Nostra Signora Sapienza Divina.
Posted by Beatrice on July 21, 2007
Maria, nel corso degli anni, è diventata sempre più pallida, bianca e celeste, rigata di lacrime amare e dolenti, spesso truffaldine, è arrivata infine a subire un tal numero di affronti, che perfino l’offesa di un gruppo di provocatori, diventa accettabile per via della continua de-sacralizzazione di un sacro che via via scompare, come sono scomparsi i colori forti delle rappresentazioni antiche, il rosso, il nero, il blu intenso e l’oro. Così come è scomparso il libro, che leggeva o reggeva nelle vecchie tavole dal medioevo al rinascimento, a significare la
Conoscenza di cui era manifestazione e simbolo: la Sapienza Divina. Finché a questo pallido ricordo, sempre più sbiadito, perduto il glorioso alone regale che la distingueva, beata tra le donne, non è restato che significare la triste e amara impotenza terrena, il sopruso subito dall’anima, il suo stesso annullamento, in un fiume di lacrime amare, liquidi corporali e ingiurie gratuite, le mani allargate nella resa e gli occhi vuoti di desolazione, Lei che toccata dal divino cantava “La mia anima magnifica il Signore…”
E’ scomparsa da tanto l’immagine dell’Hortus Conclusus in mezzo al quale troneggiava con serenità illuminata, giocando con il Figlio, protetta dalla purezza e avvolta nel manto scuro dell’inconoscibile; l’orto della beatitudine, l’orto della Conoscenza, coltivato con Amore e Sapienza per giungere alla Perfezione, all’incarnazione di Dio. Così non si potrà ricordare come fu possibile per una ragazza di Nazareth concepire il Dio vivente, perchè di lei ci parrà di vedere l’ignoranza, piuttosto che la Divina Sapienza, di lei non sapremo più Chi era. Né cos’era quell’Angelo, Divina Intelligenza, messaggio di Grazia. Togliendo divinità a Maria i cristiani si giocano e perdono definitivamente il loro mezzo e sostegno per arrivare alla Realizzazione spirituale. Lo “strumento” di cui si parla oggi è senz’anima, se non può essere divino. Lo strumento diventa mero involucro, carne e sangue, incosciente. E in quello non si può cercare rifugio, non si può cercare sapienza. Soprattutto non è carne e sangue, non è nemmeno semplicemente umana, colei che si invoca come “Madre di Dio”. Di Lei si dice la perfezione della fede, perfezione niente affatto comune e umana, la perfezione si stabilisce dove si è realizzato il contatto più vivo, profondo e consapevole con il divino, fino a tradursi in esso completamente, fino – se si crede – a compiere la rivelazione attraverso il suo intero essere, fino nella carne.
Maria è il luogo mistico universale in cui il cristianesimo si fonde con le grandi tradizioni, è la Sapienza tradizionale, la conoscenza dell’Essere che permette di incontrare il Dio vivente. Solo contemplando fino in fondo il manto scuro della Vergine si coglie la continuità con la Realtà non-rivelata, la coscienza profonda, attingibile nella meditazione, nel perfezionamento della fede, nel dialogo profondo e nell’amore incondizionato: ciò che né le scritture, né il catechismo, nemmeno le opere e neppure il più acuto sentimento possono rivelare, perchè è silenzio perfetto e conoscenza superiore. Perfetta Umiltà spirituale.
Se a quelli, soprattutto ai giovani, che oggi ricercano un ‘identità e una tradizione nell’occidente cristiano si nega la sacralità divina di Maria – ormai che già se ne sono perdute le tracce iconografiche – non ci sarà nulla in questa terra di sopraffazioni e di opinioni che offra loro una radice sicura e felice. Se ne vede oggi, ritratta e adorata secondo i canoni popolari, un riflesso diafano e triste, che rispecchia la disaffezione degli ignoranti per l’abbandono a Dio, per il farsi strumento divino, come una debolezza. Così dividendosi, nell’anima, la più feroce e indipendente delle istanze dello spirito, il sacrificio di chi ha colto la Realtà immutabile, si nasconde tra le timide e impotenti virtù del femminile stereotipato, o della passività. Eppure, in origine fu tributato a Lei il manto regale, bordato di oro – e il figlio, Lui che è il Mite, l’Agnello, era nudo. Perchè è questo lo schema della manifestazione divina: la regalità dell’anima realizzata, la nudità del Reale senza attributi, l’Uno senza secondo.
Rivestite Maria del suo manto blu e oro, mostratela con il suo libro, intenta nella meditazione, contemplate il giardino di beatitudine dove si conduce la ricerca del Sacro, dove si riposa nel profondo perchè sgorghi la rivelazione. Si possa osservare la pace, l’armonia e la grazia perchè penetrino nella mente; perchè si colga la bellezza della perfezione, non il dolore di chi non ne vuole sapere. Se esiste, o se è esistita, una tradizione occidentale e cristiana è tutta da ritrovare tra le pieghe del manto blu scuro di Maria, ancora beata, o magnifica, nel giardino di beatitudine eterna, in cui si coltiva la Conoscenza.
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