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La casa celeste

Posted by beatrice on August 13, 2010

Il fulmine ha sventrato la cassa del cuore
spaccato i timpani sonanti di paura
spalancato l’orbita luminosa e abbagliante
e rinchiusi in un cielo assoluto – e io e te
abbiamo bruciato l’albero dei desideri
mentre cantava il tuono fresco della fine, della terra
e senza voce, il sopore che prende dopo che piove, o se non piove.

Poi nel buio elegante dove eravamo rapiti in silenzio
un limpido anziano creava la musica
le note rotonde, illusioni e alfabeti geometrici, teorie
sillabe madri dei desideri, deposte al di sotto del nostro pensiero
in forma di vita e vivente, dove riposa l’ascolto supremo
rivedevo il profilo, quando era amatissimo e dolciastro,
fatto di note lucenti e respiro, ed era già cosa offesa e ripetuta,
percossa e illuminata dal lampo, adorata e incosciente.

Dunque, niente altro ci sia lasciato
che la chiarezza infinita del bagliore ultraceleste,
del fuoco bianco che ha lavato la volta dei mondi – o
l’impossibile ritorno, acqua, pioggia e giacere a terra
e percepirne col buio quel suo calore odoroso. Ma
tu ancora in me non trovi pace, la casa celeste è vuota,
e sotto il fulmine non vi è nulla di caro, luce e nessuna memoria.

(12 agosto 2010)

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