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Il Maestro invisibile

Posted by Beatrice on June 16, 2008

L’accadere si dà per mezzo della fiducia, della rinuncia alle difese e alle barriere, dell’Amore incondizionato (o non oggettuale), dell’affidarsi, o non resistere. Questo avviene tra anime individuate quando nessuno ha un compito “diverso”, solo l’Alto è Alto ed entrambi guardano ad Esso, vedendolo in sé o nell’altro. Questo, a prescindere da differenze individuali e prevalenze relative, è agire senza Ego.

L’esperienza è sempre vivificante, l’esperienza è il reale. Il Vedanta dice che il reale è quintuplice, quintuplice la verità, e ne fa un esempio, che parte col grado minimo del cibo: il cibo consumato che si fa vivificante nel fuoco della consumazione. E su, salendo, fino alla coscienza di sé. Perciò non c’è un luogo dell’esperienza che sia privo di verità, almeno potenziale; la potenza sta nella verità dell’esperienza. L’illusione (come contrapposizione al reale) è nell’oggetto in sé, che lascia “senza parole”. Sia esso la mera cosa inanimata, o la verità più sublime. Allora, se la parola è esperienza, è potenziale verità, anche se descrive l’illusione. La coscienza senza Ego svelerà l’inganno, senza che la parola sia umiliata per la sua funzione. Nessuno è mai umiliato dalla verità, se non lo stolto, che pensa “io”. Tutto è impersonale.

“Quel Brahman, creato tutto ciò, entrò in tutto. Ed entrato in tutto, divenne ciò che ha forma e ciò che non ha forma, ciò che può essere definito e ciò che non può essere definito, ciò che ha fondamento e ciò che non ha fondamento, ciò che ha coscienza e ciò che non ha coscienza, ciò che è reale e ciò che non è reale. Divenne tutto ciò che esiste. Perciò fu detto Reale.” (Taittyria Upanishad)

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