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Quello è infinito, questo è infinito. Sottraendo questo infinito a quell’infinito, ciò che resta è infinito.

Isavasya Upanisad

Raja Ravi Varma

Posted by Beatrice on January 8, 2009

Raja Ravi Varma (1848-1906) è stato un pittore e illustratore indiano, celebre per le scene del Mahabharata, del Ramayana e di numerose  leggende puraniche, oltre che di vari soggetti decorativi. Fu il primo artista a dipingere le Divinità indiane e i personaggi mitologici con i criteri e l’ambientazione dell’arte europea, con volti e modelli umani, ambientazioni naturali o realistiche. Intuizione che avrà una diffusione inimmaginabile: dalla grafica dei calendari, con le immagini oggi più convenzionali degli dei hindù diffuse in tutto il mondo, fino alle rappresentazioni cinematografiche, alle figure dell’immaginario che è condiviso fino ai nostri giorni.

La gran parte della sua produzione, infatti, coincide con la grande diffusione di oleografie e litografie a tema religioso o secolare, che nel XIX  secolo ebbero uno straordinario successo, permettendo l’ingresso delle immagini sacre fino nelle case più umili. La litografia superava la preziosità dell’arte classica indiana e riproduceva le figure care alla devozione e all’immaginario popolare su un supporto facile ed economico, su calendari, cartoline e stampe. L’arte di Varma era semplice, apparentemente, ma mantiene inalterata l’intuizione di unire le caratteristiche tradizionali della rappresentazione sacra e delle forme convenzionali hindu con le tecniche e il colore della pittura europea. La leziosità che era di certa arte europea, la cui influenza è evidente, resta un sottofondo espressivo che non sovrasta, se mai accentua, la complessità delle raffigurazioni, in cui si rintracciano senza frizioni, la descrittività dell’immagine devozionale indiana, la preziosità del miniato, la soluzione grafica e il tono drammatico di certo canone lirico, caro all’arte popolare europea, all’opera, al teatro, alla pittura. Era il segno della modernità e della continuità, di una nuova assimilazione di saperi e percezioni nella grande fucina creativa della mitologia.

Da un altro punto di vista, l’arte di Varma si presta ad ogni critica: non è la forma sublime che eleva l’artista tradizionale nella ricerca della perfezione originaria, come ritrovata da Coomaraswamy; non era il realismo che denuncia le tensioni sociali o descrive  la vita della gente comune. La sua intuizione non corrisponde a un fine prestabilito, ma a una rivoluzione estetica, non tanto differente dalla filosofia della Bhakti (devozione) che – secoli prima – aveva trasformato radicalmente la percezione della tradizione rituale vedica nella variegata galassia del sentimento devozionale e dell’ascesi del cuore. L’accoglienza dell’opera di Varma, nonostante le critiche, fu eccezionale. Era effettivamente ciò che a livello figurativo interpretava meglio l’ethos della Bhagavad Gita, l’universalità della ricerca del divino, accesso che doveva incontrare la figura umana e superumana del dio, cui chiunque, uomo, donna, straniero, bramino, asceta o laico, potevano avvicinarsi con devozione. E la nostra visione europea della tradizione e della mitologia indiane è in gran parte mediata da questo autore e dai pittori e dai grafici che ne raccoglieranno lo stile.


From Maestri: Raja Ravi Varma, posted by Beatrice Polidori on 1/07/2009 (14 items)

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