I Siddha e la Via del Rasa

Un Siddha è qualcuno che si dice abbia raggiunto poteri sovrumani (Siddhi) o un Jivanmukthi, un liberato in vita. Il termine potrebbe anche essere tradotto come il raggiungimento della perfezione o dell’immortalità. Tale Siddha dotato di un corpo divino (divyadeha) è Shiva stesso (Maheshvara Siddha). È il perfetto, che ha superato le barriere del tempo, dello spazio e dei limiti umani. Un Siddha nella sua forma idealizzata è liberato da tutti i desideri (anyābhilāṣitā-śūnyam), colui che ha raggiunto un’identità impeccabile con la Realtà suprema.

Per un Siddha, il mondo è un campo di gioco (Lila kshetra) in cui sperimenta l’assoluto come il mondo fenomenico. Quindi, in questo caso, la ricerca dello stato di Jivanmukthi è la libertà dai vincoli e dalle debolezze umane, che sembra (ai profani) differente da Moksha, la totale liberazione dall’esistenza. Un Siddha è quindi un mago che sfida la morte e che fa miracoli. Lui è nel mondo, eppure, è fuori di esso. Per un Siddha, il mondo è scivolato dolcemente, anche se permane ancora.

Il Siddha è anche descritto come un Kavi, nel senso esposto nel Rig-Veda di un veggente estatico, del tipo di Asura Kavya Usanas (Shukra) – detto essere il figlio di Rishi Bhrigu e Kavyamata (Ushana) – che univa i mondi di Indra e Rudra. Si dice che Kavya Usanas fosse il solo depositario della conoscenza segreta (guhya vidya) della magia vivificante che ringiovaniva il vecchio e il malato e riportava in vita i morti (Sanjivani vidya). Un Siddha, che è un puro, è anche paragonato a Brihaspathi (la controparte di Kavya Usanas – Shukra), il Guru dei mondi luminosi degli dei e semidei. È interessante notare che i guaritori della tradizione ayurvedica si chiamano Kaviraja.

Ci sono state varie tradizioni di Siddha: gli antichi 18 Sittar alchimisti dell’India del sud (a partire da Agastiya e includendo Kagapujandar, Boghar e altri); i nomadi buddhisti tantrici del Bengala, adepti nelle tecniche Vajrayana (Maha-siddha, Siddhacharyas); gli alchimisti e gli yogi dell’India medievale (Rasa Siddhas); e principalmente il gruppo nord-indiano (gana) dei Natha Siddha, seguaci del culto fondato da Matsyendranatha e sviluppato da Gorakshakanatha.

Nella tradizione dei Siddha (Siddha Sampradaya), 84 Siddha e 9 Natha sono ricordati con reverenza e lode. Anche se ci sono molte classificazioni dei Siddha, non esiste una chiara demarcazione tra i vari Siddha Sampradaya. I titoli, Siddha, Mahasiddha, Natha e Yogi sono usati in modo intercambiabile. Inoltre, elementi delle tradizioni Siddha si riscontrano nelle comunità indù, buddista, tibetana e anche nelle tradizioni jaina. Il Caturasiti-siddha-pravrtti ‘Le vite degli ottantaquattro Siddha’, un testo sanscrito compilato da Abhayadatta Sri durante l’XI o il XII secolo, fornisce brevi ritratti degli 84 Mahasiddha. Quattro dei Mahasiddha erano donne: Manibhadra, Lakshmincara, Mekhala e Kanakhala. Tipicamente i Siddha erano santi, dottori, alchimisti e mistici insieme.

Il numero ottantaquattro è considerato un numero ‘intero’ o ‘perfetto’: (3 + 4) x (3 × 4). Il numero corrisponde al numero di Siddhi o poteri occulti. Quindi, gli ottantaquattro Siddha possono essere visti come archetipi che rappresentano le migliaia di tipologie e adepti del modo tantrico.

Nonostante le ampie divergenze tra le diverse Scuole dei Siddha riguardo alle tecniche e finalità della Sadhana, uno degli scopi principali di tutti i Siddha era raggiungere uno stato di assenza di morte. Cioè, il loro obiettivo era quello di liberare il corpo dalle devastazioni di età e malattie; raggiungere una sorta di Invincibilità. Questo obiettivo hanno cercato di ottenere attraverso un processo disciplinato e incredibilmente rigoroso di Hata Yoga, sostenuto da un processo alchemico (produzione di nettare – amrtikarana) che include la produzione e il consumo di una miscela (rasayana) basata principalmente sul Mercurio purificato.

Il Mercurio

Il Mercurio è una delle sostanze più dense esistenti. Si presenta in forma liquida, come unico metallo liquido e che rimane sempre in forma liquida. È altamente sensibile al calore e si espande rapidamente all’aumentare della temperatura. Questo è il motivo per cui viene utilizzato nei termometri. Una volta che il mercurio è energizzato e mantenuto in condizioni adeguate, rimane energizzato per un tempo molto lungo, senza dispersione. Nei tempi antichi, sembra vi fossero depositi di mercurio nella regione del Siddhipur del Gujarat e nelle colline di Srisailam. Il mercurio in forma più pura veniva importato dalle regioni romane.

In India troviamo un’abbondante letteratura tradizionale sul mercurio alchemico e clinico e sui molti modi in cui può essere preparato, purificato e gestito. Diverse opere classiche lodano il mercurio solidificato e parlano dei vari processi della sua purificazione e solidificazione per perfezionarlo in un glorioso elisir, il Rasa.

A causa del fascino popolare, il Mercurio è chiamato con vari nomi, come: Rasa, Padarasa, Parada, Sukta, Vaikrnta, Vyomadharana, Avithyaja, Rasayana-Shresta, Rasendra e con molti altri nomi ed epiteti. Il Mercurio è anche associato alla Luna: come Soma, Indu e Bindu (goccia o mente). È anche in relazione con Amrta Rasa, l’elisir dell’immortalità e con Soma offerto agli dei.

Il Mercurio occupa una posizione molto importante nella formazione yogica dei Siddha e anche nell’Ayurveda, la scienza della vita. Nella letteratura tradizionale indiana ci sono numerosi riferimenti al Mercurio, alle sue proprietà, alle sue virtù e ai suoi poteri magici. Esistono elaborate descrizioni di vari processi di purificazione e solidificazione di Mercurio e per sublimarlo in un’essenza pura.

Il Mercurio nell’Ayurveda

L’Ayurveda ha otto sezioni, la settima è intitolato Rasayana (Rasa + Yana), Rasa significa Mercurio, e Yana le procedure che coinvolgono il Mercurio (Rasa Chikitsa). Generalmente, il Rasayana è considerato come il metodo o le procedure per manipolare il Mercurio. In Ayurveda, Rasayana si riferisce al Mercurio come medicinale (elisir), come anche a un intero gruppo di tinture mediche a base di Mercurio, erbe e altri minerali (compreso l’oro lavorato).

Come metodo di trattamento, il Rasayana è un modo di purificare il corpo (samsodhana cikitsa), una terapia di ringiovanimento per reintegrare i fluidi corporei (rasa) e integrare altre sostanze (dhatus) fisiologiche. Il trattamento è anche definito come kshetri- karana, preparazione del corpo per assorbire i farmaci. Qui, Rasa o Rasa-bija – l’essenza in una sostanza – è usato per influenzare e migliorare la salute dei fluidi corporei vitali o i loro composti nel corpo.

Il trattamento Rasayana mira ad arrestare il decadimento fisico e mentale. Questa avviene con procedure dettagliate, o regime, intese a garantire una vita sana, felice e prolungata. L’Ayurveda sostiene che l’uso clinico di mercurio sistematicamente purificato e trattato può stimolare le funzioni cerebrali senza agitare la mente; migliorare la concentrazione, ridurre la volubilità e aumentare la potenza della memoria. Fisicamente rende la persona vigorosa, libera da malattie, permettendo di godere di una lunga vita giovanile.

Il Mercurio nelle tradizioni di Siddha

I benefici del trattamento con l’elisir di Mercurio sembravano aver ispirato i Siddha a esplorare le diverse e molteplici possibilità che si aprono dalle applicazioni del Mercurio solidificato. Secondo i Siddhas, il mercurio è un veleno per i non iniziati che ne consumano in modo improprio. Il Mercurio, dicono, è sempre stato parte della natura; e non ha avvelenato né l’aria, né le acque né la terra. È solo l’abuso che produce i suoi effetti mortali. Anche la combinazione dei cosiddetti veleni – non troppo forti e non troppo deboli – se adeguatamente preparati, può agire come una medicina salutare. Una miscela medicinale di veleni (Visha) nelle proporzioni prescritte può eccitare il corpo, rinvigorire le sue funzioni e generalmente agire come un tonico. In alcuni antichi templi (ad esempio Palini Hills) l’idolo della divinità principale, si dice, è realizzato da una lega di nove tipi di minerali velenosi e mortali, erbe, sostanze chimiche e cristalli (nava-pashana).

I Siddha asserivano che, per un alchimista iniziato alla disciplina dei Siddha, il Mercurio, se adeguatamente trattato e processato, può essere trasformato in nettare di immortalità. Si converte così da visha in amrita (da veleno in nettare). La sua tenue e sottile energia blu rinvigorisce le funzioni vitali del corpo; e attraverso l’uso del “mercurio che è di natura terapeutica e medicinale, si ottiene rapidamente un corpo che è libero da invecchiamento, immortale e dotato di alta concentrazione della mente. Colui che ingerisce il mercurio trattato (mrtasutaka) ottiene veramente sia la conoscenza trascendente che quella mondana, e i suoi mantra sono efficaci”(Rasasara, XV, 19-22)

Rasa Siddha e Natha Siddha

I Siddha si impegnarono quindi nello sviluppo di una branca della chimica o proto-chimica nota come Rasa-shastra (scienza di Mercurio) o Rasayana-shastra. L’intera scienza del Mercurio solidificato si chiama Rasa Vidya.
Prominenti tra questi Siddha Alchimisti erano i Rasa Siddhas e i Natha Siddha.
L’innovazione più importante dei Rasa Siddha e dei Natha Siddha era il metodo con cui operavano per ottenere lo status di Siddha e poteri dei Siddha. Sostenevano che gli uomini dedicati alla pratica dello Yoga, del Tantra e dell’Alchimia possono diventare Semi Divini, purché seguano rigorosamente le discipline prescritte.

A parte i Siddha Semi Divini, un’altra classificazione dei Siddha definisce tre gruppi (ogha) di ricercatori: il divino, il perfetto e l’umano. Tra questi, i Siddha di tipo umano cercavano un corpo fisico senza età (svarna deha); il gruppo dei perfetti cercava un corpo fisico perfezionato (siddhadeha) o indistruttibile (vajradeha); e il gruppo Maheshvara Siddha cercava di ottenere un corpo divino etereo (divyadeha) di natura integrata.
I Natha Siddha insieme a Rasa Siddha tracciano il loro lignaggio discendere da Shiva (Adi Guru) stesso e da Dattatreya, Adinatha, Naganatha, Caparti, Matsyendranatha, Gorkhnatha e altri Guru del Natha Sampradaya.
Questi due gruppi, in particolare, Rasa e Natha Siddhas, interagirono con un terzo gruppo che prosperò principalmente nella regione del Nepal (anche se è probabile che il culto fosse inizialmente basato nell’Himalaya occidentale). Questo era il Pashima-amnaya (Trasmissione Occidentale), un culto Shakta dedicato alla dea tantrica Kubjika. Anche loro impegnati nell’alchimia.

A parte gli obiettivi tradizionali, l’interesse che Natha Siddhas e Rasa Siddhas condividevano con i Pashima-amnaya Siddha era la dottrina mistica e le pratiche che coinvolgono i fluidi sessuali maschile e femminile. Le loro convinzioni a questo riguardo erano radicate nel Rasa vada, la dottrina riguardante il Rasa.

 

Rasa

Nella Taittiriya Upanishad (2.7) l’espressione “Raso vai sah” intende suggerire l’essenza, il nucleo stesso dell’essere; esso è della natura della pura felicità (Raso hyevayam labdhva anandi bhavati). Ma, altrove, Rasa è l’elemento fluido (essenza) che i saggi Vedici identificano come il succo della vita e della non-morte (a-mruta), che sostiene sia gli dei che gli umani. Rasa è anche inteso come Dravya – la sostanza che unisce in sé le proprietà di tutti e cinque gli elementi – con sessantatré varietà. Rasa, come elemento essenziale, nelle sue molteplici forme è sia manifesto che dormiente.

Secondo l’ideologia del Tantra, i fluidi vitali maschili e femminili, lo sperma e il sangue uterino, sono sostanze di potere (Shakthi dhathu) perché la loro combinazione crea vita e conferisce vitalità. Questi Rasa sono anche identificati con dei e dee la cui energia illimitata è stata spesso descritta come di natura sessuale. Di solito il dio invocato in questo contesto è una forma di Shiva e la femmina è una forma di Devi.

Gli ardenti seguaci – i Tantrici, i Siddha e altri – che miravano a raggiungere lo status di Shiva cercarono di realizzare il loro obiettivo con la collaborazione di dee selvatiche (che poi furono identificate con le loro consorti umane) generalmente conosciute come Yogini. Queste dee minori “affamate di beatitudine” convergerebbero nella coscienza del sadhaka, l’ardente praticante, per trasformarlo in una sorta di dio sulla terra.

La dottrina del Rasa (Rasa vada) come adottata dai mistici Siddha si basa sulla teoria che il Rasa – tutti i tipi di elementi fluidi trovati nell’universo, nel mondo, negli esseri umani, nelle piante, nella pioggia, nelle acque e nelle oblazioni nello Yajna – è la fonte della vita. In natura ci sono innumerevoli manifestazioni di Rasa tra cui i fluidi sessuali vitali maschile e femminile, sangue, midollo osseo, muco e ogni altra sostanza fluida nel corpo e come nell’acqua, nella neve, nell’umidità ecc.

Siddha alchimisti

Con l’avvento del grande studioso e Tantrico Abhinavagupta (X secolo, Kashmir) e la sua scuola di filosofia Trika Kaula, le aree disordinate delle pratiche del Tantra furono ripulite, “sanificate”, raffinate e dotate di un aspetto sofisticato (almeno esteriormente). In queste scuole tantriche “alte” molti degli elementi e delle pratiche sordide erano sublimate. Il culto delle Yogini, le unioni rituali, l’offerta e il consumo di liquidi sessuali, ecc., furono ridefiniti. Tuttavia, le vecchie pratiche non scomparvero del tutto, ma si mantennero in clandestinità, praticate come “apprendimento segreto” (gupta vidya) da circoli chiusi di iniziati.

In seguito, i Siddha del Natha Pantha furono soprattutto conosciuti per l’Hata Yoga e per la dottrina dei Chakra. Ma la parte segreta di tutto ciò era la credenza nella trasformazione dei fluidi sessuali in una sorta di potere superiore, l’amrita, il nettare dell’immortalità.

Secondo questa setta, la combinazione di fluidi sessuali maschili e femminili porta all’esistenza di un potere unico. Nessun altro elemento o fluido nell’intero universo ha il potere di creare la vita. Per i Natha Siddha, la persuasione di questo potere creativo divenne la strada per ottenere Siddhi (poteri miracolosi) e Jivanmukthi (liberazione in vita).

Un terzo gruppo, i Rasa Siddha, gli alchimisti, hanno coniato la frase: yatha lohe, tatha dehe (come nel metallo, così nel corpo). In linea di principio, adottavano la dottrina dei Natha Siddha riguardo al potere dei fluidi sessuali. Ma prendendo una svolta piuttosto inaspettata, quella della metallurgia.

I Rasa Siddha sembravano credere che i metalli siano sostanze viventi e che l’oro sia il fine naturale degli innumerevoli anni di gestazione all’interno del grembo della terra. Adottando la metafora umana, affermavano che la mica (abhraka) e lo zolfo (gandhaka – che letteralmente significa odoroso) erano analoghi ai fluidi riproduttivi femminili dai quali i metalli si sono formati. I fluidi maschili venivano identificati con l’ottavo metallo, il Mercurio, Rasendra, il Re dei Rasa, il liquido splendente e incredibilmente volatile, come dotato di vita propria.

L’Alchimista Siddha equiparava il Mercurio a una sostanza calda e maschile che controlla gli elementi Terra e Acqua, simbolicamente chiamato lo sperma di Shiva. La mica, che è fredda, era l’elemento dell’aria e la controparte femminile di Shiva, la Shakti. Quindi attraverso l’unione di mercurio e mica, maschio e femmina, (Shiva e Shakti o Yang e Yin), cercava di ottenere un metallo congiunto che combinasse gli elementi Terra (solidi), Acqua (fluidi) e Aria (mentali). Alimentando l’elemento fuoco, il calore rinvigoriva il corpo.

Una scoperta importante della scienza del Rasa Siddha è che il mercurio purificato, attraverso un processo speciale, può divorare o digerire (cioè assimilare) un’enorme quantità di altri metalli senza che il mercurio, dalla assimilazione (grasa), acquisisca un peso apprezzabile. L’assimilazione (jarana) dei metalli di base in mercurio divenne il fulcro di una pratica alchemica impegnata nella trasformazione dei metalli di base in oro.

Nei testi di alchimia indiana, le sostanze chimiche sono suddivise in cinque categorie principali: Maha Rasa (primario); Uparasa (secondario); Dhatu (minerali), Ratna o Mani (cristallo o sali) e Visha (tossine o veleni). E di nuovo in questi, ci sono otto Maha Rasas; otto Uparasas; sette Dhatus – Sapta Dhatu – Suvarna (oro), Rajata (argento), Tamra (rame), Trapa (stagno), Ayas o Tikshna (ferro), Sisha o Naga (piombo) e Vaikrantika. Il Mercurio, in una categoria speciale, è incluso sotto i metalli. Le leghe includono: ottone (pitala), bronzo (kamsya) e una miscela di cinque metalli (…). I Sali sono cinque: Sauvaechala, Saindhava, Vida, Aubhida e Samudra. I metalli e i sali in polvere sono Bhasma. Le sostanze derivate da animali (corna, conchiglie, piume ecc.) e fonti vegetali sono anche incluse in questa categoria. Vari prodotti vegetali, minerali, fluidi ecc. che hanno proprietà tossiche sono inclusi sotto Visha. Nel sistema dei Siddha vengono citati sessantaquattro tipi di veleni a scopo terapeutico.

Rasa-karma

I Siddha sono sempre stati tecnici del concreto; trasformare il metallo di base in oro, il malato nel sano, i mortali in immortali. Sono i maestri del processo, alla ricerca del potere crudo e spietato sui processi naturali, sull’invecchiamento, la morte, i governanti, i leader politici e sociali.
Il processo di trasformazione di Mercurio in oro o elisir (Rasa-karma), per trasformare un metallo di base in quello nobile e rendere il corpo deperibile immortale è sempre molto complicato e dispendioso in termini di tempo. L’alchimia indiana ha sviluppato un’ampia varietà di processi chimici. I testi di Rasashastra – come Rasarnava dell’undicesimo secolo (forse il più antico testo Rasa Tantra disponibile, narrato come una serie di dialoghi tra Bhairava e Devi), Rasarathnakara, Rasendramangala, Bhutikaprakarana e Rasahrudaya – descrivono le procedure meticolosamente e in dettaglio. Ci sono centinaia di versi nei testi di Rasashastra che trattano un’ampia varietà di processi. I testi avvertono anche che tra tutti i Sadhaka solo un numero infinitamente piccolo di essi potrebbe raggiungere l’obiettivo. Secondo i testi di Rasa-shastra – Rasa-ratha-samucchaya e Rasa-rathnakara – il Siddha alchemico (Rasacharya) dovrebbe essere una persona molto istruita (jnanavan), rispettata da tutti (sarva-manya), ben versata nella scienza del Mercurio ( Rasa-shastra-kovida), esperto nella manipolazione di Mercurio (Rasa-karma-kaushala), altamente competente nel suo compito (daksha), libero dall’avidità, dalla lussuria, dall’odio e da altre debolezze (dhira -vira), caro a Shiva (Shiva vatsala) ) e dedicato alla Devi (Devi bhaktha). Le sue intenzioni dovrebbero essere pure e nobili e il suo impegno benedetto dal suo Guru. Altrimenti, l’intero processo sarebbe inutile (nishphala). Inutile dire che un Rasa Siddha degno è estremamente difficile da trovare.

Il processo, che si sviluppa su diciotto fasi e si svolge per diversi mesi, comporta la semina di un “seme” (bija) d’oro in una massa di mercurio (il cui potere di assorbimento è già aumentato enormemente grazie a una serie di trattamenti di mica, zolfo e altri elementi femminili) che diventa quindi una “bocca” capace di inghiottire quantità incredibili di metalli di base (in genere il rapporto è 1: 6, il mercurio assorbe sei volte la sua massa).

Il processo di assorbimento del Mercurio (grasa) in quantità sempre crescenti di Mica o Zolfo, chiamato Jarana, viene portato avanti fino a quando il Mercurio viene fissato (baddha) o ucciso (mrta). Questo avviene in tre fasi, ciascuna composta da sei fasi. Nella prima fase il Mercurio deve prendere una quantità limitata (grasa) di mica, nel corso di sei operazioni successive. Ad ogni passo di questo processo, il mercurio viene alterato fisicamente: nella prima fase, in cui consuma il pari di un sessantaquattresimo della sua massa di mica, il mercurio diventa una verga (danda vat). Successivamente assume la consistenza di una sanguisuga, quindi quella di escrementi di corvo, liquido sottile e burro. Con il suo sesto e ultimo “boccone”, in cui il mercurio inghiotte metà della sua massa di mica, diventa un solido sferico.

Questo processo in sei fasi, con il quale il mercurio viene fissato, è seguito da un altro processo in sei fasi, in cui le proporzioni di mica o zolfo inghiottite dal mercurio aumentano notevolmente. È quest’ultimo processo che costituisce la jarana vera e propria. Qui il mercurio deve assorbire una massa di mica uguale alla sua.

Successivamente, il mercurio deve ingerire il doppio della sua massa di mica, e così via fino a che le proporzioni alla fine raggiungono 1: 6, con il mercurio che assorbe sei volte la sua massa di mica. In questa fase finale e ottimale il mercurio, che si dice sia “ucciso sei volte”, possiede poteri straordinari di trasmutazione. Alla fine di questo processo, il mercurio prende la forma di un linga.

Il mercurio è considerato “ucciso” quando diventa un metallo duro o una pietra rosso sangue. Il mercurio che viene “ucciso” – mrta o fissato (reso non volatile – baddha e ridotto in cenere – bhasma) con l’aiuto di potenti erbe, viene trasmutato in oro attraverso un processo mistico (samskara). Dopo essere stato ucciso o fissato, il Mercurio cambia il suo carattere, assume una forma più nobile e più elevata, è rinato.

Dopo che il mercurio è stato completamente purificato, un processo che di solito richiede diversi mesi, deve essere lasciato raffreddare e solidificare. L’operazione di raffreddamento viene eseguita con l’applicazione di estratti vegetali concentrati e ceneri minerali che hanno proprietà rinfrescanti. Questi ingredienti aiutano il mercurio a coagularsi rapidamente.

Si riteneva che dopo aver subito diciassette processi sequenziali, il mercurio sarebbe stato reso puro (detossificato) e pronto per il consumo. In questa fase, il mercurio purificato dai suoi veleni può essere gestito in modo sicuro. Il mercurio così trattato e processato acquisisce nuove proprietà e diventa benefico per l’uomo.

Si fa menzione di un’altra proprietà peculiare del Mercurio solidificato: il suo effetto psicologico. Coloro che lo inghiottiscono diventano consapevoli di un aspetto della loro coscienza che non conoscono razionalmente. Il mercurio solidificato agisce quindi come un agente rivelatore, fornendo alla persona l’opportunità di purificarsi.

Alla fine della serie di purificazioni (samskara), il mercurio stesso sarebbe scomparso lasciando solo il “nobile e immortale” metallo: l’oro. Il prodotto finale, se consumato in quantità prescritte avrebbe la proprietà di ringiovanire il corpo e renderlo splendente e brunito come l’oro. “Il Siddha che lo ingerisce viene immediatamente trasportato nei regni degli dei, dei Siddha e dei Vidyadhara”.

L’oro qui diventa simbolo dell’immortalità. Inghiottendo un granello di oro così creato, l’alchimista diventa un secondo Shiva, un Siddha, perfezionato, dorato e immortale. Un mito vedico racconta di Prajapathi che diventa oro (hiranya purusha): ‘egli è Prajapathi, è Agni, è fatto d’oro, poiché l’oro è luce e il fuoco è luce, l’oro è immortalità e il fuoco è immortalità’ (Shatapatha Brahmana: 4.1.18).

Questo processo è considerato una rievocazione del processo cosmico. Il Mercurio qui simboleggia Shiva, l’asceta supremo che tutto riassorbe, alla fine del ciclo temporale, ritirando senza sforzo in se stesso l’intero Universo; trasforma quindi la materia in essenza – Rasa. Colui che divora e la materia divorata sono immortali.

Il processo è anche descritto in un altro modo: il metallo, l’elemento terra (muladhara) viene assorbito nell’elemento acqua (svadistana); l’elemento acqua nell’elemento fuoco (manipura); l’elemento fuoco viene assorbito nell’elemento dell’aria (anahata); e l’aria viene assorbita nell’etere – akasha (vishuddhi). E, al sesto stadio, tutti questi passaggi vengono inghiottiti di nuovo in manas – mente (ajna). Alla fine, tutto si fonde nella pura coscienza di Shiva, prakasha – nel Sahasra dai mille petali.

Da un punto di vista lessicale, shodhana (purificazione) del mercurio e la Sadhana (realizzazione) del Siddha sono analoghi; entrambi mirano alla perfezione.

L’obiettivo dell’alchimia Siddha (che essenzialmente è una tecnica spirituale) è l’immortalità del corpo, l’invincibilità e la trascendenza delle condizioni umane. La trasformazione dei metalli di base in oro è in gran parte una trasposizione concettuale simbolica di un obiettivo concreto. Ciò che è di primaria importanza è la liberazione (Moksha o Paramukti) che richiede l’auto-purificazione e la separazione dai legami terreni fondamentali, come anche dalle loro tendenze inconsce. Il sentiero dei Siddha, sebbene di natura alchemica, è intrecciato con lo Yoga e con le discipline spirituali.

Declino delle tradizioni Siddha

Tuttavia, in tempi successivi, la pratica di consumare il mercurio trattato e i suoi elisir per raggiungere varie Siddhi e la longevità diminuì bruscamente. Questo accadde probabilmente perché le tecniche samskara di purificare il mercurio per trasformarlo in elisir erano perdute. Un altro motivo potrebbe essere che gli standard stabiliti dai testi per eleggere un Siddha Alchemico qualificato (Rasacharya) erano estremamente alti; e nei periodi successivi non c’era quasi nessuno che si misurasse con questi requisiti.

A causa di tali imperfezioni, le tecniche e le aspirazioni di Siddha sono state falsificate. In tempi recenti, molti presunti aspiranti e cercatori hanno tentato di legare Mica, Zolfo e Mercurio insieme, ma con scarso successo. E, nei pochi casi in cui hanno avuto successo, il mercurio non è stato interamente detossificato o l”oro’ che ne è derivato non ha presentato tutte le caratteristiche fisiche (peso specifico, colore, ecc.) e le proprietà chimiche del vero oro naturale. Pertanto, il tipo di potere di trasmutazione attribuito al mercurio nei vecchi testi non potrebbe attualmente essere realizzato. Alcuni studiosi si chiedono addirittura se la Mica e lo Zolfo menzionati nei testi in realtà significassero i metalli. È abbastanza probabile, si può supporre, che quei termini potrebbero essere stati impiegati come simboli o codici per denotare qualcos’altro.

Per quanto riguarda i culti Siddha, ad eccezione di alcune tracce di Natha Siddha nell’India settentrionale, le altre sette Siddha sono praticamente scomparse. Le sette dei Siddha sono state per lo più vittime dei loro eccessi.

Potrebbe essere avvenuto per la cattiva pubblicità, guadagnata a causa della loro vita spericolata e della mancanza di decoro in pubblico. Ma, per essere onesti con loro, stavano semplicemente vivendo e mettendo in pratica, in buona fede, le credenze tradizionali della loro setta. Nel cercare di essere fedeli al principio della non-differenza, di essere indifferenti al bene e al male, sacro e profano, bellezza e bruttezza, puro e sordido, esaltato e demente, squallore e grandezza, decente e indecente ecc. – molti aspiranti Siddha si abbandonavano a ciò che appariva alla gente comune come un comportamento riprovevole antisociale, atroce e totalmente inaccettabile. I Siddha furono nel corso del tempo ostracizzati dalla società educata.

I seguaci del culto dei Natha Siddha, quindi, ricadevano tra le credenze più antiche e primitive dei Pashupatha e Kapalika, devoti di terribili forme di Shiva, che praticavano in isolamento e vivevano lontano dalla classe istruita puritana e altamente discriminante. I Natha Siddha, lontani dallo sguardo pubblico, ora offrivano piaceri concreti e poteri che potevano essere sperimentati nel mondo reale dagli uomini che vi aspiravano. I Natha Siddhas, i Kanphatas (quelli dai lobi delle orecchie tagliati) emersero così come una sorta di intermediari del potere soprannaturale per gli uomini ordinari di questo mondo.

L’ A-mruta (non-morte) o immortalità è stata una delle attrattive principali degli antichi. Si dice che nei tempi vedici gli dei ottenevano e mantenevano la vita eterna offrendo Soma gli uni agli altri, come oblazione reciproca. Il messaggio è: non è sufficiente possedere semplicemente la bevanda del Soma per ottenere l’immortalità. Il segreto sta nell’offrirlo come oblazione ad un altro dio. È solo allora che si guadagna l’immortalità che il Soma conferisce. Forse gli Asura non erano a conoscenza di questo segreto, e bevvero avidamente il Soma senza offrirlo agli altri. Quindi non ottennero alcun beneficio. La premessa dello Yajna, si dice, si basa su questo segreto. Gli umani perciò offrono oblazioni come il Soma ad Agni che a sua volta le consegna a Svaha Devi per passarle agli dei. L’oblazione offerta sostiene gli dei e conserva la loro immortalità. Gli umani ricevono dagli dei la ricompensa del Soma offerto loro, come doni di ricchezza, felicità, durata della vita piena (visvayus) e persino l’immortalità. Per vivere una vita piena e soddisfacente, è necessario essere sempre impegnati nello Yajna, nel dare e nel condividere.

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Tradotto e adattato da Sreenivasarao’s blogs: https://sreenivasaraos.com/2014/01/10/siddha-and-the-way-of-rasa/

Immagini:
Copertina: Ascetics at Gurkhattri in 1519. Detail from painting by Kesu Khurd from  the Baburnamah, 1590-92  (British Library)
Centro articolo: Ascetics being shaved at Gurkhattri in 1505. Detail from painting by Gobind from a copy of  ʻAbd al-Rahim Khan’s Persian translation of the Baburnamah, 1590-92  (British Library)

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