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L’onestà delle parole

Posted by Beatrice on May 26, 2008

di Gustavo Zagrebelsky * da: accademiadellacrusca.it

Lo spirito del dialogo e le sue parole. La democrazia è discussione, ragionare insieme; è, per ricorrere a un’espressione antica secondo l’uso socratico, filologia non misologia [1]. Chi odia i discorsi, alla persuasione preferisce l’imposizione. Juan Donoso Cortés, nel suo Saggio sul cattolicesimo, il liberalismo e il socialismo (1850) parla spregiativamente dei parlamenti come luoghi in cui la borghesia mostra la sua intima e corrotta natura di clasa discutidora e propugna non il governo del popolo ma la teocrazia, il governo di Dio e dei suoi rappresentanti con i quali c’è poco da discutere. Invece, maestro insuperabile dell’arte del dialogo, cioè della filologia che conviene alla democrazia, è certo Socrate, a cui si deve la denuncia di due opposti pericoli. Vi sono – dice – ‘persone affatto incolte’, che ‘amano spuntarla a ogni costo’, anche a costo di persistere nell’errore e di trascinare altri nell’errore. Vi sono poi però anche coloro che ‘passano il tempo nel disputare il pro e il contro, e finiscono per credersi divenuti i più sapienti di tutti per aver compreso essi soli che, sia nelle cose sia nei ragionamenti, non c’è nulla di sano o di saldo, ma tutto […] va su e giù, senza rimanere fermo in nessun punto neppure un istante’. Dobbiamo guardarci dall’uno e dall’altro pericolo e non lasciarci penetrare nell’animo né dalla tentazione della nostra verità acquisita una volta per tutte, né ‘dal sospetto che nel ragionare non vi sia nulla di integro’.

Affinché sia preservata l’integrità del ragionare, deve essere prima di tutto rispettata la verità dei fatti, che è la base di ogni azione orientata a intendersi onestamente. Sono dittature ideologiche i regimi che manipolano i fatti, li travisano o addirittura li creano o li ricreano ad hoc, attraverso Ministeri della verità come descritti da George Orwell in 1984. La manipolazione, il travisamento e la ri-creazione dei fatti avviene con le parole. Così può accadere che la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza. Sono regimi corruttori delle coscienze “fino al midollo” quelli che trattano i fatti come opinioni traducibili in parole che vanno su e giù e instaurano un relativismo nichilistico applicato non alle opinioni ma ai fatti, in cui verità è messa sullo stesso piano della menzogna, il giusto su quello dell’ingiusto, il bene su quello del male; in cui la “realtà non è più la somma totale di fatti duri e inevitabili, bensì un agglomerato di eventi e parole in costante mutamento [su e giù, per l’appunto], nel quale oggi può essere vero ciò che domani è già falso” secondo l’interesse al momento prevalente. [2] Ond’è che la menzogna intenzionale – oggi forse più che mai strumento ordinario della vita pubblica – dovrebbe trattarsi come crimine maggiore contro la democrazia. Né intestardirsi, dunque, né lasciar correre, secondo l’insegnamento socratico. Il quale ci indica anche la virtù massima di chi ama il dialogo; rallegrarsi di essere scoperto in errore. Chi, al termine di un dialogo, è ancora sulle sue stesse iniziali posizioni, infatti, ne esce esattamente com’era prima; ma chi è stato indotto a correggersi ne esce migliorato, alleggerito dell’errore. Se di solito, invece, riteniamo il contrario e consideriamo una sconfitta, addirittura un’umiliazione, l’essere colti in errore, se questa virtù non è affatto in onore, è perché siamo lontani dal giusto spirito del dialogo e ci lasciamo sopraffare da orgoglio, vanità, protervia, partito preso, tutte cose che non hanno a che fare né con lo spirito del dialogo né, quindi, con la democrazia. E’ perchè chi la pensa diversamente da noi è, nella migliore delle ipotesi, soltanto uno che deve essere sopportato, nella peggiore, umiliato, e non, come dovrebbe, uno da apprezzare e onorare come un benefattore. Il che porta alla violenza delle parole e dei discorsi, il contrario della democrazia.

La cura delle parole. Essendo la democrazia una convivenza basata sul dialogo, il mezzo che permette il dialogo, cioè le parole, deve essere oggetto di una cura particolare, come non si riscontra in nessuna altra forma di governo. Cura duplice: in quanto numero e in quanto qualità. [...] (Leggi tutto l’articolo)

* Presidente emerito della Corte Costituzionale


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