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Quello è infinito, questo è infinito. Sottraendo questo infinito a quell’infinito, ciò che resta è infinito.

Isavasya Upanisad

Matru devo bhava.

Posted by Beatrice on May 9, 2009

Matru devo bhava.
Onora la madre come dio. (Taittirya Upanishad)

Jay Mata,
ci hai tratto dal ventre scuro dell’indeterminato, dove eravamo nascosti e fagocitati, in mezzo alle ombre, miscuglio di sogni, idee e ricordi, senza nome, come morti.
Jay Mata,
il braccio possente che ci ha tratti e tenuti stretti, donando la prima e l’ultima sensazione di esistere, abbraccio che è essere, e unione che sempre ricercheremo, per trovare chi siamo, se mai siamo.
Jay Mata,
che ci hai sognati per prima, che hai accolto il nostro sogno di essere, che l’hai coltivato e hai dato ad esso il limite per cui non è stato vano, non illusione, ma conoscenza.
Jay Mata,
che ci hai contagiato la tua follia, la sfida alle determinate cose, verso l’impossibile che è amore e sogno più grande; scelta senza scelta di piena liberazione, incondizionata.
Jay Mata,
che sei velo trasparentissimo e fragile, con cui hai coperto le nostre ferite, eppure che si frange in un soffio, perchè è lieve, sospiro, solo tensione leggera e fiducia.
Jay Mata,
che lievemente come sei apparsa rientri nel pieno e incondizionato, senza frizione, umilmente, mentre noi guardiamo nello stupore che tutto avvolge.
Jay Mata,
che trascendi ogni cosa, mentre governi tra le cose la vita degli esseri che ti sono affidati, la sorte, la verità, la chiarezza del cuore.
Jay Mata,
che scacciavi i fantasmi dai nostri sogni, dal buio e dalla malattia, che sei l’unica perdita che abbiamo pianto, ogni volta che abbiamo pianto, temendo di essere soli.
Jay Mata,
che ritorni, che ritorni, che ritorni.

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