Meditazioni con i Tarocchi. Il Mondo, La Temperanza, Il Mago.

Il cosmo è ordinato e coerente, grazie a un continuo rinnovarsi operato da una energia invisibile, che distrugge e riporta in vita, che sostiene e divora, fa germinare e morire e di nuovo risale il suo corso, ininterrottamente. La motilità e la vitalità di questa energia hanno avuto molti nomi e sono stati investigati dalla scienza e prima ancora dalle mitologie. Non di meno, la sua natura resta invisibile e nascosta, come un istinto primordiale del cosmo stesso, il suo respiro, la sua fame e sete di vita, e qualcuno vide in questo mistero il serpente primordiale che cinge l’uovo cosmico nelle spire del tempo. Noi possiamo osservare che i cicli di distruzione hanno sempre un ordine al loro centro, mistero nascosto dal mistero, che informa ogni apparente modificazione, restando inalterato, così che anche il cosmo resta sostanzialmente inalterato. L’ordine degli elementi e dei soffi che li regolano è investigato perciò dall’alchimista e dallo yogi, che hanno compreso di custodire in sé stessi una porzione non spezzata del tutto intero, dell’universo stesso e dello stesso respiro segreto e delle sue dinamiche. Tutto ciò che è segreto, in realtà, è palese. Con l’idea di riconoscere in se stesso lo stesso respiro che anima il cosmo, osservando e purificando gli elementi costitutivi e le loro dinamiche, il mago si avvicina sempre più alla conoscenza dell’unica intelligenza che invisibilmente governa tutte le sorti, e alla sua quiete profonda. Diventa l’uomo pneumatico, depositario della conoscenza universale, respiro del respiro divino.

Il Nodo del Cuore nelle Upanishad

[di Stephen Cross, Temenos Academy Review 12 (2009), traduzione e adattamento Beatrice Polidori] Infatti, colui che conosce il Brahman Supremo diventa Brahman stesso . . . Liberato dai nodi del luogo segreto, diventa immortale (Mundaka Upanishad) La parola Brahman è legata al verbo sanscrito brh, che significa “espandersi, crescere, estendere” e trasmette l’idea dell’immensità che contiene tutto, oppure della ‘Vastità’. È quindi un concetto molto più impersonale rispetto al termine occidentale ‘Dio’ ed è meglio tradotto da espressioni come “Realtà suprema”, “La Divinità”, ‘Il Pervasivo’, o ‘la Vastità’. Shankara, che è considerato come il principale commentatore dei testi della tradizione Hindu e probabilmente il suo pensatore più influente, descrive Brahman come senza forma e onnipervadente, senza nascita, privo di ogni modificazione o cambiamento, costante, privo di paura e ‘residente nei cuori di tutti’. Questa “Vastità” onnicomprensiva, secondo il pensiero Upanishadico, è ciò che è reale, vale a dire, spiega Shankara, “l’essenza di questa esistenza fenomenica, la fonte da cui scaturisce ” e quello in cui di nuovo si dissolve. Tutto ciò che prende forma appare in questo Brahman o Vastità, e così il mondo fisico, l’intero universo, e anche i mondi interiori ‘sottili’ o psichici della mente sono tutti solo relativamente reali. Sia il mondo esterno che il mondo interiore delle emozioni e dei pensieri cambiano. E tutto ciò che cambia, Shankara sostiene (come naturalmente molti filosofi occidentali), non è vero e in definitiva non è reale, sebbene possa avere una realtà relativa. È solo un aspetto che sorge nella Continua a Leggere →

Meditazioni con i tarocchi. L’Imperatrice, Il Carro, La Luna.

La fanciulla divina guida il carro notturno verso il mondo degli intellegibili. Così, la figura graziosa e verginale della primavera, l’anima amata e desiderata da tutti, il piacere, la bellezza, la generosità della vita, è anche signora e regina dei mondi oscuri in cui la vita si eclissa. Questa forza desiderante e attraente è la spinta sicura verso il mondo ulteriore, dove solo la Luna, luce dell’intelligenza delle cose soprasensibili, illumina l’orizzonte. Tutto ciò che è vivo e desiderabile rapidamente sfugge, guidato da un’intelligenza infallibile verso la notte, dove dimora fuori dallo sguardo diurno della ragione, là dove solo il cuore può trovare la strada. E’ la tragicità che si intuisce dietro la bellezza, l’effimera sopravvivenza nel tempo dell’oggetto visibile, la cui permanenza è conosciuta solo da chi sappia illuminare la notte con intuizione spirituale, superiore. La fanciulla offre la sua visione e sfugge inesorabilmente. Al ricercatore il compito di seguire il suo carro notturno, per ritrovare l’anima segreta, colei che ama nascondersi, che corre veloce, che abita stabilmente oltre i confini del giorno. Perciò è detta Regina del Mondo, perché domina la mente e il cuore con la sua fugace presenza e la sua direzione. Lei guida a condurre il carro nelle terre ignote, cancellando paura e stanchezza, finché il cuore non riconosca il mistero su cui la mente fallisce. Nell’oscurità e nell’assenza, si illumina della sua natura perenne, inestinguibile, e si rivela per la sua autentica natura, di coscienza universale e cuore del mondo.

René Guénon: Il Cuore e la Caverna; La Montagna e la Caverna.

Da: SIMBOLI DELLA SCIENZA SACRA TITOLO ORIGINALE: Symboles fondamentaux de la Science sacrée Traduzione di Francesco Zambon seconda edizione: aprile 1978 1962 EDITIONS GALLIMARD – PARIS 1975 ADELPHI EDIZIONI S.P.A. – MILANO IL CUORE E LA CAVERNA Abbiamo accennato in precedenza alla stretta relazione che esiste fra il simbolismo della caverna e quello del cuore, e che spiega il ruolo svolto dalla caverna dal punto di vista iniziatico, in quanto rappresentazione di un centro spirituale. Infatti, il cuore è essenzialmente un simbolo del centro, che si tratti del centro di un essere o, analogicamente, di quello di un mondo, cioè, in altri termini, sia che ci si ponga dal punto di vista microcosmico sia dal punto di vista macrocosmico; e quindi naturale, in virtù di questa relazione, che lo stesso significato convenga ugualmente alla caverna; ma dobbiamo ora spiegare più completamente proprio questa connessione simbolica. La «caverna del cuore” è una nota espressione tradizionale: il termine “guha”, in sanscrito, designa in genere una caverna, ma si applica anche alla cavità interna del cuore, e quindi al cuore stesso; è questa «caverna del cuore” il centro vitale in cui risiede, non solo “jivatma”, ma anche “Atma” incondizionato, che è in realtà identico a Brahma stesso, come abbiamo detto altrove [“L’Homme et son devenir selon le Vedanta”, cap. III (si veda Chhandogya Upanishad, 3° Prapathaka, 14° Khanda, shruti 3, e 8° Prapathaka, 1° Khanda, shruti 1)]. La parola “guha” è derivata dalla radice “guh”, il cui senso è «coprire» o «nascondere», senso Continua a Leggere →

Meditazioni con i Tarocchi. L’Appeso, Il Folle, Il Mago.

Da una profonda quiete interiore, come dal sonno invernale della natura e dalla dormizione sacra nel sottosuolo del tempio, si apre una infinita libertà e una più radicale presa di coscienza di sé. La mente può creare spontaneamente quello stato in cui non ci sono felicità né infelicità, in cui non percepisce obblighi né ragioni, e semplicemente sosta nella sua condizione anteriore, di silenzio. Opporsi o non riconoscere questa esigenza genera sofferenza e deterioramento psichico. Ogni tecnica di meditazione ha lo scopo di favorire questo recupero, di sostare in un logo sacro dove ogni occupazione è sospesa. Che accada spontaneamente o con l’ausilio di una tecnica, è il momento di rigenerazione e guarigione, il ritorno a uno stato di benessere iniziale, di integrità. Al risveglio da questa sospensione del giudizio e dell’io, c’è freschezza e nuova visione, leggerezza ed efficacia. La condizione della volontà soprannaturale nasce dalla profondità del vuoto che la precede. Queste tre carte mostrano lo Yogi che sospende il suo corpo in meditazione, distaccandosi da ogni altra preoccupazione, e poi del mendicante senza casa, che vaga nel mondo privo di legami e di possessi, per portarsi infine alla condizione del Mago, che emerge dal vuoto spirituale come puro presente, la consapevolezza che naturalmente si manifesta come suono primordiale incausato.

Meditazioni con i Tarocchi

I Tarocchi possono parlare a tutti, come se una sola coscienza abitasse tutti i cuori. Possono orientare e ispirare, senza distinzione e senza domande, come una mente universale che conosce tutte le sorti e tutti i pensieri. Queste 22 figure archetipe sono il linguaggio con cui la mente universale esprime il suo disegno. I Tarocchi che pubblico sono lo strumento con cui liberamente trasmetto alcuni elementi di metafisica tradizionale, espressi nell’accadimento intuitivo dell’estrazione a sorte. Sono stati il primo modello con cui ho appreso io stessa a ricordare, in modo ordinato e riconoscibile, come le cose “funzionano”. Qualsiasi combinazione degli Arcani Maggiori offre una visione metafisica fondata e riconoscibile. Specialmente dopo molti anni di pratica e di studio, in cui le Forme e i Numeri hanno assorbito i nomi e le elaborazioni delle tradizioni viventi. E’ un avvicinamento al metodo di osservazione e di studio che chi vuole può approfondire, in maniera più ampia e discorsiva, nei seminari e negli incontri. Un breve approccio al cosa si fa, cosa si medita, come si lavora con questa materia, secondo la mia esperienza e la pratica. I Tarocchi di Visionaire sono online dal 2008, consultabili via web e gratuitamente all’indirizzo http://www.visionaire.org/tarocchi-visionaire/sfoglia-i-tarocchi I Tarocchi di Visionaire non sono in vendita e non esistono al momento edizioni stampate. Questi tarocchi sono stati pensati e disegnati da una persona che segue il cammino spirituale indiano (Sanathana Dharma) e sono dati come meditazione e ispirazione per tutti. Non frequentando il “mondo” e le persone “giuste”, difficilmente Continua a Leggere →

20 maggio 2018. Seminario con Udai Nath: La via filosofale del Vedanta.

  Nella tradizione indiana, la via della Conoscenza spirituale pura (Jnana) è esposta dalla dottrina del Vedanta. Istruendo a un profondo discernimento dell’io dalle illusioni create dal mondo, si medita la contemplazione perfetta dell’Uno, o della non dualità (Advaita). Nata come pratica destinata agli asceti, questa istruzione apre alla dimensione spirituale pura, priva di azione, merito o colpa, tesa alla Liberazione spirituale (Mukti). E’ una delle più nobili visioni dell’essere, fatta di sobrietà del pensiero, libertà e consapevolezza. La sua eco, diffusa nel mondo antico, si ritrova da Plotino alla mistica cristiana medievale. Il seminario prevede la lettura e il commento di alcuni brani scelti dalle Upanishad, seguiti da un’introduzione all’opera dei Maestri che hanno tramandato l’insegnamento della realizzazione non duale, con particolare attenzione alle origini, alla scuole di Gaudapada e Shankaracharya. L’incontro si svolge a Pesaro, sono disponibili sette posti in presenza. E’ possibile partecipare al seminario in collegamento Skype. Informazioni: 370.3636348 L’orario del seminario è 9-12 e 15-18.

I segni del “risvegliato”, o l’Avadhuta. Dal “Goraksha vacana samgraha”, le Istruzioni di Gorakhnath.

<<E’ chiamato un Avadhuta chi è stato “tosato” (mundana, cioè liberato) tagliando la vasta rete delle sofferenze, e così è libero da tutti gli stati.   Si chiama Avadhuta chi è libero dalla confusione e dimora con stabilità nel mezzo del mondo, che indossa un lembo di stoffa (kaupina), che porta una ciotola per l’elemosina (kharpara, metà teschio) ed è gioioso (adainya, non infelice).   Si chiama Avadhuta quello i cui sandali (paduka pada) sono la suprema conoscenza, la cui pelle di daino (mrgatvac) è il suono incausato (anahata), la cui pratica è la coscienza suprema.   Si chiama Avadhuta colui la cui cintura (mekhala) è la fine dell’azione mondana (nivrtti), la cui stuoia di paglia (kata) è la forma del suo Sé, e che si è liberato da tutti i disordini (shavikara).   Si chiama Avadhuta colui i cui due orecchini sono la luce della coscienza (citprakasha), e il cui riposo è il rosario dei semi di rudraksha (malaksha).   Si chiama Avadhuta colui il cui bastone (danda) è il coraggio (dhairya), il cui recipiente per le elemosine è lo spazio (parakasha), e il cui sentiero dello yoga (patta) è il potere innato (nija shakti).   Si chiama Avadhuta colui che trasforma le sue elemosine in duali e non duali (bheda abheda, spezzate e non spezzate), e che si nutre di questo cibo, lo digerisce e lo trasforma (nello stato supremo).   E’ chiamato un Avadhuta colui che spontaneamente (svayam) e perfettamente (samyak) ritorna al proprio Sé, e vede il Continua a Leggere →

Iside nel simbolismo ermetico

[Tratto da : Dom Antonio G. Pernety- Le favole egizie e greche svelate e riportate ad unico fondamento] Quando si conosce la genealogìa d’Osiride, si sa anche della d’Iside sua sposa, inquanto chè questa era sua sorella. Comunemente si ritiene che questa Dea era il simbolo della Luna, così come Osiride era quello del Sole; ma la si riteneva anche come simbolo della Natura in generale, e per la Terra, secondo Macrobio. Partendo da tale concetto, dice questo Autore, la ci rappresentava avente il corpo tutto coperto di mammelle. Apuleio concorda con Macrobio, e ne fa il seguente ritratto: « Una chioma lunga e tolta cadeva ondeggiante sul suo collo divino: aveva sul capo una corona variamente bella nella forma e per i fiori della quale era ornata. Sul davanti, nel mezzo, spiccava una specie di globo, quasi in forma di specchio, il quale proiettava una luce brillante argentea come quella della Luna. A destra ed a sinistra di detto globo stavano due ondeggianti vipere quasi ad incastrarlo e sostenerlo; e dalla base della corona venivan fuori delle spighe di grano. Una veste di finissimo lino la copriva completamente, ed era molto brillante sia per il suo estrèmo candore, sia per il suo giallo zafferanato, ed infine per un color di fuoco tanto vivido, che i miei occhi ne erano abbagliati. Una zimarra rimarchevole per la sua più fonda negrezza, le passava dalla spalla sinistra al disotto del braccio destro, e cadendo con molte pieghe le scendeva sino ai piedi, Continua a Leggere →