Shivaratri, la Notte Mistica.

Dal discorso di Swami Krishnananda- The Divine Life Society – Sivananda Ashram, Rishikesh, Indiadel 22 febbraio 1973, settimana precedente Maha-Shivaratri.

Nella tradizione religiosa, Shiva rappresenta un aspetto di Dio, l’Onnipotente. Ci mostra l’ideale della suprema rinuncia che discende dalla Realizzazione Divina. Rinuncia che proviene dalla Realizzazione Divina, non dalla frustrazione, non dall’evitamento, non dalla debolezza, ma da una comprensione profonda della natura delle cose, dalla chiara comprensione della natura della vita e della saggezza dell’esistenza nella sua completezza. Questa è l’origine del Vairagya o rinuncia. Non si desidera nulla, non perchè non si possa avere nulla, ma perchè si è realizzata l’interconnessione tra i fenomeni, e l’unità tra tutti gli obiettivi consapevoli. Tutti i desideri si palcano, si sublimano e si dissolvono nell’Essere Divino quando si consegue la Realizzazione. Dio non possiede nulla. Il possesso è relazione tra una cosa e un’altra. Ma Dio è al di sopra del relativo, per questo Lo chiamiamo Assoluto; Egli non è relativo. Tutto ciò che può essere messo in relazione a qualcosa altro rientra nella categoria del relativo. Dio non è in relazione a niente altro, poichè è comprensivo di Tutto. Perciò nella Sua Assolutezza onnicomprensiva, che è l’apice della saggezza concepibile, si trova il carattere concomitante della libertà dalla coscienza dell’esteriorità, quindi, come corollario, libertà dall’attaccamento a qualunque cosa. Pertanto Shiva è l’apice dell’austerità, il Maestro dello Yoga, ritratto seduto nella posa del loto, come il re degli asceti; non perchè in Lui vi sia desiderio di autocontrollo, ma poichè Egli è l’autocontrollo stesso. Non che pratichi l’autocontrollo. L’autocontrollo stesso è rappresentato nel simbolo della personalità di Shiva. Tale meraviglioso concetto di Dio, come Shiva, è dato di adorare durante Maha Shivaratri.

Si osserva il digiuno durante il giorno e la veglia durante la notte. Come segno del controllo dei sensi, che rappresentano le tendenze estrovertite della mente, si offre il digiuno, e il conntrollo dell’inerzia Tamasica del sonno cui siamo soggetti ogni giorno. Quando in noi sono state superate queste tendenze, si trascendono i livelli del conscio e dell’inconscoi della psiche e si raggiunge il livello superconscio. La veglia è la condizione del livello conscio, il sonno del livello inconscio. Entrambe sono ostacoli per la realizzazione di Dio. Ci troviamo trasportati da una condizione all’altra ogni giorno. Ma il super-cosciente ci è sconosciuto. La simbologia del digiuno e della veglia durante Shivaratri significa auto-controllo; rajas e tamas sono stati sottomessi, e Dio è glorificato. Glorificare Dio e controllare i sensi significano una sola cosa. Poichè solo nella Consapevolezza Divina tutti i sensi sono controllati. Quando si vede Dio, i sensi si dissolvono, come burro sul fuoco. Tutti gli ornamenti diventano una sola massa di oro quando sono portati alla temperatura di fusione. Allo stesso modo, nella fornace della Consapevolezza Divina, i sensi si sciolgono in un continuum universale.

Il termine sanscrito Shivaratri significa ‘La notte di Shiva’. Ci si potrebbe domandare perchè Shiva è collegato alla notte e non al giorno. La connessione con la notte ha un profondo significato mistico e spirituale. Non perchè il divino che si manifesta nella forma di Shiva abbia una speciale connesione con il periodo che chiamiamo notte. Se si studiano a fondo le Upanishad e altri testi di fondamentale carattere spirituale, si trova che l’Essere Supremo, l’Assoluto, è identificato nella sua condizione primordiale come suprema Oscurità, a causa dell’eccesso di luce. Se guardiamo al sole per qualche istante ad occhi aperti e poi guardiamo altrove, vediamo solo oscurità. Il sole ci ha abbagliati talmente che tutto appare buio.

Quando si percepisce un oggetto si definisce questo stato ‘veglia’. Quando non si hanno percezioni, si dice oscurità. Ora vedete nella condizione di veglia, un cosiddetto mondo di veglia, che mostra dinnanzi a noi un mondo di oggetti e [di cui] possediamo una cognizionea. Anche nei sogni vi è una sorta di intelligenza. Ma nel sonno non abbiamo alcuna cognizione o intelligenza. Cosa accade? I sensi e l’intelletto si ritraggono nella loro sorgente. Non abbiamo attività percettiva e percià l’assenza di percezione è associata alla presenza del buio. La Primordiale condizione cosmica della volontà creatrice di Dio, prima della creazione – uno stato apparentemente simile al buio o alla notte – è quello che chiamiamo la condizione di Shiva. E’ molto importante ricordare che lo stato di Shiva è la primordiale condizione della volontà creatrice di Dio, ove non si trova esterno percettivo, e nulla vi è al di fuori di Dio; perciò, per noi, è come il buio o la notte. E’ la notte di Shiva, Shivaratri. Per Lui non è notte, è Luce. Siva non si trova nelle tenebre.

La Volontà Creativa di Dio è Onniscienza, Onnipotenza, Onnipresenza, insieme. Talvolta indichiamo questa condizione come Isvara. Il Supremo assoluto, che è indeterminabile, quando è associato alla Volontà Cretiva, che tende a dare forma al Cosmo, si definisce Isvara in termini Vedanta e Shiva in termini Puranici. Questa è precisamente la condizione descritta nel Nasadiya Sukta dei Veda come Tamas o oscurità. Bisogna ripetere ancora una volta che l’oscurità è a causa dell’eccesso di luce. Se guardiamo Dio, cosa vediamo? Nulla. Gli occhi non possono vederlo, perchè la sua luce è abbagliante.Quando si intensifica la frequenza luminosa ad un livello molto elevato, la luce non può più essere percepita dagli occhi. Quando la frequenza cala, fino al livello percepibile dalla retina dell’occhio, solo allora è possibile vedere la luce. Vi sono vari tipi di luce, varie intensità e frequenze, e la frequenza più alta non è percepibile dai sensi a causa della loro particolare struttura. Dunque se vedete Dio, non vedete nulla.

Eppure, di fatto, noi stiamo vedendo Dio anche ora. Ma non siamo in grado di riconoscerlo. Il mondo che vediamo dinnanzi a noi è Dio stesso. Non vi è alcun ‘mondo’, il mondo non esiste. E’ solo un nome che diamo all’Essere Supremo. Potreste chiamarlo con un qualunque altro nome. Poichè realmente non vi è alcun mondo. Non esiste. ‘Mondo’ è soltanto un nome che diamo a una distorsione creata dalla percezione della nostra coscienza a causa della separazione tra soggetto e oggetto.

Per tornare all’analogia del sogno, la montagna vista in un sogno non è una montagna; è solo coscienza. Non vi è alcuna montagna. Ma sembrava qualcosa di solido di fronte a noi, contro cui avremmo potuto sbattere la testa del sognatore. Vedete edifici nei sogni. E’ la coscienza che ha proiettato sé stessa nella sostanza di mattoni ed edifici, di montagne e fiumi, persone e animali, ecc, apparsi nei sogni. Il mondo visto nei sogni non esiste. Lo sapete benissimo, eppure appare. Che cos’è che appare? La coscienza stessa, che si proietta esteriormente, in uno spazio e tempo creato da sé stessa, che chiamate mondo. Allo stesso modo, nello stato di veglia, la Coscienza Cosmica ha proiettato sé stessa in questo mondo. Il mondo è Coscienza Cosmica. La Divinità Suprema stessa si mostra nella forma del mondo. Come il mondo dei sogni non è altro che coscienza, il mondo della veglia non è altro che coscienza, Dio. Questa è l’essenza dell’intero problema. Dunque voi state vedendo Dio. Dico la verità. Quello che vedete di fronte a voi è Dio soltanto. Non è un edificio. Non vi è alcun edificio. Ma lo chiamiamo edificio a causa di un errore di percezione, a causa dell’ignoranza e dell’incapacità di analizzare la situazione in cui siamo coinvolti. Siamo catturati in un paradosso, nella confusione e la confusione è entrata in noi. E dunque per risvegliarci dall’ignoranza e raggiungere uno stato di suprema beatitudine riconoscendo Dio in questo mondo reale che partichiamo la Sadhana. La più elevata Sadhana è la meditazione di Dio.

[ http://www.swami-krishnananda.org/fest/fest_03.html]

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5 thoughts on “Shivaratri, la Notte Mistica.

  1. Debora Lhamo Saraswati

    Questo post è sconvolgentemente bello.
    Mentro lo leggevo rivedevo un viaggio sciamanico di due anni nel quel dopo aver camminato lungo le rive di un fiume giunsi in un luogo dove apparve la statua di Shiva così come è scolpita a Bangalore, con la montagna dietro. Posai il mio viso sulle sue mani e nella montagna si aprì un varco e vi entrai … ciò che si svolse all’interno della montagna fu un rito di purificazione … e poi risalii la montagna dal suo interno fino a giungere in cima e da lì in alto la brezza sollevava gli abiti e sopra di me il cielo terso e sotto di me l’acqua del fiume… ed finalmente in pace, armonia … è inutile dire che quel viaggio sciamanico ha cambiato la mia vita …

    Non potevo esimermi dal condividere questo …

    Om Namah Shivaya!
    Debora

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