Pradosha Vrata

Tutto il creato e le creature funzionano e operano in base a leggi cosmiche o divine. Sempre un sistema perfetto e perfettamente razionale governa ogni fenomeno e processo, mondano o mistico. Come gli elementi grossolani e le forze fisiche operano differentemente in condizioni diverse, così le forze sottili e più elevate rispondono e agiscono nel piano interiore e nei processi spirituali come la meditazione, la preghiera, l’adorazione, ecc.
Perciò si trovano ingiunzioni ben precise per l’esecuzione di taluni rituali al mattino, altri per la preghiera del mezzogiorno e per l’adorazione della sera. Alcune osservanze sono indicate per svolgersi in certe fasi lunari, altre quando una tale stella si trova all’ascendente, o nell’ora di una particolare congiunzione planetaria.

Il rituale di Pradosha è da osservare al tramonto del tredicesimo giorno di fase lunare. E’ l’adorazione di Shiva che garantisce il successo di ogni impresa e la soddisfazione dei desideri del cuore.
Nella quindicina chiara, che segue la luna nuova (Shukla Paksha) come nella quindicina scura, che segue la luna piena (Krishna Paksha), la sera del tredicesimo giorno, il tempo tra le 16.30 e le 18.00 si chiama Pradosham ed è il periodo indicato pre pregare e adorare Shiva e invocare la sua benedizione. Pregare in questo tempo libera da qualsiasi colpa e concede la Liberazione.

L’occasione è data dal momento in cui Shiva e Paravati sono particolarmente benevoli. Si narra che gli dei erano provati da una lunga e infruttuosa guerra contro i demoni e si recarono da Shiva per domandare la protezione del suo esercito. Giunsero da Lui il tredicesimo giorno di luna e Lo trovarono in dolce compagnia della consorte Parvati. Cantando inni di gloria per la coppia divina, ottennero l’immediata concessione delle loro richieste. Da allora si ritiene questo giorno particolarmente propizio.

Lo Skanda Purana racconta di Sandilya Muni che prescrisse questo rito a una donna bramina che era giunta da lui insieme a due bambini, il proprio figlio Suchivrata, e un principino, Dhramagupta, che aveva perduto il padre in battaglia e il regno, caduto in mano ai nemici. Seguendo le indicazioni del saggio, la donna e i bambini osservarono il Vrata con devozione. Dopo quattro mesi, cioè all’ottavo Pradosha, Suchivrata trovò una pinta di nettare di ambrosia. Il principe Dhramagupta ottenne la mano di una principessa celeste e con l’aiuto del re, per ordine di Shiva, sconfisse i nemici e riprese il proprio regno. Quindi Dharmagupta salì alla dimora suprema di Shiva. Poichè così semplicemente e con tanta generosità il Signore del Kailash riconosce i meriti del Vrata.

Chi osserva il Vrata deve digiunare durante il giorno e può restare sveglio durante la notte, dopo aver interrotto il digiuno. Fare un bagno un’ora prima del tramonto e quindi celebrare il rito di adorazione di Shiva e della divina famiglia. E’ bene ricordare che durante questo momento gli esseri celesti e gli dei discendono dai cieli e compiono anch’essi il rito di adorazione nel piano sottile. Ciò aggiunge immensità alla santità dell’adorazione.

Questo Vrata è altamente lodato nelle scritture e riveste grande importanza e particolare santità per i devoti di Shiva. La semplice visione della divinità in un tempio, durante questo periodo, può distruggere tutti i peccati e accordare molte benedizioni. Una singola foglia di melo offerta al Signore in questo tramonto equivale a cento Mahapuja. Si usa accendere delle luci supplementari nei templi, poichè accendere anche un solo lume durante Pradosha è motivo di molto merito e benefici, materiali e spirituali. Fortunato colui che osserva il Pradosha Vrata, poichè il Signore Shiva presto lo effonderà della Grazia e delle Sue benedizioni.

Il racconto secondo il Pradosha Purana:

Un tempo gli dei (Deva) e i demoni (Asura) erano impegnati a zagolare l’oceano, con l’aiuto del re dei serpenti Vasuki, nella speranza di estrarre l’amrtam (nettare del’immortalità) dal Kseerabthi (oceano del latte). Vasuki era impiegato come corda per la zagolatura e subì numerose lesioni e strozzature. Fu così che dal serpente fuoriuscì un potente veleno nero (halahalam) in grado di distruggere il mondo. Minacciati dal veleno bruciante, i Celesti fuggirono in preda all’orrore. Brahma si diede alla fuga. Il corpo bluastro Vishnu si oscurò ulteriormente. Indra si fece invisibile. Agni, il dio del fuoco, non sopportò il calore bruciante. Yama si prese a correre senza direzione. Varuna svenne, Kubera fuggì. Schiere di Siddha, Caranas, Gandharva, Yakshas e Maharshis andarono a Kailasa e chiesero rifugio ai piedi del Signore.

Shiva fu mosso a pietà alla loro richiesta e patì tutta la compassione per le loro preghiere. Ordinò dunque a Sundara di agire immediatamente, di recarsi presso l’oceano a raccogliere in fretta tutto il veleno e ritornare a Kailasha. Il Signore fu molto lieto di vedere il veleno nella mani di Sundara, raccolto come un frutto, lo accolse quindi nelle proprie mani e con il permesso della Madre Universale, lo inghiottì. Al comando della Madre il sorso di veleno rovente si raffreddò nella gola di Shiva, tingendogli il collo di azzurro, e restando quale ornamento perenne, che gli conferì il nome di NilakanTa. (E’ pratica diffusa tra le donne adorare la Dea Parvati come ‘Maangalya Baagyam’, colei che trasforma il veleno in nettare, al fine di guadagnare una lunga vita al proprio marito.)

Pradosha Mahatmyam
[dallo Shiva Purana, versione di P. R. Ramachander]

Kailasa shaila bhuvane thri jaga janithreem,
Gowreedha nivesye kanakanchitha rathna peete,
Nrutham vidhthu mabhi vanchithi Soolapanau,
Deva Pradosha samaye anubhajanthi sarve.

Nel tempo del Pradosha il Signore impugna il tridente
Siede Gowri, la Madre dei tre mondi,
su un trono d’oro e di gemme preziose
e il Signore danza mentre gli Dei cantano le Sue lodi

Vagdevi drutha vallaakee sathamukho
venum dhadhan padmaja,
Sthallo nidhra karo ramaa bhagawathi,
geya prayogaanvithaa,
Vishnu saandra mrudanga vaadana patur
devas samanthath sthithaa,
Sevanthe thamara pradosha samaye
devam mrudaaneepathim.

La Dea del sapere suona il veena
le cento teste di Indra suonano il flauto
Brama tiene il tempo seduto sul fiore di loto
la dea Lakshmi intona il canto
Vishnu suona il tamburo
e gli dei offrono obbedienza al signore
lodando Shiva, durante il tempo di Pradosha.

Gandarwa Yaksha patha goraga siddha saadhya.
Vidhyadaraamaraapsaraso ganaascha,
Yeanyethi loka nilaya saha bhootha varga,
Prapthe pradosha samaye hara parswa samstha.

Quando scocca l’ora di Pradosham
i Gandarva, gli Yaksha, gli uccelli e i serpenti, i santi
i Vidhyadara, gli Dei, le danzatrici celesti, i Bhuta,
e tutti gli esseri che abitano i tre mondi
giungono al cospetto di Shiva il Signore

Atha pradoshe shiva eka eva,
Poojyodhananye hari padmajadhya,
Thasmin mahese vidhinejyamane,
Sarve praseedanthi suradhi natha.

Perciò nell’ora di Pradosha
si deve adorare unicamente Shiva,
invece di Vishnu, Brhama e gli altri
poichè l’adorazione appropriata del Signore Shiva
otterrà gli effetti dell’adorazione di tutti gli Dei.

Lokanahooya sarvaan vividha damarukair gora samsara magnan,
Dathwaabheetham dayalu pranatha bhava haram kunchitham vaama bhaagam,
Uddruthyedham vimukherayanamithi karadarshayan prathyayartham,
Bibradwanhim sabhaayaam kalaathi natanam ya shivo na sa paayal.

Ci protegga lo Shiva danzante, che suona il tamburo
per chiamare coloro che annegano nell’oceano del samsara
che promette loro protezione con la sua mano destra abbassata
che solleva la sua gamba sinistra per distruggere la sofferenza
che indica la via della salvezza sollevando la mano sinistra
e che mostra la verità sollevando il fuoco nella mano sinistra
a tutti coloro che si inchiano a Lui

Sathyam braveemi, paraloka hitham braveemi,
Saaram braveemi upanishadyadhyam braveemi,
Samsaramuthbanamasar vaapya jantho,
Saroyameeswarapadhamburuhasya seva.

Questa è la verità, quella che vale in questo e nell’altro mondo
che è scritta nelle Upanishad, che è vera per ogni essere vivente
fino al più insignificante tra coloro che sono nati:
la sola cosa che ha valore è servire Dio.

Yenarchayanthi gireesam samaye pradoshe,
Ye na architham shivamapi pranamanthichanye,
Ethath kadhaam sruthi putair na pibanthi mooda,
Stheya janma subhavanthi naraa daridra.

Colui che non adora Shiva nel Pradosha,
chi non si sia almeno inchinato in quell’ora,
chi non abbia almeno ascoltato una storia in quell’ora,
è uno sciocco che vivrà di miseria in miseria, nascita dopo nascita.

Ye vai pradosha samaye parameswarasya,
Kurvanthyananya mansangri saroja poojaam,
Nithya pravrudha thara puthra kalathra mithra,
Soubhagya sambadadhikastha ihaiva loke.

Colui che durante Pradosha adora Shiva il Signore
con un fiore di loto e piena concentrazione
otterrà per sempre, con i suoi figli, la moglie e coloro che gli sono cari
prosperità e fortuna in larghissima misura.

Calendario dei Pradosha 2010: http://blog.visionaire.org/pradosham-2010/

Fonti:
http://www.shaivam.org/siddhanta/Pradhosham.html
http://www.dlshq.org/religions/pradosha.htm
http://www.celextel.org/stotras/shiva/pradoshamahatmyam.html

Immagini: www.lotussculpture.com

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *