-rathah;
Tatha’py ekah sarvam Himagiri-suthe kam api kripaam
Apangat te labdhva jagadidam Anango vijayate

Oh figlia delle montagne di ghiaccio,
grazie al tuo sguardo l’amore vince il mondo
e con il suo arco di fiori e di api, con cinque frecce fiorite,
la primavera guiderà il suo carro sospinto dal vento.

7
Kvanat-kanchi-dama kari-kalabha-kumbha-stana-nata
Pariksheena madhye parinata-sarachandra-vadana;
Dhanur banan pasam srinim api dadhana karatalaii
Purastad astam noh Pura-mathitur aho-purushika.

Vieni a noi e rivelati, Dea bellissima, adorna della cinta d’oro
dai campanellini trillanti e dai seni rotondi e prosperosi,
bella e sottile come la luna autunnale, con l’arco e le frecce
il pungolo e il cappio, amata dal gran Dio che distrusse le città dei demoni.

8
Sudha-sindhor madhye sura-vitapi-vati parivrte
Mani-dweepe nipo’pavana-vathi chintamani-grhe;
Shivaakare manche Parama-Shiva-paryanka-nilayam
Bhajanti tvam dhanyah katichana chid-ananda-laharim.

Nell’oceano del nettare, nell’isola delle gemme
circondata da alberi di doni, nel giardino delle delizie
nella casa del pensiero adamantino, è seduta in grembo al grande Shiva
colei che è onda di coscienza e beatitudine
la verità venerata dai più santi tra i santi.

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Versi tratti da Sri Adi Shankaracharya: Sundaya Lahari.

Traduzione di Beatrice Polidori.
Prossimamente su Visionaire.org

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