E’ TROPPO TARDI ANCHE PER AFFRETTARSI.
Posted by Beatrice on June 29, 2007
I cambiamenti climatici, secondo gli esperti interpellati dal Washington Post, minacciano seriamente il Gange e l’equilibrio idrico e spirituale da cui dipendono 800 milioni di indù. Il riscaldamento globale, infatti, sta lentamente ma inesorabilmente cambiando il fiume e la sua fonte, nella catena dell’Himalaya, si starebbe prosciugando. Entro il 2030 potrebbe scomparire. Il ghiacciaio Gangotri, dal quale proviene il 70 per cento dell’acqua del Gange, si sta ritirando al ritmo di quasi cento metri l’anno, doppio rispetto a quello di una ventina di anni fa. (fonte: La Stampa web)
Già durante l’ultimo Kumbh Mela, a gennaio di quest’anno, un folto gruppo di Sadhu aveva organizzato una vivace contestazione e minacciato di disertare la celebrazione per protestare contro l’inquinamento crescente delle Acque Sacre, nel cui bacino scaricano senza depuratori alcuni dei distretti maggiormente industrializzati e popolosi dell’India.
Di questi giorni è la notizia dello scioglimento dello Shivalingam di ghiaccio che da millenni compare nella grotta di Amarnath durante il plenilunio di giugno, per diminuire progressivamente durante il resto dell’anno solare. Il sito si trova a 3.888 metri di altitudine e per raggiungerlo richiede un percorso minimo di oltre 45 km a piedi tra le montagne del Kashmir. Ogni anno è visitato da numerosi pellegrini, certi di assistere ad un fenomeno unico, l’apparizione del Divino nella Natura. Le testimonianze dei devoti sono straordinarie, ma già dallo scorso anno, quando i locali preoccupati del mancato accrescimento della stalagmite erano ricorsi alla sua creazione artificiale, l’apparizione manca l’appuntamento millenario e persino Shiva, che non è mai affetto dai mali terreni, decide di mandare un segnale del suo abbandono, di fronte al disastro ecologico. Appare del tutto naturale che ritirando la propria presenza, consigli la stessa strategia alla sua cara amica-amata Ganga, che con Lui ha deciso di scomparire.
Per il lettore occidentale queste due notizie sono soltanto la conferma dei dati drammatici sul riscaldamento globale. Per me sono anche altro.
La Presenza di Shiva è un dato inconfutabile e da sempre sperimentabile per il devoto. Shiva è su quella montagna, quindi è nel tuo e nel mio altare domestico, quindi nel tempio, quindi nel cuore del devoto, quindi nei panni dei suoi devoti, sempre incarnato, fisico, percepibile e reale, ad ogni livello. Presenza sensuale e immanente, sebbene assolutamente a-duale e trascendente nell’essenza. Da questa costante presenza deriva la randagia libertà dei suoi devoti, la regalità dei nudi vestiti di cenere, l’”io sono Shiva”, perchè Shiva è qui. Non c’è molto da inventarsi, non si tratta di mitologia, si tratta di una esperienza, che nella più lontana delle ipotesi si potrebbe fare percorrendo quei 45 chilometri. Se si tratta di vedere Dio, perchè no. Il fatto è che c’è, non è qualcosa di cui si sta solo parlando, non è religione, è qualcosa di molto anteriore a qualsiasi religione, perchè la religione viene dopo, prima c’è la Presenza poi, quando la presenza si ritira dal mondo, incomincia la religione.

Qualcuno obietterà che già esiste una religione Indù. Sarebbe lungo e complicato descrivere la difficile contaminazione culturale, prima che ecologica, che ha condotto alla creazione del cosiddetto “induismo” religioso. Questa idea è stata fortemente orientata dalla mentalità occidentale, che inizialmente vedeva nelle complesse stratificazioni di scuole e miti dei nativi dell’India soltanto una oscura matassa di superstizioni e crudeltà. Ma ancora oggi, qualora si interroghi l’anziano che sosta sulla riva del fiume, la donna analfabeta o uno dei rari veri devoti e gli si chieda dio dov’è, semplicemente allungheranno il dito a indicare una montagna o l’acqua del fiume, chiamandoli con emozione “padre” e “madre”. E finché questo è possibile, la Realtà mantiene il primato sulla religione, ponendo una gerarchia di principio che attinge al primato del Silenzio: prima c’è la Presenza silenziosa, attingibile dall’esperienza diretta e senza distinzioni, quella è l’origine della vita e dello spirito, poi, solo per la mente inquieta e tormentata di chi non vede, esistono le parole, i riti, le istruzioni – sottoposti però alla Tradizione che riconosce primariamente la Realtà.
La differenza tra la potenza del Presente e il sacrificio dell’Assente, ricade completamente sul cuore dei devoti. Se il nostro cuore sarà capace di raccogliere, da solo, la potenza impensabile delle montagne, dei ghiacciai e dei fiumi e dispensare alla vita le stesse benedizioni; o se si spegnerà nella malinconia dell’assenza e del ricordo, contentandosi di ricamare parole e istruzioni, contaminate nel profondo e contrassegnate dall’impossibilità dell’incontro con Dio, a causa della distruzione delle Sue dimore terrene.

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