Abhinavagupta: “La forma di Shiva…” – Tantraloka

La forma di Shiva che il devoto raggiunge è, di queste, quella su cui insiste. Questa, s’intende, è semplicemente una definizione occasionale e parziale dell’onniformità di Dio, e, insieme con essa, del suo graduale affermarsi in un piano dove non ci sono più limitazioni e della sua trascendenza a ogni limitazione.

Egli possiede in realtà un unico attributo [questo attributo unico è la Consapevolezza dell’Io, ovvero la libertà], tale però che abbraccia tutti gli altri. Si consideri quindi che Egli è congiunto alla sola potenza di libertà, e che tutte le sue potenze si riducono al fatto di essere unito con quella potenza soltanto.

La cosiddetta potenza è identica alla natura propria di una cosa

Molti sono i nomi, convenienti alla Sua natura e consacrati dalle sacre scritture, con cui Egli viene insegnato: Dio, il Grande Bhairava, il Signore, il Supremo Shiva.

Il nome Bhairava si deve a questo, che Egli porta il tutto ed è da esso portato, nutrendolo e sorreggendolo da un lato e parlandolo, cioè pensandolo, dall’altro; che protegge coloro che hanno paura della trasmigrazione; che suscita, per mezzo di una caduta di potenza, l’idea della paura della trasmigrazione; che riluce in coloro la cui mente è tutta intesa alla concentrazione chiamata “divoramento del tempo”, in coloro cioè che provocano l’esaurimento dell’essenza del tempo, il motore delle costellazioni; che è il signore delle dee che presiedono agli organi di senso, il cui grido (ravana) spaventa le anime decadute, le quali si trovano in stato di contrazione, e della schiera quadruplice delle Eterovaghe, ecc. che risiedono interiormente ed esteriormente; che è il Signore che pone termine all’andamento della trasmigrazione e perciò è grandemente terrifico. Tali i significati, convenienti invero alla sua natura, menzionati dai maestri nelle loro scritture a proposito del nome Bhairava.

Il nome deva si deve a questo, che indipendentemente da ogni considerazione di fini da raggiungere o di cose da eliminare, Egli gioca – gioco che consiste in una specie di traboccamento, in quanto Egli è tutto denso della sua propria beatitudine; Egli desidera tutto superare ed è così pienamente libero; si comporta variamente, nel senso che, sebbene in se stesso sia indifferenziato, si fonemizza in un discorso differenziato; manifesta tutte le cose e quindi illumina; è lodato poiché tutto è a Lui inchinato, in tutte le sue varie funzioni, sin dal suo nascere; procede, essendo naturato di conoscenza, costituito da ogni azione e provvisto, come qualità, di conoscenza e azione.

Da: “Tantraloka. Luce dei Tantra” di Abhinavagupta – Ed. Adelphi, a cura di R. Gnoli

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