Hindu Dharma,  Nath Sampradaya,  Santi e Maestri,  Tantra,  Tradizione,  Yoga

Adi Nath, Matsyendra Nath e Goraksh Nath. L’origine della tradizione Nath.

 Amar Katha

Una volta Parvati chiese al suo consorte, il Signore Shiva: “O il più grande degli Dei, tu indossi attorno al collo una ghirlanda di teschi umani. Puoi spiegarmi perché lo fai e a chi sono appartenuti?”. Con un sorriso, il Signore degli Yogi rispose: “Tutti appartenevano a te nelle tue vite precedenti, e li indosso perché mi ricordano dei momenti felici.” Parvati fu molto stupita di questa risposta. Era chiaramente turbata: “Tu sei una persona senza cuore! Sono stata la tua amata compagna, vita dopo vita, e tu che sei immortale hai collezionato i miei teschi e li hai messi intorno al collo senza pietà? Questo è dunque il tuo amore!”. Era molto arrabbiata con Shiva. Come al solito rimanendo tranquillo, il Signore degli Yogi rispose con un sorriso gentile: “Mia cara, non è colpa mia se sei morta e nata molte volte, dipende solo da te. Poiché non sei a conoscenza dell’Amar Katha (Dottrina dell’Immortalità), il tuo destino può essere solo questo. Solo chi sa può diventare immortale. L’Amar Katha è il più grande segreto e il mistero di questo mondo, e il solo modo per ottenere l’immortalità”. Dopo che ebbe finito di parlare, Parvati esclamò:”Dovresti subito insegnarmi questo Amar Katha, così diventerò immortale come te e non morirò più.” Era furiosa come non mai. Shiva sorrise dolcemente e disse: “Che cosa meravigliosa! Sai, Parvati, di volta in volta, nelle tue vite precedenti, hai chiesto la stessa cosa. E ogni volta che cercavo di raccontarti questo Katha (storia), poiché non stavi ascoltando con la dovuta attenzione, non hai potuto raggiungere la sua piena conoscenza. Per raggiungere l’immortalità si deve ascoltare attentamente dall’inizio fino alla fine. Tu non sei stata in grado di farlo in nessuna delle tue vite precedenti, quindi sei morta ogni volta. Se insisti, proviamoci ancora una volta. Ma per favore, ascolta con attenzione questa volta, perché per diventare libera dagli infiniti cicli di nascita e morte, devi sapere tutto il Katha, dall’inizio fino alla fine. Appartiamoci quindi in un luogo solitario dove nessuno ci possa ascoltare, perché dovremmo tenere questa conoscenza segreta a tutti gli altri.” Raggiunsero la riva del mare, dove erano completamente soli e il rumore delle onde non consentiva a nessuno di ascoltare quello che dicevano. Si sedettero comodamente, e Shiva incominciò a raccontare l’Amar Katha a Parvati.

Accadeva che qualche tempo prima di questo evento, in una famiglia bramina era nato un bambino, e poiché la posizione delle stelle al momento della sua nascita era molto infausta, suo padre lo aveva gettato in mare. Il bambino non era annegato, ma era stato inghiottito da un grosso pesce, e nello stomaco del pesce miracolosamente era sopravvissuto, e lì dentro ancora viveva. Poco prima dell’arrivo di Shiva e Parvati, il pesce aveva raggiunto lo stesso luogo e si era fermato lì per una sosta. Essendo ricoperto dall’acqua, era del tutto invisibile. Il bambino che viveva nel ventre del pesce, anche lui era giunto lì. Così, quando Shiva e Parvati arrivarono, anch’egli si trovava lì con loro, coperto dall’acqua, e impotente. Grazie a questa situazione, si trovò ad ascoltare tutto l’Amar Katha dall’inizio fino alla fine, senza interruzione. Shiva non si accorse della sua presenza fino alla fine, e il bambino rimase per tutto il tempo ad ascoltare con attenzione. Parvati era inizialmente molto desiderosa di ascoltare. Ascoltava con grande concentrazione, ma siccome il Katha era molto lungo, e la voce insieme al suono delle onde erano così monotoni, si sentì sopraffare dalla sonnolenza dopo poco tempo. Lentamente scivolò nel sonno profondo. Quando Shiva finì di raccontare, disse a Parvati: “Dunque spero che questa volta tu abbia compreso tutto correttamente”, ma lei non rispose. Allora Shiva volse lo sguardo verso Parvati e fu di nuovo sorpreso di vedere che era profondamente addormentata. La svegliò e disse:”Ancora una volta ho recitato la storia dell’Amar Katha per te, ma come nelle tue vite precedenti, non sei stata in grado di ascoltare attentamente e hai ceduto al sonno. Ora, che cosa posso fare per te?” Parvati provava vergogna di se stessa e delusione, quindi implorava con le mani giunte: “O Mahadeva, ti prego, raccontamelo di nuovo, questa volta non dormirò”. “Mi dispiace”, rispose Shiva “ma non posso farlo una volta di più perché tale è la legge, l’Amar Katha può essere detto alla stessa persona solo una volta nel corso di una vita. Dobbiamo aspettare la tua prossima vita, mi dispiace”. Parvati fu costretta ad accettare quello che era successo, e poiché non si poteva rimediare, si mise in pace.

Improvvisamente Shiva sentì che qualcuno si trovava nelle vicinanze, ma inizialmente non riusciva a localizzare dove fosse. Con i suoi poteri Yogici percepiva chiaramente che qualcun altro aveva ascoltato l’Amar Katha, senza il suo permesso. “Ehi, chiunque tu sia, vieni subito davanti a me!” disse. Allora il pesce aprì la bocca e il bambino saltò fuori dall’acqua, proprio di fronte a lui. In un primo momento, Shiva si adirò alla vista questo ascoltatore non voluto: “Ed eccoti qui!”esclamò. Stava per ucciderlo con il suo tridente, perché ragazzo aveva commesso un grave crimine ascoltando di nascosto l’Amar Katha. Il bambino era in piedi di fronte a lui, con le mani giunte.”Chi sei e come sei arrivato qui?” Śiva chiese. Il ragazzo raccontò la sua storia, di come fosse stato inghiottito dal pesce e avesse involontariamente ascoltato il segreto che Śiva narrava a Parvati. Shiva comprese che il ragazzo era innocente e che tutto questo era accaduto contro la sua volontà. Comprese però che quel ragazzo era diventato immortale poiché aveva ascoltato l’intero Amar Katha, ed era stato iniziato alla “Dottrina dell’Immortalità”. La Devi esclamò: “Che bel bambino! Che cosa hai intenzione di fare di lui?” Shiva stava riflettendo da un po’. Poi disse: “Vedo in quello che è successo oggi un segno del destino, quindi penso che sia venuto il tempo di offrire alla gente la conoscenza dello Yoga. Io sono Adi Nath e lui ha ricevuto l’iniziazione da me, anche se non ero disposto a concedergliela. D’ora in poi il suo nome sarà Matsyendra Nath, poiché è diventato un Nath ed è venuto da un pesce. Fino a questo momento io ho tenuto segreta la conoscenza dello Yoga, ma ora penso che sia giunto il momento di accordarla a tutti. Lui andrà tra il popolo a diffondere la dottrina dello Yoga. Poi Shiva inserì i kundal (orecchini) nelle orecchie del ragazzo, come i kundal che egli stesso indossava. Ora il ragazzo era in piedi davanti a Śiva con le mani giunte: “O Nath! Sono solo un piccolo bambino indifeso. La dottrina che sono venuto a sapere è molto difficile da capire, più difficile da praticare e impossibile da insegnare agli altri. Come posso da solo svolgere questo compito? Ti prego di avere pietà di me”. Il Grande Signore sorrise e disse: “Non ti preoccupare, figlio mio, ora non sei indifeso come prima e non sei solo, perché io sono con te. Io stesso ti assisterò nella fondazione della dottrina dello Yoga sulla terra. Ora vai e incomincia, poi io stesso mi unirò a te e ti aiuterò in questo compito; ancora di più, io diventerò tuo discepolo, per il bene dello Yoga”.

Matsyendra Nath

śrīGuruṁ paramānandaṁ Vande svānandavigraham |
yasya sannidhyamātreṇa cidānandāyate tanuḥ | | 1 | |
antarniścalitātmadīpakalikā svādhārabandhādibhiḥ
yo Yogi yugakalpakālakalanāttvaṁ ca jegīyate |
jñānāmodamahodadhiḥ samabhavad yatrādināthaḥ Svayam
vyaktāvyaktaguṇādhikaṁ tamaniśaṁ śrīmīnanāthaṁ bhaje | | 2 | |
(Gorakṣa Śataka versi 1-2)

“[1] Saluto il Guru, (che è) incarnazione della beatitudine eterna, che conferisce (al discepolo) lo stato di beatitudine del Sé, il sommo eterno Sé, e grazie alla cui sola vicinanza il corpo è trasceso come pura coscienza e beatitudine. || [2] A tale Yogi che in tutte le età e in ogni epoca dimora all’interno della luce perpetua della fiamma della sua anima, lì stabilito in virtù della sua pratica, e che non è influenzato dai cambiamenti del tempo, che ha realizzato la sua unità con Adi Nath stesso, che è come il grande oceano di conoscenza e beatitudine, che è più di ciò che le qualità vyakta e avyakta possano descrivere, a quel venerabile Mīnanātha io porgo il mio saluto.”(Gorakṣa Śataka versi 1-2)

Il nome di Matsyendra Nath è uno dei più noti tra gli Yogi del Nath Sampradaya, nonché di tutta la tradizione Mahasiddha. E’ sopratutto conosciuto come il Guru di Goraksh Nath, e meno conosciuto come uno dei fondatori della scuola tantrica Kaula. Matsyendra Nath è una figura molto importante per i Nath, quale fondatore della tradizione. Anche se il fondatore è ritenuto essere Guru Goraksh Nath, che propriamente ha fondato l’ordine degli Yogi, i nomi di Matsyendra Nath e Jalandhar Nath lo precedono temporalmente nella lista degli Acharya, ovvero nel Parampara – il lignaggio della setta. Per questo motivo Matsyendra Nath è anche conosciuto come Dada (Guru) Matsyendra Nath, dove “Dada” significa”nonno” Guru. Se Goraksh è unanimemente accettato come Guru da tutti i Natha, Matsyendra Nath è riconosciuto come il precettore e il padre spirituale del loro Guru, e quindi come il “nonno” Guru.

Esistono molte leggende, in India e Nepal, che descrivono i poteri soprannaturali e i miracoli compiuti da Matsyendra Nath. E’ opinione diffusa che, come Goraksh Nath, anche lui fosse immortale, dotato di straordinari poteri magici e superiore all’essere umano ordinario. Egli è menzionato come uno dei grandi Siddha, tra coloro che hanno annientato l’effetto del tempo grazie al potere dell’Hatha Yoga, capaci di spostarsi nell’Universo liberamente. A volte Matsyendra Nath è paragonato a Shiva nella tradizione indiana Nath, e nella tradizione buddista del Nepal è adorato come Avalokiteshvara, divinità del pantheon buddista. Uno dei più noti tra i suoi poteri soprannaturali, citati nelle leggende, è stata la capacità di abbandonare un corpo e di entrare in un altro a suo piacimento, e di rimanervi per un periodo prolungato di tempo. Si ritiene che nella conoscenza delle scienze occulte e della magia non fosse secondo a nessuno, probabilmente escludendo solo il suo grande discepolo. Ha avuto anche reputazione di famoso praticante tantrico, e in alcune storie appare come mago malvagio che stermina con la sua magia l’esercito del re del Nepal, che sarà successivamente restaurato da Gorakh Nath. Egli è onorato come Guru e come ideale di sadhaka da molti praticanti moderni di Tantra, soprattutto tra coloro che cercano di seguire il percorso Kaula Shakti marga.

Alcune leggende lo dipingono come lo Yogi”caduto”, che imprigionato dalla sua passione per le donne, dimentica il suo passato yogico, e Goraksh Nath deve salvarlo da questa situazione. Eppure altre fonti dicono che avrebbe commesso i suoi”errori”solo a beneficio del mondo e del suo illustre discepolo, totalmente distaccato da tutto quello che stava facendo (e se supponiamo che il suo spirito fosse libero dall’attaccamento al corpo, ciò dovrebbe essere vero); infatti, essere il Guru di Dio era compito non facile. I rapporti tra Matsyendra Nath e Goraksh Nath sono considerati un esempio ideale della relazione tra Guru e discepolo, e ne indicano il percorso da seguire; tutti coloro che hanno raggiunto la liberazione e l’immortalità hanno compiuto solo questo percorso.
Esistono molti elenchi differenti dei Nove Grandi Nath, e Matseyndra Nath appare in quasi tutti. Tra Tra i membri della Enneade dei Grandi Natha è conosciuto come Māyā Svarupī o Māyā Pati Dada Matsyendra Nath, nomi che hanno un significato simbolico. Māyā Svarupī può essere tradotto come “la forma di Maya (illusione)” e Maya Pati indica il padrone dell’illusione. In questo contesto egli appare non come limitata individualità umana, ma piuttosto come paradigma universale del potere dello Yoga. Dopo il risveglio della Kundalini, non è Guru solo l’individuo che sta guidando lo Yogi attraverso il cammino, ma l’intera esistenza diventa il suo Guru; Maya passa dal ruolo di mera illusione a diventare Yoga Maya, il potere della trasformazione che conduce verso il Sé spirituale.
Intorno alla tradizione Nath esistono numerosi canti popolari devozionali che presentano le idee degli Yogi Nath, composti in vari dialetti antichi e moderni dell’India, i cui temi sono molto popolari, soprattutto nella parte settentrionale del paese. La maggior parte di essi sono scritti in forma di monologo di Matsyendra Nath, che si rivolge al suo discepolo Goraksh Nath e terminano con le parole,’Kahate Matsendar Baba, suno Jati Goraksh’, che significa ‘Matsendar sta parlando, ascolta oh Goraksh!’

Goraksh Nath

Da tempo l’India è riconosciuta come un importante centro della vita spirituale, che ha esercitato grande influenza sullo sviluppo di tutta la civiltà umana. La storia del paese è stata sempre segnata dalle storie di diversi grandi santi, Siddha e MahaYogis, che appaiono di volta in volta a guidare l’umanità verso ideali più alti, grazie all’esempio delle loro vite illustri.
Tra le altre personalità di spicco dell’India il nome di Guru Goraksh Nath è riconoscibile per le molte leggende sulle sue opere meravigliose. Si tratta di storie molto inusuali, che appaiono fiabesche alla mentalità moderna, orientata al materialismo, tanto che oggi risulta molto difficile sospendere l’incredulità e lasciarsi persuadere da esse. Tra le sua gesta, è descritto volare, trasformare una montagna in oro, creare delle persone viventi con i suoi poteri Yogici e compiere molti miracoli e altri eventi soprannaturali, contraddicendo tutte le leggi della scienza moderna. Nella lingua Hindi esiste un’espressione connessa con il suo nome:”Goraksh Dhanda”, che tradotto letteralmente significa”sconcertante come le gesta di Goraksh”, che viene utilizzata per definire gli eventi che accadono in circostanze strane e misteriose. Letteralmente tradotto, il nome di Go – raksa significa “Colui che difende le vacche”. In una delle rime devozionali dei Natha, i sensi sono paragonati a vacche brade che chiedono che egli le protegga come un mandriano. Gorakh è una variante della grafia dello stesso nome, con lo stesso significato.
Come personaggio storico, Goraksh Nath è molto famoso in tutta l’India, un celebre santo, che ha raggiunto l’eccellenza suprema nella pratica dello Yoga e acquisito poteri soprannaturali. Avrebbe viaggiato ampiamente in India e nei paesi vicini, e ancora oggi, molti luoghi sono ricordati come teatro delle leggende e dei suoi miracoli. La forte personalità e la realizzazione nello Yoga gli hanno accordato un vasto seguito, e alcuni dei regnanti suoi contemporanei diventarono suoi discepoli. Sembra che al momento della formazione dell’ordine Nath, egli sia stato unanimemente accettato come un’incarnazione di Shiva, e in tal modo, molte altre sette ascetiche furono felici di unirsi all’ordine appena creato. Esistono molti libri attribuiti alla paternità di Goraksh Nath, alcuni dei quali sono stati pietre miliari per lo sviluppo della tradizione Yoga. Tra di essi, alcuni sono in sanscrito e altri sono scritti nei dialetti medievali dell’India.
Non si sa molto del luogo della sua nascita, e opinioni diverse sono state sostenute da diversi studiosi. Le aree del Bengala, Nepal, Assam, Punjab, Gujarat, Karnataka, Uttar Pradesh, Himachal Pradesh, Uttarakhand e Maharashtra sono le più menzionate nelle leggende della sua vita. Secondo le opinioni espresse da alcuni ricercatori, egli non visse prima del 7° secolo e non oltre il 12° secolo dC. La prima data si basa sull’ipotesi che sia stato contemporaneo del re del Nepal Narendra Deva, che salì al trono intorno al 640 dC e governò fino alla morte, avvenuta nel 683 dC. L’ultima data è ricavata sulla base della biografia del santo Jñāneśvar, secondo cui Goraksh Nath non era vissuto molto tempo prima di lui.

I Nath Yogi credono che Goraksh Nath fosse molto più di un Guru umano, e insistono sulla sua miracolosa nascita non umana e ne affermano l’immortalità. Si racconta che vivesse ancor prima che la Creazione avesse avuto luogo, e poi attraverso tutti i quattro Yuga, e che viva ancora adesso, sebbene invisibile. Varie testimonianze riportano di incontri con diverse persone vissute in epoche molto distanti tra loro, e dunque in un arco di tempo impossibile per l’essere umano ordinario. Egli è descritto come sfondo invisibile e potere ispiratore dietro la manifestazione di molti santi, in diversi periodi della storia. Kabir, Guru Nanak, Guga Pir, Raja Bhartrihari e molti altri sono tradizionalmente collegati con la sua personalità. Secondo alcune leggende, egli non era legato a un corpo fisico, ed era in grado di lasciare facilmente il proprio corpo ed entrare in altri corpi, o di crearne uno, o più di uno, con la sua volontà e che, dunque, fosse immortale. I Nath ritengono che sia ancora vivo e appaia in luoghi diversi, quando si renda necessario proteggere Dharma.

La nascita di Goraksh Nath

Questa è la storia tradizionale della comparsa del Guru Goraksh Nath in questo mondo, nella forma popolare tra i Nath Yogi. Dopo essere stato iniziato da Siva, Yogi Matsyendra – Nath si impegnò a fondo nelle pratiche yogiche. Egli stava praticando Yoga secondo le istruzioni ricevute da Shiva, e stava officiando il culto di Śiva e Śakti. Dopo dodici anni di pratica aveva conseguito i grandi poteri dello Yoga e tutte le possibili siddhi. Aveva viaggiato molto, ed era diventato famoso in tutta l’India e in Nepal per i suoi miracoli e per l’insegnamento dello Yoga.
Una volta, durante la questua, raggiunse al villaggio di Chandragiri, situato sulla riva del fiume Godavri. In questo villaggio vivevano Suraj e sua moglie Saraswati. Mentre Matsyendra Nath passava vicino alla loro abitazione, Saraswati lo salutò rispettosamente e lo invitò a fermarsi e a prendere del cibo, e lui accettò la sua offerta. Dopo essersi trattenuto per un po’ presso di loro, al momento di ripartire, Matsyendra Nath volle ricompensarli delle offerte, e chiese alla donna se c’era qualcosa che potesse fare per lei.

Saraswati con le mani giunte e con le lacrime agli occhi, gli disse che in casa avevano beni in abbondanza, ma non c’erano bambini nella loro famiglia. Lo Yogi le rispose che poteva risolvere per lei questo problema, e che l’avrebbe benedetta con un figlio. Quindi prese un po’ di cenere dalla sua borsa, scrisse un mantra e gliene fece dono.”Che cosa devo fare con questo?” Lei chiese senza capire. “Basta che tu ne mangi, e avrai il tuo bambino”, rispose lo Yogi. Detto questo, se ne andò. Quando scomparve dalla vista, Saraswati era ancora era in piedi sulla strada, in preda alla confusione. Pensava che lo Yogi si fosse preso gioco di lei; o peggio, si sentiva truffata. Lei gli aveva chiesto un figlio, e lui le aveva dato della inutile cenere. Con profonda delusione, gettò il sacchetto di cenere nel luogo in cui era ammassato lo sterco di vacca (in alcune versioni della leggenda fu chiesto di farlo a un’altra donna). Poi trascorse il tempo, e finì per dimenticare l’incidente, ma restava senza figli come prima.

Passati dodici anni, ancora una volta Matsyendra-Nath si trovò nello stesso paese. Quando raggiunse il luogo dove Saraswati e il marito vivevano, dopo lo scambio di saluti, subito chiese: “Spero che tuo figlio stia bene! Fammelo subito vedere!”
Lei lo guardò confusa e rispose: “Io non ho alcun figlio, di chi stai chiedendo?”
Matsyendra Nath possedeva un potere yogico per cui le sue parole non erano mai contraddette dai fatti, e perciò era tornato: “Non ti avevo benedetto con un figlio, dodici anni fa?”
Saraswati rispose: “Di che figlio stai parlando, perché ti prendi gioco di una povera donna? Mi hai dato solo della cenere, che avevo in abbondanza anche senza di te.”
Matsyendra Nath era stupito e, allo stesso tempo, notevolmente turbato: “Che cosa hai fatto con la cenere che avevo dato a te, non l’hai mangiata?” chiese.
“No, non l’ho mangiata, l’ho gettata là, dove teniamo lo sterco di vacca.” Rispose lei.
“Fammi vedere subito dove!” Esclamò Matsyendra Nath.
Saraswati lo portò nel luogo dove dodici anni prima aveva gettato la cenere.
Giunto lì, chiamò: “Dove sei, figlio mio? Vieni fuori!”
Ed ecco che dal mezzo dello sterco di vacca venne una risposta: “Eccomi.”
Quando il cumulo di sterco di vacca si mosse, nascosto lì sotto, tutti videro un bel ragazzo di dodici anni. Gli abitanti della zona erano allibiti da questa scoperta incredibile: “Come è possibile, quel ragazzo è nato dallo sterco di vacca”. Si sbalordivano e si chiedevano tutti.
Matsyendra Nath tolse il bambino dal suo nascondiglio e gli disse:”Tu sei un bambino nato dalla cenere che avevo dato a una donna, molto tempo fa. Siccome lei ne ha fatto cattivo uso, non ha più diritti su di te. Così, sarai uno Yogi come me, e d’ora in poi il tuo nome sarà Gorakh Nath. Dopo di che, i due lasciarono il villaggio e continuarono il loro pellegrinaggio insieme.

Amar Katha (versione Bengali)

Un giorno Gauri notò la ghirlanda di crani umani al collo di Shiva e gli chiese perché li indossasse. Egli rispose che in realtà tutti quei teschi erano appartenuti a lei, nelle sue vite precedenti. Gauri rimase scioccata a questa notizia. Chiese quindi a Shiva, quali fossero le ragioni per cui lei doveva morire incessantemente, senza diventare immortale. Śiva le disse che la risposta è una conoscenza segreta, non adatta alle orecchie di tutti. Prima di risponderle si sarebbero appartati in mezzo all’Oceano Kṣir, su una barca, per parlarne da soli. Quando giunsero al centro dell’Oceano Kṣir, nello stesso istante, Min – Nath, che aveva assunto la forma di un pesce enorme, giunse alla loro barca e si nascose sotto di essa.
Mentre ascoltava, la Devi scivolò nel sonno e Min – Nath, al suo posto, rispondeva “sì, sto ascoltando con attenzione”, così che Śiva completò l’intera narrazione. Quando la Devi fu risvegliata dal suono della voce, confessò che lei non aveva ascoltato la conoscenza che Shiva le aveva esposto. Shiva utilizzò allora la sua chiaroveggenza per trovare chi avesse detto: “sì, sto ascoltando”, e scoprì che si trattava di Min – Nath, nascosto sotto la barca. Si adirò e lo maledisse dicendo che sarebbe arrivato il giorno in cui avrebbe dimenticato la sua conoscenza segreta, perché era stata acquisita con mezzi sleali.

La prova

Dopo questo episodio, Siva Adi-Guru se ne andò sul Monte Kailash e vi si stabilì. Gauri ripetutamente gli chiedeva di organizzare i matrimoni dei Siddha, in modo che potessero avere dei figli. Śiva le rispondeva che un Siddha può non essere affetto dalla lussuria. Gauri diceva che è impossibile che il corpo umano sia libero dai desideri, e se Śiva concedeva il suo benestare, avrebbe messo alla prova tutti loro. Quindi Shiva acconsentì.
I quattro Siddha erano impegnati nello svolgimento delle loro ascesi nei quattro quarti del mondo, Hāḍiphā in Oriente, Kānphā nel sud, Goraksh in Occidente e Min- Nath nel Nord. Per dare a Gauri la possibilità di eseguire la prova, Śiva aveva invitato i quattro Siddha alla sua dimora. Quando arrivarono, Gauri prese l’aspetto di Bhuvan Mohini (la seduttrice del mondo) e servì loro del cibo. Tutti e quattro i Siddha furono affascinati dalla sua bellezza, ma in modi diversi. Pensava Min- Nath che avesse potuto avere una così bella donna, avrebbe passato volentieri una notte con lei. La Devi lo condannò a dimenticare la sua grande conoscenza quando nel Paese di Kadali avrebbe trascorso notti d’amore in compagnia di milleseicento belle donne. Hāḍiphā pensò che per avere quella donna sarebbe diventato anche un servo, e come risultato ottenne la maledizione di diventare un giorno un servo in casa della regina Mayanāmatī. Il discepolo di Hāḍiphā, Siddha Gābhūr pensò che per ottenere un tale donna si sarebbe lasciato tagliare anche un piede o le gambe. Come risultato dei suoi pensieri, la maledizione fu che la sua matrigna lo avrebbe gettato in disgrazia. Kānphā valutò mentalmente che per ottenere una donna del genere, anche il sacrificio della vita non sarebbe stato troppo. Perciò la Devi lo maledisse dicendo che dopo essere andato in al paese di Turman sarebbe diventato ḍāhukā (?). Goraksh pensò che se questa donna fosse stata sua madre, sarebbe stato felice tra le sue braccia e di bere il latte dal suo seno. Goraksh fu il solo Nath a superare la prova, e ottenne una benedizione come ricompensa, ma la Devi, non soddisfatta di questo, stabilì tra sé che avrebbe preparato una prova ancora più severa per lui, in futuro.
Quando le prove furono terminate, tutti i Siddha si incamminarono verso le località a cui le maledizioni li avevano assegnati. Solo Goraksh Nath rimaneva libero.

Una volta, mentre era seduto sotto un albero di Banyan, assorto in profonda meditazione, la Devī tentò con tutti i mezzi di scuoterlo dallo stato di Yoga, ma tutti i tentativi fallirono. Un’altra volta giaceva nuda sul suo cammino, fingendo di dormire, ma non suscitò alcun pensiero peccaminoso nella mente di Goraksh, che invece la coprì con grandi foglie d’albero. Poi prese forma di una mosca ed entrò nel suo stomaco, provocandogli dolore. Goraksh Nath fermò il suo respiro e i piani di lei furono ancora distrutti. Dopo tutti questi tentativi, la Devī assunse una forma terribile e iniziò ad uccidere gli esseri umani. Obbligato da Shiva, Goraksh salvò la Devī dal suo stato, ed eresse una statua al suo posto. Si dice che sia la stessa statua che è adorata a Calcutta nel tempio di Kali. La Devī fu perfettamente soddisfatta di lui, e perciò lo benedisse concedendogli di ottenere più bella donna mai esistita. Per realizzare il premio, Shiva creò una giovane donna ben felice di accettare Goraksh Nath come marito. Quando arrivò nella casa della sposa, Goraksh si trasformò in un bambino di sei mesi che piangeva insistentemente reclamando di essere allattato. Dopo breve tempo, la ragazza era notevolmente annoiata dalla situazione. Goraksh Nath le spiegò che era impossibile per lui essere influenzato dal desiderio dei sensi, ma se lei avesse lavato un suo indumento e bevuto l’acqua, avrebbe concepito un bambino. Lei obbedì al suo ordine, lavò il Karpati e bevve l’acqua lasciata da esso. Qualche tempo dopo la ragazza diede alla luce un figlio, che fu chiamato Karpati – Nath.

Goraksh Nath e Kānphā

Un giorno Goraksh Nath era seduto sotto un albero di Banyan, assorto in Samadhi. Kānphā volava attraverso il cielo, diretto da qualche parte, e la sua ombra cadde su Goraksh Nath. Quando Goraksh Nath se ne accorse, alzò la testa e si arrabbiò. Prese un khaḍāu (zoccolo di legno), e lo lanciò a Kānphā, che ne fu colpito e gettato a terra, davanti a Goraksh Nath. Così era stato punito per aver volato con noncuranza sopra la sua testa.
Kānphā gli disse con sarcasmo: “Sei dunque diventato un grande Siddha, ma sai dove si trova il tuo Guru? Egli è ora al paese di Kadalī, indaffarato con le donne, e già ha dimenticato la sua Maha- Jñān (Grande Conoscenza). I suoi poteri sono ormai svaniti, e dopo aver fatto una ricerca presso Yamaraja (Dio della morte), sono venuto a sapere che la vita che gli rimane è di soli tre giorni. Se sei un grande Siddha, vai dunque a salvarlo!”
Goraksh Nath gli rispose:”Tu mi stai istruendo su che cosa devo fare, ma hai avuto notizie del tuo Guru? E’ stato sepolto sotto terra dal figlio della saggia regina Mayanāmatī, raja Gopīcand.”

Salvare il Guru

In tal modo, entrambi gli Yogi vennero a conoscenza delle situazioni in cui si trovavano i loro Guru, e si misero all’opera per il loro salvataggio. Prima di tutto Goraksh Nath andò alla dimora di Yamaraja e si fece assicurare sulla durata della vita del suo Guru. Poi tornò all’albero, e dopo aver preso con sé due discepoli, Lang e Mahālaṅg, entrò nella foresta di Kadalī per salvare il suo Guru. Gli Yogi non erano autorizzati a entrare nel territorio di Kadalī, e pertanto si travestì da brahmino. Vedendolo, la gente si inchinava, come davanti a un brahmino, e lui in risposta li benediceva. Tuttavia, in realtà tali benedizioni non erano ordinarie benedizioni di un brahmino, ma del grande Siddha che Goraksh Nath era, e pertanto manifestavano un enorme potere. Tutti coloro che egli benediceva, anche il peggiore dei peccatori, erano immediatamente liberati da tutti i loro peccati e dalle punizioni che ne sarebbero derivate. Vedendo questo, Goraksh Nath capì che apparire come un brahmino non era la cosa giusta per lui, quindi tornò al suo aspetto normale, quello di uno Yogi. Si sedette sotto un albero di Banyan situato sulla riva del lago del paese di Kadalī, ed entrò in samadhi. Una donna del posto che passava lì, quando lo vide, fu affascinata dal suo aspetto. Da lei venne a sapere che il suo Guru Min- Nath trascorreva il suo tempo in compagnia di due regine, chiamate Mangala e Kamala, e circondato da milleseicento ancelle. Gli Yogi non erano autorizzati a entrare nel palazzo, a rischio della pena di morte, e solo le danzatrici erano autorizzate ad accedere a Min-Nath. Per avvicinare il suo Guru, Goraksh Nath si travestì da ballerina, ma le regine Mangala e Kamala furono informate dalle guardiane che egli non era propriamente una donna, così che gli fu impedito di entrare negli appartamenti dove Min – Nath era ospitato. Allora Goraksh Nath incominciò a suonare il suo tamburo da fuori del portone. Ascoltando il suono del tamburo, Min – Nath volle conscere la persona che stava suonando. Quando fu portato davanti a lui, Goraksh Nath, suonando il tamburo, gli ricordò il suo passato e gli fece ritrovare la sua Mahā – Jñāna (Grande Conoscenza). Dopo l’ascolto, Min- Nath ricordò chi era prima.

Spaventate nel vederlo pronto a ripartire, le regine portarono di fronte a lui il figlio Bindu – Nath, e tentarono far leva sui suoi sentimenti per fargli cambiare idea. Goraksh Nath reagì alla loro mossa facendo morire Bindu – Nath per poi subito riportarlo alla vita, e Min – Nath fu ancora più determinato ad andare. Le regine di Kadalī ordirono allora un complotto per uccidere Goraksh Nath, ma quando egli se ne accorse, con una maledizione le trasformò entrambe in pipistrelli. In fine, fu così che Goraksh Nath con il suo Guru e Bindu – Nath tornarono a Vijay Nagar.

Tradotto e adattato dal Navnath Katha http://www.scribd.com/doc/127236702/Navanath-Katha

Nath Yogi in Italia: Kalimandir.it

 

9 commenti

  • Luca Sadhaka

    Bellissimo articolo, complimenti.
    Essendo iniziato al Nath Sampradaya non posso fare altro che complimentarmi ed esser felice nel constatare che qualcuno sul web parli del nostro parampara. :)

    Un unico appunto, che non rende assolutamente invalido quanto hai scritto.
    Personalmente rivedrei la scelta delle parole, ci troviamo in un periodo storico dove la comunicazione dei messaggi spirituali è importantissima ed il modo in cui lo facciamo definisce la differenza fra la creduloneria popolare, la new age ed i lignaggi seri e secolari.
    Siamo in un periodo dove la scienza, a ragione ben veduta, sta debunkerando sempre di più la ciarlataneria e la superstizione.
    Parole come “poteri magici” penso siano poco attuali e forvianti. Sarebbe più idoneo parlare di consapevolezza, coscienza di Sè o ancor meglio di siddhi (manifestazioni di perfezione interiore).
    In rapporto all’illuminazione, e quindi all’annullamento della dualità e all’Unione con l’Assoluto, parlare di “magia” è improprio, dualistico, presuppone un soggetto che compie una azione su di un oggetto. Le siddhi invece sono manifestazione di perfezione, poichè tale perfezione si esplica nell’Unità di tutte le cose, pertanto il soggetto il verbo ed il complemento oggetto sono Uno, sono la stessa cosa.

    Vedendo gli articoli che tratti, e l’ottimo livello con cui lo fai, so già di per certo che non sto dicendo nulla di nuovo per te. Il suggerimento è solo sull’uso della semplice parola per avere un diverso impatto con i lettori. ^^

    Un abbraccio
    Om Namah Shivaya
    Luca

    • Beatrice Polidori (Udai Nath)

      Adesh.
      Cercherò di spiegare il mio punto di vista.
      Noi occidentali siamo abituati a pensare che la mentalità razionalista e positivista o l’universalismo cristiano, e per lo più un misto di entrambi, che è la mentalità comune, siano il paradigma supremo con cui ogni tradizione, religione, spiritualità o conoscenza vanno confrontate, per essere ritenute valide.
      Quando si compie questa operazione sulle tradizioni extra-europee, soprattutto di tipo religioso, si compie un gesto di stampo colonialista, di fatto, da missionari, cioè da colonizzatori culturali. Questo è profondamente sbagliato.
      L’Occidente ha cancellato il proprio sapere esoterico e spirituale a favore di idee più semplici e razionali, prima con il cristianesimo e poi con le scienze razionali. Molti indiani hanno accettato di dimenticare o di abiurare le conoscenze tradizionali del Dharma proprio perché tacciate di essere scienze “magiche”, non autenticamente religiose o razionali. Già alla fine dell’ ‘800, in una Storia della Filosofia Indiana, che fu un’opera monumentale, ideologicamente storicista, si cancellavano le tradizioni religiose legate ai culti di Kali, e quindi anche la tradizione Nath, e passava la vulgata di un oscuro retaggio di tribù aborigene, non ariane, che sarebbe stato poi assorbito e neutralizzato in una sorta di grande magma vedantico (e British compliant), cristianizzato, o perlomeno non alternativo ai valori cristiani e occidentali. Peccato che questa roba fasulla, con l’andare del tempo, dalle visioni utopistiche di Vivekananda, a cui poteva ispirarsi e su cui poteva investire le proprie speranze di riscatto, nel breve secolo che trascorre, diventa una minestra sempre più liquida e riscaldata, ormai del tutto insulsa…
      Le tradizioni pre-cristiane sono state tutte iniziatiche e magiche, in Oriente come in Occidente. Se un sapere che si definisce spirituale vuole cancellare queste due connotazioni è probabilmente un prodotto moderno, adatto a un pubblico non iniziato, borghese, cristiano, di formazione scolastica o accademica, attento ad essere gratificato, elevato, e non messo in discussione. Sospettabile di non essere del tutto estraneo a progetti politici e culturali egemoni.
      Il Nath Sampradaya è per chi vuole conoscere l’Origine, ciò che era al principio di tutto, e diventare una cosa sola con Quello. Questo è il fine supremo, e molti, ma non per tutti, sono i mezzi per arrivarci.
      Oggi, anche tra i Nath c’è qualcuno che cerca di costruire un prodotto puramente intellettuale, di fare opera di moralizzazione, cancellando ciò che è stato ed è un elemento vivente della tradizione, non semplice gratificazione per menti ottuse. Ma la mia formazione è stata da sempre anche debitrice al mondo esoterico e occulto, e non intendo negare o gettare via quello che ho avuto la grazia di conoscere direttamente. E la grazia, diceva un santo, è prezzo e premio.

      Om Shiva Goraksha Yogi!

      PS: In ogni caso, ho adattato in molte parti il testo indiano del Navnath Katha, che usa molte volte l’aggettivo “magico”, oltre ad espressioni e formule ben più ingenue e retoriche di quelle che ho mantenuto. Credo che Goraksh e Matsyendra usino comunque in varie occasioni poteri di evocazione, illusione e di manipolazione della realtà, che, al di là di ogni dubbio e ideologia, si definiscono operazioni “magiche”.

      Adesh Adesh.

      • valter

        ringrazio degli articoli e del sito in generale; in merito alle riflessioni sui termini da usare trovo stimolante la risposta dell’autrice: il linguaggio esprime e condiziona e così facendo rivela anche le forme di pensiero che sottostanno: personalmente propongo quella che ritengo la soluzione a entrambi gli interventi: il termine “teurgia” mi sembra carico delle valenze ed effettive operazioni che l’autrice giustamente non vuol disconoscere, mentre nel contempo si distacca di un livello da quello che (nel mio bagaglio culturale) è un livello “inferiore” determinato dal tipo di forze che intervono. Ovviamente “inferiore” non è inteso in termini morali ma di operatività e possibilità di accesso a determinati livelli. un sincero ringraziamento.

        • Beatrice Polidori (Udai Nath)

          “Teurgia” è un termine affascinante, ma di collocazione ellenistica e pitagorica, lontano dal mondo in cui si tramandano queste leggende. Cerchiamo di vedere queste storie nel loro contesto e nella mentalità in cui sono state concepite. Al di fuori del loro quadro, non ha senso alcuna critica.

  • Achambenath

    Adesh,
    sono Fabio Achambenath sono stato iniziato da Babaji Krishnanath Yogi al Kali Mandir di Roma dunque sono gurubai di Udainathji.
    Per me magia è una parola azzeccata Maya è magia, maya è l’ anima della madre.
    Adesh
    Achambenath

    • Beatrice Polidori (Udai Nath)

      “Maya è magia, maya è l’anima della madre.” Questa è una bellissima affermazione, Achambenathji. Adesh Adesh.

  • Davide

    Ciao, complimenti per il blog… non sono iniziato in nessuna tradizione adoro l’advaita vedanta e miei Maestri di Vita sono Ramana Maharishi, Ramakrishna, Sai Baba di Shirdi, Sri Aurobindo, Yogananda e come giuda ancora nel corpo fisico mi rifaccio a Chandra Swami Udasin… detto ciò sono in totale disaccordo dal voler sostituire la parola magia con altre che non rendono il senso di quello che è un’autentica esperienza spirituale…. se di scienza vogliamo parlare dobbiamo parlare di scienza sacra, e la nostra scienza positivista col tempo non farà che avvicinarsi alle verità eterne del Sanatana Dharma. Hari Om

    • Beatrice Polidori (Udai Nath)

      E’ vero, l’esperienza spirituale è il fulcro, il sacro è l’ambito proprio del discorso. Grazie del tuo contributo, Davide.
      Grazie a tutti gli intervenuti.
      Adesh.

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