Spandakarika o il Poema della Vibrazione di Vasugupta

Spandakarika, o “Poema della vibrazione”, è uno dei testi fondamentali dello Shivaismo del Kashmir. Rivelato all’inizio del IX secolo da Shiva a Vasugupta, o più direttamente sgorgato dal cuore di Vasugupta, espone l’essenza del Tantra in cinquantadue stanze perfettamente ellittiche. Si dice anche che Vasugupta ricevette i versi in sogno mentre meditava in una grotta sul monte Kailash, la montagna sacra a Shiva. Dunque i versi sarebbero stati scritti da lui stesso o da Kallata suo discepolo. Ksemaraja, un altro maestro della medesima tradizione, che ha lasciato un lungo commento sulla prima strofa e al quale dobbiamo il testo del Pratyabhijnahrdayam, diceva che Vasugupta trovò i versi scolpiti in una roccia, e i fedeli ancora venerano il luogo del leggendario ritrovamento. Ksemaraja  nel suo commento sottolinea il fatto che il “Poema della vibrazione” è un’introduzione al Mahamudra, che avrebbe continuato a diffondersi attraverso il lignaggio tibetano della scuola Kagyu. Il Mahamudra, spesso tradotto come “Grande Sigillo”, con riferimento al segreto di questo insegnamento e per il fatto che sigilla tutto ciò che lo ha preceduto, è tradotto dai kashmiri come “il grande movimento cosmico”, e la sua realizzazione è legata allo yoga trasmesso da Matsyendranath, che è all’origine dei lignaggi del Kashmir.

1. Quando la venerata Shankari (Shakti), fonte di energia, apre gli occhi, l’universo è riassorbito in pura coscienza, quando li chiude e l’universo si manifesta dentro di lei.

2. La Vibrazione sacra, luogo della creazione e del ritorno, è completamente senza limiti perché la sua natura è senza forma.

3. Anche immerso nella dualità, il tantrika va direttamente alla fonte non-duale, in quanto pura soggettività, e rimane sempre immerso nella sua natura originaria.

4. Tutte le nozioni relative legate all’ego sono ricondotte alla loro fonte pacifica, profondamente sepolta sotto i diversi stati dell’essere.

5. In senso assoluto, il piacere e la sofferenza, soggetto e oggetto, non sono altro che lo spazio della coscienza profonda.

6. 7. Comprendere questa verità fondamentale è vedere la libertà assoluta ovunque. Pertanto, anche l’attività dei sensi abita in questa libertà fondamentale e proviene da essa.

8. La persona che riscopre questa Vibrazione essenziale, luogo sacro della coscienza, non è soggetta alla confusione mentale e all’opacità del desiderio limitato.

9. Colui che è liberato in tal modo dalla molteplicità degli impulsi legati all’ego, sperimenta lo stato supremo.

10. Allora il cuore si rende conto che la vera natura innata è sia l’agente universale che la soggettività che percepisce il mondo. Così realizzato nella comprensione, agisce secondo il suo desiderio.

11. Come può questo tantrika pieno di meraviglia, che ritorna sempre alla sua natura fondamentale come fonte di tutta la manifestazione, essere soggetto alla trasmigrazione?

12. Se il vuoto fosse un oggetto di contemplazione, dove sarebbe la coscienza che percepisce l’essere?

13. Pertanto, si consideri la contemplazione della vacuità come un artificio, analogo a una profonda assenza dal mondo.

14. 15. 16. L’attore e l’azione sono uniti, ma quando l’azione si dissolve, abbandonando i suoi frutti, la dinamica legata all’ego si esaurisce, e il tantrika che viene assorbito in questa contemplazione profonda scopre la Vibrazione divina, liberata dal suo legame con l’ego. La natura profonda dell’azione così si rivela, e chi ha interiorizzato il movimento del desiderio non conosce più dissoluzione. Egli non può cessare di esistere, perché è tornato alla sorgente profonda.

17. Il tantrika risvegliato realizza questa sacra Vibrazione ininterrotta durante i tre stati.

18. Shiva è quindi unito alla Shakti quale conoscenza e oggetto, mentre ovunque egli si manifesta come pura coscienza.

19. Tutta la tavolozza dei diversi tipi di Vibrazione sacra trova origine nella Vibrazione delle polarità universali della coscienza, ed è accordata in questo modo alla persona. Come può la Vibrazione sacra limitare il tantrika?

20. E tuttavia, questa oscillazione causa la perdizione di coloro la cui visione è limitata, perché la loro intuizione è scollegata dalla fonte profonda, perciò si gettano nel vortice della trasmigrazione.

21. La persona che ardentemente tende verso la profonda Vibrazione sacra raggiunge la sua vera natura anche nel corso della vita attiva.

22. La Vibrazione sacra, profonda e stabile, può essere raggiunta anche in stati di coscienza alterati: rabbia, gioia intensa, divagazione mentale, o per la spinta alla sopravvivenza.

23. 24. Quando il tantrika si arrende a Shiva e Shakti, il sole e la luna sorgono dal canale centrale.

25. In quel momento, quando nel cielo il sole e la luna scompaiono, la persona risvegliata rimane lucida, mentre la persona comune affonda nell’incoscienza.

26. 27. I mantra, quando sono rafforzati dalla sacra Vibrazione svolgono la loro funzione attraverso i sensi della persona risvegliata. Essi si fondono con la mente del tantrika, che penetra la natura di Shiva e Shakti.

28. 29 Tutte cose emergono dall’essenza individuale del tantrika che si riconosce in Shiva e Shakti, tutto ciò in cui trova piacere è Shiva e Shakti. Quindi, non c’è stato che può essere diverso da Shiva e Shakti.

30. Sempre presente alla realtà che egli percepisce come il gioco della propria natura, il tantrika si libera al centro della vita.

31. Attraverso l’intensità del desiderio senza oggetto, la contemplazione emerge nel cuore del tantrika, unito alla sacra Vibrazione profonda.

32. Questo è il raggiungimento del nettare supremo, l’immortalità del samadhi, che rivela al tantrika la sua autentica natura.

33. 34. L’ardore di Shiva e Shakti, con cui si manifesta l’universo, accorda al tantrika piena soddisfazione. Durante il sogno, il sole e la luna appaiono al suo cuore e tutti i suoi desideri vengono esauditi.

35. Ma se non è ben presente, il tantrika sarà offeso dal gioco della manifestazione, e sarà coinvolto nell’esperienza dello stato illusorio dell’aspirante durante la veglia e il sonno.

36. 37. Proprio come un oggetto che sfugge all’attenzione è più chiaramente percepibile quando si fa lo sforzo di vedere meglio, da tutti i punti di vista, la sacra Vibrazione suprema appare al tantrika quando egli si sforza ardentemente verso di essa. In questo modo, tutto è in sintonia con l’essenza della sua vera natura.

38. Anche in uno stato di estrema debolezza, il tantrika può raggiungere questo risultato. Anche morendo di fame, egli troverà il suo cibo.

39. Con il solo sostegno del riconoscimento del cuore, il tantrika è onnisciente e in armonia con il mondo.

40. Se la mente è vinta dallo scoraggiamento causato dall’ignoranza, solo l’espansione illimitata della coscienza può dissipare la stanchezza la cui origine verrà così dissolta.

41. La rivelazione del Sé sorge nella persona che è diventata desiderio assoluto. Possa ognuno di noi vivere questa esperienza!

42. Quindi, che luce, suono, forma, gusto ostacolino la persona che è ancora legato all’ego.

43. Quando il tantrika pervade tutto con il suo desiderio assoluto, a che servono le parole? Egli possiede l’esperienza piena.

44. Il tantrika rimanga presente, i suoi sensi vigili a scrutare la realtà, e possa conoscere la stabilità.

45. La persona che è privato del suo potere, a causa dei poteri oscuri dell’attività limitata, diventa il trastullo dell’energia dei suoni.

46. Catturata nel campo delle energie sottili e delle rappresentazioni mentali, l’ambrosia suprema dissipata, la persona dimentica la sua innata libertà.

47. Il potere della parola è sempre pronto a nascondere la natura profonda del Sé, perché nessuna rappresentazione mentale può liberarsi del linguaggio.

48. La vibrazione energetica che attraversa la persona volgare la rende schiava, mentre la stessa energia libera la persona che si trova sul cammino.

49. 50. Il corpo sottile è di per sé un ostacolo, legato alla limitata intelligenza e all’ego. La persona è schiavizzata dalle esperienze che provengono dalle sue convinzioni e per l’idea che ha del suo corpo, e in questo modo perpetua il nodo.

51. Ma quando il tantrika si stabilisce nella Vibrazione della realtà, libera il flusso della manifestazione e del ritorno, e in questo modo gode della libertà universale, come un maestro della ruota delle energie.

52. Io venero la spontanea Vibrazione e le parole del mio maestro che mi ha fatto attraversare l’oceano del dubbio. Possa questo gioiello della conoscenza condurre tutti gli uomini a raggiungere la vera natura della realtà, e possano conservare questo gioiello nel più profondo del loro cuore.

[Traduzione: Beatrice Polidori]

Testo inglese: http://www.danielodier.com/ENGLISH/Texts/Spandakarika_e.html

21 Replies to “Spandakarika o il Poema della Vibrazione di Vasugupta”

  1. lara

    ciao Beatrice,
    che bella traduzione che hai fatto dello spandarika .
    dimmi cosa hai studiato ? quali pratiche segui ?
    avevo letto in tedesco (perché in italiano non e´pubblicato ancora ) il libro sullo spandarika con i commenti del maestro Daniel Odier con cui pratico da alcuni anni . lui segue la via spanda , probabilmente hai sentito parlare di lui o letto i suoi libri .
    grazie di tutti i post . molto ricchi e vibranti ! un abbraccio Lara

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    • beatrice Post author

      Namaste Lara, grazie!
      Conosco Odier solo di fama e per aver letto alcuni suoi lavori, e questa mia traduzione è basata sulla versione inglese della sua.
      Io ho studiato il Vedanta tradizionale, e mi sto impegnando sulla via della Bhakti e della meditazione.
      Sono felice di ritrovarti su questi argomenti.
      A presto, un abbraccio.

      Reply
  2. desmatron

    in cosa si differenzia la spandakarika dalla contemplazione dell’Incausato predicata dall’advaita…? cosa conduce il discepolo al risveglio della kundalini in questo caso? la comprensione derivante dalla logica, una comprensione derivante dalla contemplazione oppure una comprensione derivante dalla pratica?

    grazie

    Reply
    • beatrice Post author

      Non diversamente dallo scopo del Vedanta, la pratica prevista nelle Kula tantriche era tesa a favorire la scoperta dell’identità con l’Assoluto attraverso l’auto-osservazione. Con l’osservazione, come indica anche questo testo, si scopre la “Vibrazione” che è la matrice di tutto l’esistente, la sua essenza e costante. L’iniziato quindi era istruito al Riconoscimento – il Riconoscimento di Shiva, o il Riconoscimento del Cuore – non diverso dal “Tu sei quello”, sostanzialmente. In questo percorso, istruzione e logica, contamplazione e pratica erano previste, a seconda dei gradi dell’aspiante. Abhinavagupta dice che la pratica, l’iniziazione e il resto delle istruzioni, sono dovute all’ignoranza, agli uomini che da soli non riescono a comprendere la verità, sebbene sia autoevidente. Anche su questo credo ci sia una sostanziale identità di vedute con l’insegnamento dell’Advaita, anche moderno.

      un saluto,

      Beatrice

      Reply
  3. desmatron

    grazie…

    “Il tantrika rimanga presente, i suoi sensi vigili a scrutare la realtà, e possa conoscere la stabilità.”

    lei crede in un riconoscimento di sé istantaneo e permanente o istantaneo e temporaneo; dev’essere allenato, ritrovato, riscoperto quando possibile, ogni volta che si può per renderlo stabile o è vero che sia sufficiente un solo attimo per stabilirsi in maniera permanente? io sono più per una lenta conquista, dopo un primo riconoscimento, lei che ne pensa?

    “Se il padrone di casa sa che verrà il ladro, vigilerà prima che venga, e non permetterà che penetri nella casa del suo regno e asporti i suoi beni.” (Gesù)

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    • beatrice Post author

      La tradizione insegna che sono possibili entrambe le cose, d’altra parte se il vero è sempre vero, e il presente è sempre presente, le limitazioni sono solo relative all’ente, all’individuo e alla sua evoluzione, ma niente impedisce a un altro individuo di incontrare subito e senza ritorno la presenza di sé. Nella maggior parte dei casi il cammino perdura tutta la vita, ed è perciò bene che il metodo sia lieto, sincero e opportuno :)

      Buone cose,

      Beatrice

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  4. purnananda zanoni

    cosa significa il versetto 12 se il vuoto fosse un oggetto di contemplazione dove sarebbe la coscienza che percepisce l’essere? grazie

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    • beatrice Post author

      Nel Vedanta la stessa posizione si usa esprimerla, all’incirca, così: se percepisci il vuoto, ancora c’è qualcuno che percepisce quel vuoto.
      Quindi, direbbe Parmenide, il vuoto (inteso come nulla) non è. Se hai coscienza (contemplazione) del vuoto, come poi dice Vasugupta nel verso seguente, sei di fronte a un artificio della mente (lui dice “natura” o così vuole tradurre Odier, potremmo dire Maya), che è ancora attiva e presente, e può creare questa percezione mentale. Credo che il verso dica: chiediti dov’è dunque la tua coscienza, se pensi di essere nel vuoto.

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  5. purnananda zanoni

    Grazie Bea sei stupenda, il tuo lavoro è preziosissimo, è un privilegio conosceri e un piacere seguire i tuoi apporti così gradevolmente resi anche artisticamente, ti ringrazio ancora per la tua gentilezza e ti saluti con un abbraccio affettuoso

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  6. Riccardo

    in cosa si differenzia la spandakarika dalla contemplazione dell’Incausato predicata dall’advaita…? cosa conduce il discepolo al risveglio della kundalini in questo caso? la comprensione derivante dalla logica, una comprensione derivante dalla contemplazione oppure una comprensione derivante dalla pratica?

    .-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.–.

    Nonostante la lettura in chiave Advaita degli insegnamenti Kashmiri vi e’ una differenza sostanziale nel metodo.
    Differenza sempre sottolineata gia’ da Abhinavagupta.
    Swami Laksmanjoo, 28esimo ed ultimo detentore del lignaggio Trika, discendente direttamente da Abhinavagupta, grandissimo e straordinario Maestro, ottenne il risveglio a 31 anni (se be ricordo) al cospetto del grande Ramana Maharshi, tuttavia non insegno’ mai l’Advaita.
    La realizzazione e’ sempre la medesima ma: (Eric Baret)

    D: Credo che Shankara abbia passato molto tempo nel Kashmir. E’ vero che la tradizione del Kashmir viene in parte da Shankaracharia?
    R: No, al contrario: Shankaracharia è molto criticato nella tradizione cachmiriana. Anche da Abhinavagupta. Profondamente, non c’è sicuramente nessuna differenza. E la Mandukya Upanisad è identica nell’essenza allo Shiva Sutra. Si riferisce all’essenziale. Ma nella maniera di approccio alla vita, l’approccio vedantico è esclusivo, e l’approccio tantrico inclusivo. Per il Vedanta, non siete il corpo, i sensi e lo spirito: voi siete il Conoscitore. Per l’approccio tantrico, siete ugualmente ciò che è conosciuto. Si include il conosciuto con il sentito.
    Nel Vedanta, siete “l’io sono” e ciò che è percepito non siete voi: voi siete l’ultimo percipiente. Secondo la tradizione cachmiriana, cosa si potrebbe percepire d’altro se non il Sé? Ogni percezione non è che la Coscienza, e il sentito è la strada per integrare questa comprensione. Spesso nella tradizione vedantica, la percezione è vista come una distrazione e, nel migliore dei casi, è considerata inutile.
    Nell’approccio cachmiriano (parliamo certo del monismo tantrico, perché numerosi approcci differenti sono nati nel Kashmir) la gioia dei sensi è considerata una pratica reale per la scoperta del Silenzio.

    Namaste’

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      • beatrice Post author

        Nel tantrismo tradizionale, secondo me, l’inclusività è intesa come occasione, rappresentata dall’attività dei sensi – che include il piacere come la sofferenza, la pace e la lotta – in cui si riconsce (riconoscimento = illuminazione) l’attività del dinamismo Shiva / Shakti , annullando la percezione dell’io-agente e quindi dell’individuazione personale. La questione quindi è il sé impersonale. E se è impersonale, come lo è la risata, secondo un brano famoso di Abhinavagupta, intendiamo che è inteso il superamento della limitazione costituita dal piacere sensoriale, legato all’oggetto, alla fruizione e al fruitore. Questo direi che è ampiamente spiegato dal brano di Vasugupta.

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  7. Salvo

    Forse la traduzione di Odier, soprattutto la scelta dell’utilizzo di una terminologia essenzialmente vedantica, tende un po’ troppo ad ammorbidire le distanza…
    Prendo solo l’esempio del 31 dove “Tadātmatāsamāpattiricchataḥ sādhakasya yā” diventa “la contemplazione emerge nel cuore del tantrika, unito alla sacra vibrazione profonda”…
    Intendo dire che l’esperienza che il testo nel suo insieme vuole comunicarci… E che è inesprimibile se non in linguaggio ermetico poetico affoga un po’ nella resa un po’ troppo “pulita” che questa traduzione ci regala.
    Grazie peró del tuo prezioso lavoro… Ed un biasimo a me che dimentico il buon principio che recita di come il praticante di questa via è bene torni ad essere analfabeta….

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    • beatrice Post author

      E’ bene tornare ad essere analfabeti, non ignoranti, ma veramente sapienti. Al di là delle problematiche linguistiche delle traduzioni, è una strettoia che si può avvertire: cosa c’era prima del teorema ecumenico, perbenista e quasi cristiano del Vedanta moderno? Cosa lega queste dottrine alla presenza reale, effettiva, del Divino? Io ho fatto questa domanda con il giusto impeto, la più profonda motivazione, e una risposta mi è stata indicata. Non è qui, tra queste pagine. Ne accennerò presto, probabilmente. Un saluto. Om Namah Shivaya.

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  8. Salvo

    “Non è ragionevole temere la perdita del raziocinio, perché la morte prima o poi ci porta a compiere il grande passaggio, indipendentemente dal fatto che lo vogliamo o no. Ma chi muore prima di morire, non muore dopo la morte.
    La via indicata per il risveglio spirituale è propriamente il cosiddetto “sacrificio della conoscenza”, che implica la rinuncia al complesso meccanismo di pensieri, attaccamento e possesso, di cui il più persistente è l’idea “Io sono il corpo”.”
    … Forse “io sono il mio corpo” non è tanto persistente, per alcuni di noi, quanto lo sono la nostra conoscenza, il nostro sapere, la nostra “sapienza”… Il corpo domato nella pratica assidua, tenace, a volte, apparentemente, quasi violenta diventa a spada affilata con cui chinnamasta recide la sua testa…. Recide, non riforma; recide non corregge; recide non giustifica….
    Ancora grazie per il tuo prezioso lavoro
    On namah shivaya

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  9. Salvo

    Enfasi…. Non so… Se la leggi ci sarà… Sono d’accordo con il tuo non essere d’accordo…. Non c’è proprio nulla da fare…. Basta farlo quel nulla…. O non farlo per l’appunto…
    “un vaso vuoto non fa nulla…(o forse contenie il vuoto), ma un vaso pieno fa sempre troppo…(o forse contiene troppo poco)”…
    …che tu possa sempre camminare nella letizia….
    Om namah shivaya

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  10. simone

    salve, gradirei avere informazioni riguardo il significato e la provenienza dell’immagine con la stella a 6 punte inserita nelle corazze concentriche. grazie in anticipo

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    • beatrice Post author

      Il simbolo è uno Yantra, cioè un diagramma mistico, usato per rappresentare divinità e concetti in forma geometrica, invece che antropomorfa o letterale. La stella, formata da due triangoli, è generalmente il più importante e basilare degli Yantra, indicando l’unione di Principio e Manifestazione. Om Namah Shivaya.

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