Ramakrishna Math, Gretz, France (giugno 2005)
Posted by beatrice on February 16, 2010

Quello è infinito, questo è infinito. Sottraendo questo infinito a quell’infinito, ciò che resta è infinito.
Isavasya Upanisad
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Giuseppe Tucci
Umanesimo Indiano
(Asiatica, III [1937], pp. 416-420)
Nel 1936 cadde l’anniversario della nascita di Ramakrishna, di una cioè delle più grandi figure della mistica indiana.
Ramakrishna, come dissi nella commemorazione che ne feci, è ancora vivo e presente nell’India moderna, la quale traverso l’interpretazione che ne diede Vivekanada, ha visto in lui il rinnovatore dell’anima indiana: colui cioè che ha riportato gli spiriti a una spontaneità e immediatezza di sentire; che non solo purifica la religione, ma fortifica e nobilita le qualità morali.
Tutta l’India si è ancora raccolta intorno a lui e ne ha ricordato la grande personalità che il tempo sembra piuttosto accrescere che diminuire, e l’ha commemorato in diverse guise: sia cominciando la costruzione di un gran tempio a Belur ove meditò e si spense il discepolo ed allievo principale di Ramakrishna, voglio dire Vivekanada, sia tenendo a Calcutta un congresso mondiale di problemi religiosi, sia infine pubblicando in suo onore tre grossi volumi che espongono, in sintesi, i caratteri della civiltà indiana e la conquista del pensiero indiano2.
Modo più degno non si poteva trovare per commemorare un asceta il quale nel XIX secolo ha rinnovato la tradizione millenaria della mistica indiana e sembrò in se medesimo raccogliere e impersonare gli ideali religiosi della sua stirpe. Tre grossi volumi divisi in 90 capitoli, ciascuno compilato da un autore competente.
Fa piacere vedere che gli scrittori sono tutti quanti indiani. È passato ormai il tempo quando l’indologia era il privilegio delle università occidentali; gli indiani hanno cominciato a studiare da sè il proprio paese e le proprie tradizioni ed in pochi decenni hanno pubblicato lavori di prim’ordine. Certo in questa opera non di rado si nota un appassionato amor di patria che induce gli scrittori a valutazioni eccessive e non sempre sostenibili di molti aspetti del pensiero e dell’arte indiana. Ma è naturale sia così, quando alla coscienza di un grande passato facciano riscontro condizioni politiche non fiorenti, e si cerchi perciò nel ricordo degli antichi fastigi trarre l’auspicio di un radioso futuro.
Un’opera come questa di cui sto parlando, fatta per collaborazione, è naturale che si presenti un po’ frammentaria: i varii capitoli sono spesso giustapposti più che organicamente collegati in un’esposizione unitaria dell’anima dell’India. Si sarebbe forse potuto ovviare a questo difetto con un capitolo introduttivo o di conclusione in cui qualcheduno avesse in certo modo tirato la somma di questa lucida e minuta esposizione che in quasi 2000 pagine traccia lo sviluppo del pensiero e dello spirito indiano. Poiché è, secondo me, venuto il tempo di liberarsi da un grave pregiudizio che ha imperato nei nostri studi e s’è riflesso nell’opinione della gente nei riguardi dell’India, che cioè questa sia un mosaico di culture e una pluralità di atteggiamenti spirituali male unificati e male unificabili.
In fondo noi ci siamo lasciati fuorviare dall’apparenza esteriore di certi atteggiamenti filosofici che sono il frutto di una lunga elaborazione scolastica - abbiamo cioè seguito le orme degli eruditi indiani ed abbiamo arbitrariamente scisso l’esperienza filosofica e religiosa dell’India in cinque o sei grandi rami: la speculazione upanishadica, la Mîmâmsâ (ritualistica), il Vedânta, il Sankhya, lo Yoga, il Nyâya (logica) ed il Vaisesika (atomosmo) più due scuole che abbiamo senz’altro qualificato come eterodosse, il Jainismo ed il Buddhismo. Ma l’apparente diversità delle formulazioni dommatiche inasprita dalla rivalità di scuole ci ha fatto dimenticare che tutte le più tardive elucubrazioni e i sottili filosofemi dei teologi nascondono, col loro rigoglioso e spesso farraginoso prosperare, un’unità di indirizzo e di concezioni: unità nella quale si esprimono i caratteri essenziali dell’anima indiana di fronte ai massimi problemi.
Unità che è anche continuità nel tempo, ché dagli albori della civiltà indiana, dei quali gli scavi fatti a Mohenjodaro e ad Harappa ci hanno dato imprevedute rivelazioni, fino ai tempi nostri vediamo le stesse idee e le stesse concezioni, ora più vive ora più languide, permeare, sia pure sempre arricchendosi di nuovi elementi, tutte quante le forme di vita e di pensiero di questo popolo. Se uno volesse trovare una parola sola per esprimerle potrebbe ricorrere alla parola Yoga. Poiché Yoga non significa già una tecnica psico-fisica, ma presuppone l’esperienza come base della vita spirituale. L’indiano, in altre parole, non ha voluto conoscere per conoscere, ma conoscere per vivere: e non già per vivere nel tempo, ma per vivere nell’eterno. L’India non ha conosciuto la lotta fra l’io ed il non io, intesi come due realtà, che tendono a fondersi e non trovano mai la via di trasmutarsi l’una nell’altra, ma ha superato o meglio negato la parvenza del divenire per perdersi nell’essere assoluto. Tutto ciò che diviene non è e non su quello si volge l’attenzione dell’uomo, ma piuttosto su quell’essere che a quel divenire soggiace e che quel divenire condiziona. La personalità umana è sogno: il fine del conoscere e dell’operare è l’âtman o il nirvâna, definizione l’una positiva, l’altra negativa della stessa indiscriminabile realtà nella quale il molteplice si annulla e il divenire cede all’essere o il tempo all’eterno. È evidente perciò che la mistica abbia avuto in India preminenza sulla scienza. La scienza parte dal presupposto che il mondo sia reale, ma per l’India il mondo è un sogno, anche per quei sistemi, come quelli tantrici, che lo consideravano come la veste o il velo o il gioco di Dio: perché è sempre un miraggio che bisogna raggiungere. Su tali basi non può sorgere e svilupparsi nessuna scienza degna di questo nome: la vera scienza dell’India è stata la psicologia mistica intesa ad indicare la via per cui l’uomo si annulli, con le proprie forze, nel tutto. E questo annullamento della personalità può ottenersi quando, per progressivo ascendere, l’uomo si smaterializzi e quindi si perda nell’infinita luce delle coscienza cosmica, che è perfezione di essere, intelligenza e beatitudine.

Posted by beatrice on February 11, 2010
Brahma Murari Sura architha Lingam,
Nirmala bashitha Shobitha Lingam,
Janmaja dukha vinasaka lingam.
That pranamami sada shiva lingam.
Mi inchino al cospetto del Lingam, l’eterno Shiva,
che è adorato da Brahma, da Vishnu e da tutti gli Dei,
il Puro e Luminoso, Distruttore della morte e della rinascita.
Deva Murari pravarchitha Lingam,
Kama dahana Karunakara lingam,
Ravana darpa vinashana lingam,
That pranamami sad shiva lingam.
Mi inchino al cospetto del Lingam, l’eterno Shiva,
adorato dai grandi saggi e dagli Dei,
il Vincitore del desiderio, il Compassionevole,
Colui che distrusse l’orgoglio del demone Ravana.
Sarva sukandhi sulepitha lingam,
Budhi vivarthana karana lingam,
Siddha surasura vandhitha lingam,
That pranamami sada shiva lingam.
Mi inchino al cospetto del Lingam, l’eterno Shiva,
cosparso di profumi fragranti, Colui che eleva la conoscenza,
ed è adorato dai saggi, dagli Dei e dagli asura.
Kanaka mahamani bhooshitha lingam,.
Panipathi veshtitha shobitha lingam,
Daksha suyagna vinasana lingam,
That pranamami sada shiva lingam.
Mi inchino al cospetto del Lingam, l’eterno Shiva,
oranato d’oro e di preziosi,
che risplende avvolto tra le spire del Serpente,
Colui che distrusse l’empio sacrificio di Daksha.
Kunkuma chandana lepitha lingam,
Pankaja hara sushobitha lingam,
Sanchitha papa vinasana lingam,
That pranamami sada shiva lingam.
Mi inchino al cospetto del Lingam, l’eterno Shiva,
cosparso di sandalo e zafferano,
adorno di fiori di loto,
colui che distrugge le colpe del passato.
Deva Ganarchitha sevitha lingam,
Bhavair bakthi pravesa lingam,
Dinakara koti prabhakara lingam,
That pranamami sada shiva lingam.
Mi inchino al cospetto del Lingam, l’eterno Shiva,
adorato dagli Dei e da tutti gli esseri,
Colui che accorda il dono della devozione e della mente salda,
che risplende come un miliardo di soli.
Ashta dalopari veshtitha lingam,
Sarva samudbhava karana lingam,
Ashta daridra vinasana lingam,
That pranamami sada shiva lingam.
Mi inchino al cospetto del Lingam, l’eterno Shiva,
coronato da otto petali,
origine dell’esistente,
distruttore delle otto miserie.
Suraguru sura vara poojitha Lingam,
Sura vana pushpa sadarchitha lingam,
Parathparam paramathmaka lingam,
That pranamai sada shiva lingam.
Mi inchino al cospetto del Lingam, l’eterno Shiva,
adorato dai Maestri tra gli Dei,
adorato dai potenti tra gli Dei,
adorato dai fiori cresciuti nel giardino degli Dei,
Colui che è Atman Immortale, che è Verità Suprema.

Traduzione: Beatrice Polidori, Shivaratri 2010
Posted by beatrice on
Namaa miisha mishaana-nirvaana rupam
vibhum vyaapakam brahma-veda-svaroopam
nijam nirgunam nirvikalpam niriham
chidaakaasha maakaasha-vaasam bhaje ham
Saluto il Signore dell’Universo, la cui forma è Liberazione
Colui che tutto pervade, il Signore potente, il Brahman dei Veda.
Io adoro Colui che risplende della propria gloria, privo di attributi,
immutabile, scevro dai desideri, Colui che risiede nel cuore della coscienza. (1)
niraakaara monkaara-moolam turiiyam
giraa gnaana gotiita miisham giriisham
karaalam mahaa-kaala-kaalam krpaalam
gunaagaara samsara paaram nato ham
Saluto il Senza Forma, origine dell’Omkara (Aum),
Colui che trascende gli stati della coscienza, oltre la parola e la comprensione;
Il Signore delle montagne, il Divoratore della morte,
il Compassionevole, la cui dimora è oltre l’universo. (2)
tushaa raadri-sankaasha-gauram gabhiram
manobhuta-koti prabha sri sariram
sphuran mauli-kallolini-charu-ganga
lasad-bhaala-balendu kanthe bhujangaa
Adoro Colui la la cui immagine è bianca come neve,
che risplende della luce di milioni di stelle,
dalla sua testa sgorga il fiume Gange
la sua fronte è coronata dalla luna crescente,
il suo collo adorno di una ghirlanda di serpenti. (3)
chalatkundalam bhru sunetram visalam
prasannaa-nanam nila-kantham dayaalam
mrgadhisa charmaambaram mundamaalam
priyam sankaram sarvanaatham bhajaami
Adoro Colui che indossa orecchini scintillanti,
il Compassionevole dagli occhi grandi e il volto felice,
la sua gola è blu, il corpo vestito dalla pelle del leone e una ghirlanda dei teschi.
O amato Shankara, Signore di tutto, io Ti adoro. (4)
pracandam prakrstam pragalbham paresham
akhandam ajam bhaanukoti-prakaasam
trayah-shula-nirmulanam shula-paanim
bhaje ham bhavaani-patim bhaava-gamyam
Adoro il Signore di Bhavani, il Terribile, il Luminoso, l’Invisibile
la cui luce supera milioni di soli,
Colui che impugna il Tridente, Colui che sradica la triplice sofferenza,
Colui che si può conoscere solo per Amore divino. (5)
kalaatitata-kalyaana-kalpanta-kaari
sadaa sajjanaa-nanda-daataa purarih
chidaananda-sandoha-mohaapahaari
prasida praslda prabho manmathaarih
O Indivisibile, O Benevolo, o Risolutore delle rinascite,
O Tripurari, Tu sei la fonte della gioia dei puri di cuore,
O Dissolutore dell’illusione, immagine di coscienza e beatitudine,
sii propizio, sii benevolo, Signore, Vincitore dei desideri (6).
na yaavad umaanaatha-paadaaravindam
bhajantiha loke parevaa naraanam
na taavat-sukham shaanti-santaapa-naasham
praslda prabho sarva bhutaa-dhivaasam
Chi non adora i piedi del Signore di Uma non trova felicità,
non ha pace e non conosce liberazione dalla sofferenza,
non in questo mondo, non nel mondo successivo;
o Signore che abiti nel cuore di tutti gli esseri, sii benevolo. (7)
na janaami yogam japam naiva pujam
nato ham sadaa sarvadaa sambhu tubhyam
jaraa janma-duhkhaugha taatapya maanam
prabho paahi apan-namaamisha shambho
Io non conosco lo yoga, i nomi divini, i rituali, o Signore,
ma sempre e senza sosta mi inchino a Te, o Shambo!
Afflitto come sono dall’età, dalla nascita e dalle altre miserie
mi inchino a Te, o Signore, proteggimi! O Shambo! mi inchino a te. (8)

Traduzione: Beatrice Polidori, Shivaratri 2010
Posted by beatrice on
Agnaa Vishnu sajosh semaa vardhanthu vaam gira.
Dyumnai vajebi raagrutham.
Vaajas cha may, prasavam cha may,Prayathis cha may, praseethis cha may,deedhis cha may, krathus cha may, swaras chamay,Slokas chamay, suvas chamay,sruthischa may,jyothishas cha may, suvas cha may, praanas chamay, apaanas cha may,Vyaanas cha may, asus cha may, chittam cha may, aadheetham cha may,Vaak cha may, manas cha may, chakshus cha may, srothras cha may, dakshas cha may,Balam cha may, oojas cha may, sahas cha may, aayus cha may,Jaraas cha may, aathmaas cha may, thanus cha may, sarmas cha may, varmas cha may,Angaanis cha may, Asthaanis cha may, paarungsshis cha may, sareeraanis cha may 1
Oh Signore che sei fuoco e che sei Vishnu, che entrambi vogliate dimostrarmi la vostra predilezione, così che queste parole di lode continuino ad esservi rivolte e io sia benedetto con cibo e prosperità.
Il cibo sia cone me,
l’offerta del cibo sia con me,
la purezza sia con me,
l’entusiasmo sia con me,
la conservazione sia con me,
il guadagno sia con me,
la perfetta recitazione dei mantra sia con me,
la fama sia con me,
la corretta pronuncia sia con me,
l’illuminazione interiore sia con me,
il cielo sia con me,
lo spirito sia con me,
l’aapana sia con me,
Vyaana sia con me,
l’anima sia con me,
il pensiero sia con me,
gli oggetti conosciuti dal pensiero siano con me,
le parole siano con me,
la mente sia con me,
gli occhi siano con me,
gli orecchi siano con me,
l’apprendimento sia con me,
i sensi siano con me,
l’anima sia con me,
la vittoria sui nemici sia con me,
la durata della vita sia con me,
la vecchiaia sia con me,
la coscienza sia con me,
la salute del corpo sia con me,
il piacere sia con me,
i mezzi per proteggere il corpo siano con me,
organi forti e stabili siano con me,
le ossa siano con me,
le giunture siano con me,
e tutte le parti del corpo siano con me,
poichè io adoro Rudra.
Posted by Beatrice on
Om namo bhagavate rudraya
Om! Mi inchino a Rudra, Signore Supremo.
Namaste rudramanyavautota ishhave namah
Namaste astu dhanvane bahubhyamuta te namah
Signore Rudra, mi inchino alla tua ira e alle tue frecce; mi inchino al tuo arco e alle tue mani.
Yata ishhuh shivatama shivam babhuva te dhanuh
Shiva sharavya ya tava taya no rudra mridaya
O Rudra per la santità delle tue frecce, del tuo arco e della faretra, che hanno riposto la loro ira e sono diventati benevoli, concedici la benedizione della felicità.
Yaa te rudra shiva tanu raghoraapapakashini
Taya nastanuva shantamaya girishantabhichakashihi
Signore Rudra che abiti sulla Montagna e accordi la felicità, con la tua forma che è pace e benevolenza, priva di colpe, salvifica ed elevante, illuminaci sulla natura del Sé.
Yamishhum girishanta haste bibharshhyastave
Shivam giritra tam kuru ma hisih purushham jagath
Signore Rudra che abiti sulla Montagna e ci nutri di gioia, tu che onori la promessa di proteggere colui che ti è devoto e che in te si rifugia, trattieni le frecce che hai pronte per l’empio, falle foriere di pace e di prosperità.
Shivena vachasa tva girishachchha vadamasi
Yatha nah sarvamijjagadayaxmasumana asath
Signore della Montagna e Signore dei Veda, la nostra preghiera è rivolta a Te, a raggiungere Te. Per la nostra gente e i nostri animali e per il mondo intero, noi chiediamo liberazione dalle malattie e dalla discordia, e che si possa vivere in amicizia e in armonia.
Posted by beatrice on February 1, 2010
Il saggio non si chieda cosa sia l’universo, quale sia la sua natura, come fu creato, quale la sua causa. Lo veda come mera illusione. Così come ci dimentichiamo del legno, quando guardiamo un elefante di legno, e ci dimentichiamo dell’elefante se osserviamo il legno - così il sé si disconosce nell’universo e l’universo nel sé.
Sulla vasta tela del Sé, il sé dipinge l’immagine dei vari mondi e il sé trae la propria soddisfazione ad ammirarne la figura.
(dallo Svatmanirupanam di Sri Adi Shankaracharya)
Posted by beatrice on
Un pomeriggio Bhole (Swami Rama) espresse il proprio stupore a Sombari Baba e gli chiese come fosse che il fuoco non lo bruciava. “Come potrebbe il fuoco bruciare se stesso?” rispose Sombari Baba “Il fuoco è me e io sono il fuoco.
Tutto l’universo è pervaso dal fuoco, e qualcosa va forse distrutto dal fuoco? Il fuoco è ciò che sostiene la vita. Solo quelli che ignorano la natura divina del fuoco ne sono impauriti.”
Bhole non capiva tutte le implicazioni del discorso di Sombari Baba, ma comprese che il fuoco è energia divina e incarna intelligenza, come noi. E riconobbe, almeno intellettualmente, che l’universo è interamente pervaso di fuoco, in forma di calore e luce, ma aveva difficoltà ad accettare l’affermazione di Sombari Baba “Il fuoco è me e io sono il fuoco”.
Sperando di capire in un secondo momento, Bhole pose un’altra domanda: “Perché i colori delle fiamme cambiano nel tempo?” Continua a leggere »
Posted by beatrice on January 20, 2010
Erotismo, compassione, creato
da Etain Addey , Pratale
Quando arrivai qui nella valle trovai nel casale più vicino a casa mia una donna, Lucia, che allora aveva quasi ottant’anni. Aveva fatto sempre la vita della mezzadra, ma era la persona più padrona del mondo che abbia mai conosciuto. Era padrona del mondo nel senso più interiore della parola, nel senso che ne avrebbe dato il filosofo arabo al-Kindi, che parlava dell’unitas reggitiva, il principio unificante che permette alla volontà dell’individuo di modificare l’esistente quanto più la volontà è innervata dai moti dell’animo e dai desideri. Lucia strofinava il fianco caldo della vacca Chianina che usciva dalla stalla con la stessa sensualità palpabile con cui mi accarezzava la pancia arrotondata dalla prima gravidanza. La vedevo versare litri di latte nel calderone per fare il formaggio, come se quel latte fosse la soma dei Vedici, lavorare la pasta per la crescia come se ogni chicco di grano le fosse familiare, come se potesse sfamare ogni creatura del mondo con quello che usciva dalle sue mani. Nonostante l’età, aveva nella sua persona un ardore conturbante. Aveva fatto undici figli, “tutti boni”, ma dava a me l’impressione di fare ancora, nel suo quotidiano, l’amore con ogni cosa. Al-Kindi affermava che ogni sostanza, celeste o sublunare, emette raggi in ogni direzione, di modo che, in virtù di queste radiazioni e della loro propagazione, non sarebbe avventato sostenere che ogni cosa sia in ogni altra, e che ogni parte del cosmo sia legato empaticamente a tutte le altre.
Quella mezzadra che mungeva, che mieteva, che partoriva, che faceva partorire, che macinava e tritava, che raccoglieva e seminava, che uccideva, che cuoceva e conservava, che lavava il morto, che accarezzava e incoraggiava, era nella condizione ideale per penetrare, no, per incarnare l’erotismo del mondo. “La conoscenza integra ed esauriente di una pur minima cosa rivela, come dentro uno specchio, l’universale essenza del cosmo”
Posted by beatrice on
Come quelle improvvise nubi
bianco e oro che cantavano
di luce e volante potenza
correndo così che gli alberi
urlavano lo stupore verde al cielo
che si apriva verticale, mobile e alto. Infine.
Ed era Natale, mattina e sole.
Così ho contemplato la gratitudine
riversarsi da quell’Amato e riempire
i nembi barocchi d’oro e slancio
e maestà segreta, che mi soccorse. Sempre.
Magnifica la sorte, stamattina
al tuo trionfo, Cielo, appena nato
limpido signore del mondo.
Così sei stato, e magnifica la sorte
anima mia furiosa a lasciarsi
abbandonare e ritrovare, porta ventosa. Grata.
(20 gennaio 2010)