Le Upanishad sono meditazione ed esperienza

Le Upanishad non sono un sistema filosofico per conoscere intellettualmente o ideologicamente un concetto di realtà astratta. Fin dai primi secoli dell’era moderna, alcuni studiosi sono stati ansiosi di sottolineare dove nelle Upanishad comparissero elementi di costruzione di un modello sistematico, o metodologico, come quello apofatico, ecc.
Ma le Upanishad antiche sono un susseguirsi di contemplazioni e meditazioni. Per contemplare occorre che l’oggetto della meditazione sia presente, non costruito con l’inferenza. La contemplazione è il focus delle Upanishad antiche e la poesia è lo strumento di evocazione dell’oggetto di contemplazione. La poesia materializza la presenza. Perciò sono testo sacro non come dottrina (che indirettamente sono), ma la sacralità sta nell’essere un dato espressivo diretto, un’esperienza immediata del sacro, attraverso la poesia, che manifesta, in una forma propria e irripetibile, l’esperienza presente della Realtà evocata. Perciò la lettura delle Upanishad è meditazione e presenza.

Letture e Satsang tutte le domeniche alle 15.00 a Pesaro.

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