Introduzione ai Tantra Sastra, di Vimalanandadayini

[tratto e adattatao da: KARPŪRĀDI-STOTRA INTRODUZIONE E COMMENTO DI VIMALĀNANDADĀYINI AL SIGNORE TRA GLI INNI, DEDICATO A ŚRIMAD DAKŞIŊA – KĀLIKĀ in HYMN TO KĀLĪ,  KARPŪRĀDI-STOTRA a cura di Arthur Avalon] Parameśvara misericordioso e onnipotente è senza inizio e fine. Sebbene sia Nirguŋa è l’Ādhāra (sede) dei tre Guŋa. Sebbene sia senza forma crea, conserva e poi richiama a se il mondo, fatto di materia estesa (Prapañca). È per mezzo delle Śakti e della Sua stessa Māyā che può fare diventare possibile quel che sembra impossibile. La Śvetāśvatara-Upanişad dice che con la meditazione si vede la Svaśakti del Deva, dimora di tutte le cause associate a Kālatattva. Nel Niruttara-Tantra, Śiva parla di un cadavere con tre occhi come dell’Unico Nirguŋa, che è il seggio dei Guŋa associati a Śakti. Sebbene sia senza inizio, mezzo o fine, è colui che crea ed è la Causa materiale del mondo che ha un inizio, un mezzo e una fine. Per questa ragione i Tantra e gli altri Śāstra lo chiamano Ādinātha, Mahākāla Paramaśiva e Paramabrahman Mahākāla è illimitato, senza parti, senza inizio, e senza fine; quando lo si immagina come limitato dal Sole, dalla Luna e dai Pianeti, allora è chiamato coi nomi di Kāla, Kāşţhā, Muhūrta, Yāma, Giorno, Notte, Pakşa, Mese, Stagione, Semestre, Anno, Yuga, Kalpa e così via. Ma e’ lui che divide il Tempo in parti, e quando è considerato come Vyaşti (Parte del Tutto) è chiamato con questi nomi (Kalā, e gli altri). Mentre crea, preserva e ritira milioni di Continua a Leggere →

DOMENICA 24 GIUGNO. Seminario con Udai Nath: IL COSMO E IL CORPO YOGICO NELLA TRADIZIONE NATH.

[Dedicato in particolare agli studenti che hanno frequentato almeno uno dei seminari del 2018, questo incontro conclusivo vuole portare alla dimensione dell’intuizione e dell’esperienza diretta e, in qualche misura, alla possibilità di entrare in un percorso vivente e presente, che è sempre “a un passo” dalla percezione ordinaria: un passo indietro, prima delle definizioni religiose, delle differenziazioni, delle pratiche correnti e delle filosofie astratte. Alla pura presenza di Sé. Lo faremo con l’ausilio di alcune potenti immagini della tradizione, che se correttamente applicate, possono aiutare a sciogliere le identificazioni e le rigidità che – anche quando lo spirito esprime qualche timido bagliore di consapevolezza e di desiderio – fanno ripiombare anche la mente più generosa nella separatezza e nella confusione. E possibile un balzo oltre questi vincoli mentali? Come si medita effettivamente sulla realtà divina, senza restare nei costrutti dettati dal mondo? Con un tuffo nell’acqua alta. Un seminario, per così dire, per aspiranti “nuotatori”.] La tradizione dei Nath (Nath Sampradaya) tramanda insegnamenti che racchiudono le dinamiche metafisiche del cosmo dentro il corpo fisico dello yogi, che diventa perciò corpo universale, immagine stessa della divinità e del tutto. Esploreremo il disegno teosofico e cosmologico tramandato dai Siddha, a livello archetipo, come sistema immaginale su cui meditare la realtà fisica e metafisica, il microcosmo e il macrocosmo e la sua potenza. In questo modo si ottiene la vera condizione dell’osservatore e del silenzio mentale. A partire dalla contemplazione della cosmogonia dell’uovo primordiale, con l’espansione nel suono e nella potenza della Shakti, Continua a Leggere →

Meditazioni con i Tarocchi. Il Papa, La Temperanza, Il Carro.

La religione universale è racchiusa nel canto del mattino, quando all’alba ogni cosa vibra della coscienza risvegliata dalla luce. Il canto degli uccelli, delle acque e del sole ha la forma della coscienza e la natura della vibrazione invisibile e primordiale. Qualsiasi lingua componga il canto, umana o animale, intona l’inno primordiale all’Aurora e al suo Signore: la potenza del risveglio, la luminosità della presenza. Si impari perciò il canto della religione universale e lo si intoni insieme a tutto il cosmo visibile e invisibile. Con l’esercizio contemplativo del canto si apprendono gli equilibri naturali che permettono la guarigione profonda: la purificazione, la giusta misura, la cura e l’attenzione, il distacco, la stabilità, la competenza. Dopo la morte apparente della notte, il canto del mattino riporta i fluidi a comporsi nel risveglio della vita, guidati dall’elemento igneo del sole, verso il suo massimo splendore, come il seme che risale nel cuore. Così l’antico ritorna nuovo e il vecchio ritorna giovane. E’ un antico enigma che sigillava certi gradi di sapienza. Il volto vecchio del tempo prendeva le fattezze del bambino, del Fanciullo eterno e divino, il sole. E il tempo, come una freccia apollinea, si declina sotto il controllo che lo yogi ha compiuto sul proprio respiro: Festina Lente, affrettarsi lentamente. Si incominci presto la Sadhana e si mantenga a lungo, si raggiunga gradualmente il controllo del soffio vitale.

L’educazione della mente nel Vedanta. Ascolto, riflessione e meditazione nella pratica dell’Advaita Vedanta (2)

ShravNa, Manana, NidhidhyAsana. [adattamento da I Discorsi di Sri Chandrasekarendra Saraswati] L’analisi mentale dell’Upadesha (insegnamento) attraverso la riflessione costante è l’esercizio detto Manana. Successivamente, quando non esiste più necessità e scopo per ulteriore analisi e discussione, si procede con NidhidhyAsana, che è lo stato in cui la mente è concentrata esclusivamente nell’identificazione con l’atman- tattva, su cui si è giunti a una perfetta chiarezza, e la mente non è scossa da alcun movimento. Shankaracharya, nel trattato sulla Discriminazione tra Atman e anatman (AtmA-anAAtma-vivekam) ha descritto in prosa, mediante domande e risposte, il contenuto delle espressioni “ShravaNa” ”manana” e “nidhidhyAsana”. La verità che è insegnata nel Vedanta è espressa nelle dichiarazioni (Mahavakya) dei Veda, che vengono esposte e dimostrate dal Guru secondo un procedimento tradizionale. Ascoltare e ricevere questo insegnamento è detto shravaNaM. Avendo imparato a conoscere l’Essere non duale, si analizza e persegue nel ragionamento in accordo con i Veda-ShAstra; questo è mananaM. E’ importante sottolineare “in accordo con i Veda-shAstra”. La logica da seguire deve essere conforme ai Veda-shAstra. Attraverso la sadhana la mente deve essere forgiata a lavorare nella giusta direzione. Solo così si può affrontare la riflessione sull’upadesha impartita dal Guru senza essere condotti in errore dal mentale inferiore, erroneamente chiamato mente razionale. Scartata la logica distorta, si adotta quindi una logica coerente con lo scopo dei Veda. Tale analisi è mananaM. Quando l’intelletto ha trovato la conferma ricercata, è il momento dell’esperienza. Quindi, senza essere distratta da alcun altro pensiero, la mente (cittaM) dovrebbe ora fluire Continua a Leggere →

Mente, apprendimento e meditazione nell’Advaita Vedanta. La Mente e la funzione dei Mahavakya. (1)

La mente, che è chiamata ‘organo interno’ (antaHkaraNam), è indicata con quattro nomi in base alle rispettive funzioni: manas, buddhi, chittam e ahamkAra. La funzione del pensiero è conosciuta come manas, che designa l’attività della mente ordinaria, come comportamento, esperienza di piacere, repulsione, reazione e relazione. Quando viene presa una decisione, appellandosi al senso etico, alla verità, al discernimento, è detta buddhi o intelletto. La funzione di memorizzare le esperienze e le informazioni, e di compiere operazioni formali, è chiamata chittam. Il senso dell’io è ahamkAra. La parola “antaHkaraNam” è anche usata per la mente nel suo complesso quando queste distinzioni non sono espresse. L’ascolto e la meditazione dei mahAvAkya, secondo il pensiero vedantico, dà origine alla conoscenza del Sé, facendo assumere alla mente la “forma” del Brahman, secondo la formula espressa nell’insegnamento impartito. Questa facoltà “plastica” della mente, di prendere la forma del contenuto su cui si focalizza, è la caratteristica principale della psicologia indiana tradizionale. Con un’intuizione che precede di molti secoli le scienze cognitive moderne, si comprese come l’apprendimento modifica l’assetto della mente discente e la riorganizza. Questa funzione, quindi, per il Vedanta va utilizzata orientando la mente a apprendere, elaborare e meditare le istruzioni del Guru, secondo il dettato scritturale, fino che la mente non sia completamente purificata dalle impressioni esteriori e dalle concezioni errate, derivate dalla percezione e dalla logica ordinarie, così che attraverso l’esercizio, si concentri sulla verità spirituale e in essa trovi tutte le riposte e la pacificazione dei movimenti e dei turbamenti. Continua a Leggere →

Meditazioni con i Tarocchi. La Papessa, La Giustizia, La Luna.

Quando il seme si getta nella terra possiede in sé ogni conoscenza dell’albero, ma l’albero abita ancora l’invisibile. Si trova in uno stato di latenza, che nella mente universale è visibile come la forma pura e perfetta dell’albero, mentre sulla terra non è ancora visibile. E’ la conoscenza contenuta nel seme a germogliare nella pianta. Perciò il seme scompare, consumato dal risveglio dalla sua conoscenza, e si manifesta la forma che custodiva. Si dice infatti che il seme deve morire per generare il frutto. Questa è anche la discriminazione delle anime, che attende ogni seme divino caduto in terra, nel mondo mortale. La sua capacità di risalire è proporzionale al discernimento e alla purezza della sua condotta, la condizione della sua riuscita è la conoscenza, chiara e disinteressata, della propria intrinseca natura e il distacco da tutto ciò che non è autentico e necessario. Quando il seme non si disperde nel vento, e la sua energia è integra, protetta e stabilizzata, la sua stessa natura manifesterà la conoscenza che è in esso, come una forza occulta che lungamente attendeva di compiere il suo disegno. Sotterranea, la germinazione si svolge nel mondo lunare e umido, parla con il linguaggio simbolico dei fluidi e delle intuizioni, con il silenzio delle acque perenni del corpo oceanico del cosmo. La Luna illumina le tenebre e guida i flussi vitali, sovverte le forze del giorno, fa della mente svuotata dello yogi il lago luminoso della beatitudine, il grembo materno del divino.

Meditazioni con i Tarocchi. Il Mondo, La Temperanza, Il Mago.

Il cosmo è ordinato e coerente, grazie a un continuo rinnovarsi operato da una energia invisibile, che distrugge e riporta in vita, che sostiene e divora, fa germinare e morire e di nuovo risale il suo corso, ininterrottamente. La motilità e la vitalità di questa energia hanno avuto molti nomi e sono stati investigati dalla scienza e prima ancora dalle mitologie. Non di meno, la sua natura resta invisibile e nascosta, come un istinto primordiale del cosmo stesso, il suo respiro, la sua fame e sete di vita, e qualcuno vide in questo mistero il serpente primordiale che cinge l’uovo cosmico nelle spire del tempo. Noi possiamo osservare che i cicli di distruzione hanno sempre un ordine al loro centro, mistero nascosto dal mistero, che informa ogni apparente modificazione, restando inalterato, così che anche il cosmo resta sostanzialmente inalterato. L’ordine degli elementi e dei soffi che li regolano è investigato perciò dall’alchimista e dallo yogi, che hanno compreso di custodire in sé stessi una porzione non spezzata del tutto intero, dell’universo stesso e dello stesso respiro segreto e delle sue dinamiche. Tutto ciò che è segreto, in realtà, è palese. Con l’idea di riconoscere in se stesso lo stesso respiro che anima il cosmo, osservando e purificando gli elementi costitutivi e le loro dinamiche, il mago si avvicina sempre più alla conoscenza dell’unica intelligenza che invisibilmente governa tutte le sorti, e alla sua quiete profonda. Diventa l’uomo pneumatico, depositario della conoscenza universale, respiro del respiro divino.

Il Nodo del Cuore nelle Upanishad

[di Stephen Cross, Temenos Academy Review 12 (2009), traduzione e adattamento Beatrice Polidori] Infatti, colui che conosce il Brahman Supremo diventa Brahman stesso . . . Liberato dai nodi del luogo segreto, diventa immortale (Mundaka Upanishad) La parola Brahman è legata al verbo sanscrito brh, che significa “espandersi, crescere, estendere” e trasmette l’idea dell’immensità che contiene tutto, oppure della ‘Vastità’. È quindi un concetto molto più impersonale rispetto al termine occidentale ‘Dio’ ed è meglio tradotto da espressioni come “Realtà suprema”, “La Divinità”, ‘Il Pervasivo’, o ‘la Vastità’. Shankara, che è considerato come il principale commentatore dei testi della tradizione Hindu e probabilmente il suo pensatore più influente, descrive Brahman come senza forma e onnipervadente, senza nascita, privo di ogni modificazione o cambiamento, costante, privo di paura e ‘residente nei cuori di tutti’. Questa “Vastità” onnicomprensiva, secondo il pensiero Upanishadico, è ciò che è reale, vale a dire, spiega Shankara, “l’essenza di questa esistenza fenomenica, la fonte da cui scaturisce ” e quello in cui di nuovo si dissolve. Tutto ciò che prende forma appare in questo Brahman o Vastità, e così il mondo fisico, l’intero universo, e anche i mondi interiori ‘sottili’ o psichici della mente sono tutti solo relativamente reali. Sia il mondo esterno che il mondo interiore delle emozioni e dei pensieri cambiano. E tutto ciò che cambia, Shankara sostiene (come naturalmente molti filosofi occidentali), non è vero e in definitiva non è reale, sebbene possa avere una realtà relativa. È solo un aspetto che sorge nella Continua a Leggere →

Meditazioni con i tarocchi. L’Imperatrice, Il Carro, La Luna.

La fanciulla divina guida il carro notturno verso il mondo degli intellegibili. Così, la figura graziosa e verginale della primavera, l’anima amata e desiderata da tutti, il piacere, la bellezza, la generosità della vita, è anche signora e regina dei mondi oscuri in cui la vita si eclissa. Questa forza desiderante e attraente è la spinta sicura verso il mondo ulteriore, dove solo la Luna, luce dell’intelligenza delle cose soprasensibili, illumina l’orizzonte. Tutto ciò che è vivo e desiderabile rapidamente sfugge, guidato da un’intelligenza infallibile verso la notte, dove dimora fuori dallo sguardo diurno della ragione, là dove solo il cuore può trovare la strada. E’ la tragicità che si intuisce dietro la bellezza, l’effimera sopravvivenza nel tempo dell’oggetto visibile, la cui permanenza è conosciuta solo da chi sappia illuminare la notte con intuizione spirituale, superiore. La fanciulla offre la sua visione e sfugge inesorabilmente. Al ricercatore il compito di seguire il suo carro notturno, per ritrovare l’anima segreta, colei che ama nascondersi, che corre veloce, che abita stabilmente oltre i confini del giorno. Perciò è detta Regina del Mondo, perché domina la mente e il cuore con la sua fugace presenza e la sua direzione. Lei guida a condurre il carro nelle terre ignote, cancellando paura e stanchezza, finché il cuore non riconosca il mistero su cui la mente fallisce. Nell’oscurità e nell’assenza, si illumina della sua natura perenne, inestinguibile, e si rivela per la sua autentica natura, di coscienza universale e cuore del mondo.