Ganesha chaturti: nei Veda, nel rito e nella mitologia

Risolutore di tutti gli ostacoli,
Pranava Swaroopi,
Incarnazione della saggezza,
Devata del Muladhara Chakra!
O Signore Vinayaka,
Dispensatore di felicità
Tu che afferri il Modaka!
O Signore dalla testa di elefante!
Salute a te.
Om Gam Ganapataye Namaha.

Ganesha è il Dio dalla testa di elefante. Egli è colui che viene adorato per primo. I suoi nomi sono ripetuti all’inizio di ogni lavoro per buon auspicio, e prima di incominciare qualsiasi tipo di culto.
Egli è il Signore del potere e della saggezza. Figlio primogenito di Siva, è il fratello maggiore di Skanda o Kartikeya. Egli è l’energia di Siva, ed è chiamato il figlio di Sankara e Uma.

Secondo l’antica filosofia indiana Shri Ganesh è il primo “Shabda” (AUM) o vibrazione che si manifestò al principio dell’Universo. Perciò è associato al “principio”. Alcuni lo hanno descritto come il “Signore dell’Inizio.”

Ganesha nei Veda

vakratuNDa mahAkAya sUryakoTisamaprabha
nirvighnaM kuru me deva sarvakAryeshhu sarvadA ||

O Ganapati, Signore dalla zanna ricurva, dal grande corpo e con lo splendore di dieci milioni di astri solari! O dio, fai che le mie opere siano sempre libere da ostacoli.

Ganesha o Ganapati è un Dio molto popolare in India. E anche chiamato Vighneshvara o Vighnahartaa, il Signore e distruttore degli ostacoli. La gente per lo più lo invoca chiedendo siddhi, successo nelle imprese, e buddhi, intelligenza. Egli è invocato prima di incominciare ogni impresa. E’ anche il protettore di istruzione, conoscenza e saggezza, letteratura e arti figurative.

Ganesha è anche uno dei cinque Dèi il cui culto fu reso popolare da Adi Shankaracharya, insieme agli altri quattro: Vishnu, Shiva, Devi e Surya. Il culto di queste cinque divinità è chiamato panchAyatana puja. In alcuni casi è adorato anche un sesto Dio, Skanda.

La puja di Ganesha nel giorno Ganesha Chaturthi, come è raccomandata in varie opere religiose, deve essere eseguita a mezzogiorno. Un’immagine del Dio, dipinta a colori sgargianti, viene posta su un piedistallo rialzato. Dopo i rituali preliminari, si recita il prANapratishhThA con il mantra appropriato. Questo prANapratishhThA è compiuto al fine di invocare la presenza di Ganesha nell’immagine. Segue poi il culto vero e proprio, composto da sedici modi di onorare il dio, noto come shhoDashopachAra. L’offerta di dUrvA (erba), foglie e modaka, un tipo di dolce preparato con farina di riso e noce di cocco, è una parte importante della puja. Di solito, 21 foglie e 21 modaka sono offerti alla divinità, poiché il 21 ha un significato simbolico. I cinque jnAnendriya o organi di percezione, i cinque karmendriya o organi di azione, i cinque prana o soffi vitali, i cinque Bhùta o elementi, e la mente, insieme compongono 21 parti. L’offerta di foglie e modaka ci insegna che dobbiamo offrire con umiltà, le foglie, tutte le cose buone della vita, rappresentate dai modaka, a Dio. A Ganesha sono offerti anche fiori rossi, o un unguento rosso (rakta Chandana). L’immersione dell’immagine in acqua si effettua alla fine del Vrata Chaturthi, fino a 10 giorni (Anantachaturdashi) dopo il Bhaadrapada Shukla Chaturthi, a seconda della tradizione della particolare famiglia.

Ecco alcuni degli inni vedici comunemente impiegati nella puja dedicata a Ganesha.

RG Veda contiene i seguenti versi in lode di Ganapati. Ganapati è identificato con Brahmanaspati o Brihaspati, e, a volte con Indra o Maghavan, Agni e anche Rudra.

gaNAnAn.h tvA gaNapatiM havAmahe kavim kavInAm- upamashravastamaM |
jyeshhTharAjaM brahmaNAn.h brahmaNaspata A naH shR^iNvannUtibhiH sIda sAdanaM ||

(Rg Veda 2.23.1)

Noi ti invochiamo, O Ganapati, Signore dei Gana (truppe), Brahmanaspati dei Bramani, Saggio tra i saggi, Magnifico di ricchezze oltre ogni misura, il più brillante degli astri. Ascolta le nostre preghiere, vieni e accordaci la tua benedizione, proteggi la nostra casa, accomodati.

ni shhu sIda gaNapate gaNeshhu tvAmAhurvipratamaM kavInAM |
na R^ite tvat.h kriyate kinchanAre mahAmarkaM maghavan.h chitramarcha ||

(Rg Veda 10.112.9)

Siedi tra le truppe (dei tuoi devoti), O Ganapati, il grande saggio tra tutti i saggi. Senza di te, nulla può essere compiuto, né qui né altrove. Onoraci di accettare, o ricchissimo, i migliori tra i nostri inni di lode.

Entrambi questi versi fanno parte del Sukta Ganesha che viene comunemente cantato durante la puja. Il contenuto del Sukta Ganesha, secondo la puja panchAyatana descritta nel manuale di Sringeri, è la seguente (in ordine):

RG Veda Mandala 8, Sukta 81: 1-9,
Mandala 10 Sukta 112: 9-10,
Mandala 2, Sukta 23: 1.

Un altro Sukta che viene cantato è il Sukta Brahmanaspati, una raccolta di 62 versi selezionati da diverse parti del Rg Veda. Questo Sukta consiste nelle seguenti parti (in ordine):

RG Veda Mandala 1 Sukta 18 :1-5,
Mandala 1 Sukta 40: 1-8,
Mandala 2 Sukta 23: 1-19,
Mandala 2 Sukta 24: 1-16,
Mandala 2 Sukta 25:1-5,
Mandala 2 Sukta 26,:1-4,
Mandala 7 Sukta 97: 3,
Mandala 7 Sukta 97:9,
Mandala 10 Sukta 155: 2-3,
e Mandala 10 Sukta 128: 11 (khila).

Di gran lunga l’inno più importante legato all’Upasana di Ganesha è l’Atharva Shirsha Ganapati Upanishad. Questa importante Upanishad espone come equiparare Ganeshavidya con Brahmavidya. Ad esempio, dice:

namaste gaNapataye | tvameva pratyakshhaM tat.h tvaM asi |

Salute a te Ganapati. Tu sei la rappresentazione sensibile del detto vedico “tat tvam asi” (tu sei quello).

Commento:

AUM laM oN^kaaralakshhyaturyaruupaM te tubhyaM gaNapataye
namo .astu, aavayoraikyamastvityarthaH | yadvaa laM iti
muulaadhaarabiijaM muulaadhaarasya gaNapatisadanatvaat.h |
yadoN^kaaraarthagaNapatitattvaM lakaaravaachyapaarthivaaMsha-
muulaadhaare vibhaati tasmai lakaaravaachyamuulaadhaarasadanaaya
gaNapataye namo .astviti | … tvameva shrotraadi pratyakshhaM
pratikaraNaM tattadvishhayapravR^ittinivR^ittinimittatayaa
yachchaitanyaM vartate tattvamasi sarvaniyantaa .asiityarthaH|

AUM laM. Omaggi a Te Ganapati che hai forma del Turiiya (quarto stato), indicato dalla sillaba Omkara. Ci sia completa identità tra te e me. I miei omaggi a te che sei il Ganapati Tattva, il significato dell’Omkara, Tu che risiedi nel Muulaadhaara (chakra). Il Muulaadhaara è indicato dalla Lam, la sillaba-seme della terra, simbolo del muulaadhaara. Tu guidi gli organi di senso, quali l’udito, e controlli le loro attività e la cessazione dell’attività. Tu sei la coscienza interiore e il regolatore di tutto.

Oltre:

tvameva sarvaM khalvidaM brahmAsi |

Tu sei la realtà che tutto pervade, il Brahman, [oppure] tu sei la personificazione del detto vedico “khalvidam, Brahma Sarvam.” (Il mondo è fatto di coscienza)

L’Upanishad è stata commentata da Upanishad Sri Brahma Yogi, che si dice di essere stato il solo commentatore di tutte le 108 Upanishad. Il Ganapati Atharva shiirsha è il testo sanscrito più recitato tra i devoti di Ganesha, almeno in Maharashtra. Altre Upanishad rilevanti sono Ganeshapurvatapini, Ganeshottaratapini e Upanishad Heramba: queste non sono generalmente considerate come appartenenti alle 108 Upanishad convenzionali

Così come ci sono devoti e sette Vaishnava, Shaiva, Shàkta, Saura e Skanda, collegati al culto delle varie divinità, ci sono Ganapatyas, che sono i devoti di Ganesha. Si possono incontrare soprattutto in Maharashtra, luogo che è stato a lungo associato con il suo culto.

Significato filosofico della forma Ganesha

La testa elefantina di Ganesha e il corpo umano sono spiegati come segue nel Mudgala Purana:

tvaMpadaM narashcha tatpadaM gajashcha etayorabhedAtmako
gaNeshadehaH pratyakshhabrahmAtmakatvAt.h ||

Il corpo umano rappresenta il “tvam”, la testa elefantina rappresenta il “tat” e la loro comunione significa la non-dualità di “tvam” (tu) e “tat” (Brahman). Così, il corpo di Ganesha è la rappresentazione visibile della realtà suprema, Brahman, realizzato nel “tat tvam asi”.

Un’altra spiegazione è che la testa di Ganesha significhi l’Atman, la Realtà suprema, mentre il corpo sotto il collo rappresenti Maya, il principio di esistenza fenomenica. Il coinvolgimento dell’Atman con il mondo è caratterizzato dalla assunzione di mente e di parola.

Le orecchie di Ganesha, che appaiono come grandi ceste da setaccio, hanno un significato filosofico ulteriore. Proprio come si usa un cesto da setaccio per separare il grano dalla pula, si deve usare la discriminazione (viveka) per separare il reale (Brahman) dall’irreale (Maya). Qui i chicchi stanno per Brahman e la pula per maya. Il alternativa, le orecchie di Ganesha indicano che tale discriminazione tra Brahman e Maya è possibile per mezzo di Shravana o udito. Ascoltando le Scritture spiegate da un Guru si raggiungerà la corretta discriminazione e quindi la realizzazione del Brahman.

Il veicolo di Ganapati è il topo, anche se in una rappresentazione chiamata Heramba-Ganapati è raffigurato a cavallo di un leone. Ci sono anche rari riferimenti al pavone, in alcuni testi.

Il significato del ratto (muushhaka) come veicolo di Ganesha si spiega nel Purana Mudgala.

IshvaraH sarvabhoktaa cha choravattatra saMsthitaH
sa eva muushhakaH prokto manujaanaaM prachaalakaH
maayayaa guuDharuupaH san.h bhogaan.h bhuN^kte hi choravat.h ||

Il Signore (Ganesha) risiede in tutte le cose e tutto esperisce. Egli è chiamato muushhaka perché Egli opera invisibile come un ladro, nascosto da maayaa, e fruisce di tutti i fenomeni.

Le leggende di Ganesha

Forse la storia più importante sull’origine di Ganesha è quello riportata dal Shiva Purana. La madre Parvati voleva fare un bagno e plasmò la figura di un ragazzo dallo sporco del proprio corpo, chiedendogli di fare la guardia fuori, mentre faceva il bagno. Nel frattempo Shiva tornò a casa trovando un estraneo alla sua porta, che gli impediva di entrare. Per la rabbia, Shiva mozzò la testa del ragazzo, procurando a Parvati un grande dolore. Per consolarla, Shiva mandò allora le sue truppe (gana) a prendere la testa di chiunque fosse sorpreso a dormire con il capo rivolto a nord. I gana trovarono un elefante addormentato e riportarono dunque la sua testa. Shiva pose il capo mastodontico dell’elefante sul corpo del ragazzo e lo fece così rivivere. Shiva nominò il ragazzo Ganapati, il comandante delle sue truppe, e gli concesse in dono che chiunque debba adorarlo (Ganesha) prima di iniziare qualsiasi impresa.

Il Brahma vaivarta Purana narra una storia diversa per quanto riguarda l’origine del Ganapati. Shiva indicò a Parvati, che voleva avere un figlio, di osservare il puNyaka Vrata per un anno, per propiziare Vishnu.

harer ArAdhanaM kR^itvA vrataM kuru varAngane |

vrataM cha puNyakam nAma varshhamekaM karishhyasi ||

O Bellissima Dea! Osserva l’adorazione di Hari per un anno, compiendo il punyaka vrata

vratasyAsya prabhAveNa svayaM gopAnganeshvaraH |
IshvaraH sarvabhUtAnAM tava putro bhavishhyati ||

Il signore delle Gopi, Signore dei viventi, Krishna stesso nascerà come tuo figlio, quale frutto del vrata (voto).

Al termine del Vrata di Parvati, fu annunciato che Krishna si sarebbe incarnato come suo figlio in ogni kalpa. Perciò Krishna nacque come un infante bellissimo, deliziando Parvati che volle festeggiare l’evento con grande gioia. Tutti gli Dei convennero per vedere il bambino. Ma Shani, figlio di Surya, non lo guardava e teneva il suo sguardo a terra. A Parvati che chiedeva spiegazioni del suo comportamento, Shani disse che il suo sguardo avrebbe potuto danneggiare il bambino. Parvati però insistette che lo guardasse. In ossequio al suo desiderio Shani diede uno sguardo al bambino. E a causa del suo sguardo malevolo, la testa del bambino si staccò, volando fino a Goloka, la dimora di Krishna. Parvati e tutti gli Dei riuniti là, tra cui Shiva, ne furono addolorati. Allora Vishnu, montato Garuda, corse fino alle rive del fiume Pushpa-Bhadra e ne riportò la testa di un elefante giovane. La testa di elefante fu unita al corpo senza testa del figlio di Parvati, che riprese a vivere. Tutti gli dei benedissero Ganesha e gli augurarono potenza e prosperità.

Vishnu benedisse Ganesha con queste parole:
sarvAgre tava pUjA cha mayA dattA surottama |

sarvapUjyagashcha yogIndro bhava vatsetyuvAcha taM ||

O Dio eccellente! O carissimo! Che la tua puja si compia prima di quella di tutti gli altri dei. Che tu sia di casa in tutto ciò che è venerabile e che tu sia il più grande tra gli yogi. Questo sia il mio dono.

Shiva lo nominò comandante delle sue truppe (gana) e gli accordò anche un altro dono.

gaNeshapUjane vighnaM nirmUlaM jagatAM bhavet.h |
nirvyAdhiH sUryapUjAyAM shuciH shrIvishhNupUjane ||

Che tutti gli ostacoli, di qualsiasi natura, siano sradicati dall’adorazione di Ganesha, come le malattie sono curate dall’adorazione del Sole e così come si ottiene la purezza con l’adorazione di Vishnu.

Ganesha stotra dal Narada Purana

nArada uvAca:

Narada disse:

praNamya shirasA devaM gaurIputraM vinAyakaM |
bhaktAvaasaM smaren.h nityaM AyuH kAmArthasiddhaye || 1 ||

Bisogna chinare il capo e inchinarsi davanti al figlio di Gauri, Vinayaka, la cui dimora è il devoto, e ricordarlo sempre allo scopo di ottenere la longevità e i beni desiderati.
prathamaM vakratuNDaM cha ekadantaM dvitIyakaM |
tR^itIyaM kR^ishhNapi.ngAkshhaM gajavaktraM chaturthakaM || 2 ||

(Sono menzionati i dodici nomi di Ganesha, che si devono pronunciare) per primo il nome Vakratunda, Colui che ha la zanna ricurva, e poi ekadanta, dalla singola zanna, terzo Krishnapingaksha, colui che ha gli occhi rossi e neri, quarto gajavaktra, il Dio con il sembiante di un elefante,

lambodaraM panchamaM cha shhashhThaM vikaTameva cha |
saptamaM vighnarAjaM cha dhUmravarNaM tathAshhTamaM || 3 ||

quinto lambodara, il dio dalla grande pancia, sesto vikata, il gigantesco, settimo vighnaraja, il signore (e il distruttore) degli ostacoli, dhumravarna,il Dio color grigio-fumo,

navamaM bhAlachandraM cha dashamaM tu vinAyakaM |
ekAdashaM gaNapatiM dvAdashaM tu gajAnanaM || 4 ||

nono bhalachandra, Colui la cui fronte è adorna della luna, decimo vinayaka, il grande condottiero (delle truppe di Shiva), undicesimo, ganapati, signore dei gana, dodicesimo gajanana, colui che ha il volto dell’elefante.

dvAdashaitAni nAmAni trisandhyaM yaH paThen.h naraH |
na cha vighnabhayaM tasya sarvasiddhikaraM prabho || 5 ||

chiunque reciti questi dodici nomi durante i tre sandhya (alba, mezzogiorno, tramonto) non incontrerà mai alcun ostacolo e otterrà il successo, O Signore Ganesha!
vidyArthI labhate vidyAM dhanArthI labhate dhanaM |
putrArthI labhate putrAn.h mokshhArthI labhate gatiM || 6 ||

Colui che desidera la conoscenza la ottiene, colui che desidera la ricchezza la ottiene, colui che desidera figli avrà figli, colui che desidera la liberazione (moksa) conseguirà la liberazione.

japed.h gaNapatistotraM shhaDbhir.h mAsaiH phalaM labhet.h |
saMvatsareNa siddhiM cha labhate nAtra saMshayaH || 7 ||

Si ottengono i risultati desiderati recitando questo testo, il Ganapati stotra, ogni giorno per sei mesi, un successo completo è assicurato fuori di dubbio nell’arco di un anno.

ashhTabhyo brAhmaNebhyashcha likhitvA yaH samarpayet.h |
tasya vidyA bhavet.h sarvA gaNeshasya prasAdataH || 8 ||

Chiunque trascriva questo stotra e lo faccia leggere a otto bramini otterrà ogni conoscenza e la benevolenza del Signore Ganesha.

iti nAradapurANe sankaTanAshanagaNeshastotram sampUrNaM ||

108 nomi di Ganesha – Ganesha-ashhTottara naamaavalii

La recitazione di ogni nome deve essere preceduta dalla sillaba AUM, e seguita da namaH. Esempio: AUM vinaayakaaya namaH.

1. vinaayakaaya 2. vighnaraajaaya 3. gauriiputraaya 4. gaNeshvaraaya
5. skandaagrajaaya 6. avyayaaya 7. puutaaya 8. dakshhaadhyakshhaaya
9. dvijapriyaaya 10. agnigarvachhide 11. indrashriipradaaya
12. vaaNiibalapradaaya 13. sarvasiddhipradaaya 14. sharvatanayaaya
15. sharvariipriyaaya 16. sarvaatmakaaya 17. sR^ishhTikartre
18. devaaniikaarchitaaya 19. shivaaya 20. shuddhaaya 21. buddhipriyaaya
22. shaantaaya 23. brahmachaariNe 24. gajaananaaya 25. dvaimaaturaaya
26. munistutyaaya 27. bhaktavighnavinaashanaaya 28. ekadantaaya
29. chaturbaahave 30. shaktisamyutaaya 31. chaturaaya 32. lambodaraaya
33. shuurpakarNaaya 34. herambaaya 35. brahmavittamaaya 36. kaalaaya
37. grahapataye 38. kaamine 39. somasuuryaagnilochanaaya
40. paashaaN^kushadharaaya 41. chaNDaaya 42. guNaatiitaaya
43. niraJNjanaaya 44. akalmashaaya 45. svayaMsiddhaarchitapadaaya
46. biijapuurakaaya 47. avyaktaaya 48. gadine 49. varadaaya
50. shaashvataaya 51. kR^itine 52. vidvatpriyaaya 53. viitabhayaaya
54. chakriNe 55. ikshhuchaapadhR^ite 56. abjotpalakaraaya
57. shriishaaya 58. shriipataye 59. stutiharshhitaaya
60. kalaadribhR^ite 61. jaTine 62. chandrachuuDaaya 63. amareshvaraaya
64. naagayajnopaviitine 65. shriikaNThaaya 66. raamaarchitapaadaaya
67. vratine 68. sthuulakaNThaaya 69. trayiikartre 70. saamaghoshhapriyaaya
71. purushhottamaaya 72. sthuulatuNDaaya 73. agragaNyaaya
74. graamaNye 75. gaNapaaya 76. sthiraaya 77. vR^iddhidaaya
78. subhagaaya 79. shuuraaya 80. vaagiishaaya 81. siddhidaayakaaya
82. duurvaabilvapriyaaya 83. kaantaaya 84. paapahaariNe 85. kR^itaagamaaya
86. samaahitaaya 87. vakratuNDaaya 88. shriipradaaya 89. saumyaaya
90. bhaktakaaN^kshhitadaaya 91. achyutaaya 92. kevalaaya 93. siddhaaya
94. sachchidaanandavigrahaaya 95. jnaanine 96. maayaayuktaaya
97. daantaaya 98. brahmishhThaaya 99. bhayavarjitaaya
100. pramattadaityabhayadaaya 101. vyaktamuurtaye 102. amuurtaaya
103. paarvatiisha.nkarotsaN^gakhelanotsavalaalanaaya
104. samastajagadaadhaaraaya 105. muushhakavaahanaaya
106. hR^ishhTastutaaya 107. prasannaatmane
108. sarvasiddhipradaayakaaya

Appendice

Dopo che si sia offerta la dovuta adorazione, secondo il metodo indicato dai Veda, si compie l’Arati, facendo ondeggiare una lampada accesa. Spesso si cantano canzoni nella lingua locale, durante questa parte della cerimonia. Ed è d’uso recitare poi questi versi sanscriti dopo il canto degli inni:

kAyena vAchA manasendriyairvA buddhyAtmnA vA prakR^iteH svabhAvAt.h |
karomi yadyat.h sakalaM parasmai nArAyaNAyeti samarpayAmi ||

achyutaM keshavaM rAmanArAyaNaM
kR^ishhNadAmodaraM vAsudevaM hariM |
shriidharaM mAdhavaM gopikAvallabhaM
jAnakInAyakaM rAmachandraM bhaje ||

hare rAma hare rAma rAma rAma hare hare |
hare kR^ishhNa hare kR^ishhNa kR^ishhNa kR^ishhNa hare hare ||

Segue infine la recitazione del mantrapushhpaM.

[fonte: http://www.advaita-vedanta.org/articles/ganesha_chaturthi_legends_prayers.htm]


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