20 Marzo 2015. Equinozio, Eclissi solare e Navaratri.

La mattina del 20 Marzo 2015 – a partire dalle 9.30, fino al culmine esatto alle 10,35 ora italiana – il sole e la luna formeranno una congiunzione a 29° del segno dei Pesci, dando luogo al fenomeno dell’eclissi solare. Questo asterismo si formerà in trigono a Saturno, che si trova a 4.54° del Sagittario. Poche ore dopo, alla mezzanotte, il sole entra in Ariete, dando inizio alla Primavera e quindi al nuovo ciclo zodiacale. Ci troviamo perciò nella giornata dell’Equinozio primaverile, celebrato in molte culture tradizionali come l’inizio del nuovo anno, momento in cui la durata del giorno e della notte si equivalgono, poiché il sole si trova perpendicolare all’equatore terrestre. Nello stesso giorno, essendo la Luna Nuova del mese di Chaitra, secondo il calendario Hindu, ha inizio il periodo di Navaratri, la celebrazione della nove forme della Madre divina, che culmina, sabato 28, con Ram Navami, il giorno Natale di Rama, l’Eroe Avatara divino. Questo insieme di simboli e di coincidenze astronomiche e archetipe è forse uno dei più potenti, a livello simbolico, a cui ci sarà dato di assistere.

Solar eclipse as seen from Lompoc, California, 1923, center panel in triptych, The three solar eclipses seen in the United States in 1918, 1923, and 1925, by Howard Russell Butler, 1925

Ciò che è in alto è come ciò che è in basso, e l’esterno è come l’interno, insegnava l’egiziano Hermete, stabilendo il paradigma filosofico che deve guidare un ricercatore spirituale. Non saremo influenzati, come corpi solidi colpiti da qualche pericoloso influsso materiale, ma siamo soltanto e sostanzialmente la stessa cosa che vediamo accadere in cielo, guidata dalle stesse forze che muovono la nostra vita, con un preciso disegno ritmico e armonico. Astrologicamente, gli effetti dell’eclissi si verificheranno nei sei mesi successivi all’evento, investendo il settore personale segnato dalla casa astrologica in cui si verifica la congiunzione dei luminari durante l’eclissi. Quindi, per valutare l’effettivo impatto del fenomeno sulle nostre vite, occorre osservare, con gli strumenti appositi, la casa o il settore e riflettere sulle possibili trasformazioni che in quel settore ci potrebbero interessare. L’evento coincidente del Navaratri è anche una straordinaria opportunità per purificare gli aspetti che eventualmente possiamo avvertire lacunosi o a rischio, ricercando la rettificazione con la meditazione, la risoluzione interiore e le pratiche devozionali, durante i nove giorni dedicati alla Madre Divina.

Secondo le prescrizioni Hindu, l’eclissi è il momento in cui ci si deve astenere da qualsiasi attività. E’ opportuno, per chi può, digiunare a partire da dodici ore prima, e fino a dodici ore dopo l’eclisse. Durante il momento di manifestazione del fenomeno è consigliato sedere e ripetere il nome di Dio e cantare inni devozionali. Dopo l’eclisse si deve fare una doccia, che purificherà dalle influenze negative che possono essersi manifestate nel momento di buio, e cambiare gli abiti. Sebbene sia considerato un momento funesto, le scritture attestano come gli antichi Rishi fossero in grado di mantenere il controllo del fenomeno, e del fatto che fossero al corrente della sua natura oggettiva. Un episodio del Mahabaratha riporta l’avvenimento dell’eclisse solare durante la battaglia di Kuruksetra, provocato da Krishna per permettere l’uccisione di Jayadrata. Perciò, se l’uomo comune, come gli animali, è nella posizione di soffrire e di temere l’eclisse, non è così per il veggente e per l’essere divino.

Solar eclipse as seen in Connecticut, 1925, right panel in triptych, The three solar eclipses seen in the United States in 1918, 1923, and 1925, by Howard Russell Butler, 1925

L’ente che abita l’occhio solare è lo stesso che abita l’occhio umano, dice la Brhadaranyaka Upanishad. Perciò il momentaneo oscuramento dell’occhio solare è la manifestazione universale della perdita di coscienza nell’uomo comune e razionale. Niente può ispirare più timore, consapevolmente o meno, e niente è più pericoloso per l’uomo comune che perdere la lucidità e il raziocinio. Perciò vale il consiglio di mantenere la coscienza in uno stato di contemplazione e di meditazione, su ciò che è costantemente illuminato da se stesso, e da dove la coscienza può riemergere alla luce e al mondo. Dall’esperienza primitiva della paura, è possibile quindi avvicinarsi all’esperienza superiore della conoscenza, superando il timore atavico del buio e della perdita di sé, per intraprendere la conoscenza di un Sè non vincolato alla dualità, come il buio e la luce, e non determinato dal dato fisico e percettivo. Una coscienza indipendente da qualsiasi altra forma di percezione o di legittimazione, autoevidente, inestinguibile.

<< 1. Un giorno Yajnavalkya andò in visita da re Janaka, imperatore dei Videha, pensando di non dirgli nulla. Quindi dopo che i due ebbero parlato per un pò del fuoco sacrificale, Yajnavalkya offrì al suo ospite di esprimere un desiderio. Il re chiese di potergli porre qualsiasi quesito volesse, e Yajnavalkya mantenne la sua promessa di esaudirlo. Così il re espresse la prima domanda.
2. “Yajnavalkya, di quale luce si serve l’uomo?” ” Della luce del sole, o re” rispose Yajnavalkya “Nella luce del sole l’uomo siede, si muove, lavora e rincasa” “Proprio così, Yajnavalkya”.
3. “Ma quando il sole tramonta, Yajnavalkya, di quale luce può servirsi l’uomo?” “Della luce della luna” rispose Yajnavalkya “Nella luce della luna l’uomo siede, si muove, lavora e rincasa” “Proprio così, Yajnavalkya”.
4. “Ma quando il sole e la luna sono tramontati, di quale luce può servirsi l’uomo?” “Della luce del fuoco” rispose Yajnavalkya “Nella luce del fuoco l’uomo siede, si muove, lavora e rincasa” “Proprio così, Yajnavalkya”.
5. “Ma quando il sole e la luna sono tramontati e il fuoco è spento, Yajnavalkya, di quale luce può servirsi l’uomo?” “Della luce della parola” rispose Yajnavalkya “Nella luce della parola l’uomo siede, si muove, lavora e rincasa. Perciò, o gran re, quando neppure è possibile vedere la propria mano, ci si orienta seguendo le voci” “Proprio così, Yajnavalkya”.
6. “Ma quando sole e luna sono già tramontati, il fuoco si è spento e le voci tacciono, Yajnavalkya, di quale luce può servirsi l’uomo?” “Della luce del suo stesso Sé [Atman]” rispose Yajnavalkya “Nella luce del suo stesso Sé l’uomo siede, si muove, lavora e rincasa” “Proprio così, Yajnavalkya”.>> Brhadaranyaka Upanishad, Quarto Adyaya, Terzo Brahmana, versi 1-6.

Il filosofo Kashmiro Abhinavagupta chiamava Equinozio il momento in cui, grazie alla pratica yogica, nel corpo dell’iniziato spira il Soffio Equilibrante, determinando i fenomeni astrologici e la manifestazione degli anni successivi. Il soffio equilibrante (samàna) è il riposo “nella mediazione e fusione di ogni cosa” (Elémire Zolla, Le potenze dell’anima). Il momento equinoziale, quando cioè le potenze del giorno e della notte si equivalgono in durata, come i soffi dei canali solare e lunare, è perciò il luogo della quiete yogica, da dove ogni fenomeno che si svolge nel tempo e nello spazio, successivamente, prende inizio, carattere e forma. Il momento di buio luminosissimo, precedente ad ogni inizio, in cui ogni cosa incontra il soffio creatore della propria origine.

Solar eclipse as seen from Baker, Oregon, 1918, left panel in triptych, The three solar eclipses seen in the United States in 1918, 1923, and 1925, by Howard Russell Butler, 1925

 

Immagini:
1. Solar eclipse as seen from Lompoc, California, 1923, center panel in triptych, The three solar eclipses seen in the United States in 1918, 1923, and 1925, by Howard Russell Butler, 1925
2. Solar eclipse as seen in Connecticut, 1925, right panel in triptych, The three solar eclipses seen in the United States in 1918, 1923, and 1925, by Howard Russell Butler, 1925
3. Solar eclipse as seen from Baker, Oregon, 1918, left panel in triptych, The three solar eclipses seen in the United States in 1918, 1923, and 1925, by Howard Russell Butler, 1925

 

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